Che cos’è il Pip? Come funziona il Piano individuale pensionistico

⏳ Tempo di lettura: 11 minuti

Sempre più persone oggi si interrogano sulla necessità di costruire una strategia per supportare la propria pensione, soprattutto in seguito a dinamiche inflazionistiche incerte e alle crisi internazionali. L’innalzamento dell’età pensionabile e le condizioni sempre più precarie del lavoro rendono inoltre difficile prevedere un futuro roseo con la pensione pubblica.

Senza contare che anche le ultime scelte del Governo, in particolare con la Legge di Bilancio 2026, puntano a dare sempre più importanza alle pensioni integrative. In questo senso, da luglio 2026 tutti i neoassunti vengono automaticamente iscritti al fondo pensione previsto in base al CCNL specifico.

Per chi invece desidera integrare la propria pensione fin da subito, i Pip sono una delle soluzioni previdenziali previste dalla legge italiana in favore di tutti i lavoratori. Questi strumenti rientrano nell’ambito della pensione integrativa, ovvero la previdenza volontaria che si va ad aggiungere a quella obbligatoria prevista dalla legge. In questo articolo vediamo anche i vantaggi principali associati all’investimento in un PIP.

Cosa sono i PIP?

I PIP sono una forma di pensione integrativa

Come funziona il PIP?

Il Pip è uno strumento di accumulo che permette di ottenere i risultati di un investimento attraverso una rendita vitalizia al raggiungimento dell’età pensionabile

Chi può aderire ad un PIP?

Chiunque decida di costruirsi una pensione integrativa

Il PIP è deducibile dalle tasse?

Sì, il PIP è deducibile per versamenti fino a 5.300 € (secondo le nuove regole dal 2026)

Significato PIP: cosa sono i Piani Individuali Pensionistici

Ma come funziona il PIP? In pratica il PIP è uno strumento di accumulo che permette di distribuire i risultati di un investimento attraverso una rendita vitalizia (o in altre forme) al raggiungimento dell’età pensionabile. Si parte dal versamento di contribuiti regolari, che vengono veicolati in un piano di investimento, al raggiungimento dell’età pensionabile (o prima di esso nei casi stabiliti dalla legge).

I PIP permettono quindi di costruire una pensione aggiuntiva rispetto a quella erogata dal sistema previdenziale obbligatorio. Possono quindi essere uno strumento utile per integrare il reddito pensionistico futuro e affrontare nel modo migliore, in alcuni casi, anche il periodo che intercorre tra l’ultima retribuzione e la pensione pubblica.

vantaggi fiscali associati alla previdenza complementare sono sicuramente tra le principali ragioni per cui le persone decidono di scegliere questo tipo di soluzioni. E per lo stesso motivo, come vedremo tra poco, dal 2026 scattano nuove regole per i lavoratori dipendenti per l’adesione ad un fondo pensionistico complementare.

Tra i piani a cui è possibile aderire, il Piano Pensione Moneyfarm porta tutta l’esperienza dei nostri esperti a chi decide di investire per la pensione. Per accedere in anteprima a questo strumento puoi rivolgerti ad uno dei nostri consulenti per un parere gratuito e senza impegno.

Piani pensionistici complementari: cosa cambia dal 2026

L’anno in corso è importante per l’adesione ai piani pensionistici complementari, perché il Governo ha messo in atto alcune novità per incentivare gli stessi.

A partire dal 1° luglio 2026 è scattato il meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti del settore privato, e questo riguarda da vicino la destinazione del TFR. Il lavoratore ha di fatto 60 giorni di tempo dalla prima assunzione per scegliere se aderire a una forma di previdenza complementare oppure mantenere il TFR in azienda.

In assenza di questa comunicazione, si attiva automaticamente l’adesione alla forma pensionistica individuata sulla base degli accordi sindacali o CCNL applicati dall’azienda, come delineato dal Portale sulla Previdenza Complementare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un cambiamento che porta ad avvicinare di più i lavoratori ad una forma pensionistica aggiuntiva a quella pubblica.

Oltre a questo, dal periodo d’imposta 2026 viene innalzato da 5.164,57 a 5.300 euro il limite annuo di deducibilità fiscale dei contributi versati alle forme pensionistiche complementari. Una regola che va ad aumentare il beneficio fiscale riconoscibile agli aderenti. Alla luce di queste novità, anche chi ancora non aderisce ad alcun fondo pensionistico può accedere ai nuovi vantaggi di questa scelta.

