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Investire in Pir, Piani individuali di risparmio: è la scelta giusta?

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Lanciati nel gennaio 2016, in Italia i Pir sono una delle più grosse novità finanziarie degli ultimi anni e, anche se registrano un calo nella raccolta del primo trimestre di quest’anno (1.988 milioni contro i 3.383 milioni del quarto trimestre 2017), vanno considerati un fenomeno commercialmente molto rilevante. Ma il successo commerciale di un prodotto finanziario non lo rende automaticamente adeguato per tutti. Moneyfarm è stata tra i primi a mettere i risparmiatori in guardia dai rischi che i Pir comportano; ovviamente i Pir non sono da condannare a prescindere ma non devono neanche essere piazzati con troppa leggerezza, magari a investitori che non ne comprendono fino in fondo le caratteristiche. I dati presentati da Assogestioni all’ultimo Salone del Risparmio dicono infatti che degli 800 mila risparmiatori che hanno sottoscritto i Pir, sono oltre 500 mila quelli che sono alla loro prima esperienza con i fondi comuni. Per questo abbiamo messo insieme (qui sotto) una guida rapida e ricordiamo ai risparmiatori che lo sgravio fiscale, apparentemente allettante, finisce spesso nelle tasche degli intermediari sotto forma di maggiori costi.

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Guida ai Pir, Piani individuali di risparmio

Cosa sono i Pir / Le regole degli investimenti Pir

L’obiettivo dei Piani individuali di risparmio, sicuramente meritorio nelle intenzioni, è quello di indirizzare il risparmio verso le piccole e medie imprese italiane con il risultato di stimolare l’economia nazionale. Lo schema ricalca quello già collaudato in altri Paesi europei, come Francia e Regno Unito, dove esistono prodotti affini. In pratica, i Pir sono contenitori giuridici che possono assumere varie forme (fondi pir, conti titoli, gestioni patrimoniali) e contenere diversi prodotti finanziari (azioni, obbligazioni, Etf, depositi e conti correnti) purché vengano rispettate, nella composizione dei portafogli, le limitazioni previste dalla legge che elenchiamo di seguito.

  • È obbligatorio investire almeno il 70% del capitale in aziende con sede in Italia o in imprese domiciliate all’interno dello spazio economico europeo (SEE) che abbiano stabile organizzazione nel nostro Paese;
  • almeno il 30% di questa quota (il 21% del totale) deve essere investita in strumenti emessi da aziende che non sono quotate nell’indice Ftse Mib di Borsa Italiana;
  • la quota investita su un singolo emittente non deve superare il 10% del totale (questo vale anche per gli strumenti liquidi come i conti correnti e i depositi, che tutti insieme non possono sforare il 30% del capitale investito).

Cosa sono i Pir / A chi è destinato l’investimento in Pir

I Pir sono destinati solo alle persone fisiche per gli investimenti effettuati fuori dall’esercizio di impresa. La soglia minima di investimento è di 500 euro mentre quella massima è di 30.000 euro annui. Non è possibile stipulare Pir per le imprese o Pir per le aziende.

Cosa sono i Pir / Vantaggi fiscali

Investendo in Pir si può godere di importanti vantaggi fiscali: non si paga il 26% di imposta sul capital gain tanto per cominciare. Ma attenzione: i redditi da capitale e i rendimenti vengono esentati da imposte se (e solo se) l’investimento viene mantenuto per più di 5 anni (con la possibilità di continuare a investire anche oltre questo orizzonte temporale). I Pir sono inoltre esenti dall’imposta di successione, agevolazione da sempre riservata solo ai titoli di debito pubblico e alle polizze vita.

Cosa sono i Pir / Il caso italiano, un unicum in Europa

Con i Pir il legislatore offre uno sconto per incoraggiare i risparmiatori a fare investimenti di lungo termine. In tutta Europa esistono strumenti di questo tipo ma solo in Italia lo sconto fiscale si applica a condizione che i risparmi vengano investiti con vincoli tanto stringenti. Solo in Italia, inoltre, lo sconto fiscale viene meno in caso di disinvestimento anticipato. Investire nel lungo termine è sicuramente la scelta migliore (qui tutti i vantaggi dell’investimento di lungo termine) ma vincolare il risparmiatore con una strategia predeterminata è un modo discutibile per incoraggiarlo.

