Pubblicato in:

Guida rapida alla MiFID II, ecco cosa cambia

mifid ii

MIFiD II: cosa significa?

La MIFiD II prova a porre fine alla particolarità che da sempre caratterizza l’industria del risparmio gestito, anche e soprattutto in Italia. Quest’industria, infatti, è rimasta tra le poche in cui i fornitori di servizi possono celare dietro strutture commissionali complesse e articolate i costi che addebitano ai clienti. Finalmente i risparmiatori sapranno quanto stanno pagando e per cosa esattamente. Soprattutto sarà loro chiara la differenza tra costi di gestione e costi di distribuzione, due voci da sempre indebitamente accorpate che hanno ampiamente facilitato dinamiche di conflitto di interesse.

Crediamo, beninteso, che la consulenza indipendente resti la migliore garanzia per i risparmiatori; tuttavia, a prescindere dal modello di distribuzione, crediamo anche che porre fine a questa asimmetria informativa sia un passo necessario per permettere al mercato dei servizi finanziari di aumentare i suoi standard qualitativi attraverso il meccanismo virtuoso della libera concorrenza. A beneficiarne saranno i risparmiatori.

Paolo Galvani, Co-fondatore e Presidente Moneyfarm

MIFiD II: più trasparenza sui costi

L’obbligo di far chiarezza sui costi dei servizi è una delle novità principali della normativa, che cerca di porre fine alla particolarità che da sempre caratterizza l’industria del risparmio gestito, anche e soprattutto in Italia. Quest’industria infatti era rimasta tra le poche in cui gli intermediari potevano mascherare il costo addebitato ai clienti dietro strutture complesse e articolate. Fino a dicembre 2018 gli intermediari non avevano alcun obbligo di comunicare agli investitori i costi del servizio. Pratica comune era quella di presentare dei report periodici, evidenziando i risultati della gestione al netto dei costi.

Con MiFID II la trasparenza della comunicazione dovrà riguardare tutte le fasi del rapporto. Gli intermediari saranno obbligati a presentare ai clienti informative in tre fasi.


–  Informativa ex-ante, con una distinzione tra costi del servizio, costi associati al prodotto e commissioni di retrocessione. L’informativa ex-ante svolge anche la funzione di indicare in modo dettagliato tutti gli aspetti relativi all’ampiezza dell’offerta e alla frequenza con cui l’intermediario opererà valutazioni di adeguatezza dei prodotti. Nell’informativa ex ante sarà necessario specificare se la consulenza viene effettuata su base indipendente o meno.

–  Informativa una tantum, a discrezione e su richiesta specifica del cliente.
– Informativa ex-post, con cadenza almeno annuale con il dettaglio dei costi sostenuti relativamente ai singoli prodotti e al portafoglio complessivo. Su richiesta del cliente il gestore dovrà mostrare l’incidenza del costo sostenuto sul rendimento effettivo.


Tutti i costi dovranno inoltre essere rappresentati in valore assoluto e non solo in termini percentuali. Le ricerche basate sul comportamento dei consumatori hanno dimostrato che gli investitori hanno spesso difficoltà a quantificare valori percentuali.

Oltre, ai costi è previsto l’invio almeno trimestrale di comunicazioni alla clientela che includano un dettaglio degli strumenti su cui viene effettuato l’investimento. Sarà necessario inoltre fornire segnalazioni ad hoc in caso di scarsa liquidità di un titolo, oltre alle informazioni specifiche in caso di raggiungimento di certe soglie di perdita e sull’eventuale effetto leva.  

 

Cosa cambierà?
La trasparenza sui costi è una delle grandi rivoluzioni della MiFID II. La trasparenza renderà gli investitori più consapevoli e questo aiuterà il mercato a diventare più concorrenziale. Il risultato, nel medio termine, non può che essere quello di un abbassamento generalizzato dei costi o di un aumento della qualità media dei servizi.

