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Tassazione fondo pensione: tutto quello che c’è da sapere

tassazione del fondo pensione

Paese che vai, welfare che trovi: in Italia il sistema di previdenza è sempre stato al centro di molte polemiche e periodici ritocchi che hanno influito non solo sugli anni di contributi necessari per andare in pensione ma anche sugli importi erogati, che necessitano di essere adeguati al costo della vita. Un’impresa tutt’altro che semplice e che spinge sempre più persone – non solo i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, ma anche i dipendenti – a stipulare una pensione integrativa per poter supportare la pensione già erogata dall’INPS. Su queste pagine abbiamo parlato diffusamente di pensioni integrative, ma ora è bene fare luce sui costi e affrontare il tema della tassazione dei fondi pensione, analizzando nel dettaglio tutti gli scenari.

Il fondo pensione è tassato come ogni investimento? No, ha una tassazione agevolata al 20% che scende al 12,5% per i titoli di Stato.
Qual è la tassazione del TFR versato nel fondo pensione?Dipende, ma si può ottenere un bonus fiscale fino al 34%.
Quanto costa il Piano Pensione Moneyfarm? Zero spese di entrata, 10 euro\anno di spese amministrative e 1,25% di commissione di gestione\anno.

Tassazione fondo pensione: come funziona?

Proprio come qualsiasi altro investimento anche i fondi pensione sono soggetti al pagamento delle imposte, il cui importo può variare a seconda di una serie di fattori. Nei prossimi paragrafi passeremo in rassegna tutte le casistiche, ma in linea generale possiamo dire che la tassazione del fondo pensione e gli eventuali benefici fiscali dei quali si può usufruire dipendono da:

  • I contributi versati da noi o dal nostro datore di lavoro, non solo per quanto riguarda l’importo complessivo ma anche per il numero di anni di permanenza nel fondo;
  • I rendimenti che otteniamo dal capitale investito nel fondo;
  • Le modalità e le tempistiche con le quali richiediamo l’erogazione della pensione integrativa o, in casi particolari, l’anticipo del fondo pensione.

Prima di entrare nel merito della tassazione dei fondi pensione per il 2022 è importante ricordare che il tema della previdenza riguarda tutti, non solo chi è vicino alla pensione ma anche – anzi, soprattutto! – i più giovani e i professionisti che hanno appena iniziato la propria carriera lavorativa: mettere da parte qualche centinaia di euro all’anno per 20 o 30 anni è uno sforzo relativamente piccolo se messo a confronto con il grande vantaggio di poter tutelare il proprio tenore di vita e affrontare il futuro senza preoccupazioni. Scopri il fondo pensione Moneyfarm e compila senza impegno il form per entrare in contatto con uno dei nostri consulenti.

Quali sono i benefici fiscali del fondo pensione?

Quando si valuta di sottoscrivere una pensione integrativa è importante prendere in considerazione non solo la cifra che vogliamo versare periodicamente nel fondo, ma anche gli eventuali benefici fiscali dei quali possiamo usufruire.

Deducibilità del fondo pensione

Un primo vantaggio riguarda la deducibilità dei contributi versati dal reddito dichiarato, che portan ad una riduzione del reddito imponibile e quindi ad un risparmio sull’IRPEF. L’importo massimo che si può dedurre è di 5164,27 euro, una cifra complessiva che include:

  • i contributi versati a titolo personale dal sottoscrittore del fondo;
  • i contributi versati dal datore di lavoro;
  • i contributi versati a favore di un familiare fiscalmente a carico, come ad esempio un figlio.

