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Età pensionabile in aumento, ecco come individuare il giusto investimento

Come aumenterà l’età pensionabile?

Governo e sindacati stanno trattando per rivedere la normativa sull’adeguamento dell’età pensionabile. L’età minima per poter andare in pensione si alzerà infatti nel 2018, mentre nel 2019 la soglia per accedere al pensionamento diventerà per tutti di 67 anni, così prevede la Legge Fornero, che ha disposto l’adeguamento automatico rispetto all’aspettativa di vita. A partire dal 2021 gli scatti diventeranno invece biennali. Questi cambiamenti sono estremamente rilevanti soprattutto per le donne, che godono ancora di un regime agevolato rispetto agli uomini.

Ora governo e sindacati sono in trattativa per modificare i criteri con cui verrà cambiato il sistema di rinnovamento della legge. Le questioni sul tavolo riguardano principalmente alcune possibili agevolazioni per un certo numero di categorie che svolgono lavori particolarmente gravosi le categorie già coinvolte dall’Ape Social a cui se ne dovrebbero aggiungere ulteriori quattro. È poi prevista una rimodulazione del metodo di calcolo, che dovrebbe basarsi sull’aspettativa media di vita degli ultimi due anni e non più sull’aspettativa dell’anno in corso, come previsto dall’attuale normativa.

A ogni modo quello che è certo è che l’età pensionabile tenderà ad aumentare nel futuro. Il ministro Poletti ha infatti ribadito che, al di là delle concessioni a determinate categorie e ad alcuni innalzamenti meno stringenti, il sistema dell’innalzamento automatico resta “un pilastro fondamentale del sistema pensionistico italiano”.

Qui sotto trovi le proiezioni della legge Fornero, che sono già state riviste al rialzo per il 2019, portando la soglia, come detto, a 67 anni. La normativa prevede infatti che prima di ogni aumento si verifichi l’accuratezza delle proiezioni.

Si ricordi, inoltre, che la legge non prevede che l’età pensionabile torni a diminuire anche qualora si abbassasse l’aspettativa di vita media.

201967 anni
202167 anni e tre mesi
202367 anni e sei mesi
202567 anni e nove mesi
202768 anni
202968 anni e tre mesi

Vista la situazione, dunque, è ancora più urgente prepararsi alla pensione nel modo giusto. Abbiamo già spiegato in questo articolo come calcolare quanto risparmio sia necessario per andare in pensione;  abbiamo discusso dei fondi pensione aperti e chiusi, qui abbiamo affrontato l’argomento dei PIP, mentre in quest’altro articolo abbiamo messo a confronto Pac e fondi pensione, evidenziando le caratteristiche peculiari di questi strumenti (qui un’ulteriore disamina delle loro differenze rispetto ai PAC). Recentemente abbiamo anche messo insieme una breve guida sulle strategie che un risparmiatore può adottare a seconda del suo orizzonte temporale.

L’investimento per la pensione: come trovare il giusto investimento per la pensione

Chi investe a fini previdenziali dovrebbe per prima cosa assicurarsi che il proprio investimento soddisfi le caratteristiche elencate di seguito.

 

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  • Bassi costi, dato il loro enorme impatto nel lungo periodo.
  • Una diversificazione globale, valutaria e per asset class, vista l’importanza di gestire il rischio di investimento.
  • L’utilizzo di strumenti efficienti, a basso costo e facilmente liquidabili come gli Etf.
  • Il supporto di una sana disciplina di risparmio, che permetta di accantonare costantemente, meglio se a cadenza mensile. Investire piccole somme con regolarità aiuta anche a superare alcuni tra i bias psicologici più diffusi tra gli investitori, come la tentazione a disinvestire in caso di fasi negative di mercato (scarica la nostra semplice guida sul Piano di accumulo).

La chiave è generare rendimento tenendo sotto controllo il rischio. La nostra esperienza di gestori ci insegna che molti risparmiatori sono alla ricerca di prodotti garantiti, che incorporano protezioni. I prodotti con queste caratteristiche, di solito estremamente complessi e costosi, hanno bassissime prospettive di rendimento, specialmente nell’attuale contesto economico finanziario.

Quando si pianifica in ottica previdenziale bisogna considerare non solo l’effetto inflazionistico, ma anche il rischio legato al possibile mutamento della legislazione nel medio termine. Chi ci assicura che da qui a 20 anni le condizioni legislative non vengano riviste? Per queste ragioni, la consulenza non si può accontentare come succede troppo spesso di assecondare l’appetito al rischio dell’investitore suggerendogli un prodotto, magari protetto, che non ha alcuna prospettiva di rendimento (leggi la nostra guida sui prodotti che promettono garanzie). Ovviamente il rischio si deve e si può controllare, un approccio dinamico, andando a correggere i pesi e le esposizioni valutarie nel corso del tempo. Il livello di rischio si può ridurre poi progressivamente, man mano ci si avvicina alla data obiettivo.

