Per gran parte della storia moderna dei mercati finanziari, gli investitori hanno visto crescere le grandi aziende una volta già quotate. Microsoft è arrivata in Borsa nel 1986, Amazon nel 1997 e Google nel 2004. Persino Tesla, oggi una delle società più capitalizzate al mondo, ha trascorso anni sui mercati pubblici prima di raggiungere le dimensioni attuali. La prossima generazione di colossi tecnologici potrebbe seguire un percorso molto diverso.
Dopo l’Initial Public Offering (IPO) di SpaceX, anche OpenAI e Anthropic potrebbero approdare sui mercati pubblici nei prossimi mesi o anni. Insieme, queste società potrebbero arrivare alla quotazione con una valutazione complessiva vicina ai 4.000 miliardi di dollari. In altre parole, potrebbero già essere tra le aziende più grandi del mondo prima ancora che la maggior parte degli investitori abbia la possibilità di acquistarne le azioni.
Questo apre una domanda interessante. Se la fase più importante della creazione di valore avviene ormai nei mercati privati, quale ruolo resta ai mercati pubblici?
Tradizionalmente, le Borse servivano anche a fornire capitale alle imprese per finanziare la crescita. Gli investitori accettavano i rischi associati alle aziende più giovani in cambio della possibilità di partecipare alla loro espansione nel lungo periodo. Oggi, però, molte delle società tecnologiche più innovative rimangono private molto più a lungo, sostenute da ampie disponibilità di capitale di rischio, fondi sovrani e investitori privati.
Quando arrivano in Borsa, queste aziende possono già contare su milioni di clienti, marchi globali e valutazioni che si misurano in centinaia di miliardi di dollari.
I provider di indici si stanno adattando al nuovo scenario
Per gli investitori, tuttavia, un altro cambiamento potrebbe essere ancora più importante. Storicamente, le società appena quotate dovevano spesso attendere mesi o anni prima di entrare nei principali indici di mercato. Questo lasciava agli investitori il tempo necessario per analizzare i risultati finanziari, comprendere il modello di business e formulare un giudizio sulla valutazione.
Oggi, però, questo processo potrebbe accelerare. Le recenti modifiche alle regole del Nasdaq consentono alle IPO di dimensioni eccezionali di essere valutate per l’inclusione negli indici molto più rapidamente rispetto al passato. In determinate circostanze, una società appena quotata può essere esaminata nel giro di pochi giorni e aggiunta al Nasdaq-100 nel giro di poche settimane.
La ragione è semplice. I provider di indici si trovano sempre più spesso di fronte a un dilemma: se una società da 1.000 o 2.000 miliardi di dollari resta esclusa dai principali benchmark per diversi mesi, quegli stessi benchmark rischiano di rappresentare meno fedelmente il mercato che dovrebbero replicare.
Di fatto, la crescita delle mega-società private sta costringendo i provider di indici ad adattarsi. Questo significa che gli investitori che detengono fondi passivi potrebbero ottenere esposizione a società come SpaceX, OpenAI o Anthropic molto più rapidamente di quanto accaduto in passato. In alcuni casi, un’azienda potrebbe passare dalla proprietà privata ai portafogli di milioni di investitori attraverso ETF e fondi indicizzati nel giro di poche settimane.
I pesi iniziali di queste società negli indici potrebbero non essere particolarmente elevati. Anche considerate insieme, queste aziende potrebbero rappresentare inizialmente solo una quota relativamente contenuta del Nasdaq-100. Ma non è questo l’aspetto più interessante della vicenda. Il vero cambiamento è la progressiva riduzione della distanza tra mercati privati, mercati pubblici e investimento passivo.
Per decenni, sono state le aziende ad adattarsi alle regole dei mercati pubblici. Oggi, invece, i provider di indici sono sempre più divisi su come gestire le grandi società private una volta che queste arrivano in Borsa.
Un nuovo ruolo per i mercati pubblici?
Questo apre una riflessione più ampia. Se venture capital, fondi sovrani e investitori privati intercettano gran parte della fase di crescita, mentre gli investitori quotati entrano in gioco solo quando le aziende hanno già raggiunto valutazioni da mille miliardi di dollari, i mercati pubblici stanno diventando meno uno strumento di raccolta di capitale e più un meccanismo per distribuire la proprietà delle imprese?
La questione non è stabilire se SpaceX, OpenAI o Anthropic meritino le valutazioni di cui si parla oggi. Saranno i mercati a deciderlo. La domanda più interessante è un’altra: gli investitori stanno gradualmente perdendo l’accesso alle fasi iniziali (e potenzialmente più redditizie) della crescita aziendale?
In passato le aziende diventavano giganti dopo la quotazione. La prossima generazione potrebbe diventarlo prima. Il dibattito non riguarda più soltanto le valutazioni di queste società, ma anche il modo in cui i mercati pubblici dovrebbero integrarle una volta arrivate in Borsa. Con l’approdo sui mercati pubblici di aziende private da mille miliardi di dollari, i provider di indici si trovano sempre più spesso a dover bilanciare due obiettivi in tensione tra loro: rappresentare fedelmente il mercato e preservare i criteri che hanno storicamente governato l’inclusione negli indici.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.




