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Obbligazioni convertibili: tutto quello che c’è da sapere

obbligazioni convertibili


Le obbligazioni convertibili sono un particolare tipo di obbligazioni che destano l’interesse degli investitori intenzionati a diventare soci di una società, ma che preferiscono prima conoscere meglio la società in qualità di obbligazionista.

Sebbene dal punto di vista economico non siano molto appetibili, perché prevedono interessi più bassi delle obbligazioni tradizionali, aprono all’investitore la possibilità di diventare azionista e quindi proprietario di una partecipazione sociale.

Si tratta di un investimento che non è esente da rischi, perché anche le oscillazioni di mercato possono incidere in modo significativo sul prezzo sia delle obbligazioni sia delle azioni. Scopriamo allora come funzionano queste obbligazioni e quali sono i rischi e la loro convenienza.

Obbligazioni convertibili: tabella iniziale

🔁 È obbligatorio convertire le obbligazioni convertibili in azioni?No, è una scelta facoltativa dell’investitore
💸 Si può vendere un’obbligazione convertibile?Sì, ma è un mercato poco liquido
⚠ Rischi in caso di conversione delle obbligazioni in azioniRiduzione di prezzo delle azioni e rischio d’impresa
👨 Per chi sono adatte le obbligazioni convertibili?Per chi sta valutando di diventare socio della società e vuole conoscere il suo funzionamento

Obbligazioni convertibili: cosa sono?

Sono obbligazioni convertibili quelle che permettono all’obbligazionista di scegliere di convertire le sue obbligazioni in azioni. Il regolamento di emissione delle obbligazioni stabilisce le condizioni di questa conversione, che è solo eventuale, perché la scelta spetta solo al titolare del titolo obbligazionario.

Il regolamento stabilisce il periodo di tempo entro il quale è possibile la conversione, che può coincidere con l’intera durata dell’obbligazione, ma nella maggior parte dei casi è rappresentata da un intervallo temporale più piccolo. In alcuni casi la conversione può avvenire solo in alcuni mesi o periodi dell’anno.

Come funzionano?

Al momento dell’emissione dell’obbligazione viene stabilito anche il rapporto di conversione. Ad esempio con un rapporto 1:1, ad un’obbligazione corrisponde un’azione. È importante sapere che il rapporto di conversione è fisso, infatti non tiene conto del valore di mercato delle obbligazioni o delle azioni.

La conversione può essere di due tipi, diretta o indiretta. Nel caso della conversione diretta l’obbligazionista che sceglie di convertire i suoi titoli, riceve delle azioni della stessa società. Quando la conversione è indiretta, riceve invece azioni di un’altra società. La seconda ipotesi si verifica quando la società detiene nel proprio portafoglio delle azioni di un’altra società.

L’acquisto di obbligazioni da parte dell’investitore rappresenta una sorta di prestito nei confronti della società, che remunera l’investitore con un interesse corrisposto periodicamente attraverso lo stacco delle cedole. In caso di emissione di obbligazioni convertibili, gli interessi sono più bassi e meno convenienti, ma offrono all’investitore la possibilità di ottenere un ulteriore guadagno con la conversione delle obbligazioni in azioni, nel caso in cui queste ultime siano aumentate di valore.

Le cedole possono avere un tasso fisso o variabile. Nel primo caso la percentuale di interessi percepiti dall’obbligazionista non cambia. Nel secondo caso, invece, ad un tasso minimo si somma anche una componente variabile che può essere legata all’inflazione oppure ad uno specifico indice.

Obbligazioni convertibili: esempio

Per capire meglio il funzionamento delle obbligazioni convertibili, possiamo fare un esempio. Ipotizziamo che l’investitore abbia acquistato 100 obbligazioni quinquennali con pagamento di una cedola fissa del 3%. Ipotizziamo inoltre che il rapporto di conversione è di 1:2 e che il valore delle azioni sia pari a 20€.

Nel caso in cui l’investitore scelga di convertire le sue obbligazioni in azioni, se il prezzo delle azioni è rimasto lo stesso, diventerà titolare di 200 azioni del valore di 20€ ciascuna, per un totale di 4.000€. Se invece il prezzo delle azioni è salito a 30€, il valore complessivo delle azioni ottenute dalla conversione sarà invece pari a 6.000€. A questo guadagno bisogna poi aggiungere anche quello derivante dal pagamento periodico degli interessi al 3%, percepito per tutta la durata del contratto.