Storia e sviluppo dei PIP in Italia

I Piani Individuali Pensionistici (PIP) rappresentano oggi una componente essenziale del sistema previdenziale italiano. Ma come e perché sono diventati così rilevanti? Analizziamo la storia e l’evoluzione dei PIP in Italia, tracciando gli sviluppi legislativi, economici e sociali che hanno contribuito a definire il loro ruolo attuale. Gli step più importanti sono stati:

  • il sistema pensionistico italiano pre-PIP: fino agli anni ’90, il sistema pensionistico italiano si basava principalmente sulla ripartizione, gestita dall’INPS. Le pensioni venivano finanziate dai contributi dei lavoratori attivi, e questo sistema ha garantito per decenni una solida copertura previdenziale. Tuttavia, i cambiamenti demografici, con l’invecchiamento della popolazione e la diminuzione della natalità, hanno iniziato a mettere sotto pressione il sistema. La sostenibilità finanziaria è diventata una preoccupazione crescente, spingendo il legislatore a cercare soluzioni alternative;
  • la Riforma Dini (1995): la riforma previdenziale Dini del 1995 ha segnato un punto di svolta, introducendo una graduale transizione verso un sistema misto, che combinava il metodo di ripartizione con il metodo contributivo. Questo ha aperto la strada alla creazione di piani pensionistici complementari;
  • legge 335/1995 e decreto legislativo 252/2005: la legge 335/1995 ha introdotto un quadro normativo per i fondi pensione, e il successivo decreto legislativo 252/2005 ha definito le regole specifiche per i Piani Individuali Pensionistici, sottolineando l’importanza di questi strumenti come integrazione al sistema pubblico;
  • diffusione e accettazione del Piano Individuale Pensionistico: inizialmente, l’adesione al Piano Individuale Pensionistico è stata piuttosto contenuta. La scarsa consapevolezza e la poca fiducia negli investimenti privati hanno rallentato la diffusione. Nel corso del tempo, le campagne informative e l’educazione finanziaria hanno aumentato la comprensione dell’importanza dei PIP come strumenti di protezione del reddito futuro. In seguito le crisi economiche e le sfide alla sostenibilità del sistema pensionistico pubblico hanno ulteriormente sottolineato la necessità di diversificare le fonti di reddito pensionistico.
  • Nuove norme 2026: le nuove regole sull’adesione automatica dei neoassunti e sulla nuova soglia di deduzione fiscale rendono più attrattivi i piani pensionistici.

Oggi, i PIP sono considerati un elemento chiave della previdenza complementare in Italia. La combinazione di flessibilità, incentivi fiscali e opportunità di rendimento ha reso questi strumenti una scelta sempre più popolare tra i lavoratori di tutte le età e i professionisti del settore.

La storia dei PIP in Italia è un esempio di come un prodotto finanziario possa evolversi in risposta a sfide economiche, demografiche e sociali complesse. L’evoluzione dei PIP, dalla loro concezione come strumento complementare alla loro accettazione come parte integrante del sistema pensionistico, riflette le dinamiche di un paese in continua trasformazione.

Come funzionano i Piani Individuali Pensionistici

I Piani Individuali Pensionistici sono degli strumenti di investimento. Il contribuente versa delle quote con regolarità che poi vengono investite dal gestore del Piano. Una volta raggiunta la soglia della pensione, quanto accumulato e investito attraverso un PIP viene erogato al contraente attraverso le modalità individuate dal contraente stesso.

Di base si parla di una rendita vitalizia, che va a integrare la pensione per tutta la vita del contraente. Ma si possono anche predisporre delle garanzie in favore degli eredi, per esempio. La rendita vitalizia reversibile viene erogata al beneficiario e, in caso di decesso di quest’ultimo, può essere goduta da un’altra persona.

Il vantaggio del Piano Individuale Pensionistico, ancor più di quello di altri strumenti previdenziali, è quello di offrire una certa flessibilità al contraente. Essendo uno strumento previdenziale, va da sé che si tratti di un tipo di investimento i cui frutti si possono godere a pieno dopo il raggiungimento dell’età pensionabile. Per incentivare questo tipo di investimento di lungo termine, il governo ha dunque predisposto un beneficio fiscale, che vedremo tra poco.

