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La tassazione degli ETF: semplificazione ed efficienza

ETF

Il 9 aprile del 2014 segna lo spartiacque che ha modificato la tassazione degli exchange traded funds (ETF).

L’entrata in vigore del decreto legislativo n. 44 del 4 marzo 2014, ha semplificato infatti l’imposizione fiscale relativa agli ETF, ponendo fine alla doppia imposizione fiscale.

Prima del 2014: tassazione doppia.

I proventi derivanti dagli ETF generavano redditi di capitale e redditi diversi.
I redditi da capitale erano quelli derivanti dai dividenti e in caso di vendita dell’ETF, dall’incremento del valore netto delle quote (differenza fra Nav del’ETF nel giorno di vendita e quello nel giorno di acquisto); i redditi diversi erano quelli dati dalla differenza fra prezzo di acquisto e di vendita, meno il delta Nav.

Nuovo regime fiscale dal 2014.

A partire dal 9 aprile 2014 tutte le plusvalenze sono trattate come “reddito di capitale” e le  minusvalenze come “reddito diverso”. Inoltre plusvalenze e minusvalenze sono calcolate sulla differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita dell’ETF, pertanto il valore del NAV dell’ETF non è più rilevante ai fini fiscali.

Qualora la posizione si sia formata sulla base di molteplici acquisti (come può accadere con portafogli composti da vari ETF) il prezzo di acquisto sarà calcolato come “prezzo medio ponderato (prezzi di acquisto realizzati sul mercato) per la quantità”.

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Nulla cambia invece per i dividendi derivanti dagli ETF, sempre considerati “redditi di capitale”.

Diverse componenti e diverse aliquote all’’intero di un unico ETF.

A partire dal 1° luglio 2014, l’aliquota prevista per le rendite finanziarie è stata innalzata dal 20 al 26%.  Anche i proventi ottenuti con gli ETF sono quindi tassati al 26%, ma essendo gli ETF composti da diverse componenti queste saranno tassate sulla base del regime fiscale di riferimento. Per intenderci, qualora un ETF dovesse essere composto per il 40% da Titoli di Stato e per il 60% da azioni, i redditi saranno tassati, rispettivamente per il 40% al 12,5% (la tassazione prevista per i Titoli Stato) e per il 60% al 26%.

Anche in ragione di questo aspetto l’investimento in ETF risulta essere particolarmente indicato per piccoli e grandi investitori. La possibilità di investire su diverse tipologie di asset class come l’azionario, obbligazionario, la valuta etc.., riducendo il rischio correlato grazie alla diversificazione e contenendo i costi (notoriamente bassi per gli ETF), è il frutto di un’evoluzione che ha permesso l’accesso ai mercati ad un pubblico sempre più ampio e variegato di investitori.

L’ETF è ormai lo strumento di investimento riconosciuto ed apprezzato a livello globale per la sua efficienza e trasparenza, in grado da un lato di ottimizzare i costi (in ragione della sua gestione passiva e dei nuovi sistemi di consulenza e gestione del risparmio tecnologicamente avanzati) e dall’altro di riservare nel medio-lungo termine, buoni rendimenti.

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