Che lo stipendio medio in Italia sia più basso rispetto a quello di molti altri Paesi europei è cosa nota, ma proviamo a superare il confronto con i vicini di casa e a fare un focus sulle differenze e le peculiarità che si riscontrano lungo lo stivale.
Infatti, non è necessario uscire dai confini per trovare regioni, gruppi sociali e categorie professionali caratterizzati da un evidente divario salariale: in questo approfondimento cercheremo di fare un quadro esaustivo sullo stipendio medio mensile in Italia nel 2026, rivolgendo una particolare attenzione agli under 30 e alle differenze tra Nord e Sud che sono ancora molto marcate.
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Lo stipendio medio in Italia è aumentato? |
Sì, ma l’aumento non basta a coprire l’inflazione |
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Quant’è lo stipendio medio in Germania per un neolaureato? |
Ammonta a circa 57.534 euro annui |
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Qual è la categoria con lo stipendio più basso in Italia? |
Il settore agricolo risulta il meno redditizio, con un lordo annuale di poco superiore a 25.000 euro |
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Cos’è il salario minimo? |
Soglia minima retributiva per i lavoratori dipendenti stabilita per legge, presente in molti paesi ma non in Italia |
Stipendio medio Italia 2026
Alcuni conflitti globali e i nuovi scenari economici impattano molto sullo stipendio medio degli italiani. A questi eventi, oggi si aggiungono anche i dazi applicati dall’amministrazione americana guidata da Donald Trump, imposte che hanno colpito tutti i paesi del mondo con ripercussioni sulle economie nazionali e la crescita globale. Oltre ad avere conseguenze sociali molto gravi, infatti, tali eventi hanno anche rallentato la crescita e introdotto un nuovo livello di complessità per paesi come il nostro che, già negli anni precedenti, facevano fatica a stare al passo con le retribuzioni.
Il recente Rapporto annuale INPS 2026 ha individuato qual è la retribuzione media annuale lorda dei lavoratori dipendenti, ovvero di 27.649 euro. Ricordiamo che per ottenere il netto, ovvero la cifra effettivamente guadagnata, bisogna ancora togliere tasse e contributi. Rispetto all’anno 2019, considerando anche la pandemia, lo stipendio risulta in crescita del 14,5%, ma questo non basta. Il lieve aumento infatti non copre la crescita dell’inflazione degli ultimi anni.
Il dato positivo riguarda i contratti a tempo indeterminato, in crescita rispetto agli anni precedenti, per cui si registra un turnover più basso in termini percentuali. Prendendo in considerazione sempre in dati INPS, nel 2025 le retribuzioni sono cresciute del 3,6% rispetto al 2024, segno che qualcosa si muove, ma ancora non è abbastanza, se compariamo questi dati con quelli europei e con l’inflazione.
In termini percentuali, l’inflazione è aumentata molto di più rispetto ai salari: nel periodo 2019-2025 la crescita del livello dei prezzi è calcolata tra il 18,2% e il 20,5% (indici FOI e IPCA). Come è facile intuire, il potere di acquisto delle famiglie italiane si erode sempre di più. Va anche considerato un altro fattore: in Italia non c’è un salario minimo per i lavoratori.
Il salario minimo in Italia non esiste: come funzionerebbe
Come abbiamo detto in Italia non esiste un salario minimo fissato a livello nazionale, ma la maggior parte dei lavoratori hanno una retribuzione minima definita dai rispettivi contratti nazionali di riferimento. Ovviamente l’Italia non è l’unico paese europeo senza un salario minimo, infatti non hanno una legge specifica in materia anche altri stati come Danimarca, Austria, Svezia e Finlandia.
Nel resto d’Europa, invece, esiste una fascia salariale minima stabilita per legge a livello nazionale. I recenti dati Eurostat rilevano che a luglio 2026 il salario minimo varia da 620 euro al mese in Bulgaria a 2.771 euro al mese del Lussemburgo. Una differenza sostanziale che dimostra quanto le economie e i salari dei singoli paesi europei siano ancora molto diversi.