Nel caso in cui il valore delle azioni scenda, l’obbligazionista può decidere di non convertire le azioni oppure di convertirle se prevede che il prezzo delle azioni possa salire. È necessario valutare caso per caso la convenienza dell’investimento e l’opportunità o meno di avvalersi della conversione.

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Quotazioni obbligazioni convertibili

Per conoscere le quotazioni delle obbligazioni convertibili, è necessario monitorare periodicamente l’andamento del titolo obbligazionario. Però conoscere questo dato non è sempre utile, perché il mercato delle obbligazioni non è molto liquido.

Vendere un’obbligazione convertibile prima della scadenza non è facile, perché gli interessi sono più bassi rispetto a quelli delle altre obbligazioni, proprio per effetto della convertibilità. Gli investitori spesso si avvicinano a questo tipo di strumento finanziario attirati più dalla possibilità di diventare soci che dal beneficio economico legato al pagamento delle cedole.

Rischi

Come tutti i prodotti finanziari, anche le obbligazioni convertibili hanno dei rischi che bisogna conoscere. Nel caso dell’esempio abbiamo visto che una riduzione del prezzo delle azioni può comportare un rischio economico per l’investitore. Lo scenario diventa ancora peggiore quando scende sia il valore delle azioni sia quello delle obbligazioni.

I rischi possono verificarsi anche dopo la conversione delle obbligazioni in azioni. Il fatto che l’investitore diventi socio lo espone al rischio d’impresa e se la società versa in cattive acque, l’investitore diventato socio può perdere anche il 100% del suo capitale.

La normativa vigente prevede che nel periodo in cui le obbligazioni si possono convertire, la società sia obbligata a deliberare un aumento di capitale, cosicché tutti i titolari di obbligazioni convertibili abbiano la possibilità di sottoscrivere le azioni in caso di conversione. Questa è una forma di tutela prevista dall’art. 2420 bis del Codice Civile a favore dell’investitore.

Conclusione

L’universo delle obbligazioni convertibili è ricco di sfaccettature e presenta pro e contro che il titolare dei titoli obbligazionari deve valutare molto bene. In genere sono strumenti consigliati per chi vorrebbe diventare socio di una società, ma preferisce sondare il terreno e conoscere meglio il suo funzionamento.

Dal punto di vista strettamente economico, non sono consigliabili a chi è invece interessato a guadagnare dal pagamento degli interessi periodici. Se l’obiettivo è questo, sarebbe preferibile orientarsi verso una tipologia diversa di obbligazioni meglio remunerate.

In ogni caso gli specialisti di Moneyfarm possono aiutare l’investitore a valutare il portafoglio d’investimento nella sua globalità, per capire se è in linea con gli obiettivi del risparmiatore. Con l’analisi del portafoglio d’investimenti si possono mettere sotto la lente d’ingrandimento diversi aspetti, come l’efficienza del portafoglio, l’esame dei rendimenti, gli aspetti fiscali e il profilo di rischio. Prenota un appuntamento con un consulente Moneyfarm e un nostro esperto si dedicherà all’analisi accurata del patrimonio che hai investito.

Domande frequenti

Cosa sono le obbligazioni convertibili?

Sono obbligazioni per le quali l’investitore ha la possibilità di scegliere se convertirle in azioni entro il periodo di tempo indicato nel contratto. La scelta dell’investitore di convertire le obbligazioni è solo eventuale.

Come funzionano le obbligazioni convertibili?

Le obbligazioni si possono convertire in azioni secondo il rapporto di conversione stabilito dal contratto. Questo rapporto di conversione non è influenzato dalle oscillazioni di prezzo delle obbligazioni o delle azioni.

Quali sono i rischi?

Quando l’investitore sceglie di convertire le obbligazioni, può imbattersi in una riduzione di prezzo delle azioni. Oltre al rischio economico c’è anche il rischio d’impresa, visto che l’investitore diventa a tutti gli effetti un azionista.

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