Questa settimana abbiamo assistito a un brusco calo dei mercati. Vogliamo quindi analizzare i fattori che lo hanno determinato e capire quali implicazioni possa avere per le nostre valutazioni.
La volatilità di questa settimana non è arrivata del tutto inaspettata. Nelle ultime settimane sono aumentate le preoccupazioni degli investitori riguardo al cosiddetto “AI Trade”, ovvero gli investimenti legati all’Intelligenza Artificiale. Questo ha contribuito a indebolire il Nasdaq, l’indice statunitense a forte componente tecnologica, che ha perso il 15% rispetto ai recenti massimi di ottobre.
Altri mercati hanno registrato ribassi ancora più marcati negli ultimi mesi. L’indice azionario coreano, ad esempio, ha perso il 36% dal picco di giugno alla fine di ottobre. Dopo i movimenti di questa settimana, si trova il 44% al di sotto dei recenti massimi. Riteniamo quindi che le aspettative sulla crescita dell’Intelligenza Artificiale fossero già state riviste al ribasso prima delle turbolenze di questa settimana.
Il calo dei mercati ha coinciso con i risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, nelle quali gli elettori hanno espresso un giudizio decisamente negativo nei confronti di chi era al governo. I Democratici hanno riconquistato il controllo sia della Camera dei Rappresentanti sia del Senato. La costruzione di data center è stata uno dei temi centrali della campagna elettorale, con i Democratici che hanno sostenuto la necessità di rallentarne l’espansione o, in alcune regioni, di introdurre una moratoria sui nuovi progetti.
Allo stesso tempo, i bruschi movimenti dei prezzi azionari di questa settimana suggeriscono la presenza di un elevato ricorso alla leva finanziaria sui mercati azionari. I dati indicano che gli investitori retail utilizzano sempre più spesso le opzioni sulle azioni nel tentativo di amplificare i propri rendimenti. Questo fenomeno può accentuare le oscillazioni dei prezzi azionari durante le fasi di volatilità.
Qual è la nostra valutazione?
Riteniamo che il sentiment di mercato rimanga fragile, ma che i fondamentali economici continuino a essere piuttosto solidi. Gli utili aziendali si mantengono robusti: nel terzo trimestre, quelli delle società dell’S&P 500 sono cresciuti di circa il 30% su base annua. Una parte di questa crescita riflette l’aumento dei prezzi del petrolio, ma il quadro sottostante rimane positivo.
Anche le aspettative degli analisti per il 2027 sono, almeno per il momento, favorevoli, con una crescita degli utili a doppia cifra prevista sia negli Stati Uniti sia in Europa. La combinazione tra una solida crescita degli utili e la debolezza dei mercati ha determinato una riduzione delle valutazioni azionarie. Il rapporto prezzo/utili prospettico (forward P/E) delle azioni globali è ora inferiore alla media degli ultimi dieci anni.
Riteniamo che i risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti possano portare a un rallentamento dell’espansione dei data center nel Paese e, probabilmente, a una maggiore regolamentazione. Non crediamo, tuttavia, che questo possa compromettere le prospettive di sviluppo dell’Intelligenza Artificiale.
I politici hanno interesse a promuovere la crescita economica, creare posti di lavoro e ridurre il costo della vita per i propri elettori. Non si tratta di una sfida semplice, ma ci aspettiamo che cerchino comunque di incentivare gli investimenti, seppure con un sostegno inferiore rispetto a quello che avrebbero potuto offrire in passato.
Gli investitori nei data center dovranno probabilmente destinare più risorse del previsto alla fornitura di energia e servizi essenziali, impegnandosi maggiormente per evitare che la domanda di elettricità e acqua da parte delle infrastrutture si traduca in costi più elevati per le famiglie delle aree interessate.
Un’espansione più graduale potrebbe rivelarsi più sostenibile, attenuando i timori che gli hyperscaler, i grandi operatori delle infrastrutture cloud, possano consumare troppa liquidità e troppo rapidamente nella loro corsa alla crescita.
Riteniamo che le domande fondamentali non siano cambiate nell’ultima settimana: i fornitori di modelli linguistici di grandi dimensioni, come Anthropic e OpenAI, riusciranno a ottenere rendimenti adeguati dai propri investimenti? Gli utenti finali traggono un beneficio concreto da questi prodotti e servizi e sono disposti a pagarli? Per il momento, continuiamo a ritenere che la risposta a entrambe le domande sia positiva.
È interessante osservare, inoltre, come il calo dei mercati azionari abbia coinciso con una revisione delle aspettative sui tassi di interesse. Gli investitori prevedono ora un numero leggermente inferiore di rialzi dei tassi rispetto a tre settimane fa.
A nostro avviso, questa dinamica è comprensibile. Gli investimenti nell’Intelligenza Artificiale hanno rappresentato un importante motore della crescita globale e, di conseguenza, un rallentamento della spesa in questo settore dovrebbe tradursi in una crescita economica più contenuta. È un fenomeno che le banche centrali probabilmente seguiranno con attenzione nei prossimi mesi.
Infine, il quadro geopolitico rimane molto incerto. I negoziati tra Iran e Stati Uniti, condotti attraverso intermediari, sono ancora in corso, ma il rischio di una nuova escalation resta concreto.
Cosa significa per i portafogli?
Le fasi di volatilità dei mercati possono essere difficili da affrontare, ma il nostro obiettivo rimane quello di mantenere un orientamento di lungo periodo. È un principio che ha sempre guidato il nostro approccio, ma che è diventato ancora più importante in un contesto in cui la tecnologia consente agli operatori di mercato di agire sempre più rapidamente e con minori ostacoli operativi.
Dal punto di vista della ricerca, manteniamo una visione positiva sulle prospettive di crescita degli utili aziendali. Permangono diversi rischi per la crescita, dalle tensioni geopolitiche ai tassi di interesse elevati, fino a un possibile calo degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Tuttavia, il nostro scenario di base prevede una crescita soddisfacente sia delle economie sia degli utili aziendali nel 2027.
Nel valutare il posizionamento dei portafogli, teniamo conto dei nostri benchmark interni e degli obiettivi di volatilità. In questo contesto, riteniamo di avere margine per aumentare l’esposizione azionaria, qualora questa scelta risulti coerente con le indicazioni della nostra ricerca.
Continuiamo inoltre a considerare la diversificazione un elemento fondamentale, sia a livello geografico sia tra fattori di investimento e asset class. È interessante osservare, ad esempio, come il mercato obbligazionario abbia mostrato una buona tenuta nelle ultime due settimane. Inoltre, con la crescente concentrazione dei mercati azionari, mantenere un’adeguata diversificazione anche all’interno della componente azionaria è diventato ancora più importante.
Riteniamo che la volatilità di breve periodo possa talvolta creare opportunità per gli investitori con un orizzonte di lungo termine. Le oscillazioni dei mercati potrebbero proseguire ancora per qualche tempo, ma al momento continuiamo a osservare un quadro macroeconomico complessivamente favorevole, una solida crescita degli utili e valutazioni azionarie più interessanti.
Si tratta di ipotesi che continueremo a discutere e mettere alla prova. Tuttavia, alla luce di queste valutazioni, stiamo riflettendo su quando e come aumentare l’esposizione azionaria, piuttosto che ridurla.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.





