Quella tra gli ETF armonizzati e gli ETF non armonizzati una distinzione che è molto importante capire per chiunque vorrebbe investire in questi fondi. In Europa gli gli investimenti in Exchange Traded Fund (ETF) possono essere fatti in ETF armonizzati (anche detti fondi Ucits) e in ETF non armonizzati (anche detti fondi non-Ucits). Comprendere le differenze tra ETF armonizzati ed ETF non armonizzati è essenziale, a causa dei livelli di protezione e delle tutele molto diverse che queste due tipologie di fondi garantiscono agli investitori degli investitori. Un altro aspetto da tenere in grande considerazione è quello legato al trattamento fiscale associato a queste due tipologie di prodotto.
In Europa esistono due grandi categorie di fondi: i fondi Ucits, che sono armonizzati e regolamentati a livello dell’UE, e i fondi che non sono armonizzati e che sono regolamentati a livello nazionale. La struttura giuridica e l’obiettivo di investimento determineranno se un fondo è Ucits-armonizzato o non Ucits-armonizzato.
| 🟩 Cosa sono i fondi armonizzati? | I fondi che aderiscono alla normativa europea Ucits. |
| 🟥 Cosa sono i fondi non armonizzati? | I fondi che non aderiscono alla normativa? |
| 💰 Dove si pagano più tasse? | Dipende dal domicilio del fondo e dallo stato fiscale dell’investitore. |
| 🔰 Quali fondi sono più protetti? | Tendenzialmente i fondi armonizzati dovrebbero offrire un livello minimo di protezione. |
ETF armonizzati cosa sono?
Gli ETF armonizzati sono i fondi che aderiscono alla legislazione UCITS, acronimo di ‘Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities’ (traducibile in italiano come “organismi di investimento collettivo in valori mobiliari”). La legislazione sugli UCITS disciplina la commercializzazione e la distribuzione di un’ampia gamma di organismi di investimento collettivo, tra cui gli ETF e i fondi comuni di investimento.
La norma di riferimento è una direttiva dell’Ue che fornisce un quadro normativo per i fondi gestiti e domiciliati nell’Unione Europea. La direttiva è stata creata per garantire che gli investitori siano protetti da attività fraudolente e informazioni fuorvianti da parte di coloro che commercializzano i fondi. Essa si basa su due principi chiave:
- il principio della migliore esecuzione, che prevede che i broker garantiscano in ogni circostanza ai propri clienti la migliore esecuzione disponibile per gli ordini;
- il principio della protezione degli investitori, secondo il quale gli investitori dovrebbero essere protetti da pratiche ingannevoli, manipolative o fraudolente.
Un fondo conforme alla regolamentazione UCITS può essere venduto agli investitori ordinari in tutta l’Unione Europea perché aderisce a standard comuni di gestione del rischio e del fondo, studiati per proteggere gli investitori da investimenti inadeguati. I fondi UCITS rappresentano il 75% di tutti gli strumenti di investimento collettivi presenti nei portafogli degli investitori in Europa. Sebbene l’UCITS sia di matrice europea, il governo del Regno Unito ha adottato misure per garantire la continuità del quadro normativo applicabile ai fondi nel Paese dopo la Brexit.
Investire in ETF UCITS è la soluzione più indicata per gli investitori a causa delle garanzie che essi offrono rispetto ai fondi non armonizzati (che possono comunque prevedere forme di protezione analoghe). Innanzitutto, gli investitori beneficiano di una maggiore protezione dal rischio grazie a norme rigorose sulla gestione dei fondi, la diversificazione, l’amministrazione dei fornitori di servizi e la protezione degli asset.
In base alla Direttiva UCITS 2009/65/CE, i fondi conformi alla normativa, compresi gli ETF che rientrano in questo quadro, devono mettere a disposizione degli investitori un prospetto contenente le informazioni necessarie per valutare in modo consapevole l’investimento proposto e i rischi associati.
Il documento descrive il profilo di rischio del fondo e indica, tra gli altri elementi, le categorie di attività nelle quali può investire. Specifica, inoltre, se sono ammesse operazioni in strumenti finanziari derivati, precisandone le finalità e la possibile incidenza sul profilo di rischio.
