Quando si decide di mettere da parte un po’ di risparmi per il proprio futuro si può scegliere tra diversi prodotti di investimento, ma quello che negli ultimi anni ha riscosso più successo è senza dubbio il fondo pensione. Oltre all’evidente beneficio – di cui abbiamo già parlato in approfondimenti dedicati alla pensione integrativa – di poter contare su una pensione più corposa rispetto a quella prevista dal sistema pubblico, la sottoscrizione di un fondo pensione porta con sé anche una serie di vantaggi fiscali: in questo approfondimento analizzeremo nel dettaglio la deducibilità del fondo pensione e cercheremo di fare un quadro esaustivo con le casistiche più comuni, così da poter scegliere le soluzioni più adatte alle esigenze di ognuno.
| 💰 Ci sono deduzioni fiscali per chi sottoscrive un fondo pensione? | Sì, si possono dedurre fino a 5164,27 euro all’anno. |
| 💰 Ci sono agevolazioni fiscali per chi versa il TFR nel fondo pensione? | Sì, si beneficia di una tassazione più bassa che può variare dal 9% al 15%. |
| 🤔 Quanto costa un fondo pensione? | Bisogna tenere conto dei costi di gestione e amministrazione, ma anche della tassazione (vantaggiosa) e eventuali spese di versamento. |
Cos’è e come funziona il fondo pensione?
Paese che vai, previdenza che trovi: non è un mistero che in Italia quello delle pensioni sia sempre stato un tema molto caldo e oggetto di frequenti riforme da parte di tutti i governi che si sono succeduti, e questo è senz’altro uno dei motivi che spingono molte persone a sottoscrivere un fondo pensione. Al di là delle specificità dei singoli prodotti, il funzionamento del fondo pensione è molto semplice: dal momento della sottoscrizione si versano periodicamente degli importi – fissi o variabili a seconda della tipologia di prodotto scelta – che vengono poi investiti per generare rendimento.
Una volta raggiunta l’età pensionabile, si può richiedere il riscatto del capitale versato e degli interessi maturati sotto forma di rendita vitalizia, che quindi andrà a sommarsi alla pensione corrisposta dall’INPS o da altri istituti pensionistici nel caso dei liberi professionisti iscritti ad un Albo.
Si tratta quindi di una scelta estremamente lungimirante, soprattutto alla luce del fatto che il mercato del lavoro è ormai caratterizzato da carriere professionali discontinue e stipendi che faticano a stare al passo con l’inflazione e il costo della vita.
TFR nel fondo pensione: novità 2026
Quando si parla di TFR (Trattamento di Fine Rapporto) e di fondi pensione, va evidenziato che è stata introdotta una novità sostanziale dal governo per il 2026. A partire da luglio di quest’anno infatti, il TFR verrà versato in modo automatico all’interno di un fondo pensione per tutti i neo assunti.
Questo vuol dire che tramite una procedura di silenzio-assenso, scatterà l’accantonamento automatico in un fondo preposto per l’ambito lavorativo in cui il dipendente si trova. Ogni lavoratore potrà quindi scegliere se negare questo automatismo, entro 60 giorni dall’assunzione, o dirottare le somme ad un altro tipo di fondo.
Questa novità ci dà un’idea del fatto che anche il governo incentiva il passaggio ai fondi pensione, come una tutela aggiuntiva per il periodo di pensionamento. La crisi del sistema di pensionamento pubblico, e in generale gli importi bassi erogati dopo il termine del lavoro, spingono sempre di più ad una maggiore attenzione su questi temi. Ecco una panoramica di come è possibile accantonare il TFR:
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Destinazione |
Come funziona |
Vantaggi / Svantaggi |
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In azienda |
Il TFR resta accantonato presso il datore di lavoro e viene rivalutato ogni anno con un tasso fisso e inflazione |
Rendimenti bassi, tassazione potenzialmente più alta |
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Fondo pensione negoziale (chiuso) |
Il TFR viene versato a un fondo previdenziale legato alla categoria lavorativa (es: metalmeccanici, commercio ecc) |
Tassazione agevolata dal 15% al 9% (riduzione per anzianità) |
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Fondo pensione aperto |
Il TFR viene investito in un fondo pensione accessibile a tutti |
Tassazione agevolata dal 15% al 9%, costi contenuti e alta flessibilità |
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Piano Individuale Pensionistico (PIP) |
Il TFR confluisce in un piano pensionistico individuale assicurativo |
Tassazione agevolata dal 15% al 9%, flessibilità ma costi più alti |
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TFR con procedura di silenzio-assenso |
Se il lavoratore non sceglie entro i termini, il TFR viene automaticamente destinato al fondo pensione previsto dai contratti collettivi |
Tassazione agevolata, attiva la previdenza integrativa automaticamente, scelta poco flessibile |
Le certezze che abbiamo sulla pensione
L’evento condotto da Andrea Rocchetti e Andrea Carbone ha offerto una panoramica esaustiva sul panorama pensionistico attuale e futuro, evidenziando l’importanza di una pianificazione finanziaria e previdenziale accurata. Tra i temi principali, si è posto l’accento sui requisiti pensionistici stabiliti fino al 2026, suggerendo la necessità per gli individui di restare aggiornati sulle normative per poter pianificare adeguatamente il proprio pensionamento.
