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Come investire con i certificati di investimento

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Come investire con i certificati di investimento?

Negli ultimi anni, abbiamo sempre più spesso sentito parlare di certificati di investimento o certificates e se investe le probabilità che questo un prodotto del genere ti sia stato offerto dal tuo intermediario sono piuttosto alte. Nonostante la popolarità di questi prodotti, comprenderne la struttura non è sempre semplice per l’investitore. Se stai pensando di investire in certificati, in questo articolo ti aiuteremo a capire quali sono le caratteristiche principali di questi strumenti.

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Certificati di investimento cosa sono e come funzionano?

I certificati sono strumenti finanziari che permettono di investire sulla variazione del prezzo di altri prodotti o strumenti finanziari, detti sottostanti. I sottostanti possono essere di vario genere: un’azione specifica, un gruppo di azioni legate da un tema comune (per esempio energie rinnovabili, intelligenza artificiale), persino un indice.  Per prendere l’esposizione chi investe in certificati non acquista direttamente l’asset sottostante ma l’esposizione viene garantita attraverso contratti finanziari con vari livelli di complessità. In questo senso i certificati di investimento possono essere considerati come strumenti derivati.

Più precisamente, questi prodotti sono tecnicamente definiti come derivati “cartolarizzati” ovvero frutto di una combinazione di diversi contratti finanziari (opzione) incorporati in un unico strumento e negoziabili come azioni sui mercati. A seconda dei contratti che vengono inclusi nel prodotto strutturato si possono ottenere strumenti che garantiscono livelli incrementali di protezione al capitale investito a cui corrispondono diverse categorie di certificato. ACEPI (Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento) individua quattro classi, a loro volta differenziabili in numerosissime sottoclassi in funzione delle opzioni inserite all’interno del certificato stesso. Risulta evidente dunque che non sia semplice generalizzare quando si parla di questi prodotti che da una parte sono molto complessi, ma dall’altra offrono un’ampia flessibilità se utilizzati nel modo corretto.

Come detto esistono varie tipologie di certificates, ma qui di seguito elenchiamo alcune delle caratteristiche comuni a questo tipo di strumenti:

  • I certificates permettono di  esporsi all’andamento del presso di un sottostante al rialzo o al ribasso.
  • Ai certificati è associato uno strike price, ovvero il prezzo del sottostante al momento dell’emissione del certificati. I rendimenti o le perdite vengono misurate attraverso delle relazioni matematiche a seconda delle variazioni del prezzo del sottostante dallo strike price.
  • I certificati hanno una data di scadenza e solitamente offrono la possibilità di ricevere un premio in aggiunta al capitale inizialmente investito.
  • I certificati di investimento solitamente garantiscono una cedola.
  • I certificati hanno solitamente delle barriere di protezione che garantiscono una sorta di protezione del capitale. Per esempio se il sottostante non scende sotto una certa quota del valore dell’emissione si riottiene tutto il capitale. Ovviamente questa protezione non viene senza un costo: in generale maggiori sono le garanzie, minori sono le potenzialità di rendimento.
  • Si può essere rimborsati anticipatamente al verificarsi di determinate condizioni

In sostanza una volta definito il sottostante, che può essere un’azione, una valuta, viene definito ki “strike price” ovvero il prezzo di riferimento, durante la vita del certificato il prezzo si discosta dallo strike price determinando il pagamento di diversi “premi”, a seconda della tipologia di certificato. Possono poi essere attivate sul contratto alcune opzioni come la copertura condizionata del capitale, il rimborso anticipato o il pagamento di una cedola.

Il grande successo dei certificati

Negli ultimi anni i certificati sono stati collocati sempre di più da parte dell’industri del risparmio gestito. Nel 2020 sono stati emessi sul mercato primario circa 13 miliardi di euro di certificati, una cifra in leggero calo rispetto all’anno record del 2019. I certificati occupano un posto sempre più significativo anche tra i prodotti più collocati dalle reti di distribuzione.

La crescita dei certificati è trainata da un lato da un’offerta sempre più variegata, che ha permesso la creazione di strategie di investimento che hanno saputo intercettare le esigenze della clientela, dall’altro va registrato come i certificati abbiano sempre garantito una buona marginalità alle banche che li hanno collocati.

In un contesto come quello italiano dove la raccolta tende storicamente a essere orientata dall’offerta piuttosto che dalla domanda, i certificati hanno rappresentato un’opzione molto commerciabile per l’industria, grazie alla grande varietà di soluzioni che offrono – spesso disegnate per far fronte a determinate necessità percepite dal cliente. In questo senso vale la pena ricordare che i certificati vengono venduti in collocamento: vengono emessi e quindi c’è una commissione di collocamento che viene incassata subito dall’intermediario. 

