Finanza comportamentale: la guida completa per il 2022

La psicologia gioca un ruolo fondamentale nelle scelte che facciamo nel campo del risparmio e degli investimenti. È per questa ragione che la finanza comportamentale è sempre più spesso al centro degli interessi di studiosi e premi Nobel.
La componente razionale è solo uno dei fattori che orientano le decisioni economiche e finanziarie, perché anche alcuni criteri irrazionali hanno il loro peso. La posizione di un oggetto in un negozio può invogliarci all’acquisto, mentre la familiarità con un prodotto può spingerci a preferirlo rispetto ad un altro altrettanto valido.
Questi semplici esempi ci fanno capire che il mondo della finanza comportamentale è complesso e affascinante. Conoscere un po’ di più di questa branca dell’economia comportamentale, può aiutarci a fare scelte più consapevoli e senza pregiudizi.

Finanza comportamentale: cos’è?

Quando si parla di finanza comportamentale si fa riferimento a quegli studi economici che analizzano i modelli comportamentali nei mercati finanziari.
Il processo decisionale razionale nel campo dell’economia e dei mercati, è caratterizzato da una serie di anomalie, che sono state prontamente evidenziate dagli studiosi. Anche in presenza di un’informazione completa ed efficiente, le scelte in materia finanziaria sono spesso dettate da condizionamenti, percezioni e convinzioni che non hanno una base razionale.
A titolo esemplificativo possiamo prendere in considerazione il comportamento degli investitori durante la bolla speculativa cominciata alla fine degli anni Novanta e proseguita fino al 2001. I titoli tecnologici sono stati oggetto di acquisti di massa, che però non erano giustificati da informazioni o indicatori che potessero suggerire il loro successo nel breve, medio o lungo periodo. Un fenomeno speculare a quello degli acquisti di massa è invece quello del panico che si scatena nei mercati, quando si registrano dei crolli del prezzo che finiscono per essere alimentati dal panico stesso.
Se non si tratta di scelte razionali, dove va cercato il fondamento di queste scelte che riguardano un numero così consistente di risparmiatori e investitori? La ragione di queste scelte è data da alcuni bias cognitivi che orientano il comportamento delle persone nel settore finanziario (ma non solo). In altri casi si tratta di decisioni influenzate dalle scelte del passato oppure da errori cognitivi che portano gli investitori ad essere eccessivamente ottimisti o pessimisti.

Cenni storici

Si parla di finanza comportamentale già in età classica, quando si riteneva che ci fosse un legame molto forte tra psicologia ed economia. Tra i più importanti economisti che hanno esplorato questo legame, dobbiamo citare Adam Smith, che ha studiato a fondo i principi di psicologia che governano il comportamento umano. Dobbiamo segnalare anche il contributo di Jeremy Bentham, che studiò il ruolo dell’utilità nell’orientare le scelte umane.
Qualcosa cambiò con l’avvento dell’economia neoclassica, che portò accantonare gli studi sulla finanza comportamentale a favore del concetto di homo economicus, le cui scelte economiche e finanziarie sarebbero state dettate unicamente dalla razionalità. Questa visione fu certamente influenzata dalle teorie di Darwin, che confermavano il primato della razionalità nel processo di evoluzione dell’uomo moderno.
Solo a partire dagli anni Sessanta la finanza comportamentale è tornata in auge, grazie al contributo di importanti studiosi del calibro di Kahneman e Tversky, che hanno analizzato a fondo i processi cognitivi che portano alle decisioni, anche nel settore del risparmio e degli investimenti.
Il merito principale di questi autori e psicologi fu quello di affiancare i modelli decisionali delle persone esposte a rischio e incertezza ai modelli economici comportamentali dominati dalla razionalità. Questo accostamento fece emergere diverse anomalie, che si possono spiegare grazie al ruolo che la psicologia ricopre nelle scelte economiche delle persone.