Quanto costa un fondo pensione?
In linea generale possiamo dire che i costi da sostenere quando si sottoscrive un fondo pensione sono di quattro tipologie:
- Costi di entrata e uscita: alcuni fondi pensione addebitano all’investitore delle spese per l’adesione, l’uscita dal fondo o il trasferimento della posizione individuale ad altra forma di previdenza integrativa
- Costi di caricamento: in realtà la maggior parte dei fondi pensione non addebita alcun costo per i versamenti fatti dall’investitore, ma è sempre buona norma leggere attentamente i fogli informativi per evitare spiacevoli sorprese che possono erodere il capitale versato.
- Costi amministrativi e di gestione: oltre ad un costo amministrativo da corrispondere su base annua (e che in genere si aggira tra i 10 e i 20 euro), la società che emette il fondo addebita all’investitore dei costi di gestione che vengono calcolati sul controvalore dell’investimento o sul capitale versato, le cui percentuali possono variare da un minimo dello 0.55% ad un massimo del 2,31% a seconda del comparto scelto.
- Tassazione su rendimenti e riscatto: diversamente da molte altre forme di investimento, la tassazione sul rendimento del fondo pensione è agevolata al 20%, percentuale che scende al 12,5% per i titoli di Stato, mentre per il riscatto può variare a seconda della tipologia di liquidazione scelta e del numero di anni di sottoscrizione del fondo.
Va tenuto in considerazione che i PIP possono prevedere costi di gestione più elevati rispetto ai fondi pensione aperti, e quelli negoziali sono generalmente più economici. Per ciò che riguarda i costi di ingresso, molte soluzioni sono a costo zero.
Tassazione del fondo pensione: come funziona?
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Tipo tassazione |
Funzionamento |
Aliquota /Limite |
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Deduzione fiscale sui contributi versati |
Si riduce il reddito imponibile, ovvero soggetto a tassazione |
Fino a 5.300 € annui dal 2026 |
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Tassazione dei rendimenti |
I guadagni del fondo vengono tassati in modo agevolato rispetto ad altri investimenti |
20% con ulteriore agevolazione sui titoli di Stato |
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Tassazione durante l’erogazione |
La parte maturata viene tassata in base agli anni di partecipazione |
Dal 15% al 9% (-0,30% per ogni anno oltre il 15° anno) |
Uno degli aspetti più interessanti riguarda certamente la deducibilità fiscale dei versamenti volontari del fondo pensione, un vantaggio che permette agli investitori di dedurre dal reddito complessivo dichiarato ai fini IRPEF i contributi versati alla previdenza complementare.
Ridurre la base imponibile – vale a dire la quota sulla quale vengono calcolate le imposte IRPEF – significa quindi ottenere un risparmio che ci accompagna per tutta la durata dell’investimento.
La deducibilità massima dal 2026 è di 5.300 euro annui (contro i 5.164,27 euro annui precedenti), una cifra che include non solo i contributi versati a titolo personale dal singolo sottoscrittore, ma anche quelli versati dalla propria azienda e quelli versati per un familiare che risulti fiscalmente a carico.
Bisogna anche tenere conto del fatto che la tassazione è del 20% sui rendimenti annuali derivati dall’investimento delle somme versate sul fondo pensione, percentuale più bassa rispetto a quella al 26% presente su altri strumenti finanziari.
Infine, al momento dell’erogazione delle somme accantonate, la tassazione è agevolata con aliquota che oscilla dal 15% al 9% scendendo del -0,30% per ogni anno di permanenza oltre il quindicesimo).