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Vantaggi e svantaggi dell’investimento in certificati

Il vantaggio più evidente è chiaramente quello relativo alla possibilità per i clienti retail di disporre con un unico strumento di strategie finanziarie piuttosto complesse che sono normalmente appannaggio di investitori professionali. Grazie ai certificati si può attraverso un pacchetto unico andare “short” su un titolo o operare un investimento a leva. Sicuramente un pregio è il fatto che i certificati siano quotati su mercati regolamentati, il che non è una garanzia di liquidità ma sicuramente offre delle rassicurazioni in quella direzione

Uno dei maggiori punti di forza legato ai certificati è quello della fiscalità. Da un punto di vista legale i rendimenti ottenuti dai certificati sono considerati “redditi diversi” proprio per la loro natura aleatoria. Per questo motivo essi offrono la possibilità, in regime amminisitrato,  di compensazione le plusvalenze con le minusvalenze anche di altri strumenti finanziari o fondi che fanno parte del portafoglio.

Parlando di svantaggi non possiamo non citare l’aspetto dei costi, fortemente influenzati da una struttura articolata e che inevitabilmente ricade poi sul cliente finale. Non meno importante il tema della liquidità. Se da un lato i certificati sono quotati su mercati regolamentati (in Italia su SedeX ed EuroTlx di Borsa Italiana) e hanno di conseguenza un market maker che dovrebbe facilitare gli scambi, dall’altro sono spesso caratterizzati da book di negoziazione tendenzialmente meno “ricchi” rispetto ad altri strumenti e bid ask spread relativamente ampi.

Questo è un aspetto che l’investitore meno esperto potrebbe sottovalutare, soprattutto nel caso avesse la necessità di vendere il prodotto prima della data di scadenza. Mettere in vendita un certificato sul mercato secondario può erodere notevolmente la performance dello strumento rispetto ad altri strumenti finanziari più liquidi. U

Un altro limite è legato all’orizzonte temporale. I certificati hanno una durata solitamente breve. Questo li rende strumenti particolarmente sofisticati e influenzabili dalle fluttuazioni di mercato di breve periodo. Il momento nel quale si investe è un fattore che può avere una rilevanza fondamentale e che non può essere neutralizzato con una strategia di lungo periodo come nel caso di un fondo. Questo effetto potrebbe essere un vantaggio per un investitore con una strategia sofisticata chi desiderasse prendere una posizione su un asset nel breve, ma può essere un limite per l’investitore retail alle prime armi. Immaginate il caso di un certificato con una data di scadenza che segue una fase negativa di mercato, in questo caso l’investitore perderebbe l’opportunità di approfittare del rimbalzo. Anche lo strike price, a sua volta condizionato da un elemento di aleatorietà dovuta alla volatilità del prezzo del sottostante in fase di emissione, può finire per avere delle conseguenze molto rilevanti sul risultato finale dell’investimento.

Ultimo ma non per importanza il discorso sulla tutela patrimoniale. I certificati purtroppo non forniscono alcuna copertura in caso di fallimento della banca che li ha emessi: non confondere i certificati a capitale protetto, che forniscono garanzie solamente sui movimenti dei sottostanti, con strumenti che garantiscono la restituzione del capitale in caso di fallimento dell’emittente. In caso di default quindi, i certificati sono assimilabili generalmente a obbligazioni non subordinate e sono pertanto aggredibili dai creditori della banca stessa. E’ ovviamente una buona idea dare sempre uno sguardo al prospetto informativo per capire realmente il ranking del certificato e valutarne attentamente i rischi.

Conviene investire in certificati?

Sebbene non vi sia una risposta univoca possiamo dire che per quanto riguarda gli investitori più esperti e con obiettivi di breve termine, l’investimento in certificati può rappresentare una facile via per raggiungere combinazioni piuttosto complesse e speculative per esporsi a determinati sottostanti. I certificati, a fronte di costi generalmente alti, offrono molte opzioni all’investitore che sa cosa sta facendo. Ne sono un esempio i certificates con leva o quelli che remunerano l’investitore in caso di calo del prezzo del sottostante (short).

Anche in un’ottica di gestione di portafoglio i certificati, magari acquistati sul mercato secondario, possono essere utilizzati per ottenere delle efficienze fiscali nell’ambito di una strategia più ampia.

Al contrario, per gli investitori che hanno obiettivi di gestione del risparmio sul medio-lungo termine ed esigenze di diversificazione su portafogli multi asset, questi strumenti restano molto complessi e associati a costi di emissione molto alti. Per questi investitori è comunque consigliabile affidarsi a un professionista e nella maggior parte dei casi le strategie adatta a questi investitori possono essere raggiunte attraverso strumenti di investimento più semplici.

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