IA e politica monetaria: i fattori chiave per gli investimenti

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Questa settimana Kevin Warsh, candidato del presidente americano Donald Trump alla guida della Federal Reserve, ha testimoniato davanti alla Banking Committee del Senato. Warsh dovrà essere confermato dal Congresso. La conferma non è scontata, ma il suo profilo è solido e, a quanto sembra, è riuscito in gran parte a evitare passi falsi di fronte ai senatori.

Nel frattempo, il percorso dei tassi di interesse continuerà a essere al centro dell’attenzione, soprattutto considerando che il Presidente ha espresso più volte il desiderio di vedere un allentamento della politica monetaria. Su questo fronte, Warsh ha offerto alcuni spunti interessanti. Durante l’audizione ha ribadito il proprio impegno per l’indipendenza della Banca Centrale, almeno per quanto riguarda la definizione dei tassi, in linea con le attese. Ha inoltre sostenuto che la Fed sia stata troppo coinvolta nell’economia, in particolare attraverso l’acquisto di titoli di Stato (il cosiddetto Quantitative Easing), e ha espresso l’intenzione di ridurre la dimensione del bilancio della Banca Centrale. Allo stesso tempo, ha riconosciuto che questo processo dovrà essere gestito con estrema cautela, per evitare che le operazioni sul mercato obbligazionario possano spingere al rialzo i rendimenti dei Treasury.

Il terzo punto rilevante riguarda l’impatto dell’Intelligenza Artificiale (IA): secondo Warsh, l’IA potrebbe favorire significativi guadagni di produttività e agire come forza deflazionistica, creando le condizioni per una riduzione sostenibile dei tassi.

Abbiamo voluto approfondire proprio quest’ultimo aspetto. Ci sono alcuni elementi da considerare. In primo luogo, la crescita della produttività negli Stati Uniti ha mostrato un andamento relativamente stabile negli ultimi 70 anni, nonostante profondi cambiamenti strutturali dell’economia (come si può vedere nel grafico sotto). In secondo luogo, negli ultimi anni si è effettivamente osservato un lieve miglioramento, probabilmente legato agli investimenti in tecnologia. In terzo luogo, questo tipo di argomentazione non è nuovo: l’ex presidente della Fed Alan Greenspan sosteneva tesi simili negli anni ’90 in relazione all’impatto degli investimenti in IT sulla produttività. Alcuni ritengono che proprio queste aspettative abbiano portato la Fed di allora a mantenere i tassi troppo bassi per troppo tempo, contribuendo a un eccessivo accumulo di leva finanziaria.

Vale anche la pena interrogarsi sulla reale natura deflazionistica dell’IA. Se questa tecnologia dovesse funzionare come previsto, potrebbe effettivamente aumentare la produttività, consentendo alle imprese di produrre di più, più rapidamente e con meno risorse umane. A livello macroeconomico, ciò potrebbe tradursi in una maggiore disoccupazione, una crescita salariale più contenuta e, potenzialmente, una minore inflazione. Alcuni segnali in questa direzione sono già visibili, con annunci di riduzioni di personale da parte di alcune aziende tecnologiche. Allo stesso tempo, però, stiamo assistendo a investimenti massicci per lo sviluppo delle infrastrutture legate all’IA. Questo implica una forte domanda di materie prime, materiali da costruzione ed energia. In alcuni casi, la disponibilità limitata di risorse (come l’energia) ha già causato ritardi nei progetti. Inoltre, in modo aneddotico ma significativo, la costruzione di infrastrutture per l’IA sta aumentando la domanda di alcune figure professionali, come elettricisti o tecnici HVAC (riscaldamento, ventilazione e aria condizionata), con conseguenti aumenti delle retribuzioni.

Quali conclusioni possiamo trarre? Riteniamo che, nel tempo, l’Intelligenza Artificiale possa effettivamente contribuire a una crescita più sostenuta della produttività. Tuttavia, il percorso per arrivarci richiederà tempo, risorse e investimenti significativi. Non siamo ancora convinti che l’IA rappresenti, nel breve termine, una forza deflazionistica tale da consentire alle banche centrali di ridurre i tassi in modo marcato. Detto questo, la spesa legata all’IA rimarrà probabilmente uno dei principali trend in grado di influenzare l’economia globale e i mercati finanziari, e continueremo a monitorarla con attenzione.

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