Finanza comportamentale ed economia

Come si chiamano i padri della finanza comportamentale? Daniel Kahneman e Amos Tversky sono tra gli autori che si sono maggiormente distinti in questo settore, grazie al loro lavoro intitolato Prospect theory: Decision Making Under Risk, del 1979. Nel 2002 Kahneman fu anche insignito del premio Nobel per l’economia per aver fatto emergere il ruolo chiave della psicologia nella scienza economica.
Dal 1978 al 2013 il premio Nobel per l’economia venne riconosciuto per ben 3 volte a dei comportamentalisti e questo la dice lunga sull’importanza della finanza comportamentale nell’economia. Se prima l’economia era considerata una scienza esatta, questa certezza è andata pian piano a sgretolarsi. Incertezze e paure vengono quindi riconosciute come delle componenti importanti nel processo decisionale nel campo economico e finanziario.

Finanza comportamentale e psicologia

L’ingresso preponderante della psicologia nella scienza economica ha messo in discussione la teoria dei mercati efficienti, secondo cui le informazioni offerte dal mercato darebbero all’uomo tutti gli strumenti per prendere delle decisioni razionali, valutando ad esempio la serie storica dei prezzi.
L’esperienza dei mercati lascia però emergere la presenza di alcune anomalie, che hanno portato ad eventi imprevedibili ed irrazionali, che non possono essere spiegati sulla base della teoria dei mercati efficienti. È per questa ragione che studiosi ed economisti sono andati a cercare i tasselli mancanti nella finanza comportamentale.

Perché è importante?

Psicologia sociale e comportamentale sono in grado di spiegare le ragioni di alcuni fenomeni che si verificano sui mercati. Il famigerato “panic selling” che si verifica in borsa, spesso si spiega per una forte avversione alla perdita da parte dell’investitore. La paura di perdere è 2,5 volte più forte rispetto alla sensazione piacevole generata da un successo economico e quindi può comportare degli improvvisi quanto irrazionali crolli dei mercati.
Conoscere queste dinamiche può aiutare il singolo risparmiatore a riconoscere questi meccanismi comportamentali e mettersi al riparo da scelte irrazionali che possono rivelarsi deleterie nella gestione delle proprie finanze.
Probabilmente nessun individuo è immune ai processi psicologici studiati dalla finanza comportamentale, ma conoscerli può dare all’investitore degli strumenti ulteriori per scegliere in modo più consapevole e ponderato.

Cosa studia la finanza comportamentale?

La finanza comportamentale studia la psicologia delle scelte nel settore economico-finanziario e quindi approfondisce il modo in cui alcuni pregiudizi psicologici possono produrre degli effetti sui mercati. La finanza comportamentale si concentra in particolare su 3 aree di studio, che sono le euristiche, l’inquadramento e le inefficienze di mercato.

A.    Euristica

Le euristiche sono delle regole comportamentali approssimative, che possiamo immaginare come delle scorciatoie che aiutano le persone a prendere delle decisioni. Piuttosto che valutare una scelta in modo razionale, gli individui si affidano a dei pregiudizi cognitivi che spesso si fondano sulle esperienze passate.
Per effetto di queste euristiche, i risparmiatori possono essere indotti, ad esempio, ad uscire rapidamente da un investimento per l’avversione alla perdita oppure a credere di avere il pieno controllo di un investimento, mentre invece si mantiene lo status quo perché non si ha la capacità di gestire una diversa strategia.

B.     Inquadramento

Anche l’inquadramento gioca un ruolo chiave nelle decisioni finanziarie, perché il modo in cui una determinata situazione viene presentata al decisore, può influenzare fortemente la sua scelta finale. Anche ascoltare le notizie finanziarie e soprattutto il modo in cui vengono presentate, può orientare l’inquadramento.
L’ancoraggio finanziario è un esempio eloquente di come funziona inquadramento. L’ancoraggio è il processo mentale che ci spinge ad assegnare un valore ad un problema ignoto, sulla base di un dato che viene offerto in partenza e che viene usato come riferimento anche se assurdo. Se ci viene detto che il 30% degli investitori ha valutato positivamente un prodotto finanziario, questo dato ci porta a considerare in modo positivo quel prodotto finanziario (sebbene il 70% degli investitori NON consiglierebbe quel prodotto).

