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Previdenza complementare: cosa sapere sulla previdenza integrativa

Coppia calcola pensione


Il momento del pensionamento è un importante giro di boa per ogni lavoratore e in alcuni casi può comportare una riduzione significativa delle entrate mensili. Per garantirsi lo stesso tenore di vita, i lavoratori possono ricorrere alla previdenza complementare, che permette di integrare la pensione obbligatoria.

La previdenza complementare è solo facoltativa e aiuta il lavoratore a raggiungere determinati obiettivi di risparmio, usufruendo al tempo stesso di interessanti agevolazioni fiscali. Questo è solo uno dei vantaggi legati alla previdenza integrativa. Scopriamo allora tutto quello che c’è da sapere prima dell’adesione.

Previdenza complementare: tabella iniziale

💰 Sono previste agevolazioni fiscali?Gli importi versati nel fondo pensione o nel PIP sono deducibili fino ad un massimo di 5.164,57€
💸 Qual è la tassazione prevista?Una tassazione del 20%
✅ Vantaggi della previdenza complementareFlessibilità, possibilità di chiedere un’anticipazione e di riscattare la posizione maturata in caso di licenziamento
💡 Si può sfruttare il TFR nella previdenza complementare?Si può destinare il TFR alla previdenza complementare o lasciarlo accantonato presso il datore di lavoro

Cos’è la previdenza complementare

La previdenza complementare rappresenta l’insieme delle forme pensionistiche integrative che si affiancano alla previdenza obbligatoria, allo scopo di garantire al pensionato un tenore di vita più elevato e affrontare una vecchiaia serena.

Le riforme del sistema pensionistico hanno comportato nel tempo una riduzione progressiva della pensione percepita e questa riduzione potrebbe avere un impatto significativo soprattutto per le nuove generazioni, che si trovano ancora in età lavorativa.

Il passaggio dall’età lavorativa a quella del pensionamento potrebbe quindi comportare una diminuzione improvvisa delle entrate mensili, a cui si può porre rimedio grazie alla previdenza complementare. Piuttosto che contare soltanto sul sistema pensionistico obbligatorio, chi aderisce alla previdenza complementare, può integrare la pensione con una rendita periodica supplementare.

Il fondo o il piano pensionistico prescelto viene alimentato durante il periodo lavorativo ed è per questo che può essere utile aderire alla previdenza complementare prima possibile, quando il momento della pensione è ancora lontano.

È bene precisare che la previdenza complementare è facoltativa, ma chi sceglie di aderirvi ha davanti a sé diverse possibilità, come ad esempio i fondi pensionistici negoziali o aperti, i piani individuali pensionistici (PIP) o i più flessibili piani di accumulo (PAC).

Come funziona?

Per capire come funziona la previdenza complementare, bisogna prima fare un breve accenno al sistema di previdenza obbligatoria. Il sistema pensionistico italiano funziona con il meccanismo della ripartizione, quindi le pensioni di oggi sono alimentate dai contributi versati dai lavoratori odierni.

Il sistema di previdenza complementare, al contrario, si basa sulle somme accantonate durante il periodo lavorativo e che rappresentano una forma di risparmio previdenziale gestito. Infatti le somme accantonate vengono investite sui mercati finanziari allo scopo di generare dei rendimenti.

Il capitale accantonato dal lavoratore è gestito e investito da soggetti di diritto privato come banche, società di gestione del risparmio (SGR), società di intermediazione mobiliare (SIM) o compagnie di assicurazione.

La posizione individuale del lavoratore che aderisce alla previdenza complementare è rappresentata dalla somma dei suoi contributi, dal TFR, dell’eventuale contributo dal datore di lavoro e dei rendimenti generati nel tempo, a cui bisogna sottrarre i costi legati alle diverse forme pensionistiche.

Chi accantona in questo modo parte di propri risparmi durante il periodo lavorativo, al raggiungimento dei requisiti per la pensione obbligatoria, riceverà anche una rendita integrativa rispetto alla pensione versata dall’ente previdenziale.

Chi può aderirvi?

Rispetto alla previdenza obbligatoria, la previdenza complementare è aperta a tutti, dai dipendenti privati ai dipendenti pubblici, dai lavoratori autonomi ai liberi professionisti. Possono aderire anche i soggetti che non svolgono alcuna attività lavorativa, ma che vogliono garantirsi una prestazione pensionistica.

A seconda dell’area territoriale o della categoria di cui il lavoratore fa parte, può accedere a diverse forme di previdenza complementare. Prima dell’adesione è quindi importante valutare le varie possibilità e i nuovi lavoratori possono informarsi già al momento dell’assunzione.

Previdenza complementare e TFR

Nella previdenza complementare il TFR può avere un grande impatto, perché permette di accantonare una porzione di capitale sempre più grande, che andrà poi ad alimentare la rendita pensionistica. Entro 6 mesi dall’assunzione, il lavoratore può scegliere se destinare il TFR alla previdenza complementare oppure se lasciarlo in azienda.

Qualora il lavoratore non prenda nessuna decisione in merito, il TFR sarà versato al fondo pensione previsto per la sua categoria da accordi aziendali o dal contratto collettivo nazionale del lavoro. In questo caso si verifica quindi un’adesione tacita, che può comunque essere modificata dal lavoratore in qualunque momento.

Contributi versati dal datore di lavoro

In aggiunta al TFR, il lavoratore può scegliere di versare ulteriori contributi. Se si tratta di un dipendente pubblico o privato, al suo contributo si aggiunge anche quello del suo datore di lavoro. In questo modo la pensione complementare che si andrà a percepire, sarà più alta.