Al contrario, deve essere il supporto che aiuta a prendere le scelte giuste aiutando il risparmiatore a individuare il giusto equilibrio tra rischio e rendimento. Quello che proviamo a far capire a chi si rivolge a noi è che spesso il tempo e il contenimento dei costi sono la miglior protezione che si può ottenere per il proprio risparmio. Con un orizzonte temporale sufficientemente lungo, la differenza per esempio tra la Gestione Patrimoniale Moneyfarm (che costa tutto compreso intorno all’1%) e un fondo con un Ter intorno al 2%, si misura, a parità di rendimenti, nell’ordine delle decine di migliaia di euro al raggiungimento della data obiettivo (tra costi maggiori e mancati ritorni).

Queste sono le caratteristiche generali che l’investimento deve mantenere, ma quali potrebbero essere le strategie da adottare? Ciò dipende dall’orizzonte temporale che si ha davanti e dalle proprie caratteristiche finanziarie e personali. A Moneyfarm usiamo un sistema molto rigoroso per individuare il profilo di rischio dei risparmiatori che investono con noi, un sistema che unisce l’utilizzo di un algoritmo e la competenza di un professionista. In questo modo siamo davvero sicuri di suggerire la soluzione che veramente aiuta a raggiungere i propri obiettivi, e che garantisce  allo stesso tempo un percorso sereno. Se vuoi scoprire di più riguardo al nostro metodo, prova a iscriverti senza impegno alla nostra piattaforma. I nostri consulenti saranno a tua completa disposizione.

Intanto ecco qui quattro profili modello per aiutarti a farti un’idea (i portafogli sono stati strutturati con in mente un investitore molto avverso al rischio).

Chi ha oggi 30 anni e andrà in pensione a 65 anni e 5 mesi

Per chi ha un orizzonte temporale così lungo, l’ideale è costruire un portafoglio di investimento con un’esposizione importante all’azionario sia emergente sia sviluppato, che vada oltre il 60%. La componente azionaria si bilancia con un 20% di obbligazioni ad alto rendimento (High Yield) e con un’esposizione alle materie prime pari a circa il 5%. Il ruolo delle materie prime, quando si hanno orizzonti temporali così lunghi, è quello di dare un contributo in termini di copertura del rischio inflazionistico. Il restante 15% circa è da detenersi in Bond Governativi a breve e liquidità.

Chi oggi ha 40 anni e andrà in pensione a 65 anni

Rispetto ad un orizzonte temporale di oltre 35 anni, anche chi ha un obiettivo previdenziale in 25 anni presenta l’esigenza di costruire un portafoglio che faccia dell’azionario l’asset class principale. In questo caso sarebbe opportuno ridurre lievemente l’esposizione sull’azionario dei paesi emergenti, vista la volatilità di questa asset class. Il peso totale dell’azionario per garantire una crescita congrua del capitale dovrà comunque essere superiore al 50% e il contributo dell’obbligazionario ad alto rendimento superiore al 15%, fatta salva di ridurre gradualmente il peso di queste asset class. In questa soluzione, oltre ad una copertura inflazionistica garantita dalle materie prime, è presente anche un’esposizione diretta all’inflazione con Bond Governativi indicizzati al livello dei prezzi in quota vicina al 10%. Anche in questo caso, per garantire flessibilità, la presenza di una quota intorno al 10% di bond governativi a breve e liquidità è fondamentale.

Chi oggi ha 50 anni e andrà in  pensione a 67 anni e 9 mesi (P4C1)

Per un risparmiatore in piena maturità lavorativa, che quindi ha potenzialmente un elevato reddito e ha una capacità di risparmio e di contribuire con versamenti maggiori, è più adatta una soluzione di investimento che sia più solida ed equilibrata dove quindi l’equilibrio tra asset class ad elevato e basso rendimento/rischio sia più bilanciato.  Con un peso del Asset Class azionaria vicina al 50% e un obbligazionario complessivo che abbia circa lo stesso peso. Nel caso dell’obbligazionario un contributo del 20% sui Bond ad alto rendimento e 10% sui Bond indicizzati all’inflazione. Il contributo dei Bond Governativi a breve e liquidità aumenta fino a circa il 20%. Nel portafoglio non sono più presenti le materie prime.

Chi oggi ha 60 anni e andrà in pensione a 67,6 mesi (P3C1)

Quando l’obiettivo pensionistico si avvicina, nella soluzione di investimento è il caso di rinunciare alle asset class più volatili come l’azionario dei paesi emergenti e le materie prime. Anche il contributo dell’azionario dei paesi sviluppati si riduce a circa il 30%, in modo da limitare la volatilità del portafoglio e comunque garantire una crescita del capitale nel corso del periodo di investimento. Il restante 70% si investe in obbligazionario, l’obiettivo di difendere il capitale dall’inflazione e dal deprezzamento. L’obbligazionario sarà suddiviso in 30% di Bond Governativi a breve e liquidità, circa il 10% in Bond Societari ad elevato merito creditizio (Investment Grade), e un 18% in bond ad alto rendimento e bond governativi dei paesi emergenti. La componente obbligazionaria si completa con un’esposizione ai bond indicizzati all’inflazione pari a circa il 15%.

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