Molto prima che un essere umano metta piede su Marte, il mondo avrà il suo primo trilionario. Il 12 giugno, sotto il ticker SPCX sul Nasdaq, SpaceX farà il suo debutto in Borsa con un’offerta che potrebbe raggiungere i 75 miliardi di dollari, due volte e mezzo i 29 miliardi raccolti da Saudi Aramco nel 2019, fino ad oggi la più grande Offerta Pubblica Iniziale (IPO) della storia. La valutazione inizialmente indicata di 1.750 miliardi è già salita, secondo Bloomberg, a oltre 2.000 miliardi, che porterebbe SpaceX tra le aziende di maggiore valore al mondo.
Il prospetto informativo depositato il 20 maggio presso la Securities and Exchange Commission (SEC) ha aperto per la prima volta uno squarcio sui dettagli contabili di una delle aziende private più grandi del mondo. La storia inizia nel maggio 2002, quando il trentenne Elon Musk, che in quel momento stava liquidando le sue quote in PayPal, fonda Space Exploration Technologies Corp con 100 milioni di dollari del proprio patrimonio. L’azienda aveva un obiettivo di stampo escatologico, che non è cambiato ancora oggi: rendere gli umani una specie interplanetaria, capace di garantire la propria sopravvivenza colonizzando altri pianeti. Ma come per tutte le aziende di Musk, dietro la visione si nascondeva un’opportunità molto pratica. Inserirsi nel vuoto creato dal calo degli investimenti americani e sovietici negli anni ’90, per lanciarsi in un settore, quello della propulsione spaziale, destinato a crescere. Musk ha raccontato che la decisione di fondare SpaceX fu presa in seguito al tentativo fallito di acquistare un missile balistico sovietico per inviare una serra su Marte.
Nei primi anni, l’azienda fu vicina alla bancarotta più di una volta. Nel 2008, SpaceX bruciava liquidità a un ritmo insostenibile. Dopo tre lanci falliti del primo prototipo di razzo, il quarto riuscì poche settimane prima che l’azienda ottenesse in extremis i capitali necessari per sopravvivere grazie a un contratto con la Nasa. Da quel momento, la traiettoria è cambiata: nel 2015 il primo booster riutilizzabile, nel 2017 il primo razzo già volato e rilanciato, nel 2020 il primo equipaggio umano verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Oggi SpaceX gestisce circa l’85% dei lanci orbitali statunitensi.
Una realtà aziendale complessa
Insomma, una grande storia americana di successo e di genio imprenditoriale. Ma nelle pieghe del prospetto, si rivela una realtà aziendale ben più complessa. All’interno del pacchetto SpaceX, Musk ha riunito diverse linee di business, che stanno avendo fortune diverse e le cui sinergie non sono sempre chiare. Il primo braccio è Starlink, la costellazione di oltre 9.600 satelliti in orbita bassa che offre connessione internet ad alta velocità in 164 Paesi. Con 10,3 milioni di abbonati a fine marzo 2026 (erano 2,3 milioni nel 2023), Starlink ha generato nel 2025 ricavi per 11,4 miliardi di dollari, il 61% del totale consolidato di tutta l’azienda, con un utile operativo di 4,4 miliardi e un Ebitda rettificato di 7,2 miliardi. La crescita anno su anno è stata del 50% sui ricavi e del 120% sull’utile operativo. È questo il gioiello della corona che ha spinto Musk a procedere con l’IPO.
Il segmento Space, che include lanci commerciali, contratti con la Nasa e il Pentagono, ha generato 4,1 miliardi di ricavi nel 2025, in crescita dell’8% anno su anno. La crescita lenta non riflette una minore attività: SpaceX ha completato 165 lanci Falcon 9 nell’anno, ma solo 43 erano per clienti esterni; i restanti servivano quasi interamente a mettere in orbita nuovi satelliti Starlink.
Il terzo segmento è il più controverso. L’acquisizione di xAI, la società di Intelligenza Artificiale (IA) di Musk che ha sviluppato il chatbot Grok e che comprende anche il social media X, è stata completata a febbraio 2026, solo pochi mesi prima dell’IPO. Il segmento IA ha prodotto ricavi per 3,2 miliardi nel 2025, ma ha bruciato 6,4 miliardi in perdite operative. Nel solo primo trimestre 2026, le perdite operative dell’IA hanno raggiunto 2,5 miliardi. È questa voce a trascinare l’intero gruppo in rosso, nonostante Starlink e il settore Space siano profittevoli su base operativa.
Secondo gli scettici, che non mancano mai quando si parla di Elon Musk, il prospetto di SpaceX è pieno di punti interrogativi che avrebbero affossato qualsiasi altra emissione. La decisione di portare dentro xAI, che sta trascinando verso il basso i conti, secondo i critici è una delle più contestabili, come se Musk avesse voluto includere nel pacchetto il lato meno performante della sua galassia.
Ma le stranezze e i presunti conflitti di interesse non si fermano qui. Per citarne alcune, nei bilanci si trovano centinaia di milioni di transazioni tra le società del gruppo, incluse 131 milioni di Cyber Truck acquistati da SpaceX stessa, e circa 20 miliardi di obbligazioni intragruppo. Ci sono poi stime che hanno fatto alzare le sopracciglia degli analisti, come quella di un mercato da 28.500 miliardi, poco meno dell’intero Pil americano.
