Negli ultimi anni il ricorso ai fondi pensionistici integrativi si è moltiplicato, complice l’esigenza di colmare il gap previdenziale comune a carriere irregolari e discontinue, o dovuto a retribuzioni insufficienti per affrontare il caro vita.
Un altro incentivo riguarda i numerosi vantaggi del fondo pensione, riconosciuto come uno strumento utile per gestire in modo efficace il risparmio. In parallelo, sono aumentate le domande di trasferimento da un fondo pensione a un altro, alla ricerca di condizioni migliori o per soddisfare esigenze specifiche come la cessazione del rapporto di lavoro.
Senza contare che qualcosa è cambiato anche a livello di normative, almeno per ciò che riguarda il versamento automatico del TFR in un fondo pensione. Ma quando si può trasferire un fondo pensione e quali sono i costi da affrontare?
| 🤝 É possibile trasferire il fondo pensione? | Sì dopo due anni di adesione al fondo |
| 📝 Quali sono le tempistiche? | La pratica deve essere completata entro sei mesi dall’avvio |
| 📌 Quali sono i requisiti per il trasferimento fondo pensione? | Anzianità contributiva |
| 👍 Conviene? | Dipende dal tipo di fondo e dalle commissioni |
Passare da un fondo pensione a un altro: è possibile?
Grazie al fondo pensione, una volta conclusa la carriera lavorativa è possibile convertire i risparmi in reddito e accedere, di conseguenza, a una pensione più alta, adeguata al costo della vita. Un fondo pensione è uno strumento di risparmio previdenziale integrativo che serve ad affiancare la pensione pubblica per avere, una volta terminata l’attività lavorativa, una forma di rendita aggiuntiva.
Nella pratica, funziona in questo modo:
- un lavoratore (che può essere dipendente o libero professionista) versa periodicamente dei contributi al fondo;
- i soldi versati vengono investiti sui mercati finanziari da una società apposita che gestisce il fondo;
- nel tempo il capitale cresce in relazione ai rendimenti;
- al momento della pensione, il capitale accumulato viene trasformato in una rendita oppure può essere ritirato prima in alcune situazioni particolari.
Se hai già un fondo pensione aperto, nulla ti vieta di passare ad un altro: in Italia questo meccanismo è possibile, ma ci sono condizioni contrattuali specifiche e tempistiche prestabilite da rispettare per farlo.
Le condizioni contrattuali inoltre possono variare in modo sensibile da un prodotto all’altro, suggerendo, in alcuni casi, l’opportunità di trasferire la posizione individuale da un fondo all’altro più o meno facilmente: vediamo quando conviene farlo e quali sono le regole da seguire.
Quando è possibile trasferire il fondo pensione per legge
Il trasferimento di quanto accumulato nel passato a un nuovo fondo pensione è possibile, ma solo se riguarda prodotti qualificati come previdenziali, conformi cioè al decreto legislativo 252/05 e modificazioni successive. Questo decreto è rimasto invariato come base giuridica intorno al funzionamento dei fondi pensione, ma sono arrivate diverse novità negli ultimi anni che coinvolgono l’aspetto previdenziale.
Una di queste è la procedura di silenzio-assenso automatico per il versamento del TFR all’interno di un fondo pensione, voluto dalla Legge di Bilancio 2026, che entrerà presto in vigore. Va poi tenuto presente che la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) è l’Autorità che vigila sul sistema di previdenza complementare in Italia.
Il trasferimento quindi è possibile su fondi chiusi, aperti e PIP (Piani Individuali Pensionistici), con differenze riguardo i costi e le commissioni. Per quanto concerne la tassazione del fondo pensione, questa è applicata in fase di prestazione e sui rendimenti conseguiti: non riguarda, dunque, la fase di trasferimento. La pratica, inoltre, non è gravata da penali.
Si può procedere solamente dopo la permanenza per almeno due anni nel fondo pensione di partenza: non si può fare se questa fascia temporale è più corta. Ci sono comunque dei casi di eccezione alla regola, come:
- in alcuni casi se il lavoratore cambia lavoro, settore, CCNL o perde i requisiti per rimanere in un determinato fondo;
- se vengono introdotte modifiche al contratto del fondo;
- in caso di chiusura del fondo;
- in caso di fusione del fondo con altri servizi.
