Le IPO possono influenzare il tuo portafoglio?

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La quotazione di SpaceX ha riacceso l’attenzione degli investitori sulle grandi IPO e sul loro possibile impatto sui mercati. E potrebbe essere solo l’inizio. Nei prossimi mesi sono attese anche le quotazioni di Anthropic e OpenAI e, considerando anche il recente aumento di capitale di Alphabet, le nuove emissioni azionarie negli Stati Uniti potrebbero superare i 330 miliardi di dollari.

A questo si aggiunge un altro elemento importante: entro la fine di novembre verranno progressivamente sbloccate azioni SpaceX per circa 800 miliardi di dollari, oggi soggette a vincoli di vendita (lock-up). Tutto questo potrebbe influenzare la liquidità disponibile sui mercati e, di conseguenza, anche i portafogli degli investitori. Ma quanto bisogna preoccuparsi?

Per capire le IPO bisogna guardare alla liquidità

Quando si analizza una quotazione, è naturale concentrarsi sulla valutazione della società: il prezzo è giusto? È troppo caro? Ha ancora margini di crescita? C’è però un altro aspetto, spesso trascurato, che può essere altrettanto importante: la liquidità.

Per acquistare le azioni di una nuova società, infatti, molti investitori devono prima vendere altri titoli presenti in portafoglio. Più grande è l’IPO, maggiore può essere questo effetto. In altre parole, una grande quotazione non influenza soltanto il prezzo della società che debutta in Borsa, ma può avere ripercussioni anche sul resto del mercato.

È proprio con questa chiave di lettura che conviene analizzare il caso SpaceX.

Il debutto di SpaceX

SpaceX si è quotata al Nasdaq il 12 giugno 2026, raccogliendo circa 85,7 miliardi di dollari grazie anche all’esercizio integrale dell’opzione di greenshoe. Si tratta della più grande IPO della storia, ben oltre il precedente record detenuto da Saudi Aramco nel 2019.

La domanda è stata molto elevata: secondo diverse stime gli ordini hanno superato di oltre tre volte le azioni disponibili. Un risultato importante, anche se non eccezionale rispetto ad altre grandi IPO del settore tecnologico.

Come spesso accade nelle nuove quotazioni americane, il titolo ha mostrato un’elevata volatilità fin dai primi giorni di contrattazione. Dopo un forte rialzo iniziale, il prezzo ha rapidamente corretto parte dei guadagni prima di stabilizzarsi.

Questa dinamica è piuttosto comune nelle IPO e, da sola, dice poco sul valore di lungo periodo dell’azienda.

La quotazione è solo l’inizio

C’è però un elemento che molti investitori tendono a sottovalutare. Con l’IPO è stato collocato sul mercato solo circa il 4% delle azioni complessive di SpaceX. La maggior parte dei titoli resta infatti nelle mani dei fondatori e degli investitori iniziali ed è ancora soggetta ai cosiddetti lock-up, periodi durante i quali non è possibile vendere le azioni. Nel caso di SpaceX, questi vincoli verranno rimossi gradualmente nei prossimi mesi.

Se una parte significativa degli azionisti decidesse di vendere una volta terminato il lock-up, sul mercato potrebbe arrivare un numero molto elevato di azioni, aumentando l’offerta e creando pressione sul prezzo del titolo.

Per questo motivo, gli investitori continueranno a monitorare con attenzione le prossime finestre di sblocco delle azioni: il vero impatto della quotazione potrebbe non essersi ancora esaurito.

L’effetto SpaceX sul resto del mercato

La domanda più interessante non è tanto come si sia comportato il titolo SpaceX nei primi giorni di Borsa, quanto se una quotazione di queste dimensioni abbia avuto effetti sul resto del mercato.

In altre parole: gli investitori hanno dovuto vendere altre azioni per trovare le risorse necessarie ad acquistare SpaceX?

La risposta sembra essere sì, almeno in parte.

Diversi indicatori suggeriscono che, nei giorni precedenti alla quotazione, molti investitori abbiano ridotto l’esposizione verso le principali società tecnologiche americane. Anche alcuni hedge fund hanno alleggerito le posizioni, mentre gli investitori retail hanno registrato una delle più intense ondate di vendite degli ultimi anni.