Per avere un quadro più chiaro, ecco un esempio pratico della tassazione sul fondo pensione e il relativo risparmio IRPEF: secondo gli scaglioni previsti per il 2022, un lavoratore con un reddito imponibile di 52.000 euro dovrebbe versare 15.260 euro di IRPEF, ma immaginando che possa dedurre la somma massima il suo reddito imponibile ai fini IRPEF scenderebbe a 46.835,43 euro, portando ad un risparmio di quasi 2000 euro. Su questo punto, però, va fatta una nota a parte per i (tanti) lavoratori autonomi in regime forfetario che scelgono la pensione integrativa: possono usufruire della deduzione solo i lavoratori iscritti a casse di previdenza obbligatorie – come gli psicologi o i notai –   e quelli che percepiscono anche redditi diversi soggetti ad IRPEF in aggiunta ai redditi derivanti dalla loro attività professionale – come chi ha delle partecipazioni in una società o chi percepisce i diritti d’autore. Chi non può dedurre i contributi versati in sede di dichiarazione dei redditi potrà comunque ottenere un’esenzione fiscale nel momento in cui gli verrà erogata la pensione integrativa, di cui parleremo nei prossimi paragrafi.

Tassazione più bassa sul TFR

Troppo spesso i lavoratori dipendenti non si pongo il problema della destinazione del proprio TFR (Trattamento di Fine Rapporto) e lo lasciano in azienda fino alla cessazione del rapporto di lavoro, considerandolo quasi come un piccolo “bonus” di addio. In realtà si tratta di una cifra tutt’altro che irrisoria visto che corrisponde a quasi il 7% della retribuzione annua lorda: quando arriverà il momento di riscuotere questo tesoretto il lavoratore dovrà pagare una tassazione piuttosto alta perché verrà liquidato in regime ordinario e, facendo parte del reddito, seguirà le aliquote IRPEF, i cui scaglioni partono da un minimo del 23% ad un massimo del 43%. Versare il TFR in un fondo pensione, invece, significa fare una scelta fiscalmente più efficiente perché permette di ridurre la tassazione ottenendo un bonus fiscale fino al 34%, immaginando di poter usufruire di tutte le agevolazioni disponibili.

Aliquote ridotte sui rendimenti

Un secondo aspetto importante sulla tassazione del fondo pensione riguarda la riduzione dell’aliquota sui rendimenti. Versare soldi su un fondo pensione equivale a fare un investimento vero e proprio: il denaro accumulato sul fondo pensione viene gestito e investito sui mercati finanziari generando rendimenti che sono imponibili, vale a dire che sono importi sui quali pagheremo delle tasse. In linea generale, quando si sottoscrive un fondo pensione la tassazione sulla rendita ammonta al 20%, mentre sulla quota che deriva dal possesso di titoli di Stato la tassazione scende al 12,5%. Si tratta quindi di un trattamento fiscale più basso rispetto a quello applicato ad altri strumenti di investimento che in genere sono soggetti ad un’aliquota del 26%: una differenza che, sul lungo termine, può incidere positivamente sulle performance del fondo.

Nozioni fondamentali sulla tassazione dei fondi pensione

Quando si parla di pianificazione finanziaria per la pensione, la tassazione dei fondi pensione emerge come un aspetto cruciale da considerare attentamente. Infatti, i costi e gli oneri fiscali influenzano significativamente il rendimento degli investimenti in piani di previdenza complementare.

Per ottimizzare questi investimenti, è essenziale tenere sotto controllo e, se possibile, ridurre l’impatto fiscale. La legislazione italiana prevede una serie di incentivi fiscali per incoraggiare gli investimenti in fondi pensione. Uno di questi incentivi è la possibilità di dedurre dai propri redditi imponibili i versamenti effettuati nel fondo pensione, fino ad un massimo annuale di 5.164,57 euro. Questo vantaggio fiscale varia in base al proprio scaglione di reddito IRPEF, potendo portare un beneficio fino a 2.500 euro all’anno.

Un altro aspetto rilevante è la tassazione agevolata sulle rendite finanziarie del fondo pensione, fissata al 20%, inferiore rispetto al 26% generalmente applicato ad altri tipi di investimenti. Inoltre, nella fase di erogazione della rendita o del capitale, la tassazione applicata varia tra il 9% e il 15%, a seconda della durata del piano previdenziale. Questo tasso è notevolmente inferiore rispetto alle aliquote IRPEF applicate alle prestazioni pensionistiche tradizionali, che possono raggiungere il 43%.