Per gli investitori retail, le informazioni essenziali sul prodotto sono riportate nel KID (Key Information Document), il documento previsto dalla normativa PRIIPs che sintetizza caratteristiche, rischi, possibili scenari di performance e costi dell’investimento.
Inoltre, gli ETF UCITS devono rispettare specifiche regole di diversificazione e concentrazione del rischio previste dalla Direttiva. In linea generale, un fondo UCITS non può investire più del 5% del proprio patrimonio in valori mobiliari o strumenti del mercato monetario emessi dallo stesso emittente.
Gli Stati membri possono elevare questa soglia fino al 10%, a condizione che il valore complessivo degli investimenti negli emittenti verso i quali l’esposizione supera il 5% non oltrepassi il 40% del patrimonio del fondo. La normativa prevede tuttavia limiti ed eccezioni specifiche, tra cui quelle applicabili agli UCITS che replicano la composizione di determinati indici.
Per gli ETF UCITS che utilizzano strumenti derivati OTC non compensati centralmente, l’esposizione verso una singola controparte non può superare il 10% del patrimonio qualora questa sia un ente creditizio che soddisfa i requisiti previsti dalla normativa e il 5% negli altri casi.
Negli ETF a replica sintetica, il limite del 10% al rischio di controparte comporta, in termini generali, che il paniere di titoli detenuto dal fondo rappresenti almeno il 90% del NAV, fermo restando che struttura e modalità di mitigazione del rischio possono variare.
Quando viene utilizzato collateral per ridurre l’esposizione alla controparte, questo deve rispettare specifici requisiti, tra cui criteri di liquidità, qualità e diversificazione, ed essere valutato almeno quotidianamente.
La normativa UCITS pone inoltre limiti specifici all’indebitamento. In linea generale, i fondi UCITS non possono contrarre prestiti, salvo alcune eccezioni previste dalla normativa, tra cui il ricorso a prestiti temporanei entro il 10% del patrimonio del fondo.
Sul fronte della liquidità, invece, la normativa UCITS prevede che le quote possano essere riacquistate o rimborsate su richiesta del detentore, fermo restando che, in circostanze eccezionali e nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa, il fondo può sospendere temporaneamente tali operazioni.
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Aspetto |
ETF armonizzati (UCITS) |
ETF non armonizzati (non-UCITS) |
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Concentrazione per emittente |
In linea generale 5%, elevabile al 10% a determinate condizioni, con limite complessivo del 40% |
Non si applicano i limiti UCITS; valgono le regole previste dalla normativa applicabile |
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Derivati OTC |
Esposizione alla singola controparte fino al 10% verso determinati enti creditizi e al 5% negli altri casi |
I limiti UCITS non si applicano |
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Prestiti |
In generale non ammessi, salvo le eccezioni previste dalla normativa, tra cui prestiti temporanei entro il 10% del patrimonio |
Dipendono dalla normativa applicabile |
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Tassazione |
I proventi sono generalmente soggetti al 26% |
Il trattamento varia; il 26% si applica a determinati OICR non-UCITS, mentre negli altri casi i proventi concorrono al reddito imponibile |
ETF non armonizzati cosa sono?
In generale, gli ETF non armonizzati sono tutti quei fondi che non aderiscono alla normativa europea UCITS.
Gli ETF non armonizzati sono regolamentati a livello della giurisdizione nazionale nella quale sono domiciliati e generalmente non seguono le regole prudenziali dell’UE previste per i fondi UCITS. Questo vuol dire che, in linea di massima, possono adottare politiche e obiettivi di investimento più ampi, purché consentiti dalla normativa nazionale applicabile.
Questi fondi, tuttavia, non beneficiano del passaporto previsto dalla normativa UCITS per la commercializzazione transfrontaliera nell’Unione Europea. L’assenza dello status UCITS può limitarne la quotazione e l’accessibilità sui mercati regolamentati europei; l’ammissione alle negoziazioni e la possibilità per gli investitori di accedere a questi strumenti dipendono infatti dai requisiti del mercato interessato e dalle regole europee e nazionali applicabili.