Guardando all’evoluzione storica inoltre, dal 2019 ad oggi, la maggior parte dei paesi UE ha aumentato il salario minimo notevolmente. Ad esempio in Spagna è passato da 750 euro lordi mensili a circa 1.424,50 euro lordi mensili (bisogna ancora togliere quindi tasse e contributi per la cifra netta).
Perché in Italia il salario minimo non c’è? La questione è spesso al centro del dibattito politico, ma ad oggi non è presente un minimo di legge, nonostante le molte proposte. Nel nostro paese invece a stabilire le retribuzioni per i lavoratori dipendenti sono i CCNL, ovvero i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro.
Stipendio medio in Italia: netto e lordo, mensile e annuale
Prima di entrare nel merito delle cifre e calcolare la media di uno stipendio italiano è opportuno fare una breve premessa sulle terminologie che utilizzeremo. Ad alcuni potranno risultare ovvie, ma è importante ribadire e fare chiarezza:
- RGA (retribuzione globale annua): corrisponde al totale dei compensi e include anche eventuali bonus di produttività, buoni pasto e incentivi di vario genere.
- RAL (retribuzione annuale lorda): è il valore complessivo della retribuzione che il lavoratore percepirà nell’arco di un anno, e sul quale verranno calcolate le imposte.
- Stipendio netto: corrisponde allo stipendio effettivamente percepito dal dipendente e si calcola dividendo il totale dei compensi per il numero di mensilità previste dal contratto (in genere tra le 12 e le 14).
Abbiamo visto che la retribuzione media in Italia nel 2026 per i lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi gli operai agricoli e i lavoratori domestici) ammonta a 27.649 euro lordi all’anno. Facendo una stima molto approssimativa, questa cifra corrisponde a circa 1.500 euro netti mensili. Basta entrare nel dettaglio della distribuzione del reddito per rendersi conto che c’è un enorme divario tra chi guadagna cifre come queste o superiori (pochi), e chi invece percepisce cifre di gran lunga inferiori (molti): passiamo da una retribuzione media annua di 159.921 euro per i dirigenti fino ai 14.092 euro per gli apprendisti. Senza calcolare poi le grosse differenze tra lavoratori autonomi, liberi professionisti e i redditi degli imprenditori e delle aziende.
Stipendi medi a confronto: Italia vs altri Paesi
Se il dato italiano è già di per sé molto esplicativo, il confronto con gli stipendi medi registrati negli altri Paesi europei ci aiuta a contestualizzare meglio la situazione. I salari reali infatti continuano a scendere nel nostro paese (tenendo quindi conto dell’impatto dell’inflazione). L’Italia ha perso nel 2026 potere di acquisto per lo 0,9%, e si trova piuttosto in basso nella classifica degli stipendi UE, considerando che l’OCSE ha rilevato che in Europa lo stipendio medio annuo lordo va da 18.590 euro in Turchia a 107.487 euro in Svizzera.
Se il confronto con i Paesi OCSE non ci dà molte soddisfazioni, neanche quello con gli altri Paesi europei lascia grande margine all’entusiasmo: come riportato da diverse testate, c’è un divario molto esteso tra i salari di ingresso dei neolaureati in Italia con gli stessi in altri paesi UE.
Stipendi medi neolaureati in Europa (2025)
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Paese |
Stipendio annuo neolaureati (lordo) |
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Polonia |
22.875 euro |
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Spagna |
31.840 euro |
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Italia |
32.000 euro |
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Regno Unito |
38.144 euro |
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Francia |
38.750 euro |
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Belgio |
47.144 euro |
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Paesi Bassi |
47.500 euro |
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Austria |
56.950 euro |
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Germania |
57.534 euro |
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Svizzera |
89.291 euro |
Sono molti i ragionamenti che si possono fare partendo da queste cifre, a cominciare dal costo medio della vita – evidentemente più alto in certi Paesi – fino ad arrivare alla questione relativa al livello di istruzione, che vede l’Italia come fanalino di coda per la percentuale di giovani laureati.