C.     Inefficienze di mercato

Abbiamo già accennato al fatto che la maggior parte delle decisioni finanziari non vengono adottate sulla base di valutazioni razionali. Queste decisioni portano spesso ad anomalie di mercato talmente macroscopiche da non poter essere ignorate e che trovano una spiegazione se osservati dalla prospettiva della finanza comportamentale.
Queste anomalie non sono legate solo a dei pregiudizi cognitivi individuali, che finirebbero per annullarsi l’un l’altro. Si tratta piuttosto di effetti che si producono a causa di una contaminazione sociale, che spinge un grande numero di investitori ad agire sulla base della paura o dell’avidità. A causa di queste anomalie, il comportamento del mercato diventa irrazionale e inefficiente.

I 5 fattori chiave:

Per quanto sia complessa la finanza comportamentale, è possibile sintetizzare in 5 punti i fattori chiave che influenzano le scelte delle persone nel settore dell’economia e della finanza. I 5 fattori chiave sono le emozioni, l’influenza, gli errori cognitivi, le inefficienze di mercato e il rapporto tra perdite e guadagni.

1.     Emozioni

Se le scelte degli investitori sono spesso non riconducibili alla ragione è perché sono le emozioni a prendere il sopravvento. Piuttosto che ponderare la scelta sulla base di dati e bilanci, i risparmiatori sono mossi dalle paure, dall’avidità, dall’insicurezza, dall’orgoglio o da una qualsiasi altra emozione. Queste emozioni possono scaturire da diversi fattori, come ad esempio delle esperienze passate oppure da notizie economiche.

2.     Influenza

Abbiamo già accennato alle euristiche, all’inquadramento o all’ancoraggio, da cui possono scaturire regole di comportamento, convinzioni e riflessioni che orientano le scelte economiche. Vedere la maggior parte degli investitori che fanno una scelta può essere determinante per decidere il futuro di un investimento ed è in questo caso che entra in gioco l’effetto gregge, che approfondiremo più avanti e che influenza fortemente le decisioni del risparmiatore.

3.     Errori cognitivi

Anche la razionalità può indurre in errore il decisore, che a volte va incontro ad errori cognitivi per eccessivo ottimismo o per la ferma convinzione di avere la situazione sotto controllo. È per effetto di questi errori cognitivi che si mantiene lo status quo oppure al contrario si corrono dei rischi troppo grandi.

4.     Inefficienze di mercato

I mercati possono assumere un comportamento irrazionale ed inefficiente quando la maggior parte degli operatori compiono delle scelte dettate dall’emotività, da una valutazione dei prezzi che si rivela sbagliata oppure da anomalie sul ritorno degli investimenti. Alla base di queste anomalie ci sono delle irregolarità nei comportamenti della comunità di operatori economici che operano sul mercato.

5.     Perdite VS guadagni

La spinta più forte che muove gli investitori è l’avversione alla perdita oppure la possibilità di conseguire un guadagno? Secondo gli studi di finanza comportamentale l’avversione alla perdita è una leva 2,5 volte più forte rispetto alla prospettiva di un guadagno di pari entità. Ma non è tutto, perché aver già subito una perdita economica potrebbe indurre l’investitore a rischiare di più per recuperare il denaro. Questo è un atteggiamento tipico dei giocatori d’azzardo, che spesso per colmare una perdita vanno incontro a rischi molto grandi e perdite più ingenti.

Funzioni della finanza comportamentale

Uno degli scopi della finanza comportamentale è mettere l’investitore al riparo da condizionamenti, comportamenti o errori che possono spingerlo verso decisioni che possono poi rivelarsi controproducenti per il portafoglio d’investimento. Per aggirare questi ostacoli che si frappongono tra l’investitore e delle scelte finanziarie più consapevoli, analizziamo alcune anomalie decisionali tra le più diffuse.

