Il “paradosso dei boomer” sulla pensione

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I boomer italiani – persone nate tra il 1946 e il 1964 – vivono il momento della pensione con un mix di consapevolezza e preoccupazione. Da un lato, si riconoscono come una generazione relativamente privilegiata; dall’altro, cresce il timore che le certezze costruite nel tempo non bastino a garantire un futuro davvero sereno.

È quanto emerge da un nostro recente sondaggio, pubblicato da La Repubblica – Affari & Finanza, che fotografa una generazione ancora centrale nell’economia familiare, ma sempre più esposta a nuove fragilità.

Ansia diffusa sul futuro economico

Quasi sette boomer su dieci (69%) dichiarano di provare ansia per la propria situazione economica futura. Il dato è ancora più marcato tra le donne e tra chi è lontano dalla pensione, segno che l’incertezza cresce man mano che l’orizzonte si allunga. Solo una minoranza (appena il 9%) afferma di non sentirsi mai preoccupata.

Eppure, oltre la metà degli intervistati continua a percepirsi come parte di una generazione fortunata. Una percezione che convive con un dato chiave: la fiducia nel sistema pensionistico pubblico è molto bassa. Solo il 24% ritiene che l’assegno sarà sufficiente a mantenere un adeguato tenore di vita.

Risparmi sì, ma con orizzonti troppo brevi

Per affrontare questa incertezza, i boomer fanno leva soprattutto su risparmi e previdenza integrativa. Tuttavia, emerge una criticità importante: la pianificazione resta spesso di breve periodo.

Quasi la metà investe con un orizzonte inferiore ai cinque anni, nonostante una fase pensionistica che può durare oltre vent’anni. Gli investimenti di lungo termine restano marginali, segno di una difficoltà diffusa nel pianificare su tempi coerenti con la longevità attuale.

Anche nella gestione del risparmio si osserva una certa frammentazione: mentre una parte degli intervistati si dichiara soddisfatta della propria banca, un’altra è pronta a cambiare, e una quota crescente si affida a consulenti finanziari, sia tradizionali che digitali.

Il peso del ruolo familiare

Alle preoccupazioni personali si aggiunge una forte responsabilità verso le generazioni più giovani. Quasi l’80% dei boomer con figli si dice in ansia per il loro futuro economico, e tre quarti hanno già fornito un supporto finanziario durante la loro vita adulta, spesso a costo di sacrifici personali.

Un impegno che viene vissuto in modo positivo, come espressione di responsabilità e solidarietà familiare. Tuttavia, questa dinamica non è necessariamente reciproca: solo tre boomer su dieci sono certi di ricevere aiuto in caso di bisogno.

Il nodo irrisolto del passaggio generazionale

Un altro elemento critico riguarda la pianificazione successoria. Solo una piccola minoranza ha già formalizzato un testamento, mentre molti ritengono che non sia necessario pianificare in anticipo il trasferimento della ricchezza.

Questo dato evidenzia una mancanza di pianificazione strutturata proprio su uno dei passaggi più delicati per la stabilità economica familiare.

Una generazione in equilibrio instabile

Il quadro che emerge è quello di una generazione che ha costruito ricchezza e rappresenta ancora il pilastro economico delle famiglie italiane, ma che oggi si trova ad affrontare un contesto più complesso e incerto.

Come sottolinea Andrea Rocchetti, Global Head of Investment Advisory di Moneyfarm, “l’allungamento delle aspettative di vita impone di ripensare profondamente la previdenza: una fase pensionistica che può durare vent’anni o più non può essere affrontata con strumenti studiati per un orizzonte molto più breve. A questo si aggiunge l’incertezza sul potere d’acquisto delle pensioni pubbliche, spesso percepite come insufficienti a garantire una vecchiaia serena, e la crescente complessità delle scelte finanziarie. In questo contesto, la pianificazione del futuro diventa sempre più delicata e richiede maggiore consapevolezza, consulenza adeguata e un nuovo equilibrio tra responsabilità individuale e welfare collettivo”.

Ripensare la previdenza

Il “paradosso dei boomer” sta tutto qui: maggiore longevità, maggiore ricchezza accumulata, ma anche maggiore insicurezza.

In conclusione, la pianificazione finanziaria oggi è sempre più centrale. Non solo per proteggere il proprio futuro, ma anche per gestire in modo sostenibile il rapporto tra generazioni.

Perché, se è vero che i boomer continuano a sostenere figli e nipoti, è altrettanto evidente che senza un nuovo equilibrio tra responsabilità individuale e sistemi di welfare, il rischio è che questa stabilità diventi sempre più fragile.

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