SpaceX punta al Nasdaq: cosa significa per i portafogli

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La stagione delle Offerte Pubbliche Iniziali (IPO) sembra essere iniziata. SpaceX ha annunciato l’intenzione di quotarsi nelle prossime settimane. Voci simili arrivano dal mondo dell’Intelligenza Artificiale: OpenAI e Anthropic starebbero valutando una quotazione nella seconda metà dell’anno. Pur non investendo direttamente nelle IPO, la notizia ha animato diverse discussioni all’interno del nostro team.

In linea di principio, le IPO sono una buona notizia. A livello globale, il numero di società quotate si è ridotto negli anni, complici i costi crescenti legati alla vita da società pubblica, la maggiore disponibilità di capitali privati e la progressiva consolidazione dei settori. Non è uno scenario favorevole per gli investitori nei mercati pubblici, che beneficiano di un universo investibile più ampio. Ogni allargamento di quest’ultimo va quindi accolto positivamente. Detto questo, ci sono alcune ragioni per approcciare le IPO con cautela, almeno nel breve periodo.

Le IPO come termometro dell’ottimismo

Un primo elemento di riflessione riguarda le IPO come indicatore di eccessivo ottimismo. Il grafico mostra il numero di IPO annue negli Stati Uniti. Durante la cosiddetta “era Dot-Com” (1995-2001), caratterizzata dalla rapida commercializzazione di internet e da una massiccia bolla speculativa, il numero di quotazioni aumentò drasticamente, trascinato dall’euforia degli investitori. Non sorprende forse che la qualità di tali offerte pubbliche iniziali sia diminuita con l’abbassarsi degli standard e che molte di quelle società scomparvero nei primi anni 2000. Al contrario, la recente solidità dei mercati azionari non si è accompagnata a un’impennata delle quotazioni. Un segnale, a nostro avviso, di maggiore cautela da parte degli investitori, ma anche del ruolo crescente dei mercati privati, con i proprietari di aziende sempre più disposti a restare non quotati più a lungo, finanziati da venture capital e private equity.

Gli annunci recenti preludono a un’ondata di IPO? Probabilmente no (SpaceX, Anthropic e OpenAI sono casi eccezionali per dimensioni e rilevanza), ma è un fenomeno che continueremo a monitorare.

C’è poi un aspetto più pratico. Se un gestore desidera partecipare a un’IPO, spesso deve vendere posizioni esistenti per liberare liquidità. Questo può generare pressione di vendita sui titoli già in portafoglio. L’impatto è trascurabile con un numero limitato di IPO, ma potrebbe diventare rilevante nel caso aumentassero sensibilmente le società in cerca di quotazione.

Le IPO come indicatore del sentiment

Gli investitori guardano spesso alle IPO per leggere il sentiment di mercato. Una forte domanda per una nuova quotazione può segnalare ottimismo sul mercato in senso più ampio. Al contrario, un’IPO deludente, con domanda debole o un calo immediato dopo la quotazione, può indicare una riduzione dell’appetito al rischio. Questo aspetto è particolarmente rilevante oggi, considerato il ruolo centrale dell’Intelligenza Artificiale nel guidare la crescita economica e l’interesse degli investitori.

Come gestiamo questo tema in Moneyfarm

In Moneyfarm investiamo generalmente attraverso ETF basati su indici di mercato. Per questo motivo dobbiamo prestare attenzione a come questi indici vengono costruiti. Quando si parla di società quotate di recente, ogni indice segue regole diverse per la loro inclusione. Una società tecnologica potrebbe entrare nel Nasdaq relativamente in fretta, magari nel giro di poche settimane. Standard & Poor’s (S&P), invece, applica criteri più rigidi, ad esempio sulla redditività storica, che possono rendere più difficile l’ingresso di una nuova società.

Il peso di una società all’interno dell’indice dipende anche in parte dal “free float”, ovvero dalla percentuale di azioni effettivamente negoziabili dagli investitori. Una capitalizzazione di mercato elevata non si traduce necessariamente in un peso elevato nell’indice. Sarà interessante vedere se l’inidice S&P deciderà di allentare le proprie regole per permettere a queste società di diventare idonee più rapidamente di quanto ci si potrebbe aspettare. Dal punto di vista della performance, vale la pena ricordare che gli indici non includono una società al momento dell’IPO e quindi non beneficiano di eventuali forti rialzi iniziali del titolo dopo la quotazione; al contrario, potrebbero soffrire nel breve termine se, dopo il primo entusiasmo, il titolo dovesse perdere terreno.

Cosa significa tutto questo? Le IPO introducono un nuovo gruppo di società potenzialmente interessanti da analizzare e valutare per gli investitori. In Moneyfarm non investiamo direttamente nelle IPO, ma seguiremo con grande attenzione queste aziende per comprenderne meglio il business e monitorare il sentiment degli investitori. Guardando oggi ai mercati azionari, riteniamo che i rendimenti siano trainati soprattutto dalla forte crescita degli utili, più che da un forte aumento delle valutazioni. Continueremo comunque a monitorare gli indicatori di sentiment per individuare eventuali segnali di euforia o delusione.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.