Ciò che invece si tende a dimenticare è che, anche a parità di lordo, lo stipendio netto mensile in Italia risulta più basso rispetto ad altri Paesi: in particolare, ciò che contribuisce ad assottigliare le buste paga nel nostro paese rispetto agli altri stati è il cuneo fiscale elevato, che di fatto è la differenza tra ciò che viene pagato da noi e dal nostro datore di lavoro e ciò che ci rimane in tasca. Il divario tra Italia e UE sulla tassazione è molto ampio, per cui il nostro paese è sesto in classifica in Europa. Questo pesa non solo sulle famiglie, ma anche sulle imprese.
Ecco alcuni dati sulla pressione fiscale di uno stipendio di un lavoratore single e senza familiari a carico, in base al report Assolombardia:
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PAESE |
CUNEO FISCALE SUL COSTO DEL LAVORO |
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Belgio |
52,5% |
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Germania |
49,3% |
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Francia |
47,2% |
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Austria |
47,1% |
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Italia |
45,8% |
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Media OCSE |
35,1% |
Stipendio medio in Italia per categoria professionale
Se fino ad ora abbiamo parlato dello stipendio medio nel nostro paese in senso ampio, è il momento di entrare nel merito delle singole categorie professionali per scoprire quali sono i lavori più pagati in Italia e quali, invece, offrono stipendi molto bassi. Ecco una tabella che riassume lo stipendio netto mensile medio italiano, redatta rielaborando i dati riportati sui principali portali dedicati alla selezione del personale e alla formazione professionale:
STIPENDIO NETTO MENSILE MEDIO IN ITALIA
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Professione |
Stipendio medio |
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Hotel manager |
Circa 4.000 euro |
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Architetto |
Circa 1.700 euro |
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Medico specializzando |
Circa 1.800 euro |
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Primario ospedaliero |
Circa 5.500 euro |
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Infermiere |
Circa 1.700 euro |
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Professore universitario ordinario |
Circa 4.000 euro |
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Insegnante scuola primaria |
Circa 1.600 euro |
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Insegnante scuola secondaria |
Circa 1.700 euro |
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Operaio generico |
Circa 1.400 euro |
Naturalmente si tratta di cifre medie ma, anche considerate le dovute eccezioni, è evidente che non si tratta di stipendi da capogiro. Inoltre, scorrendo rapidamente questa tabella non si può non notare come alcune delle figure più centrali in una società moderna (infermieri e insegnanti in primis) percepiscano redditi piuttosto bassi, nonostante la loro attività richieda una formazione significativa e una buona dose di responsabilità.
Stipendio medio nelle varie regioni d’Italia
Al di là della specificità di ogni professione, la retribuzione può variare anche a seconda di dove si sceglie di svolgere il proprio lavoro: se per decenni si è parlato della cosiddetta “fuga dei cervelli” che vedeva i giovani laureati italiani fare la valigia e andare all’estero in cerca di fortuna, negli ultimi anni si è accentuato anche quello che potremmo definire un movimento migratorio interno, con i lavoratori del Sud che si spostano al Nord per cogliere nuove opportunità professionali e percepire stipendi più adeguati.
Secondo gli ultimi dati, la differenza tra le retribuzioni medie annue del Nord e quelle di Sud e isole è di circa 4.400 euro. Si tratta, naturalmente, di cifre che vanno interpretate con le dovute precauzioni: se, da una parte, il costo della vita nelle regioni del Nord è certamente più alto – e dunque uno stipendio più alto non significa per forza un guadagno reale più alto – dall’altra non si può dimenticare che in queste zone si concentrano le sedi centrali di molte grandi aziende che spaziano dal settore della finanza a quello dell’automotive, passando per le case farmaceutiche.