Nel caso in cui il lavoratore non versa il suo contributo al fondo pensione, ma solo il TFR, perde la possibilità di ricevere il contributo del datore di lavoro. Al momento dell’adesione alla previdenza complementare, è bene informarsi sugli accordi collettivi e sul regolamento aziendale. Solo in questo modo sarà possibile valutare bene l’opportunità di versare un contributo personale annuale per non perdere i contributi versati dal datore di lavoro.

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Deducibilità e 730

Abbiamo già accennato ad agevolazioni fiscali legate alla previdenza complementare, ma di cosa si tratta esattamente? Stiamo parlando della deducibilità della previdenza complementare, grazie alla quale gli importi versati nel fondo pensione o nel PIP sono deducibili fino ad un massimo di 5.164,57€.

Questi importi vengono quindi sottratti dal reddito tassabile secondo i vari scaglioni IRPEF, e grazie a questa deducibilità il lavoratore può pagare meno tasse. A seconda dello scaglione IRPEF, questo vantaggio può incidere parecchio sulla determinazione dell’importo imponibile.

Per ottenere questo beneficio, bisogna indicare nel 730 l’importo deducibile, che tra l’altro risulta anche nella Certificazione Unica rilasciata dal datore di lavoro, alla voce “previdenza complementare”. In caso di 730 precompilato, l’indicazione dell’importo deducibile dovrebbe essere già inserito nella dichiarazione dei redditi.

Tassazione della previdenza complementare

La deduzione della previdenza complementare è solo uno dei suoi vantaggi, perché anche la tassazione applicata risulta conveniente. Le plusvalenze generate annualmente sulle somme investite nelle varie forme di previdenza complementare sono soggette ad una tassazione del 20%, che è molto più conveniente del 26% di tassazione prevista per la maggior parte degli investimenti.

La tassazione della previdenza complementare è vantaggiosa anche nel momento in cui viene erogata la pensione integrativa. Infatti la tassazione sarà pari al 9% nel caso in cui l’investimento è stato mantenuto per 35 anni, mentre può salire fino al 15% se il periodo d’investimento risulta più breve.

Se si pensa che le prestazioni pensionistiche obbligatorie sono tassate in alcuni casi fino al 43%, ci accorgiamo subito di quanto sia conveniente la tassazione applicata alla previdenza complementare.

I vantaggi della previdenza complementare

Chi ha aderito alla previdenza complementare da almeno 8 anni, può chiedere un’anticipazione per far fronte ad alcune specifiche esigenze:

  • Acquisto o ristrutturazione della prima casa per sé o per i propri figli;
  • Spese sanitarie non ordinarie.

Nel primo caso è possibile chiedere l’anticipazione fino al 75% della somma accantonata, nel secondo il limite è invece del 30%. Investire nella previdenza complementare aiuta il lavoratore a far fronte a spese impreviste che rientrano nelle fattispecie indicate.

È possibile anche riscattare l’intera posizione individuale maturata in caso di licenziamento, dimissioni, inoccupazione per più di 48 mesi o invalidità permanente. Si può invece riscattare solo il 50% della posizione maturata in caso di inoccupazione da 12 a 48 mesi, ma anche in caso di lavoratore in mobilità o in cassa integrazione.

Un altro vantaggio da non sottovalutare è la flessibilità della previdenza complementare. Il lavoratore può trasferire la propria posizione e scegliere un’altra forma pensionistica complementare, dopo un periodo di permanenza di 3 anni (purché il fondo pensione abbia almeno 5 anni di vita).

Anche in caso di trasferimento, il percorso previdenziale può procedere senza interruzioni e la scelta del lavoratore non può essere ostacolata in nessun modo. Un aspetto da considerare prima di procedere al trasferimento è la possibilità di perdere il contributo del datore di lavoro, in caso di passaggio ad una forma pensionistica ad adesione individuale.

Conclusioni

Poter contare su una pensione complementare permette ad ogni persona di alzare il proprio tenore di vita durante gli anni della pensione. I lavoratori che aderiscono alla previdenza complementare in giovane età, hanno il vantaggio del tempo e riescono ad accantonare e investire un capitale più grande che rende più ricca la futura pensione complementare.

Grazie al TFR, ai contributi aggiuntivi del lavoratore e a quelli versati dal datore di lavoro, ci sono diversi modi per far crescere la somma accantonata per la pensione integrativa. Tassazione e agevolazioni fiscali rendono l’investimento ancora più appetibile.

Se non hai ancora aderito alla previdenza complementare, puoi iniziare oggi stesso con Moneyfarm, che ti offre un piano pensione trasparente, flessibile e fiscalmente efficiente.

Domande frequenti

Cos’è la previdenza complementare?

È l’insieme di forme pensionistiche che possono affiancarsi alla previdenza obbligatoria, allo scopo di integrarla e avere una maggiore solidità economica dopo il pensionamento.

Come funziona la previdenza complementare?

Il lavoratore accantona delle somme di denaro durante il periodo lavorativo e le investe in una forma di risparmio gestito allo scopo di generare dei rendimenti. Raggiunto il momento del pensionamento, riceve una rendita aggiuntiva rispetto alla pensione obbligatoria.

Chi può aderire alla previdenza complementare?

È accessibile a tutti, dai lavoratori pubblici ai privati, dagli autonomi ai liberi professionisti. Anche chi non lavora può costruire la propria pensione integrativa grazie alla previdenza complementare.

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