Fondo pensione: tassazione per il riscatto

Dopo aver versato per diversi anni i contributi nella nostra pensione integrativa arriverà l’agognato momento di riscattarla, chiedendo quindi che ci venga erogato l’importo maggiorato degli interessi che abbiamo maturato. La liquidazione del fondo pensione può essere richiesta sotto forma di rendita o di capitale: nel primo caso il sottoscrittore percepirà periodicamente e per tutta la vita una somma di denaro, mentre nel secondo caso potrà percepire al massimo il 50% dell’importo in un’unica soluzione, e il resto dilazionato nel corso degli anni. Indipendentemente dalla modalità di erogazione scelta, la tassazione per il riscatto del fondo pensione è la medesima. Il sistema prevede infatti un’imposta sostitutiva del 15% sui contributi versati dal 1° Gennaio 2007, percentuale che può essere ridotta in funzione dell’anzianità di partecipazione: dopo i 15 anni di versamenti l’aliquota diminuisce dello 0,3% per ogni anno successivo, fino a toccare l’aliquota minima del 9%. Naturalmente, dall’imponibile andranno sottratti gli importi relativi ai rendimenti maturati – sui quali abbiamo già pagato le tasse – e i contributi che non sono stati dedotti nelle dichiarazioni dei redditi durante gli anni di contribuzione.

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Al di là delle casistiche specifiche, ciò che emerge da questi dati è che le tasse sul fondo pensione – salvo eventuali stravolgimenti futuri del sistema che oggi non possiamo prevedere – godono di una serie di agevolazioni che rendono questa scelta particolarmente interessante per diverse categorie di lavoratori, soprattutto per chi sa già che percepirà una pensione relativamente bassa e chi teme (ragionevolmente) che la propria pensione faticherà a stare al passo con l’inflazione.

Anticipo fondo pensione: come è tassato?

Fino ad ora abbiamo preso in considerazione il caso più “classico”, vale a dire quello di un lavoratore che versa contributi previdenziali integrativi per diversi anni e poi li riscatta quando va in pensione, ma ci sono alcune situazioni nelle quali è possibile richiedere un anticipo del fondo pensione. Il primo caso riguarda la necessità di sostenere spese sanitarie per gravi problemi di salute o terapie straordinarie per sé o i propri familiari, condizione che dà diritto a richiedere fino al 75% della posizione individuale maturata; il secondo caso è invece relativo all’acquisto o alla ristrutturazione della prima casa, che dà diritto al medesimo importo ma solo a condizione che il richiedente sia iscritto al fondo da più di 8 anni; a queste si aggiungono inoltre delle casistiche particolari che vanno verificate di volta in volta con il proprio fondo pensionistico, ma che in genere permettono di ottenere una somma non superiore al 30% di quanto maturato.
La tassazione sul riscatto anticipato del fondo pensione varia a seconda dei motivi della richiesta: l’anticipo fondo pensione per le spese sanitarie è tassato esattamente come una normale liquidazione – quindi è assoggettato ad una ritenuta a titolo di imposta del 15% con una riduzione dello 0.30% a seconda dell’anzianità -, mentre per tutte le altre motivazioni l’aliquota è pari al 23%.

Trasferimento della posizione individuale: come è tassato?

Nell’ambito della gestione dei fondi pensione, una questione rilevante è la tassazione legata al trasferimento della posizione individuale. Tale scenario si verifica quando un individuo, dopo aver sottoscritto un piano pensionistico integrativo, decide in un secondo momento di optare per un’alternativa differente. Questa scelta può essere guidata da diversi fattori, tra cui la ricerca di un piano più adattabile alle proprie esigenze economiche e di flessibilità nel contributo.

È importante sottolineare che il trasferimento della posizione individuale è un’opzione sempre disponibile per il contribuente, a condizione che siano trascorsi almeno due anni dall’inizio dell’adesione al piano originario. Questo aspetto merita un’analisi approfondita, soprattutto in considerazione delle implicazioni fiscali che tale scelta potrebbe comportare.