Aliquote IRPEF in vigore
Anche se il limite alla deducibilità del fondo pensione, come abbiamo visto, può sembrare piuttosto basso, nella realtà dei fatti può fare la differenza in fase di presentazione del 730 perché consente di non superare gli scaglioni IRPEF. Ecco due tabelle riassuntive per comprendere meglio le aliquote IRPEF in vigore ad oggi e il calcolo della deducibilità del fondo pensione, immaginando di versare 5000 euro all’anno.
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Scaglione |
Aliquota |
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Fino a 28.000 euro |
23% |
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Da 28.001 a 50.000 euro |
33% |
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Oltre 50.000 euro |
43% |
Esempio deducibilità fondo pensione con un versamento annuo di 3.000 euro
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Reddito Lordo (€) |
IRPEF senza fondo pensione (€) |
Reddito Imponibile dopo deduzione (€) |
IRPEF con fondo pensione (€) |
Risparmio fiscale (€) |
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25.000 |
5.750 |
22.000 |
5.060 |
690 |
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35.000 |
8.750 |
32.000 |
7.770 |
990 |
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Oltre 50.000 |
13.700 |
47.000 |
12.710 |
1.290 |
Risulta quindi evidente che la deducibilità del fondo pensione porta un risparmio considerevole su ogni fascia di reddito, permettendo ai sottoscrittori di recuperare preziose risorse che possono anche essere reinvestite direttamente nel fondo per aumentare esponenzialmente i vantaggi.
Esempio pratico: Luca vs Andrea – Il vantaggio fiscale del fondo pensione
Luca e Andrea hanno entrambi un reddito annuo di 30.000€, ma scelgono strategie diverse per la loro gestione finanziaria:
- Luca non investe in un fondo pensione e quindi non beneficia di alcuna deduzione fiscale.
- Andrea versa 3.000€ all’anno in un fondo pensione, sfruttando la deduzione fiscale concessa.
Vediamo come questa scelta incide sulle imposte da pagare.
Caso 1 – Luca (senza fondo pensione)
- Reddito imponibile: 30.000€
- IRPEF da pagare (calcolata secondo gli scaglioni fiscali): circa 7.220€
Caso 2 – Andrea (con fondo pensione e deduzione di 3.000€)
- Reddito imponibile dopo la deduzione: 27.000€
- IRPEF da pagare: circa 6.470€
Risultato: Andrea risparmia circa 750€ di tasse ogni anno, semplicemente investendo nel proprio futuro pensionistico.
Deducibilità del fondo pensione: casi particolari
Alla luce degli importi che abbiamo visto nella tabella precedente, chi ha la possibilità di investire in un fondo pensione dovrebbe prendere seriamente in considerazione questa opportunità, anche versando qualcosa in più. Tieni conto di queste particolarità:
- chi volesse superare il limite di deducibilità annuale di 5.300 euro può comunque ottenere un’esenzione fiscale quando dovrà pagare le tasse per il riscatto della pensione integrativa: al momento dell’erogazione, infatti, oltre a sottrarre dall’imponibile gli importi relativi ai rendimenti maturati, sui quali avrà già pagato le tasse, verranno sottratti anche i contributi che non sono stati dedotti nelle dichiarazioni dei redditi;
- lavoratori autonomi in regime forfetario: vale lo stesso discorso per gli autonomi che non sono iscritti a casse di previdenza obbligatorie (come i notai o i medici) o che non percepiscono anche redditi diversi soggetti a IRPEF: anche se restano esclusi dalla deduzione in sede di dichiarazione dei redditi potranno comunque ottenere l’esenzione fiscale nel momento in cui verrà erogata loro la pensione integrativa;
- lavoratori dipendenti che, pur avendo sottoscritto un fondo pensione integrativo, scelgono di lasciare il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) in azienda senza preoccuparsi di metterlo a frutto. Alla fine del proprio rapporto lavorativo questa scelta costerà molto cara, perché il TFR liquidato in regime ordinario sarà sottoposto ad una tassazione ad aliquota media degli ultimi 5 anni, a partire da una percentuale minima del 23%. Diversamente, versare il TFR nel fondo pensione permetterà non solo di ridurre ulteriormente il reddito imponibile, ma anche di pagare una tassazione più bassa come visto prima.
Come scegliere il fondo pensione giusto
Scegliere il fondo pensione più adatto alle proprie esigenze dipende principalmente dal tipo di lavoro svolto, se dipendente o autonomo, e da questi fattori:
- orizzonte temporale;
- profilo di rischio;
- costi da sostenere.
In generale, chi è giovane e ha molti anni di lavoro prima della pensione può orientarsi verso una maggiore esposizione ai mercati finanziari, che nel lungo periodo possono offrire rendimenti più elevati.