I fondi non UCITS rappresentano circa il 25% degli investimenti in questa tipologia di strumenti di investimento collettivo in Europa. Un classico esempio di fondi non UCITS è rappresentato dai fondi di investimento svizzeri che forniscono esposizione a materie prime o a indici di materie prime attraverso l’investimento in un metallo prezioso fisico o attraverso contratti derivati. Sebbene il concetto di fondo suggerisca in genere ampia diversificazione, le leggi svizzere permettono di avere un’esposizione concentrata verso un’unica materia prima. Va notato che ciò rientra nel contesto di un regime altamente regolamentato, a differenza di altre legislazioni che sono caratterizzate da regimi prudenziali più permissivi.
Sul piano pratico, la distinzione tra ETF armonizzati e non armonizzati riguarda quindi anche le modalità con cui questi strumenti possono essere commercializzati e resi accessibili agli investitori europei.
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Aspetto |
ETF armonizzati (UCITS) |
ETF non armonizzati (non-UCITS) |
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Normativa |
Rispettano la disciplina UCITS europea |
Non sono conformi alla disciplina UCITS |
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Passaporto europeo |
Possono beneficiare del passaporto UCITS per la commercializzazione transfrontaliera nell’UE |
Non beneficiano del passaporto UCITS |
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Accessibilità in Europa |
Sono ampiamente disponibili sui mercati europei |
L’accessibilità dipende dalla normativa applicabile e dai requisiti del mercato |
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Documentazione per gli investitori retail |
È previsto il KID secondo la disciplina PRIIPs |
Gli obblighi informativi dipendono dalla disciplina applicabile |
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Gamma di strumenti |
L’offerta copre numerose asset class e aree geografiche |
Può comprendere prodotti e strategie non disponibili in formato UCITS |
Fondi armonizzati e fondi non armonizzati: limiti dell’investimento
La regolamentazione vigente prevede dei limiti di investimento molto chiari per quanto riguarda i fondi UCITS, anche nella loro possibilità di investire a loro volta in fondi non armonizzati.
In generale, i fondi UCITS possono investire complessivamente fino al 30% del proprio patrimonio in organismi di investimento collettivo non UCITS. L’investimento in un singolo UCITS o altro organismo di investimento collettivo non può invece superare il 10% del patrimonio, limite che gli Stati membri possono elevare fino al 20%.
È fondamentale, tuttavia, che il fondo non UCITS in cui il fondo armonizzato investe offra un’equivalenza di protezione a un fondo UCITS: la definizione di equivalenza richiede requisiti di regolamentazione su moltissimi livelli previsti dalla legislazione.
L’investitore, attraverso un mandato separato, dovrà ugualmente apprezzare la distinzione tra questi prodotti per assicurarsi che rientrino nei termini di questo mandato.
Trattamento fiscale variabile
Il trattamento fiscale dei fondi non UCITS dipende da vari fattori, tra cui la posizione fiscale dell’investitore e il tipo e la classificazione fiscale del fondo sottostante. La tassazione dei fondi non armonizzati dipende anche dall’intermediario attraverso il quale viene effettuato l’investimento. Quando interviene un intermediario che opera come sostituto d’imposta, gli adempimenti fiscali previsti vengono gestiti dall’intermediario; negli altri casi può essere necessario provvedere direttamente in sede di dichiarazione dei redditi.
Mentre i proventi dei fondi armonizzati sono generalmente soggetti a una ritenuta del 26%, per i fondi non armonizzati il trattamento fiscale varia in base alle caratteristiche del fondo.
La ritenuta del 26% si applica anche a determinati OICR non UCITS che rispettano i requisiti previsti dalla normativa; negli altri casi, i proventi concorrono invece alla formazione del reddito imponibile dell’investitore.
