A settembre il Regno Unito dovrebbe avere, ancora una volta, un nuovo Primo Ministro. Andy Burnham è infatti destinato a diventare il settimo capo di governo britannico dal 2016 e il quarto da quando Giorgia Meloni è entrata a Palazzo Chigi nell’ottobre 2022.
Di fronte all’ennesimo cambio di leadership, la domanda per gli investitori è sempre la stessa: quanto conta davvero per i mercati? La nostra risposta, almeno nel breve periodo, è: probabilmente meno di quanto si pensi.
Non riteniamo che il nuovo Primo Ministro disponga di strumenti particolarmente efficaci per accelerare rapidamente la crescita economica. È probabile che vengano prese in considerazione alcune misure fiscali, incluso un aumento delle imposte, ma difficilmente queste avranno un impatto tale da modificare in modo sostanziale il quadro economico del Paese. Lo scenario più probabile è quindi quello della continuità, magari accompagnata da una comunicazione più ottimistica rispetto a quella adottata finora dal governo guidato da Keir Starmer e Rachel Reeves.
Perché questa valutazione? Innanzitutto perché il carico fiscale nel Regno Unito è già elevato rispetto agli standard storici, misurato come quota del gettito fiscale sul Pil. Inoltre, la base imponibile è relativamente ristretta: una quota limitata di contribuenti versa una parte molto significativa dell’imposta sul reddito.
C’è poi una questione ancora più importante: da dove arriva la crescita economica? La nostra opinione è che sia soprattutto il settore privato a trainare l’attività economica. Oltre una certa soglia, un ampliamento del ruolo dello Stato tende a produrre benefici sempre più limitati.
Naturalmente questa non è l’unica possibile interpretazione. Il nuovo governo potrebbe adottare un approccio diverso e aumentare la pressione fiscale più di quanto oggi il mercato si aspetti. Tuttavia, riteniamo che una volta confrontatosi con i vincoli della finanza pubblica, anche il nuovo Primo Ministro scoprirà che le possibilità di aumentare stabilmente il gettito fiscale e accelerare la crescita nel breve periodo sono piuttosto limitate. L’esperienza del governo di Liz Truss continua a rappresentare un monito per chiunque voglia tentare cambiamenti troppo radicali.
Un’area in cui potrebbero invece esserci margini di intervento riguarda gli investimenti pubblici. Sebbene Burnham abbia dichiarato di voler mantenere le attuali regole fiscali, alcuni suoi consiglieri informali hanno suggerito di modificarle per favorire maggiori investimenti in infrastrutture e capitale produttivo.
Riteniamo che questa possa essere una scelta sensata e probabilmente ben accolta dai mercati finanziari. Non cambierà le prospettive di crescita nell’immediato, ma potrebbe contribuire a rafforzarle nel lungo periodo.
Quali conclusioni possono trarre gli investitori?
Nel breve termine, il nuovo governo resterà probabilmente influenzato soprattutto dall’andamento dell’economia globale. La recente discesa del prezzo del petrolio potrebbe contribuire ad alleggerire, nei prossimi mesi, il costo dell’energia per famiglie e imprese, anche se gli effetti non saranno immediati.
Sul fronte della politica economica ci aspettiamo qualche aumento delle imposte, soprattutto per rafforzare la credibilità fiscale del nuovo esecutivo, ma con un impatto limitato sui conti pubblici. Al tempo stesso vediamo spazio per incentivare maggiori investimenti in conto capitale, una misura che potrebbe sostenere la crescita di lungo periodo, pur tenendo conto degli elevati costi di realizzazione delle infrastrutture nel Regno Unito.
Nel complesso, questo scenario dovrebbe contribuire a mantenere relativamente stabili i rendimenti dei titoli di Stato britannici. Una buona notizia per gli investitori obbligazionari, anche se potrebbe deludere chi spera che un cambio di leadership politica sia sufficiente, da solo, a modificare profondamente le prospettive economiche del Paese.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.





