Il settore tech traina l’azionario dei Mercati Emergenti

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Il recente recupero dei mercati azionari è stato particolarmente rapido. In questo contesto, la performance dell’azionario dei Mercati Emergenti (EM) è stata notevole, riflettendo il peso sempre più rilevante dei titoli tecnologici all’interno dell’universo emergente.

Il grafico qui sotto mostra la performance da inizio anno degli ETF azionari rappresentativi di Europa, Mercati Emergenti e Nasdaq (in sterline). I Mercati Emergenti hanno guidato il rialzo, registrando un impressionante +20% da inizio anno. È interessante notare anche come abbiano replicato il recupero del Nasdaq dalla fine di marzo, mentre le azioni europee hanno mostrato una dinamica più debole.

Riteniamo che questo confronto sia particolarmente importante perché, come abbiamo già evidenziato in passato, i Mercati Emergenti di oggi non sono più quelli di vent’anni fa. All’epoca, il settore tecnologico rappresentava circa il 10% dell’universo azionario emergente, mentre le materie prime (energia e materiali) pesavano per circa il 40%. Oggi questi numeri si sono sostanzialmente invertiti: la tecnologia pesa circa il 38%, mentre le commodity sono scese vicino al 10%. E questo cambia profondamente i fattori che guideranno i rendimenti azionari emergenti nei prossimi anni.

Dal punto di vista della crescita degli utili, le aspettative per i Mercati Emergenti nel 2026 sono particolarmente solide. Il grafico seguente mostra le stime di crescita degli utili per il 2026 nei Mercati Emergenti, in Europa e negli Stati Uniti: gli EM superano nettamente le altre aree. Ancora più interessante è il fatto che queste stime siano state riviste al rialzo in modo significativo dall’inizio dell’anno, riflettendo una crescente fiducia nelle prospettive di spesa legate alla tecnologia.

Parte di questi numeri riflette anche il peso crescente di TSMC, il produttore di semiconduttori che oggi rappresenta il singolo titolo più importante all’interno dell’universo emergente. Le azioni dei Mercati Emergenti sono diventate più concentrate, replicando una dinamica simile a quella osservata negli Stati Uniti. Nel 2010, i dieci titoli principali degli EM rappresentavano circa il 15% dell’indice complessivo. Oggi questa quota è salita a circa il 35%.

Le aspettative sugli utili hanno inoltre contribuito a migliorare le valutazioni dei Mercati Emergenti. Il grafico seguente mostra il rapporto prezzo/utili (forward Price/Earnings ratio) degli EM, diminuito negli ultimi mesi nonostante il rialzo delle azioni emergenti. In altre parole, i Mercati Emergenti sono saliti, ma le stime sugli utili sono cresciute ancora di più.

Per contestualizzare meglio il dato, possiamo confrontare le valutazioni degli EM con quelle europee. Il grafico qui sotto confronta il Price/Earnings dei Mercati Emergenti con quello delle azioni europee. Secondo queste metriche, i Mercati Emergenti appaiono relativamente convenienti rispetto all’Europa.

Quali conclusioni possiamo trarre? L’azionario dei Mercati Emergenti sembra offrire valutazioni interessanti, sia rispetto alla propria storia sia rispetto all’azionario europeo. Continuiamo quindi a mantenere un’esposizione ai Mercati Emergenti nei nostri portafogli con un livello di rischio medio-alto.

Il punto chiave resta la crescita degli utili, in particolare quella legata al settore tecnologico globale. Questo ha implicazioni importanti anche per la costruzione del portafoglio. Probabilmente non dovremmo considerare i Mercati Emergenti come un vero strumento di diversificazione rispetto, ad esempio, all’azionario statunitense, dato il peso della tecnologia in entrambe le aree di mercato. Finché queste aziende continueranno a performare bene, anche i Mercati Emergenti nel loro complesso potranno beneficiare di un contesto favorevole. Per il momento, le prospettive restano solide, ma continueremo a monitorare attentamente l’evoluzione dello scenario.

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