Effetto gregge

Una delle trappole più pericolose analizzate dalla finanza comportamentale è rappresentata dall’effetto gregge o herd behavior, che spinge le persone a conformarsi alla massa, senza ponderare razionalmente gli effetti delle proprie scelte.
Durante le grandi bolle speculative, come quella che è iniziata col fallimento della Lehman Brothers, gli investitori si affrettarono a vendere i propri titoli finanziari, spesso a prezzi stracciati. Alla base di queste vendite dettate dal panico non c’è stata nessuna valutazione di tipo razionale, ma solo la paura di finire schiacciati dal crollo dei mercati (che però era solo ipotetico) e la necessità di conformarsi alla decisione della maggior parte degli altri investitori.
Chi in quel frangente è riuscito a tenersi al riparo dall’effetto gregge e ha mantenuto i suoi titoli, è poi comunque riuscito ad avvantaggiarsi di una crescita del mercato azionario, che ha poi raggiunto i suoi massimi storici.
Per non cadere nella trappola dell’effetto gregge è quindi fondamentale restare fedeli alla strategia d’investimento delineata in precedenza e mantenere i nervi saldi, anche quando tutti gli altri investitori si lasciano prendere dal panico e scelgono di disinvestire in fretta.

Avversione alla perdita

Tutti gli investitori sanno bene che operare nei mercati finanziari comporta una certa percentuale di rischio per il proprio capitale. Sebbene esistano delle best practices che permettono di minimizzare i rischi, come ad esempio la diversificazione e un orizzonte temporale d’investimento medio-lungo, non è possibile eliminare del tutto questo rischio.
Come abbiamo già visto, la paura di affrontare una perdita mette sotto stress l’investitore e spesso lo spinge verso decisioni affrettate e irrazionali. Piuttosto che soppesare bene rischi e benefici, l’investitore corre il pericolo di affidarsi alle euristiche e quindi di semplificare eccessivamente le sue analisi e le sue valutazioni.
Cadere vittima dell’avversione alla perdita significa per l’investitore perdere la capacità di valutare razionalmente le possibilità di guadagno e di perdita. Per effetto di questa ennesima trappola della finanza comportamentale, il timore irrazionale di perdere finisce per avere un peso maggiore rispetto alla prospettiva di un guadagno, così le scelte dell’investitore diventano irrazionali e impulsive.
La raccomandazione per sfuggire al tranello dell’avversione alla perdita è sempre quella di attenersi alla strategia già definita e affidarsi agli esperti della consulenza finanziaria indipendente.

Modelli teorici

La finanza comportamentale è una disciplina complessa e ricca di sfaccettature, infatti è stata approfondita da numerosi studi e ricerche. Per capire meglio come funzionano i modelli teorici che sono alla base della finanza comportamentale, vediamo alcuni esempi pratici.

> Attribution bias

L’attribution bias è uno dei bias cognitivi che orientano le scelte dei risparmiatori e si basa sulla distorsione interpretativa di alcune informazioni. I dati in possesso del risparmiatore non vengono valutati in modo obiettivo, ma sulla base di alcune convinzioni e pregiudizi. Se ad esempio il prezzo di alcuni titoli scende, l’investitore tende a interpretare questo dato sulle base del suo pregiudizio. Piuttosto che attribuire il calo alla qualità dei titoli, potrebbe ad esempio dare la colpa ad un ciclo economico negativo.

> Illusione del controllo

L’illusione del controllo è un modello comportamentale che spinge l’investitore ad affrontare un rischio molto alto, perché si attribuisce la capacità di condurre l’investimento con successo. L’investitore è convinto di avere il pieno controllo del suo investimento, confidando pienamente nella sua esperienza e nella sicurezza delle proprie decisioni. A causa dell’illusione del controllo, potrebbe ad esempio lanciarsi in un investimento sbilanciato verso una determinata asset class e non ben diversificato.

> Ancoraggio

Per effetto dell’ancoraggio l’investitore riconosce ad un determinato fattore un peso maggiore rispetto a quello delle altre informazioni in suo possesso, senza che questa valutazione abbia un fondamento di tipo razionale. La persona resta ad esempio ancorata ad una determinata soglia di risparmio per effetto di tale condizionamento, nonostante potrebbe accantonare anche una somma maggiore.