Le cosiddette “Magnifiche 7” (Apple, Microsoft, Nvidia, Amazon, Alphabet, Meta e Tesla) hanno tutte chiuso la settimana precedente all’IPO in ribasso, contribuendo a una perdita di oltre 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione complessiva del settore tecnologico.

Detto questo, attribuire tutto alla quotazione di SpaceX sarebbe eccessivo.

Nello stesso periodo, infatti, hanno pesato anche altri fattori, come risultati societari che hanno deluso le aspettative degli investitori sull’Intelligenza Artificiale e dati macroeconomici americani migliori del previsto, che hanno spinto al rialzo i rendimenti obbligazionari.

Più che aver provocato la correzione, quindi, SpaceX sembra aver amplificato un movimento che era già in corso.

Una raccolta enorme, ma non abbastanza da cambiare il mercato

Gli 85,7 miliardi di dollari raccolti rappresentano un importo record. Tuttavia, se confrontati con le dimensioni dei mercati finanziari, risultano meno impressionanti di quanto possano sembrare.

Per fare un esempio, nei fondi monetari americani sono oggi parcheggiati circa 8.000 miliardi di dollari. La raccolta di SpaceX rappresenta quindi poco più dell’1% di quella liquidità.

Il vero interrogativo riguarda piuttosto il futuro. Se nei prossimi mesi dovessero quotarsi anche OpenAI e Anthropic, il fabbisogno complessivo di capitale potrebbe diventare molto più significativo, aumentando la competizione per la liquidità disponibile.

Cosa cambia per gli investitori passivi

L’impatto più concreto per molti investitori non deriva però dalla quotazione in sé, bensì dall’ingresso di SpaceX negli indici azionari.

Quando una società entra a far parte di un indice come il Nasdaq-100, gli ETF e i fondi indicizzati che lo replicano ne acquistano automaticamente le azioni per allinearsi alla nuova composizione dell’indice. Questo genera flussi di capitale indipendenti dalle valutazioni della società.

Nel caso di SpaceX, quasi tutti i principali fornitori di indici hanno deciso di includere rapidamente il titolo nei propri benchmark.

Fanno eccezione gli indici S&P, che richiedono almeno dodici mesi di quotazione e il rispetto di specifici criteri di redditività prima di ammettere una nuova società nell’S&P 500.

Un peso ancora limitato

Nonostante la sua enorme capitalizzazione, il peso iniziale di SpaceX negli indici resta relativamente contenuto.

Il motivo è semplice: solo una piccola parte delle azioni è effettivamente negoziabile sul mercato (free float), mentre la maggioranza resta nelle mani degli azionisti storici.

Con il progressivo sblocco delle azioni oggi soggette ai lock-up, il peso di SpaceX negli indici potrebbe aumentare nel tempo, costringendo gli ETF a incrementare gradualmente la propria esposizione.

Per ora, però, l’impatto sui portafogli degli investitori passivi rimane relativamente limitato.

Il vero tema non sono le IPO, ma la scarsità di azioni

Per capire l’impatto delle grandi IPO bisogna fare un passo indietro e guardare a una tendenza più ampia.

Da un lato, quotazioni come quella di SpaceX aumentano il numero di azioni disponibili sul mercato e assorbono liquidità. Dall’altro, però, esistono forze molto più potenti che vanno nella direzione opposta.

Le due principali sono i buyback (i riacquisti di azioni proprie da parte delle aziende) e il calo del numero di società quotate.

I buyback continuano a sostenere il mercato

Negli ultimi anni le società americane hanno riacquistato quantità record di proprie azioni.

Solo nel 2025 i buyback delle società dell’S&P 500 hanno superato i 1.000 miliardi di dollari, un massimo storico, e il 2026 è iniziato con un ritmo ancora più sostenuto.

Per gli investitori questo è un fattore importante. Quando un’azienda riacquista le proprie azioni, infatti, riduce il numero di titoli disponibili sul mercato. In altre parole, diminuisce l’offerta proprio mentre la domanda continua a crescere, sostenuta soprattutto dagli ETF e dai fondi indicizzati.

Questo crea un supporto strutturale per il mercato azionario.