Nonostante i vincoli, il PIP è uno strumento che nella maggior parte dei casi garantisce una certa flessibilità. Molte opzioni garantiscono la possibilità di modificare o interrompere i versamenti nel tempo senza dover incorrere in penali. Quando si seleziona un fondo pensione o un PIP, però, è sempre bene sincerarsi che esso garantisca adeguata flessibilità nell’intervenire sul piano dei versamenti, senza gravare l’investitore con penali eccessive.

Scenario

Con il PIP

Prima della pensione

Il contraente versa le somme previste, che vengono investite dal gestore del PIP. Durante questo periodo si possono modificare o sospendere i versamenti, è inoltre possibile richiedere anticipazioni o riscatti in alcuni casi

Al momento della pensione

Al raggiungimento dei requisiti, il capitale accumulato viene utilizzato per erogare la prestazione pensionistica complementare, come rendita vitalizia

Dopo il termine del lavoro

La cessazione dell’attività lavorativa non comporta automaticamente la chiusura del PIP. La posizione può essere mantenuta, trasferita o riscattata a seconda della situazione

Il PIP è reversibile?

A differenza di quanto accade con altri investimenti, anche ad alto rendimento, il PIP può diventare uno strumento pensionistico completamente reversibile. In caso di decesso del contraente prima dell’età pensionabile, infatti, quanto versato può essere interamente riscattato dagli eredi. Così, raggiunta l’età pensionabile, si può scegliere una forma di erogazione che offra una garanzia agli eredi.

Chi può aderire al PIP e come

I PIP sono pensati per tutti coloro che intendono costruire una pensione integrativa, indipendentemente dalla loro attuale situazione lavorativa. L’adesione è individuale e chiunque può prendervi parte, ad esempio:

  • lavoratori dipendenti, sia del settore privato sia del settore pubblico;
  • lavoratori autonomi e liberi professionisti;
  • imprenditori e titolari di attività d’impresa;
  • soggetti privi di reddito da lavoro;
  • pensionati (con alcune limitazioni)

Se il PIP in questione prevede la registrazione dei familiari fiscalmente dipendenti, è possibile registrarli. L’iscrizione al PIP può avvenire tramite l’impresa di assicurazioni che ha istituito il PIP, oppure è possibile trovare diversi siti online che offrono la possibilità di registrare questo servizio.

Come riscattare un PIP?

Come detto, per godere di quanto accumulato attraverso un PIP bisogna raggiungere l’età pensionabile, ma il riscatto è possibile anche nel momento in cui si accede alla pensione prima del raggiungimento dell’età pensionabile prevista dalla normativa vigente. Esistono alcuni casi in cui si può recedere dall’investimento pensionistico in anticipo, riscattando una parte della somma:

  • nel caso di gravi situazioni di salute, proprie o dei propri familiari, è possibile ritirare fino al 75% di quanto maturato. Va evidenziato però che non avrebbe senso utilizzare questa somma per una semplice risonanza o per piccoli esami diagnostici come una elettromiografia, il cui costo può essere piuttosto contenuto;
  • dopo 8 anni di investimento si può richiedere l’anticipo del 75% in caso di necessità di acquisto o di ristrutturazione della prima casa;
  • sempre dopo 8 anni si può richiedere il 30% dell’ammontare versato senza bisogno di fornire ulteriori giustificazioni.

È possibile invece riscattare completamente il Piano individuale pensionistico nei seguenti casi:

  • morte del lavoratore in favore degli eredi;
  • invalidità che riduca le capacità lavorative;
  • prolungato periodo di disoccupazione.

Nei casi di riscatto e nel caso di anticipo per motivi di salute, la tassazione è del 15% con la possibilità di ridurla progressivamente dello 0,30% fino al 9% dopo 35 anni di investimento, mentre negli altri casi di anticipo la tassazione è del 23%.

Casistica di Riscatto

Percentuale di Capitale Riscattabile

Decesso dell’aderente prima del pensionamento

100% a favore degli eredi o beneficiari designati

Invalidità permanente superiore al 66%

100%

Perdita del lavoro per licenziamento o cessazione d’attività

50% (possibile fino al 100% in casi specifici)

Riscatto per inoccupazione superiore a 48 mesi

100%

Inoccupazione tra 12 e 48 mesi

50%

Riscatto per spese sanitarie gravi

75% del capitale accumulato

Riscatto per altre cause (non legate a salute/lavoro)

30% (solo dopo 8 anni di adesione)

Anticipo per acquisto/ristrutturazione prima casa

75% (solo dopo 8 anni di adesione)

Trasferimento del PIP ad un altro fondo pensione

100% (dopo almeno 2 anni di adesione)

Il PIP conviene ancora nel 2026? La tassazione

In tempi incerti bisogna avvantaggiarsi e scegliere un prodotto che permetta di realizzare un risparmio, come ad esempio la costruzione di fondi pensione. Per favorire l’investimento previdenziale il governo ha previsto dei prodotti con caratteristiche particolari, così da incentivare le persone a scegliere delle soluzioni private per integrare la propria pensione, ad esempio tramite le nuove normative.

