Mantenere la rotta nella volatilità dei mercati

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È stata una settimana intensa per i mercati finanziari. Normalmente non ci soffermeremmo troppo su un periodo di tempo così breve, ma alla luce del conflitto in corso in Medio Oriente, abbiamo ritenuto utile analizzare come i mercati hanno reagito e quali indicazioni possiamo trarne. Continuiamo naturalmente ad augurarci una rapida e pacifica risoluzione della crisi.

Guardando agli ultimi giorni, emergono alcuni elementi rilevanti.

In primo luogo, i mercati si sono comportati in gran parte come ci si poteva attendere. Le materie prime hanno registrato performance positive, sostenute dall’aumento dei prezzi del petrolio, mentre i mercati azionari hanno mostrato una certa debolezza. Sul fronte obbligazionario, i titoli a scadenza più lunga hanno sofferto più di quelli a breve termine: i timori di un ritorno delle pressioni inflazionistiche hanno infatti spinto al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato.

In secondo luogo, la reazione complessiva dei mercati è apparsa relativamente contenuta, soprattutto se si considera il potenziale rischio di ulteriori interruzioni nell’approvvigionamento energetico globale.

Nel complesso, gli investitori sembrano finora adottare una lettura piuttosto ottimistica della situazione: l’ipotesi prevalente sembra essere che il conflitto possa rivelarsi relativamente breve e che l’impatto sul contesto macroeconomico globale resti limitato.

All’interno dei mercati azionari, gli Stati Uniti hanno mostrato una tenuta relativamente migliore. Le ragioni sono diverse. In primo luogo, la distanza geografica dal centro del conflitto. Inoltre, gli Stati Uniti sono in larga misura autosufficienti dal punto di vista energetico, anche se i prezzi del petrolio più elevati si rifletteranno comunque sul costo della benzina. Infine, durante la settimana il dollaro si è rafforzato, sostenuto dalla ricerca di beni rifugio da parte degli investitori. Questo movimento ha favorito il rendimento degli ETF azionari statunitensi denominati in sterline o euro.

Al contrario, i mercati azionari europei e quelli dei Paesi Emergenti hanno mostrato una maggiore debolezza. Riteniamo che questo rifletta i timori che prezzi dell’energia più elevati e possibili interruzioni delle forniture nello Stretto di Hormuz possano colpire Europa e Asia più duramente rispetto agli Stati Uniti.

Nel comparto del credito, invece, le esposizioni più rischiose (come l’high yield globale o il debito dei Mercati Emergenti) hanno finora mostrato una buona tenuta, in alcuni casi anche grazie alla loro durata mediamente più breve. Al momento gli investitori non sembrano particolarmente preoccupati per un possibile deterioramento della qualità del credito legato al conflitto.

Che cosa significa tutto questo per i portafogli? È opportuno evitare conclusioni affrettate basate su pochi giorni di mercato. Tuttavia, finora i mercati hanno dimostrato una resilienza superiore a quanto si sarebbe potuto temere.

La diversificazione ha chiaramente svolto un ruolo importante: materie prime, azionario statunitense e credito societario si sono rivelati elementi utili nella costruzione dei portafogli.

I titoli di Stato a lunga scadenza hanno invece offerto una protezione più limitata rispetto al rischio azionario, ricordandoci che la diversificazione non si esaurisce nella semplice combinazione tra azioni e titoli governativi.

Per il momento continuiamo a valutare diversi scenari possibili. Apporteremo modifiche ai portafogli qualora emergessero necessità o opportunità di investimento coerenti con il nostro approccio di lungo periodo.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.