Ecco una tabella riassuntiva che prende in considerazione le retribuzioni globali annue (RGA) relative al 2026 di alcune regioni:
RETRIBUZIONI GLOBALI ANNUE (RGA)
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Regione |
RAL media in euro |
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Lombardia |
35.137 |
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Liguria |
34.008 |
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Trentino-Alto Adige |
33.532 |
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Lazio |
32.220 |
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Piemonte |
32.361 |
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Emilia-Romagna |
32.268 |
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Campania |
29.296 |
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Puglia |
29.076 |
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Calabria |
28.010 |
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Basilicata |
27.232 |
Stipendio medio nelle varie province italiane
E a livello locale? Secondo Truenumbers, tra le province, Milano spicca con 34.414 euro di retribuzione media annua, seguita dai lavoratori di Bolzano con 32.449 euro e da quelli di Monza-Brianza con 31.874 euro. Tra le ultime province invece ci sono Crotone (23.384 euro), Matera (23.340) e Lecce (23.001).
Stipendio medio per genere
Il divario retributivo si accentua ulteriormente se si guardano i dati relativi al cosiddetto gender pay gap, vale a dire la differenza di stipendio medio percepito da donne e uomini a parità di mansione svolta. Secondo i dati di ODM Consulting, il gender pay gap è ancora ampio in Italia, nonostante numerose iniziative per risolvere il problema.
Le donne ricevono salari inferiori rispetto ai colleghi uomini in tutti i ruoli, e i numeri del divario si misurano in termini percentuali:
- operai: -12,3%;
- dirigenti: -10,6%;
- impiegati: -10%
- quadri: -5,7%.
A questo bisogna aggiungere anche un tasso di occupazione femminile del 58% rispetto al 76% degli uomini. Infine, sono ancora poche le donne che rivestono ruoli di direzione e management: nelle imprese, solo il 2,2% delle donne ricopre la carica di Amministratrice Delegata e solo il 3,5% quella di Presidente del CdA.
Stipendio medio per fasce d’età in Italia
Anche i giovani sembrano trovarsi in una situazione più difficile rispetto ai propri genitori, tant’è che si parla sempre più spesso di “povertà lavorativa”, ovvero di persone che, pur lavorando, non percepiscono denaro a sufficienza per sostenersi. Donne e giovani sono al centro di questo scenario, per cui l’età è un fattore che influenza largamente la percezione di un salario più o meno alto.
Un lavoratore dipendente di circa 24 anni guadagna in media 24.500 euro lordi annui, mentre un lavoratore con più di 55 anni arriva a percepire anche 34.000 euro lordi. Una differenza data dalle diverse tipologie di contratti applicati, dall’anzianità lavorativa e dalla precarietà generale delle fasce più giovani.
Stipendio medio per livello d’istruzione
Nonostante si senta ripetere spesso (troppo) che studiare non serva a nulla, soprattutto per quanto riguarda le materie umanistiche, chi ha una laurea in genere guadagna di più. Secondo le recenti stime OCSE, chi possiede un titolo universitario guadagna in media il 43,6% in più rispetto a chi ha solo licenza media.
In base all’ultimo report di Almalaurea, tra i laureati che guadagnano meglio ci sono gli informatici (2.220 euro al mese in media), mentre tra quelli con gli stipendi più bassi ci sono gli insegnanti (1.323 euro).
Stipendio medio lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati
Secondo l’ultima analisi fiscale sulle dichiarazioni relative al 2025, la media dei redditi dichiarati dai contribuenti italiani è di circa 25.820 euro lordi. I lavoratori dipendenti si attestano sui 24.250, al netto dei contributi previdenziali.
I lavoratori autonomi, invece, raggiungono in media 67.510 euro (al lordo dei contributi), mentre i titolari di ditte individuali 28.550 euro. I pensionati, invece, circa 22.390 euro.
Stipendio medio nel settore privato e pubblico
Storicamente il settore pubblico è sempre stato considerato quello del “lavoro sicuro” non solo per la solidità dei contratti proposti ma anche per le retribuzioni, i dati oggi raccontano una storia un po’ diversa. Se la retribuzione media di un dipendente pubblico, secondo i dati INPS riferiti al 2024, è di circa 35.350 euro lordi all’anno. Senza contare che lo stipendio aumenta al crescere dell’età ed è statisticamente più alto per il genere maschile.