Sicuramente il PIP conviene fiscalmente rispetto ad altre forme di investimento, anche se bisogna vincolare il proprio capitale. In particolare:

  • il PIP è deducibile: per i PIP sono previsti i medesimi vantaggi fiscali tipici dei fondi pensione aperti. Si possono dedurre i contributi versati fino a 5.300 euro all’anno: questo vuol dire che quanto investito nel PIP andrà a ridurre la base imponibile Irpef. Se hai un reddito di 50.000 euro e versi 5.000 euro in un PIP, secondo la normativa vigente le imposte sul reddito ti verranno calcolate su una base di 45.000 euro, comportando un risparmio considerevole. All’interno della soglia dei 5.300 vanno considerati l’eventuale contributo del datore di lavoro e i versamenti effettuati per soggetti terzi, come per esempio un figlio a carico a favore del quale si decide di aprire una posizione. Non si considera invece la quota del Tfr eventualmente dedicata all’investimento pensionistico.
  • il PIP è detraibile? Molte persone, non avendo ben chiara la distinzione tra detraibilità e deducibilità, si fanno questa domanda. Come spiegato nel precedente paragrafo, il Piano individuale Pensionistico è deducibile per versamenti fino a 5.300 euro.

Oltre a questi vantaggi, il PIP beneficia anche di una tassazione agevolata sul capital gain. I rendimenti generati dall’investimento saranno tassati al 20% e non al 26% come gli altri investimenti. Sulla quota di rendimento derivante da investimenti in titoli di Stato e titoli equiparati, l’aliquota è ulteriormente ridotta al 12,5%.

Va tenuto presente che gli italiani hanno sempre più sensibilità all’argomento: secondo le stime Covip recenti, a fine giugno 2026, rispetto al 2025, sono state aperte 558.000 posizioni in più. E i rendimenti sono in media in positivo.

Tassazione dei versamenti

Quando il Pip viene erogato, in molti casi le prestazioni o il riscatto anticipato godono di una tassazione distinta rispetto a quella sul reddito. Per quanto riguarda le normali prestazioni, il PIP gode di base di una tassazione del 15%. Questo ammontare si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione alla forma pensionistica oltre il 15esimo, per un massimo di 20 anni.

Questo vuol dire che, dopo 35 anni di partecipazione allo strumento pensionistico, la tassazione sul reddito sarà del 9%. Questa tassazione vale anche in caso di anticipazione per motivi sanitari o in tutti i casi di riscatto stabiliti dalla legge (disoccupazione prolungata, invalidità, decesso, mobilità o cassa integrazione). In caso di anticipazione o di riscatto per altri motivi stabiliti per via contrattuale varrà invece una tassazione del 23%.

Questi regimi di tassazione speciale valgono solo per quanto generato attraverso i versamenti dedotti. Le prestazioni generate invece dai rendimenti (già tassate annualmente al 20%) e dai versamenti non dedotti (magari quelli eccedenti la quota di 5.300 euro l’anno), saranno invece totalmente esenti da tasse.

Anni di Permanenza

Aliquota di Tassazione sui Rendimenti

Esempio su 10.000€ di Rendimento

5 anni

15%

1.500€ di tasse → 8.500€ netti

10 anni

15%

1.500€ di tasse → 8.500€ netti

20 anni

13,5% (15% – 5 anni x 0,3%)

1.350€ di tasse → 8.650€ netti

30 anni

10,5% (15% – 15 anni x 0,3%)

1.050€ di tasse → 8.950€ netti

35 anni

9% (minima aliquota raggiunta)

900€ di tasse → 9.100€ netti

PIP per i minori: i Piani Individuali Pensionistici per i figli a carico

Il Piano Individuale Pensionistico, proprio come altre soluzioni previdenziali previste dalla legge italiana, consente di investire per bambini e figli, prevedendo la sottoscrizione a beneficio di un minore. Quando si sottoscrive un Piano Individuale Pensionistico per un minore bisogna ricordare che egli godrà delle stesse garanzie che lo strumento garantisce a tutti i beneficiari in termini di flessibilità. 