Trasferimento fondo pensione: requisiti e tempistiche 2026
Per avviare la richiesta di trasferimento del fondo pensione è necessario rispettare una serie di requisiti specifici, variabili in base alla situazione lavorativa. In generale, come abbiamo visto, il fondo è trasferibile dopo due anni dalla sottoscrizione.
Nel caso dei lavoratori pubblici iscritti a un fondo pensione chiuso, tuttavia, il periodo minimo di contribuzione può risultare di 3 o 5 anni a seconda che la richiesta di trasferimento riguardi un prodotto simile o un fondo aperto o PIP. La cessazione di un fondo in questo caso può anche avvenire prima, nel caso in cui si perdano alcuni requisiti, come il contratto di lavoro nel settore pubblico.
| Modalità di Trasferimento | Quando è possibile? | Condizioni e Dettagli |
| Trasferimento a un altro fondo pensione dello stesso tipo | Dopo 2 anni di permanenza nel fondo attuale | Può essere effettuato senza penalità e senza perdere i benefici fiscali |
| Trasferimento a un fondo pensione di categoria differente | Dopo 2 anni o immediatamente in caso di fusione, cessazione o modifica significativa del fondo attuale | Esempio: da un fondo pensione aperto a un fondo negoziale o viceversa |
| Trasferimento per cambio datore di lavoro (fondi negoziali) | Quando si cambia settore o datore di lavoro con un fondo di categoria diverso | È possibile trasferire il capitale accumulato al nuovo fondo negoziale del settore di appartenenza |
| Trasferimento a PIP (Piano Individuale Pensionistico) | Dopo 2 anni di adesione al fondo attuale | Può essere conveniente in caso di maggiore flessibilità nella gestione del capitale |
| Trasferimento da un PIP a un fondo pensione negoziale o aperto | Dopo 2 anni di adesione al PIP | Necessario valutare le differenze in termini di costi e benefici fiscali |
| Trasferimento in caso di chiusura o fusione del fondo | Sempre possibile, senza limiti di tempo | Nessun vincolo di permanenza, il trasferimento avviene senza penalità |
Perché trasferire il fondo pensione?
Il trasferimento di un fondo pensione da una categoria lavorativa all’altra rappresenta un’opzione flessibile e vantaggiosa nel panorama previdenziale italiano. Molto spesso, i lavoratori si trovano a cambiare impiego o settore lavorativo e, con ciò, sorge la necessità di gestire in modo efficiente il proprio piano pensionistico. Fortunatamente, le normative attuali permettono il trasferimento del capitale accumulato da un fondo pensione di categoria a un piano individuale pensionistico, come nel caso di un trasferimento verso Moneyfarm.
Questo tipo di operazione, definita appunto trasferimento, è regolamentata in modo da garantire la continuità del percorso previdenziale del lavoratore, senza perdite di benefici o accumuli già realizzati. Il trasferimento consente, quindi, di mantenere la propria strategia di investimento previdenziale, adattandola alle nuove esigenze lavorative e personali. Il processo è generalmente semplice e non comporta oneri eccessivi, permettendo al lavoratore di gestire il proprio piano pensionistico con la massima flessibilità.
In ogni caso, il trasferimento del fondo pensione può essere vantaggioso se fatto nell’ottica di migliorare i costi da sostenere, il rendimento o la strategia, ma può diventare controproducente se fatto troppo spesso o in mancanza di una valutazione precisa. Vediamo quali possono essere i pro e i contro di un trasferimento di questo tipo.