Al contrario, chi è più vicino alla pensione tende a preferire soluzioni più prudenti, che riducono il rischio. Un altro elemento decisivo riguarda i costi (commissioni di gestione, versamento e spese amministrative).
Anche valutare la flessibilità del prodotto può essere utile, come la possibilità di modificare i versamenti, cambiare linea di investimento o sospendere i contributi senza penalizzazioni. Tieni anche conto delle possibilità di riscatto anticipato:
- per spese sanitarie gravi o invalidità permanente;
- in caso di disoccupazione prolungata;
- per esigenze personali (dopo un certo numero di anni di partecipazione al fondo, solitamente almeno 8);
- acquisto o ristrutturazione della prima casa.
Fondo pensione: perché scegliere il PIP Moneyfarm?
Ora che abbiamo visto come la deducibilità del fondo pensione sia un motivo più che valido per destinarvi una parte dei nostri risparmi è opportuno entrare nel merito delle diverse tipologie di fondo pensione. In particolare, si possono suddividere in 3 categorie:
- Fondi pensione aperti: sono aperti a chiunque indipendentemente dall’attività professionale che si svolge, e l’adesione può essere sia individuale sia collettiva.
- Fondi pensione chiusi: sono riservati esclusivamente a specifiche categorie di lavoratori, e nascono in genere da contratti o accordi collettivi di lavoro.
- Piani individuali pensionistici (PIP): sono strumenti di accumulo che permettono di trasformare l’investimento in una rendita vitalizia una volta raggiunta l’età pensionabile (a livello puramente esemplificativo, puoi leggere la nostra analisi del fondo pensione offerto dal Fondo Pensione di Unicredit e le sue performance paragonate all’offerta di Moneyfarm).
Per portare la filosofia Moneyfarm anche a chi vuole investire per prendersi cura del proprio futuro, nel 2021 abbiamo lanciato il PIP Moneyfarm, un piano individuale pensionistico istituito da Allianz Global Life ma gestito al 100% dal nostro team di gestione e distribuito da Moneyfarm Insurance. Oltre ad essere fiscalmente deducibile e godere di una tassazione agevolata come ogni fondo pensione, il PIP Moneyfarm è anche estremamente flessibile e si adatta alle necessità di ogni investitore: puoi versare l’importo che vuoi e con la frequenza che preferisci, senza sostenere alcun costo di entrata, caricamento o uscita. Inoltre, il nostro piano pensione è anche sicuro, perché costituisce un patrimonio autonomo e separato rispetto a quello di Moneyfarm, garantendo così che il tuo patrimonio versato sia intoccabile.
Investire per il proprio domani ma risparmiando già oggi è possibile: compila senza impegno il form online per scoprire il PIP Moneyfarm e tutte le soluzioni di investimento pensate su misura per te.
Domande Frequenti
Tutti i lavoratori dipendenti, gli autonomi a regime ordinario e quelli a regime agevolato purché siano iscritti a casse di previdenza obbligatorie o percepiscano anche redditi diversi soggetti ad IRPEF.
Al momento del riscatto della pensione integrativa si beneficerà di un’esenzione fiscale: all’imponibile verranno sottratti sia i rendimenti maturati (sui quali le tasse saranno già state pagate) sia i contributi che non sono stati dedotti nelle dichiarazioni dei redditi.
Perché alla fine del rapporto di lavoro non sarà liquidato in regime ordinario ma sarà sottoposto ad una tassazione più bassa e vantaggiosa.
In linea generale, le somme accantonate in un fondo pensione non sono pignorabili durante la fase di accumulo, vantaggio importante quando si sceglie questo strumento. Le somme però possono essere pignorate in caso di erogazioni già effettuate, a seconda del caso specifico.
Sì, è possibile aderire a più fondi pensione contemporaneamente (ad esempio un fondo aperto e un PIP). Tieni conto che il limite di deducibilità fiscale complessivo resta unico e non si somma tra i diversi strumenti.
Sì, dopo un periodo minimo di partecipazione è possibile trasferire la posizione individuale verso un altro fondo pensione senza perdere l’anzianità maturata.
Sì, i versamenti sono generalmente flessibili e si possono sospendere e non si perdono i capitali versati. In ogni caso è necessario leggere attentamente le condizioni prima di aderire ad uno strumento di questo tipo, anche per verificare eventuali limiti o situazioni specifiche.
Sì, in caso di decesso dell’aderente, il capitale accumulato viene trasferito ai beneficiari designati o agli eredi legittimi, secondo quanto previsto dalle regole del fondo.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.