> Valore atteso

Alcuni modelli comportamentali possono indurre l’investitore ad attribuire al suo investimento un determinato obiettivo, che però si fonda solo sulle sue aspettative e non su una valutazione di tipo razionale. In questo modo l’investitore non è più in grado di valutare con obiettività i risultati del suo investimento.

> Teoria dei prospetti

In base alla teoria dei prospetti l’investitore è indotto a valutare la convenienza di un investimento in base a come sono prospettati i suoi risultati economici. L’atteggiamento verso l’investimento quindi cambia solo per il modo in cui questo viene presentato ed è invece slegato da valutazioni razionali e obiettive.

Finanza comportamentale nel trading e in borsa

Il trading online è una delle attività che espone l’investitore alle trappole della finanza comportamentale, visto che l’emotività e la capacità di tenere i nervi saldi sono una componente molto importante.
A seconda della situazione, il trader potrebbe cadere vittima di un’eccessiva sicurezza (illusione del controllo) e fare scelte troppo avventate. Potrebbe avere delle aspettative troppo alte in merito al suo investimento (valore atteso) oppure confermare la decisione in merito alla sua operatività per effetto di alcuni attribution bias che lo spingono a dare maggiore peso ad alcune notizie economiche piuttosto che su altre.
Anche l’operatività in borsa potrebbe esporre l’investitore ai modelli di comportamento studiati dalla finanza comportamentale. Affidarsi alla consulenza di un esperto per la costruzione di un portafoglio d’investimento diversificato, è una delle soluzioni per mettersi al riparo da queste trappole mentre si lavora nella direzione dei propri obiettivi finanziari.

Critiche alla finanza comportamentale

La finanza comportamentale non è esente da critiche, infatti fin dalla sua origine è stata osteggiata da alcuni economisti e sostenitori della teoria dell’efficienza di mercato.
Secondi i critici della finanza comportamentale, non si tratterebbe di una branca dell’economia, ma piuttosto di una serie di teorie che studiano delle anomalie. Queste anomalie, tra l’altro, assumerebbero un peso trascurabile, perché la maggior parte degli operatori economici professionali agirebbe sulla base di criteri razionali e non sulla base dell’emotività.
Gli oppositori della finanza comportamentale credono che ognuna di queste anomalie comportamentali abbia in realtà un fondamento dovuto alla microstruttura dei mercati. Non è nostro compito stabilire se queste critiche abbiano o meno un fondamento, ma di certo conoscere i modelli comportamentali studiati dalla finanza comportamentale offre agli investitori degli strumenti in più per fare delle scelte ben ponderate.

Libri per approfondire

La finanza comportamentale è una disciplina molto vasta, infatti sono diverse le letture consigliate per approfondire l’argomento. Chi vuole conoscere meglio la finanza comportamentale attraverso i suoi libri, può partire dal classico Prospect Theory: An Analysis of Decision under Risk, scritto da Daniel Kahneman e Amos Tversky. In questo testo intramontabile i due psicologi dimostrano che molto spesso le scelte economiche sono dettate da regole che non si fondano sulla razionalità.
Un altro libro che apre uno sguardo al mondo dell’economia comportamentale è Pensieri veloci e pensieri lenti di Daniel Kahneman. Anche Richard Thaler, come Kahneman, ha vinto il premio Nobel per l’economia e il suo libro Misbehaving merita di essere letto, perché mette in luce tutte le distorsioni cognitive che vale la pena conoscere e che gli economisti hanno ignorato per troppo tempo.

Conclusioni

Compiere delle scelte finanziarie non è mai facile e scontato, soprattutto quando entrano in gioco dei condizionamenti che sfuggono al nostro controllo. La finanza comportamentale ha il merito di evidenziare alcune anomalie che è possibile osservare in modo empirico nelle dinamiche di mercato.
Approfondire e conoscere questi aspetti irrazionali ed emotivi che muovono le nostre scelte è come avere nella cassetta degli attrezzi degli strumenti in più, offerti dalle migliori menti nel campo della psicologia comportamentale.

Gli studi della finanza comportamentale al servizio dei risparmiatori, per imparare a riconoscere i tranelli della mente ed evitare gli errori più comuni tra gli investitori.

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