| Aspetto da valutare | Pro | Contro |
| Costi di gestione | Possibile passaggio a un fondo con commissioni più basse | Alcuni fondi vecchi possono avere condizioni più favorevoli |
| Rendimenti | Accesso a investimenti con migliori performance o più adatti al proprio profilo di rischio | I rendimenti passati non sono garantiti nel nuovo fondo |
| Profilo di rischio | Possibilità di scegliere un fondo meno rischioso | Cambiamenti frequenti del fondo possono innalzare il rischio complessivo |
| Flessibilità e servizi | Accesso a piattaforme più moderne, maggiore trasparenza e gestione digitale | Il nuovo fondo potrebbe avere meno servizi aggiuntivi rispetto al precedente |
| Tassazione | Nessuna tassazione o penale sul trasferimento | Nessun vantaggio fiscale immediato |
| Contributi | Non si perde l’anzianità contributiva maturata nel fondo pensione | Possibili tempi tecnici di trasferimento |
| Strategia | Migliore ottimizzazione della pensione integrativa nel lungo periodo | Scelte non pianificate possono compromettere la pensione complementare |
| Vincoli normativi | Libertà di cambiare con requisito minimo di 2 anni di permanenza | Vincoli contrattuali o condizioni specifiche |
Trasferimento fondo pensione: anzianità contributiva
Trasferire un fondo pensione non comporta la perdita dell’anzianità contributiva cumulata, per cui tutti gli anni di versamento alla previdenza complementare vengono trasferiti al nuovo fondo.
Questo aspetto è rilevante perché l’anzianità incide direttamente sul regime fiscale applicato alle prestazioni finali: più anni si accumulano, minore sarà l’aliquota di tassazione (che può ridursi progressivamente fino al 9%).
Nella pratica, anche se cambi fondo, non cambia la tua storia previdenziale che hai costruito nel tempo, per cui non devi ripartire da zero. Il trasferimento però deve avvenire correttamente.
Tipologie di fondi pensione
Vediamo brevemente come si differenziano le diverse tipologie di fondi pensione:
- Fondo pensione negoziale (o chiuso): è una forma di previdenza complementare riservata a specifiche categorie di lavoratori (ad esempio limitatamente ad un settore, un’azienda o in riferimento ad un CCNL specifico. Nasce da accordi tra datori di lavoro e sindacati e, spesso, prevede anche un contributo aggiuntivo del datore di lavoro, oltre a quello del lavoratore e del TFR.
- Fondo pensione aperto: è un fondo istituito da banche, assicurazioni o società di gestione del risparmio, a cui può aderire chiunque, indipendentemente dal lavoro svolto (che si tratti di lavoratori dipendenti o autonomi). Può essere sottoscritto a livello individuale oppure tramite il datore di lavoro, ed è più flessibile rispetto ai fondi negoziali. L’adesione è quindi volontaria.
- Piano Individuale Pensionistico (PIP): e una forma di previdenza complementare di tipo assicurativo, basata su una polizza vita. È individuale e molto flessibile nei versamenti, ma solitamente ha costi più elevati rispetto agli altri fondi.
| Caratteristica | Fondo pensione chiuso | Fondo pensione aperto | PIP |
| Accesso | Per lavoratori di uno specifico settore o azienda, o con CCNL specifico | Aperto a chiunque (sia dipendenti che autonomi o altro) | Aperto a chiunque, scelta volontaria |
| Come viene siglato | Accordi tra sindacati e datori di lavoro | Istituito da banche, SGR o assicurazioni | Prodotto assicurativo (come la polizza vita) |
| Adesione | Legata al contratto di lavoro | Volontaria e individuale o tramite azienda | Sempre individuale |
| Contributo datore di lavoro | Spesso presente (in base al CCNL) | Non sempre previsto | Non previsto |
| TFR | Può essere versato (soprattutto per i dipendenti) | Destinato volontariamente | Destinato volontariamente |
| Costi | Generalmente più bassi | Medi | Generalmente più alti |
| Gestione | Tipicamente più collettiva | Gestione finanziaria professionale | Gestione assicurativa |
Come trasferire un fondo pensione?
Il primo accorgimento è consultare la documentazione da allegare al modulo di trasferimento del fondo pensione in pdf. É necessario, inoltre, verificare se il fondo prevede un contributo a carico del datore di lavoro e, di conseguenza, se l’importo in questione verrà destinato al nuovo prodotto pensionistico.
Nel caso dei fondi aperti e non negoziali, infatti, il lavoratore potrebbe perdere questo diritto. La considerazione da fare, dunque, riguarda le condizioni contrattuali della forma pensionistica prescelta prima di procedere all’effettivo trasferimento della posizione.
Il trasferimento del TFR pregresso a un fondo pensione diverso si articola in varie fasi. Anzitutto, il fondo cedente dovrà verificare i dati riportati nel modulo trasferimento del fondo pensione e la presenza dei requisiti. Una volta completata la richiesta, l’ente procederà a comunicare al fondo cessionario la disponibilità al trasferimento, i dati identificativi e il numero di iscrizione all’Albo dei fondi pensione COVIP. In assenza di ragioni ostative, il nuovo fondo accoglierà la richiesta comunicando i dati bancari per disporre il trasferimento.