Per quanto riguarda il settore privato la forbice è molto ampia e dipende dal comparto del quale si fa parte: le retribuzioni globali annue (RGA) per il 2026 rilevate sono di circa 32.991 euro lordi annui, ma variano di molto in base al contesto.
Come e dove investire parte del proprio stipendio?
Indipendentemente dalle differenze di stipendio medio, in Italia molti lavoratori condividono la stessa (brutta) abitudine: tenere i soldi sul conto corrente, una scelta che non solo contribuisce ad erodere il valore dei nostri risparmi ma ci impedisce di pianificare il futuro con serenità. Se investire in ETF rimane, dal nostro punto di vista, una soluzione alla portata di tutti che può offrire vantaggi interessanti (non ultima la possibilità ottenere un portafoglio diversificato senza dover investire somme astronomiche), esistono altre modalità per investire una parte del proprio stipendio e metterlo a frutto. Vediamo quali sono le principali.
1. Investimenti immobiliari
Chi segue queste pagine da tempo sa bene che investire nel mattone non è, a nostro avviso, una scelta adatta a tutti, ma si tratta di un asset finanziario interessante perché può generare una rendita mensile. Chi decidesse di optare per questo genere di investimenti dovrà però accertarsi di aver trovato la casa o l’immobile adatto e non avere fretta di rientrare nelle spese, poiché i costi possono essere molto elevati in termini di tasse e oneri fiscali.
2. Investimenti fai da te
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4. ETF (Exchange-Traded Funds)
Gli ETF (Exchange-Traded Funds) sono strumenti di investimento che replicano la performance di un indice di mercato, quali il S&P 500 o il FTSE MIB. Questi fondi si distinguono per la loro quotazione in borsa, consentendo acquisto e vendita in tempo reale a prezzi correnti di mercato. La struttura degli ETF combina le caratteristiche dei fondi comuni di investimento, come la diversificazione, con la liquidità e la flessibilità tipiche delle azioni. Un vantaggio significativo degli ETF è rappresentato dai bassi costi di gestione, rendendoli opzioni economicamente vantaggiose per gli investitori. È importante, tuttavia, riconoscere che gli ETF, analogamente ad altri strumenti di investimento, sono soggetti a rischi di mercato, inclusa la potenziale variazione del valore dell’investimento in risposta alle dinamiche di mercato.
Domande frequenti (FAQ)
Qual è lo stipendio medio lordo in Italia?
Secondo i dati INPS, la retribuzione media in Italia per i lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi gli operai agricoli e i lavoratori domestici) ammonta a 27.649 euro all’anno.
Con RAL (Retribuzione Annuale Lorda) si intende il valore comprensivo della retribuzione, sulla quale si calcolano le imposte. Con RGA (Retribuzione Globale Annuale) si intende invece il totale dei compensi, compresi anche eventuali bonus una tantum o incentivi che il lavoratore potrebbe percepire.
In Italia in media un insegnante percepisce uno stipendio di poco superiore ai 25.000 euro all’anno.
Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia si guadagna in media al mese 1500-1600 euro netti, ma molto dipende dall’attività svolta e dalle addizionali Irpef locali.
In base ai dati Indeed, lo stipendio medio di un impiegato in Italia è di circa 30.000 euro, ma per i casi specifici bisogna poi tenere presenti diverse variabili come il settore, l’età, il genere e la zona.
La definizione di buono stipendio in Italia dipende dalle esigenze personali, ad ogni modo per un single può essere un reddito netto mensile di almeno 1.600 euro, mentre per una famiglia di 4 persone servirebbe un reddito complessivo di almeno 4.000 euro al mese.
Dipende dal settore, dal ruolo ricoperto e da molte altre variabili. La retribuzione lorda media annua è di 27.649 euro, a cui bisogna togliere tasse e contributi.