Scopri la proposta d'investimento costruita per te

1. Crea il tuo profilo
2. Scopri il tuo portafoglio
3. Comincia a investire
Simula un portafoglio

Il seguente schema riassume i costi complessivi da indicare in modo esplicito, che non saranno più celati dietro il Nav dello strumento, che finora ha incluso costi difficilmente giustificabili. Da gennaio 2019 ogni singola componente di costo dovrà essere dettagliata.

MiFID II e conflitto di interessi

 

La direttiva MIFiD  con l’obiettivo di salvaguardare l’investitore dai possibili conflitti di interesse legati alla presenza di accordi di retrocessione. Quando si parla di incentivi si parla proprio delle commissioni che gli intermediari ricevono dalle case prodotto e che possono creare un elemento distorsivo nel comportamento degli intermediari stessi.

Per offrire all’investitore tutti gli strumenti per individuare le possibili fonti di questo conflitto di interessi, MiFID II per la prima volta definisce normativamente la consulenza indipendente, stabilendone i limiti. La consulenza indipendente è offerta da consulenti retribuiti esclusivamente a parcella, pagata direttamente dal cliente stesso. Si tratta di professionisti la cui attività deve essere esclusivamente quella di fornire consulenza riguardo le soluzioni che fanno più al caso del cliente. L’indipendenza è volta a rafforzare la tutela dell’investitore, implicando l’autonomia dell’intermediario nel fornire le raccomandazioni, oltre all’assenza di conflitti di interesse. Proprio per questo è previsto che il consulente indipendente non possa ricevere incentivi da terzi.

All’opposto, dietro il servizio di consulenza non-indipendente si nascondono i cosiddetti costi impliciti, voci di costo difficili da identificare (perché pagate in modo indiretto dalla casa prodotto al consulente) ma piuttosto onerosi. Infatti i consulenti finanziari che prestano un servizio di consulenza non-indipendente sono legittimati, a differenza dei consulenti indipendenti, a percepire commissioni e altre forme di incentivo dalle case prodotto. sempre che queste servano ad innalzare la qualità del servizio (per esempio, attraverso l’offerta di una più ampia gamma di prodotti o di una più accurata rendicontazione dei costi e delle performance degli stessi). Nonostante il legislatore abbia introdotto dei requisiti per potere ritenere ammissibili gli incentivi percepiti dai consulenti non indipendenti, è evidente che il servizio di consulenza su base indipendente è l’unico in cui il cliente non corre il rischio di essere penalizzato dalla presenza di conflitti di interesse.

 

Va ricordato, infine, che MiFID II introduce l’obbligo per gli intermediari di esplicitare l’entità degli incentivi, ricevuti o pagati, nell’ambito dei rendiconti. Una lettura attenta di tali informazioni dovrebbe consentire agli investitori di valutare in maniera obiettiva la convenienza del proprio investimento, potendo stimare l’effettivo impatto dei costi sostenuti sull’eventuale rendimento conseguito. Tratteremo meglio di questo argomento nel paragrafo dedicato alla trasparenza dei costi.  

Cosa cambierà?

Se si guarda al rapporto tra gestore e distributore, gli incentivi legati ad accordi di retrocessione rappresentano un tema cruciale nell’industria del risparmio gestito. A partire dal 2019 gli intermediari dovranno essere allineati con la nuova definizione di incentivo, scorporando la parte retrocessa al distributore (non giustificabile con un beneficio tangibile per il cliente) dalla commissione effettivamente richiesta per il servizio offerto.I costi per sostenere la rete di vendita non potranno più essere mascherati dietro i naturali costi per il collocamento e questo, si spera, comporterà una totale revisione delle pratiche commerciali associate al ramo non-indipendente dell’industria e una graduale rimozione dei conflitti di interesse.

 

Prova Moneyfarm

Moneyfarm è il Consulente Finanziario Indipendente che ti guida e gestisce il tuo capitale con un investimento su misura e un consulente dedicato sempre al tuo fianco.

Simula un portafoglio personalizzato

- Votati migliore servizio di consulenza finanziaria in Italia per il quarto anno consecutivo
- Scelti da più di 160.000 investitori in tutta Europa
- Consigliati da più del 90% dei nostri clienti

Condividi, , Linkedin, Pinterest,