Quali sono le tempistiche dalla richiesta al trasferimento?
Per legge, dalla richiesta di trasferimento del fondo pensione al completamento della pratica non possono trascorrere più di sei mesi. Per l’avvio della pratica è necessario disporre dell’autorizzazione del fondo cessionario. Generalmente le tempistiche possono variare da 2 a 3 mesi a seconda del fondo.
Quanto costa trasferire un fondo pensione?
Generalmente questo tipo di operazione di per sé è gratuita. Va però considerato che i diversi servizi possono presentare delle commissioni.
I costi per trasferire la previdenza complementare variano da un fondo all’altro e dipendono dal prodotto specifico. Il rispettivo regolamento, pubblicato sul sito web del fondo, deve riportare nel dettaglio le condizioni dei trasferimenti, così come le commissioni e i costi di gestione. Per quanto riguarda la tassazione, come accennato, il trasferimento avviene in esenzione fiscale poiché l’imposizione avviene in fase di prestazione.
Oltre alla possibilità di trasferire la posizione da un prodotto all’altro, la previdenza complementare offre diversi vantaggi sul piano fiscale. Infatti, il fondo pensione è deducibile ai fini Irpef fino alla soglia di 5.300 euro (limite modificato nel 2026 rispetto al precedente di 5.164,57 euro), con deducibilità al 50% o al 100% a seconda del carico familiare. Si tratta, dunque, di un prodotto volto ad accrescere l’importo della pensione e, insieme, a migliorare la gestione del risparmio.
L’ideale è affiancarlo a un portafoglio di investimento personalizzato: scopri i vantaggi del piano pensione Moneyfarm e come costruire il piano di investimento adatto per raggiungere gli obiettivi futuri.
Domande frequenti
Il trasferimento del fondo pensione può essere fatto senza incorrere in penali o tassazione aggiuntiva. Una volta avviata la pratica, l’adesione al nuovo fondo deve avvenire entro sei mesi.
La pratica prevede la verifica dell’anzianità contributiva con periodo minimo di due anni salvo eccezioni. Il titolare del piano pensione dovrà sottoporre il modulo di trasferimento al fondo pensione, allegando la relativa documentazione e avere l’autorizzazione del fondo cessionario per il trasferimento della posizione.
Il trasferimento avviene in esenzione fiscale: la tassazione del fondo, infatti, riguarda i rendimenti e la fase di erogazione del capitale o della pensione.
No, il trasferimento volontario è possibile solo dopo almeno 2 anni di adesione al fondo. Ci sono però alcune eccezioni, ad esempio in caso di chiusura, fusione del fondo o per modifiche alle condizioni contrattuali.
Questo non succede e non è necessario ricominciare a versare contributi da capo. Tutto il capitale maturato e i relativi rendimenti, vengono trasferiti al nuovo fondo, senza alcuna perdita o tassazione aggiuntiva. I fondi possono prevedere delle commissioni specifiche per il passaggio.
Mentre il riscatto parziale è possibile (ad esempio nel caso di disoccupazione), non è possibile trasferire il fondo pensione ad un altro solo parzialmente, ma deve riguardare la sua interezza.
La legge italiana, con il D.Lgs. 252/2005, permette il trasferimento solo verso altre forme pensionistiche complementari riconosciute, quindi il trasferimento all’estero è possibile solo se la norma viene rispettata. Non si può quindi trasferire il fondo a qualsiasi prodotto estero, ma deve essere equivalente. Se ti trasferisci all’estero, in alcuni casi puoi riscattare l’intero importo. Bisogna inoltre tenere presenti le normative UE o extra UE.
Non esiste un fondo pensione migliore, per cui le caratteristiche dipendono dal tipo di fondo (aperto, chiuso o PIP) e dalla possibile applicazione di determinati contratti di lavoro o polizze. Se devi scegliere lo strumento più adatto, valuta quali sono i tuoi obiettivi, i costi che sei disposto a sostenere e i possibili rendimenti.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.