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Pir troppo concentrati sul rischio Italia

Si è parlato molto del problema della concentrazione del rischio sul sistema finanziario italiano. In momenti di stress finanziario del mercato come quello che abbiamo visto a maggio, all’indomani della crisi politica ed istituzionale del nostro Paese, è fondamentale assicurare una certa diversificazione geografica al proprio portafoglio d’investimento. Ebbene, lo scorso 29 maggio i principali Piani Individuali di Risparmio azionari italiani hanno registrato un drawdown da inizio anno del -10,6% e un rendimento medio rispetto al giorno precedente di circa -2,61%. Investendo invece in una strategia poco più diversificata, ossia ampliando l’orizzonte investibile all’azionario small cap europeo, il drawdown si sarebbe ridotto di circa 4 volte scendendo a -2,63%, con una perdita rispetto al giorno precedente del -1,55%. Il grafico sottostante mostra l’evoluzione del drawdown da inizio anno. Le linee grigie rappresentano i principali Pir azionari mentre la linea rosa rappresenta il drawdown dell’MSCI Europe Small cap. Senza voler porre in discussione le performance dei Pir, in questa sede ci preme semplicemente evidenziare lo svantaggio che deriva dall’eccessiva esposizione al rischio Italia: dal grafico risulta infatti evidente che i Pir non solo hanno sottoperformato quando le performance europee sono state negative (vedasi febbraio 2018) ma hanno sottoperformato anche quando il drawdown europeo è stato contenuto (vedasi maggio 2018).

Una delle ragioni per cui i Pir sono stati creati è quella di favorire la piccola e media impresa italiana ed è innegabile che tra le aziende italiane a piccola e media capitalizzazione ci siano tante eccellenze. Il fatto, però, che i prezzi dei titoli siano in parte guidati dai flussi (incentivo fiscale) e non dai fondamentali non ci lascia dormire sonni tranquilli. Mentre i fondamentali pongono una seria base per le valutazioni azionarie nel medio periodo, i flussi si possono invertire. Questo vale ancora di più per l’investimento obbligazionario, con il rischio che l’offerta si concentri su poche aziende liquide, diminuendo ulteriormente l’universo investibile.

La vera strada per una crescita sostenibile di questi segmenti è la quotazione di nuove società e la ritrosia delle piccole e medie imprese italiane alla quotazione è un problema ben noto, ma siamo sicuri che il miglior modo per incoraggiarle sia utilizzare una leva fiscale che condiziona le scelte di investimento delle famiglie italiane?

I costi dei Pir

Un altro aspetto che bisogna tenere in considerazione, per orientarsi all’interno dell’offerta Pir compliant, è quello dei costi. I Piani Individuali di Risparmio presentano elevati costi di gestione, anomali rispetto ai fondi tradizionali e tali da assorbire con certezza parte del (potenziale) guadagno legato all’esenzione fiscale. Secondo le nostre stime, basate sui dati ufficiali dei 56 principali prodotti Pir, il costo totale di gestione, con un’ipotesi di sovrarendimento del 5%, è del 3,07% su un investimento a tre anni e del 2,74% a cinque anni (a tal proposito leggi l’articolo di Federico Fubini apparso sul Corriere della Sera in seguito all’intervista al CEO di Moneyfarm). Questo sovrapprezzo non ha ovviamente nessuna giustificazione se non il fatto che l’industria del risparmio gestito provi ad aggiudicarsi una parte dello sgravio fiscale promesso ai risparmiatori. I costi dei prodotti finanziari, al netto di qualsivoglia vantaggio fiscale, hanno la capacità di influenzare decisamente le prospettive di guadagno di lungo periodo, ne abbiamo parlato nell’articolo Costi e investimenti, come non lasciarsi ingannaree dovendo tenere conto dei rendimenti dei Pir, la questione costi è sicuramente di prioritaria importanza.

Alternative ai Pir

In definitiva i Pir possono essere sicuramente presi in considerazione da un investitore retail. Ciò che conta è comprendere la natura complessa dello strumento, i suoi vincoli e di conseguenza allocare in esso solo una parte del proprio risparmio. Come Moneyfarm crediamo che la diversificazione geografica e l’efficienza degli Etf siano il miglior modo per proteggere e accrescere il risparmio nel tempo. Crediamo inoltre che sia importante per l’investitore poter mantenere il controllo del suo patrimonio senza dover incorrere in penalità. Grazie alla tecnologia la nostra consulenza riesce a offrire i costi più competitivi del risparmio gestito in Italia e ti invitiamo a fare due calcoli di fronte all’opzione di un fondo Pir, tenendo presente che il costo della maggior parte dei Piani Individuali presenti oggi sul mercato potrebbe vanificare totalmente, nel medio periodo, l’effetto del vantaggio fiscale.

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