Dal punto di vista fiscale, il trasferimento della posizione individuale rappresenta un’eccezione notevole nel panorama della tassazione dei fondi pensione. Infatti, questa operazione è completamente esente da oneri fiscali. Questa esenzione è un aspetto fondamentale, poiché conferma la volontà del legislatore di non penalizzare coloro che decidono di cambiare il loro piano pensionistico in favore di uno più conforme alle loro mutate esigenze.

E’ inoltre rilevante osservare che lo spostamento da un fondo pensione all’altro non interrompe l’anzianità contributiva maturata. Ciò significa che l’individuo continua ad accumulare i benefici derivanti dal tempo di partecipazione al fondo pensione, anche dopo il trasferimento. Questo aspetto assicura che non ci sia una penalizzazione in termini di diritti maturati, preservando così l’equità per il contribuente.

Piano Pensione Moneyfarm

In Moneyfarm siamo convinti che non è mai troppo presto per occuparsi del proprio futuro, ecco perchè abbiamo creato una serie di prodotti capaci di rispondere alle necessità di ogni investitore: ai servizi di Gestione Patrimoniale e ai Piani di Accumulo Capitale si affiancano infatti anche i Piani Individuali Pensionsitici (PIP), strumenti evoluti per integrare quella che sarà la pensione pubblica erogata dall’INPS. Il Piano Pensione Moneyfarm, istituito da Allianz Global Life, è interamente gestito dal team di professionisti Moneyfarm ed è esclusivamente in ESG: proprio perché si tratta di un prodotto con obiettivi di lungo termine crediamo sia importante (e remunerativo) puntare su una selezione di aziende che si distinguono per la loro attenzione alle emissioni di CO2 e alle tematiche di rilevanza sociale. La scelta del comparto di investimento è un passaggio fondamentale, e i consulenti Moneyfarm ti guideranno nella scelta di quello più adeguato ai tuoi obiettivi, al tuo orizzonte temporale e alla tua propensione al rischio, proprio come fanno ogni giorno con tutti gli altri prodotti di investimento.
Con il Piano Pensione Moneyfarm puoi programmare liberamente i tuoi contributi scegliendo di volta in volta quanto versare, senza vincoli di frequenza o importo, usufruendo sempre delle agevolazioni fiscali.  Oltre a dedurre i premi versati nel corso degli anni e a pagare aliquote ridotte sui rendimenti – sempre nel rispetto dei limiti imposti dalla normativa – se sei un dipendente potrai anche usufruire della tassazione agevolata sul tuo TFR se sceglierai di versarlo nel fondo pensione.
Per quanto riguarda le spese, il Piano Pensione Moneyfarm segue la stessa filosofia di tutti i nostri prodotti di investimento: niente costi di entrata ma solo 10 euro all’anno di spese amministrative e una commissione di gestione annua del 1.25%, massima flessibilità e garanzia che il 100% dei tuoi versamenti sarà sempre investito nel tuo fondo pensione.
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Domande Frequenti

Perché fare un fondo pensione?

Per integrare la pensione pubblica erogata da INPS con una rendita complementare e aggiuntiva, così da garantirsi un tenore di vita più alto e una maggior sicurezza economica per il futuro.

Quanto è tassato il riscatto anticipato del fondo pensione?

La tassazione del riscatto anticipato cambia a seconda del motivo della richiesta e varia da una ritenuta a titolo di imposta del 15% (come la liquidazione classica del fondo) ad un massimo del 23%.

Quanto costa trasferire la posizione individuale ad un altro fondo pensione?

Il trasferimento della posizione individuale è esente da oneri fiscali, gli unici costi da sostenere sono le eventuali spese amministrative e di gestione.

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*Gli investimenti in strumenti finanziari sono soggetti alla variabilità del mercato e possono determinare la perdita, in tutto o in parte, del capitale inizialmente investito.