L’aliquota fiscale finale che si applica ai fondi non armonizzati dipende dunque da moltissimi fattori, tra cui gli investimenti sottostanti del fondo e l’interazione dei regimi fiscali del Paese del domicilio del fondo e del Paese dell’investitore (con il rischio di incorrere in una doppia imposizione). Altri fattori rilevanti sono la possibilità di applicare il credito d’imposta alla fonte e la ritenuta d’acconto sulle distribuzioni pagate dal fondo.
Ciò rende sicuramente più ostico investire negli ETF non-UCITS, anche perché non è semplice prevedere in anticipo il carico fiscale al quale l’investimento sarà sottoposto. Il trattamento fiscale di tali strumenti non è quindi uniforme. Nei casi in cui i proventi dei fondi non armonizzati concorrono alla formazione del reddito imponibile, la tassazione segue le aliquote IRPEF applicabili al contribuente.
Un esempio aiuta a chiarire questa differenza. Se un investitore realizza 1.000 euro di proventi da un ETF armonizzato soggetti alla ritenuta del 26%, il prelievo è pari a 260 euro. Se, invece, gli stessi 1.000 euro derivano da un ETF non armonizzato i cui proventi concorrono alla formazione del reddito imponibile, l’importo viene tassato secondo l’aliquota IRPEF applicabile al contribuente. Con un’aliquota del 43%, il prelievo sui 1.000 euro sarebbe quindi pari a 430 euro.
Si tratta comunque di un’area molto complessa che potrebbe rendere necessario l’aiuto di professionisti in materia fiscale per assicurarsi di effettuare l’investimento più adatto alla propria situazione, anche dal punto di vista fiscale.
Fondi armonizzati e fondi non armonizzati: cosa conviene?
A Moneyfarm scegliamo di investire esclusivamente in fondi quotati su Borsa Italiana e quindi in fondi armonizzati. Crediamo che questa sia una garanzia per l’investitore, soprattutto in un’ottica di chiarezza e prevedibilità dell’imposizione fiscale, ma anche per via delle garanzie e delle tutele previste dalla legislazione. D’altra parte, oggi il panorama degli ETF armonizzati è talmente ampio da garantire all’investitore un’esposizione a praticamente tutte le geografie. L’investimento in fondi non armonizzati resta generalmente rivolto a investitori più specializzati, sebbene possa avere senso in determinate situazioni.
Domande frequenti
Una direttiva europea creata per garantire che gli investitori siano protetti da attività fraudolente e informazioni fuorvianti da parte di coloro che commercializzano i fondi.
Gli ETF armonizzati rispettano la normativa UCITS e beneficiano del passaporto europeo per la commercializzazione transfrontaliera nell’UE. Gli ETF non armonizzati non sono conformi alla normativa UCITS e la loro commercializzazione e accessibilità dipendono dalla disciplina applicabile.
Il KID (Key Information Document) è il documento informativo standardizzato, lungo al massimo 3 pagine, che i gestori di ETF UCITS devono obbligatoriamente fornire agli investitori retail prima dell’acquisto. Introdotto dalla normativa europea PRIIPs (in sostituzione del vecchio KIID), serve a confrontare rapidamente prodotti diversi.
In linea generale, un fondo UCITS non può investire più del 5% del proprio patrimonio in valori mobiliari o strumenti del mercato monetario dello stesso emittente. La soglia può essere elevata al 10% a determinate condizioni, fermo restando il limite complessivo del 40% previsto dalla normativa.
L’assenza dello status UCITS può limitarne la quotazione e l’accessibilità sui mercati regolamentati europei. La possibilità di accedere a questi strumenti dipende dai requisiti del mercato interessato e dalle regole europee e nazionali applicabili.
Sì. I fondi UCITS possono investire complessivamente fino al 30% del proprio patrimonio in organismi di investimento collettivo non UCITS. L’investimento in un singolo UCITS o altro organismo di investimento collettivo non può invece superare il 10% del patrimonio, limite che gli Stati membri possono elevare fino al 20%.
Il trattamento fiscale varia in base alle caratteristiche del fondo. La ritenuta del 26% si applica anche a determinati OICR non UCITS che rispettano i requisiti previsti dalla normativa; negli altri casi, i proventi concorrono alla formazione del reddito imponibile dell’investitore.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.