Negli ultimi mesi alcuni osservatori hanno espresso preoccupazione per il fatto che le grandi società tecnologiche stiano destinando una parte crescente delle proprie risorse agli investimenti in Intelligenza Artificiale, riducendo così la capacità di effettuare buyback.

Secondo diversi analisti, tuttavia, questo rischio appare almeno in parte compensato dal fatto che molte altre aziende stanno aumentando i propri programmi di riacquisto, mantenendo elevata la domanda complessiva di azioni.

Sempre meno società quotate

Accanto ai buyback esiste un’altra tendenza ancora più importante. Negli ultimi trent’anni il numero di società quotate nelle principali Borse dei Paesi sviluppati è diminuito in modo significativo.

Negli Stati Uniti, ad esempio, a metà degli anni Novanta erano quotate quasi 8.000 società. Oggi sono poco più di 4.000.

Anche il numero di nuove quotazioni è diminuito drasticamente rispetto al passato. Se negli anni Ottanta e Novanta gli Stati Uniti registravano mediamente oltre 300 IPO all’anno, oggi il ritmo è molto più contenuto.

La situazione è simile anche in Europa, con mercati come quello britannico e tedesco che hanno visto ridursi sensibilmente il numero delle società quotate.

Le ragioni sono diverse. Molte aziende vengono acquisite da concorrenti o da fondi di private equity e lasciano la Borsa. Altre scelgono di rimanere private più a lungo, evitando i costi e gli obblighi legati alla quotazione.

Il risultato è che gli investitori si trovano oggi a distribuire il proprio capitale su un universo di società quotate più ristretto rispetto al passato.

Una domanda che continua a crescere

Nel frattempo, però, il numero di investitori continua ad aumentare.

La diffusione degli ETF e dei fondi indicizzati ha reso più semplice investire sui mercati azionari e ha contribuito ad alimentare flussi costanti di capitale.

Il risultato è una dinamica particolare: sempre più denaro si concentra su un numero relativamente limitato di società, soprattutto quelle di grandi dimensioni.

Da questo punto di vista, IPO come quella di SpaceX non rappresentano tanto un problema, quanto una nuova opportunità per assorbire parte della crescente domanda degli investitori.

Gli ETF dedicati alle IPO possono essere una soluzione?

Chi vuole investire nelle società appena quotate può farlo anche attraverso ETF specializzati nelle IPO.

Questi strumenti investono nelle aziende che hanno debuttato in Borsa negli ultimi anni, offrendo un’esposizione diversificata a un segmento del mercato spesso caratterizzato da forte innovazione e potenziale di crescita.

Tuttavia, è importante ricordare che le nuove quotazioni tendono a essere più volatili rispetto al mercato nel suo complesso. Inoltre, molte IPO arrivano in Borsa quando le aspettative degli investitori sono già molto elevate, rendendo più difficile ottenere rendimenti superiori nel lungo periodo.

Per questo motivo, gli ETF dedicati alle IPO possono rappresentare una componente complementare del portafoglio, ma difficilmente sostituiscono un’esposizione azionaria ben diversificata.

Cosa significa tutto questo per gli investitori?

La quotazione di SpaceX rappresenta un evento storico per i mercati finanziari, ma il suo impatto va ben oltre il successo della singola società.

Le grandi IPO possono assorbire liquidità nel breve periodo e influenzare temporaneamente l’andamento di altri titoli, soprattutto quando arrivano in un contesto di valutazioni elevate e forte concentrazione del mercato.

Allo stesso tempo, però, queste operazioni aumentano il numero di società disponibili per gli investitori in una fase in cui le aziende quotate sono sempre meno e la domanda di azioni continua a crescere.

In altre parole, il tema non è tanto se una singola IPO possa cambiare la direzione dei mercati, quanto come si inserisca in un equilibrio più ampio tra domanda e offerta di capitale.

Per chi investe con un orizzonte di lungo periodo, la lezione resta la stessa: evitare di concentrarsi sull’entusiasmo dei primi giorni di contrattazione e valutare piuttosto la capacità dell’azienda di creare valore nel tempo.

Come dimostrano molte IPO del passato, i movimenti delle prime settimane possono essere spettacolari, ma sono i fondamentali a determinare i rendimenti nel lungo periodo.

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