Questo vuol dire che chi sottoscrive un PIP avrà la possibilità di anticipare oltre il 30% del premio versato in caso di necessità di studio o per avviare un’attività. La percentuale arriva al 75% in caso di necessità sanitarie o per l’acquisto della prima casa.

La persona che effettuerà i versamenti, pur non essendo la beneficiaria dello strumento, avrà la possibilità di godere comunque del vantaggio fiscale legato alla deducibilità.

I PIP sono pignorabili?

Il vantaggio dei PIP rispetto ad altri strumenti della previdenza complementare è la loro impignorabilità. I piani individuali pensionistici sono impignorabili e insequestrabili dall’autorità giudiziaria. Questo vuol dire non solo che non sarà possibile il pignoramento in favore dei creditori dello strumento prima della data di scadenza. Si possono invece pignorare le somme successivamente al versamento delle prestazioni periodiche.

PIP, Pac o fondo pensione aperto. Qual è il miglior strumento per la pensione?

Il vantaggio fiscale è sicuramente un aspetto da tenere in considerazione, ma va controbilanciato con la perdita di parte del controllo sul proprio capitale. Per questo esistono anche forme di accumulo per la pensione più flessibili, come la gestione patrimoniale, magari attraverso un piano di accumulo. Come sempre, il nostro suggerimento è di telefonare a uno dei nostri consulenti all’800 984 275 per ottenere un parere gratuito e senza impegno.

Domande frequenti

Come funziona un piano individuale pensionistico?

I piani individuali pensionistici sono delle forme di previdenza complementare che vengono istituite dal lavoratore stesso. Consultando un agente, costui deciderà quanti fondi destinare al PIP e le condizioni di servizio dello stesso (a livello puramente esemplificativo, puoi leggere la nostra analisi del fondo pensione offerto dal Fondo Pensione di Amundi e le sue performance paragonate all’offerta di Moneyfarm). Tieni conto che dal 2026 i neoassunti sono iscritti automaticamente (salvo scelta contraria) ad un piano pensionistico complementare.

Quando posso prendere i soldi del fondo pensione?

Generalmente il PIP consente di prelevare i fondi soltanto nel momento in cui si raggiunge l’età pensionabile. Ma ci sono delle eccezioni: per gravi esigenze sanitarie è possibile richiedere in qualsiasi momento un’anticipazione fino al 75% della posizione individuale maturata. Dopo almeno 8 anni di partecipazione, si può inoltre richiedere fino al 75% per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa e fino al 30% per ulteriori esigenze personali. versato.

Come viene liquidato il fondo pensione?

Il fondo pensione può essere liquidato secondo diverse modalità di pagamento: è il contribuente a dover scegliere quella che ritiene più comoda o migliore sulla base delle sue necessità o esigenze.

I PIP si possono pignorare?

No, secondo il Codice Civile italiano, non è possibile pignorare o sequestrare i Piani Individuali Pensionistici (PIP) in fase di accumulo, un vantaggio da non sottovalutare di questi strumenti. Possono invece essere pignorate le somme versate in fase di versamento della rendita.

Quando conviene sottoscrivere un PIP?

A qualsiasi età, seppur con esigenze diverse, conviene sottoscrivere un PIP, per avere una pensione complementare da aggiungere a quella pubblica obbligatoria. Iniziando da giovani è possibile sfruttare al meglio l’interesse maturato dal denaro nel tempo. In tutti i casi si risparmia anche a livello di tassazione, perché sono previste particolari agevolazioni per questi strumenti.

Quali sono i pro e i contro di un PIP?

Il vantaggio principale è quello di garantirsi una somma aggiuntiva rispetto a quella accantonata con la pensione pubblica, accedendo anche ad una rendita derivata dagli interessi. Questi rendimenti sono inoltre agevolati a livello di tassazione, con aliquota al 20%, e le somme accumulate non sono pignorabili. Di contro, le compagnie assicurative possono prevedere costi di gestione elevati, questo strumento comporta versamenti di denaro e la liquidazione anticipata molto spesso è poco flessibile.

Chi vigila sui PIP?

L’autorità preposta alla vigilanza sui Piani Individuali Pensionistici è la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione). Il suo ruolo è quello di tutelare i soggetti iscritti alla previdenza complementare secondo il decreto legislativo 252/2005.

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