La corsa all’IA accelera

di

⏳ Tempo di lettura: 4 minuti

Con così tanta attenzione concentrata sull’IPO di SpaceX, alcuni altri sviluppi nei mercati dei capitali hanno ricevuto meno attenzione di quanto probabilmente meritassero. SpaceX ha realizzato la più grande quotazione della storia, ma non è stato il più grande aumento di capitale azionario del secondo trimestre. Quel primato è andato ad Alphabet, che a giugno ha raccolto circa 85 miliardi di dollari (anche se circa 40 miliardi potranno essere collocati sul mercato nel tempo).

Tra le società non quotate, anche Anthropic e OpenAI hanno raccolto nuovi capitali in misura significativa. Allo stesso tempo, i grandi gruppi tecnologici hanno fatto ricorso ai mercati obbligazionari: basti pensare alla recente emissione di debito da 25 miliardi di dollari di Nvidia e alle emissioni ancora più consistenti realizzate da Amazon e Alphabet all’inizio dell’anno.

Le grandi aziende tecnologiche stanno investendo in modo aggressivo nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (IA) e, almeno per il momento, gli investitori sembrano disposti a finanziare questa corsa.

Possiamo osservare gli effetti di questa dinamica in diversi indicatori. Il grafico seguente mostra, ad esempio, gli investimenti in capitale fisso del settore tecnologico statunitense come percentuale delle vendite e della generazione di cassa. È probabile che questi valori continuino a crescere. Le stime indicano che la spesa per investimenti dei cosiddetti hyperscaler potrebbe superare i 1.000 miliardi di dollari nel 2026.

Possiamo osservare l’impatto di questa tendenza anche nei dati macroeconomici. Il grafico seguente mostra la spesa per data center come percentuale del Pil. Negli ultimi cinquant’anni si è registrato un incremento graduale, ma più recentemente la crescita ha subito una forte accelerazione, portando questa quota oltre i massimi raggiunti durante il boom di Internet.

Tutto questo rappresenta un cambiamento significativo nel modo in cui gli investitori guardano a molte aziende tecnologiche.

Negli ultimi dieci anni, il settore tecnologico è stato spesso considerato “asset-light”, ovvero caratterizzato da investimenti relativamente contenuti in infrastrutture e attività materiali. Come mostra il grafico precedente, oggi non è più così. Lo stesso grafico evidenzia però che, almeno a livello aggregato, non è sempre stato diverso. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila, le aziende tecnologiche destinavano una quota significativa delle proprie vendite e dei propri flussi di cassa agli investimenti. Forse siamo stati portati a considerare il settore tecnologico come “asset-light” semplicemente perché ci siamo concentrati troppo sull’ultimo decennio.

Essere asset-light ha certamente favorito gli investitori tecnologici negli ultimi anni. Il grafico seguente confronta il Return on Equity (ROE), una misura ampia della capacità di un’impresa di creare valore, tra le aziende tecnologiche e quelle non tecnologiche nel mercato azionario statunitense. Possiamo osservare come il divario tra i due gruppi si sia ampliato in modo significativo dopo la crisi finanziaria globale.

Tuttavia, con l’aumento degli investimenti, potremmo entrare in una fase in cui la redditività di queste aziende tende a ridursi. Non si tratta necessariamente di uno scenario negativo. Da una prospettiva di lungo termine, si potrebbe sostenere che le imprese debbano investire nelle nuove tecnologie per evitare di diventare obsolete e per creare nuove opportunità di crescita.

Allo stesso tempo, possiamo osservare come gli utili del settore tecnologico siano cresciuti in modo significativo (si veda il grafico seguente), soprattutto negli ultimi due anni.

Cosa significa tutto questo per chi investe?

Le nuove tecnologie richiedono investimenti iniziali significativi in ricerca e sviluppo e nella costruzione delle infrastrutture necessarie per dimostrarne l’efficacia e successivamente ampliarne la diffusione. Riteniamo di trovarci ancora nelle prime fasi di questo processo di espansione e stiamo assistendo a una raccolta di capitali senza precedenti da parte delle aziende tecnologiche per finanziarlo. Questo sta influenzando l’intera catena di fornitura del settore tecnologico e contribuendo in modo significativo alla crescita economica, in particolare negli Stati Uniti.

Molto spesso il dibattito si concentra sulle valutazioni di mercato di queste società. A nostro avviso, però, la questione più importante riguarda la capacità di ampliare l’infrastruttura necessaria a sostenere l’Intelligenza Artificiale e la crescita della domanda finale.

Le aziende riusciranno a realizzare la capacità prevista nei tempi stabiliti, considerando i vincoli legati, ad esempio, alla disponibilità di energia? E, una volta costruita questa capacità, esisterà davvero una domanda sufficiente per utilizzarla?

Finora ci sono alcuni motivi di ottimismo. Abbiamo assistito a una significativa diffusione dei Large Language Models (LLM) tra imprese e consumatori e riteniamo che questa tendenza possa continuare nel breve termine. Continueremo comunque a monitorare attentamente l’evoluzione del settore.

Hai trovato questo contenuto interessante?

Hai già votato, grazie!

*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.