Queste storture avrebbero pesato sulla valutazione di qualsiasi altra azienda, ma non necessariamente sarà questo il caso per SpaceX. Musk ha abituato il mercato che con lui non esistono mezze misure e non si vorrebbe che esistessero neanche regole: si deve prendere tutto il pacchetto, senza fare troppe domande, sperando che riesca a mantenere (almeno in piccola parte) le sue ambiziose promesse. Musk ha dimostrato più volte di essere, nel bene e nel male, l’unico arbitro del successo o del fallimento delle sue aziende. Un personaggio larger than life che ha accumulato credibilità sufficiente da attribuire un valore economico alla sua semplice visione. E anche nell’attuale IPO, non ha voluto abbandonare questo registro: “La nostra missione è costruire i sistemi necessari per rendere la vita multi planetaria, comprendere la vera natura dell’universo ed estendere la luce della coscienza fino alle stelle”, ha affermato.
Ma sarebbe sbagliato sostenere, come fanno molti, che l’intera visione di Musk si basi solo sulla narrazione. In tutte le sue imprese, l’imprenditore è sempre riuscito a tracciare un percorso di progresso verso la missione principale, anche se a ritmi più lenti di quelli annunciati. E, lungo la strada, ha dimostrato la capacità di diversificare e creare fronti di profitto. Starlink ne è l’esempio più lampante: è la pietra su cui si fonda il successo di questa IPO. Ed è anche per questo che molti decidono di chiudere gli occhi di fronte ad alcune criticità.
Il modello Tesla replicato
Questo è soprattutto vero per il cosiddetto “esercito di Musk”, un demografia ampia di persone che si trova allo stesso tempo a essere pubblico, sostenitori sui social, clienti, azionisti e talvolta dipendenti delle aziende e della comunicazione di Musk. Queste persone si sono già fidate di Musk durante l’IPO di Tesla e hanno anche guadagnato molto. In una strategia simile a quella adottata in passato, Musk ha deciso di riservare circa il 30% delle azioni offerte da SpaceX agli investitori retail, una scelta insolita per un’operazione di questa scala.
La strategia serve due risultati concreti. Da un lato, mantiene maggiore concentrazione del controllo nelle mani del fondatore, limitando il peso degli investitori istituzionali. Dall’altro, capitalizzare su anni di comunicazione e costruzione del consenso. Le voci più rumorose sui social, a difesa di Musk nei momenti difficili, sono spesso azionisti di Tesla. Il loro sostegno lo ha aiutato persino a ottenere pacchetti retributivi record. Nel 2018, quando Musk valutò di rendere Tesla privata, rinunciò anche per non penalizzare quella base di piccoli investitori pronti a seguirlo ovunque. Ora quella schiera è pronta a sottoscrivere la nuova avventura.
Le promesse da mantenere
Il successo di medio termine di SpaceX, e quindi della sua IPO, dipenderà da tre fattori, che poco hanno a che vedere con la colonizzazione di Marte. Questi riguardano la capacità dell’azienda di mantenere gli impegni di sviluppo tecnologico, che in passato non è sempre riuscita a mantenere, e il ruolo dell’imprenditore stesso.
Il primo fattore è il continuo successo di Starlink. Con circa 10.000 satelliti lanciati e un utile operativo di 4,4 miliardi, questo ramo è già profittevole e su di esso si giocherà la capacità di continuare a investire nella corsa spaziale. La scommessa è che il progresso tecnologico abbatterà ulteriormente i costi. Il piano punta su Starship, il mega-razzo riutilizzabile in grado di portare in orbita satelliti più grandi. Se SpaceX riuscisse a svilupparlo e renderlo utilizzabile per numerosi lanci, i costi scenderebbero in modo significativo. Per ora, quell’obiettivo non sembra ancora vicino a essere raggiunto.
Il secondo fattore è l’IA. A differenza di Starlink, xAI è una linea di business che potrebbe consumare circa un miliardo al mese. L’idea di Musk è trasferire nello spazio i data center necessari allo sviluppo dei grandi modelli linguistici, alimentandoli con energia solare. Una tecnologia del genere darebbe un impulso enorme a xAI, o potrebbe trasformare SpaceX in un’infrastruttura di servizi per l’intero ecosistema dell’Intelligenza Artificiale, un po’ come Nvidia. Anche questo obiettivo non sarà probabilmente raggiunto nel breve.
La terza scommessa, forse la più importante, è su Musk stesso. L’imprenditore si è garantito un controllo quasi assoluto attraverso una governance non proprio ortodossa. Negli ultimi anni non sono mancate svolte improvvise che hanno rischiato di far deragliare le sue aziende: l’ingresso in politica al fianco di Donald Trump, le controversie sull’abuso di sostanze, i presunti conflitti d’interesse. Nel bene o nel male, il peso di mantenere alte le valutazioni mentre SpaceX cerca di realizzare la sua visione ricadrà sulle sue spalle. Ed è proprio su questo fronte che Musk, nonostante tutto, non ha ancora fallito. Per questo, oggi, scommettere sul successo di SpaceX non sembra un’idea così folle. Quasi quanto quella di andare su Marte.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.





