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Inflazione: siamo di fronte ad una nuova era?

L’inflazione ha ormai toccati un livello record. È dagli ultimi mesi del 2021 che stiamo assistendo ad un costante aumento dell’inflazione, l’ultima rivelazione Istat per il mese di agosto, parla di un aumento del 8,4%. Un livello così alto non si vedeva dal 1985. A livelli di inflazione del genere non eravamo più neanche abituati, vista la stabilità dei prezzi osservata negli ultimi 40 anni.

In questo articolo spiegheremo quali sono le ragioni alla base della crescita dei prezzi e perché pensiamo che siamo entrati in una nuova fase, destinata a durare a lungo.

Ma come investitori, come dovremmo reagire a questa nuova realtà? I dati suggeriscono che la risposta delle famiglie è stata quella di aumentare la liquidità, magari accantonando qualche spesa, smobilitando qualche investimento o provando a risparmiare un po’ di più. Secondo Fabi la ricchezza non immobiliare delle famiglie ha raggiunto 5.256 miliardi a fine 2021. La liquidità resta la forma preferita di allocazione del risparmio. Il contante è cresciuto di 509 miliardi nell’ultimo decennio con la percentuale di denaro lasciato su conti correnti e depositi stabile al 31% del totale delle masse.

Il problema è che, con l’inflazione ai livelli più alti che questa generazione di investitori ricordi, non esiste un rifugio sicuro per i risparmi. Mantenere eccessivi capitali in liquidità, in passato, esponeva il capitale a un rischio relativamente limitato di svalutazione. Oggi con l’inflazione sopra l’8% l’opzione di accumulare contanti e aspettare la fine dell’incertezza può rivelarsi molto costosa.

Nelle fasi complesse è naturale avere una propensione naturale a ridurre il rischio percepito. È anche naturale focalizzarsi sul breve termine, scegliendo di rinunciare agli investimenti per mantenere più liquidità sui propri conti correnti. Purtroppo questo approccio non sempre si rivela la scelta migliore.

In tempi come questi, è fondamentale ragionare nel modo più distaccato possibile sulla propria pianificazione finanziaria. Ciò significa nella maggior parte dei casi investire per il futuro con un piano d’investimento adeguato alla propria situazione personale, cercando di proteggere il capitale in un mondo che cambia alla velocità della luce e, ove possibile, ridurre al massimo la quota di liquidità a tua disposizione.

Dalla grande moderazione alla rincorsa dei prezzi

Ma partiamo dal passato per capire come siamo arrivati da un periodo di relativa pace dei prezzi alla situazione attuale. A partire dalla metà degli anni 80 gli storici dell’economica hanno coniato il concetto di grande moderazione: una fase economica caratterizzata da stabilità, recensioni limitate, e inflazione bassa e stabile. La situazione cambiò drasticamente con i primi anni del 2000, quando sono iniziate ad affiorare le prime tendenze deflazionistiche.

Il 2008 decretò bruscamente la fine di questo periodo con lo scoppio della grande recessione. Dopo la crisi, partita nel 2008, il contagio economico arrivò anche in Europa: la disoccupazione diventò dilagante e le banche centrali si attrezzano per mettere in atto politiche innovative, come il quatitative easign e la forward guidance. In questo modo le vari banche centrali riuscirono a ridurre la volatilità sui mercati, senza che il livello dei prezzi si alzasse in maniera significativa. Secondo la teoria economica di base, gli interventi di espansione monetaria per rilanciare l’economia avrebbero dovuto avere come controindicazione la crescita dei prezzi. Ciò per anni non si è verificato negli che hanno seguito la Grande Recessione, a causa di alcuni cambiamenti fondamentali che stavano accadendo nell’economia. Dall’innovazione tecnologica che ha aumentato la produttività del lavoro, all’espansione del commercio globale guidata dalla globalizzazione, ai cambiamenti avvenuti nel mercato del lavoro.

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Nonostante i vari problemi nazionali si può dire che l’economia internazionale, negli anni prima del Covid, fosse abbastanza in equilibrio, soprattutto per quanto riguarda l’inflazione. Uno strumento estremamente utile che ha tenuto a bada questa è stata la tecnologia. Come mai? Perché ha permesso di organizzare il lavoro e i consumi in maniera nuoa. Pensiamo a quanto costavano i computer o i software agli albori, rispetto ad oggi. Oppure pensiamo anche all’evoluzione delle macchine fotografiche, dell’introduzione dello smartphone ecc. Tecnologie che hanno semplificato ma soprattutto abbattuto i prezzi di un tempo. E di conseguenza tenuto a bada anche l’inflazione. Certo è che la pandemia ha dato il via ad una nuova era: prima le forti restrizioni hanno rallentato l’economia e poi il rallentamento di queste ha dato il via a una ripresa economica sostenuta da massicci interventi pubblici che è sfociata nell’aumento dei prezzi e dell’inflazione.

Ed eccoci ad oggi con un’inflazione globale che continua a crescere e una frammentazione economica all’interno dell’Ue sempre più marcata.

Ma dunque, come mai l’inflazione è aumentata?

  1. La rapida riapertura delle attività economiche;
  2. il rincaro dei beni energetici che sospinge l’inflazione;
  3. l’impatto di quello che gli esperti di statistica chiamano “effetto base”.

Vincitori e vinti di un’inflazione alta

Come in tutte le storia ci sono i vinti e i vincitori. E dunque l’inflazione così alta a chi conviene? Sicuramente ai debitori, che vedono svalutare i propri debiti. Ma piace anche agli investitori bancari dato che, di solito, gran parte degli introiti delle banche deriva dal differenziale fra tassi passivi e tassi attivi. I tassi d’interesse più alti creano i presupposti per spread più elevati e, di conseguenza, profitti maggiori. Non piace invece alle famiglie e ai consumatori che vedono diminuire il loro potere d’acquisto a causa di prezzi sempre più crescenti. La stabilità dei prezzi è infatti considerata una delle condizioni base per l’innalzamento dell’attività economica e dell’occupazione. Un’inflazione alta, come stiamo vivendo, danneggia i consumatori e l’economia. Da sottolineare poi un problema squisitamente italiano: i salari. Il nostro Paese ha i salari fermi che non si stanno adeguando all’attuale contesto economico, a differenza delle molte realtà dell’Ue che hanno stabilito aumenti salariali o che per loro regole li hanno (da tempo) ancorati all’inflazione. Questo ha permesso un adeguamento costante e commisurato alla salute dell’economia nazionale e globale.

Conclusioni

Sicuramente il periodo che stiamo vivendo, dal punto di vista economico, non è facile. E molti investitori possono essere delusi dalle loro performance. Le regole d’oro da tenere a mente, in questo momento, sono: diversificare il proprio portafoglio in modo intelligente (non farsi prendere dallo sconforto), progettare una strategia ben chiara e programmata nel lungo periodo. Solo in questo modo si può cercare di “neutralizzare” l’effetto dell’inflazione. Da ricordare che tenere soldi in contanti, quando si ha un’inflazione così elevata, è una scelta sbagliata perché il loro valore intrinseco diminuisce.

 

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