Capire l’impatto dei costi resta una sfida per chi investe

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La consapevolezza sui costi cresce, ma comprenderli davvero resta ancora una sfida. È questo il paradosso che emerge dall’ultima nostra indagine (pubblicata da Plus24, il settimanale di finanza personale de Il Sole 24 Ore) sul Rendiconto Costi e Oneri, il documento introdotto dalla direttiva MiFID II nel 2018 che ogni intermediario finanziario è tenuto a inviare ai propri clienti almeno una volta l’anno.

L’attenzione c’è, la comprensione meno

I numeri parlano chiaro: oltre il 97% degli investitori considera i costi un fattore determinante nelle proprie scelte. Eppure, paradossalmente, la capacità di comprenderli è in calo. La quota di chi dichiara di avere un’idea precisa delle spese sostenute è scesa dal 42% del 2025 al 38,9% del 2026. Avere accesso alle informazioni, dunque, non basta: il vero nodo è riuscire a interpretarle.

Lo stesso vale per il Rendiconto Costi e Oneri: circa il 59% degli investitori sa che esiste, ma solo il 39,5% riesce a trovarlo e leggerlo. E la percentuale di chi lo ritiene chiaro ed esaustivo è scesa ulteriormente, dal 38% al 34,1%. La difficoltà più comune? Capire come i costi incidano concretamente sul rendimento finale, indicata dal 47% di chi incontra problemi con il documento.

Un segnale positivo: il dialogo con i consulenti aumenta

Non tutto va nella direzione sbagliata. Rispetto al 2025, la quota di investitori che ha discusso il Rendiconto con il proprio consulente è salita dal 26% al 34,4%: un segnale che il documento sta diventando sempre meno un adempimento burocratico e sempre più uno strumento di conversazione. Cresce anche la voglia di capire: il 66,9% degli investitori dichiara di voler approfondire il contenuto del Rendiconto, con un aumento dell’11,5% rispetto all’anno scorso.

Le investitrici: più attente, più esigenti

Uno dei dati più interessanti riguarda le investitrici. Le donne mostrano un accesso più diretto alle informazioni, il 45% trova e legge il Rendiconto facilmente, contro il 39% degli uomini, e una maggiore propensione ad approfondire i temi legati ai costi (72% vuole capirli meglio, contro una media del 66,9%). Ma a un maggiore coinvolgimento corrisponde anche un atteggiamento più critico: il 42% delle investitrici ritiene il costo della consulenza elevato rispetto al valore ricevuto, contro il 34% degli uomini.

Gen Z: sanno cosa scegliere, ma faticano a informarsi

La generazione più giovane presenta un paradosso tutto suo. L’83% degli under 30 indica gli ETF come la soluzione con il miglior rapporto costo-beneficio (il dato più alto tra tutte le fasce d’età) e il 54% giudica i costi della consulenza troppo elevati. Eppure solo il 15% ha effettivamente trovato e letto il Rendiconto. Consapevolezza teorica alta, utilizzo degli strumenti informativi ancora basso.

Più trasparenza, scelte più consapevoli

I dati confermano una correlazione chiara: chi conosce il Rendiconto tende a fare scelte più consapevoli. L’81,8% di chi ha familiarità con il documento ritiene gli ETF il prodotto con il miglior rapporto costi/benefici, in crescita rispetto al 72,5% del 2025. E quasi la metà di chi conosce con precisione i propri costi valuta il servizio di consulenza come adeguato o conveniente, contro il 37,6% di chi ne ha solo una conoscenza vaga.

La direzione è chiara: più trasparenza genera più fiducia, scelte più consapevoli e, in ultima analisi, una partecipazione più efficace ai mercati. La sfida, oggi, non è più rendere le informazioni disponibili, perché lo sono già. È renderle davvero comprensibili.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.