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Finanza comportamentale: l’avversione alla perdita

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Quando guadagno e perdita della stessa entità sono percepiti invece in maniera diversa.

Sebbene la finanza sia fatta di numeri, dati, cicli e statistiche l’approccio degli investitori spesso sfugge alla razionalità e soprattutto in situazioni di stress, porta a compiere scelte sbagliate e rischiose.

L’ipotesi di “razionalità delle percezioni”, tipica della finanza classica, si scontra infatti con la concreta tendenza degli individui ad acquisire ed elaborare le informazioni utilizzando un numero limitato di regole intuitive o euristiche. Sostanzialmente si è convinti di aver fatto le giuste valutazioni le quali in realtà sono frutto di semplificazioni, di analisi superficiali e di condizionamenti irrazionali.

In alcuni individui la percezione della perdita è due volte e mezzo più acuta rispetto a quella di un guadagno di pari entità.

Tali situazioni sono oggetto di studio della finanza comportamentale la quale dimostra come le decisioni degli individui, di fronte all’incertezza e al rischio, siano appunto fortemente condizionate dall’irrazionalità.

L’avversione alla perdita che confonde e inganna l’inconscio degli investitori.

Uno dei comportamenti che incide maggiormente sulle scelte degli investitori è l’avversione alla perdita.

Quest’ultima si manifesta nelle persone che, avverse al rischio, si tengono fuori da situazioni percepite come “rischiose”, sebbene si trovino di fronte a due possibili alternative: quella di guadagno e quella di perdita.

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Facciamo un esempio. In una situazione di gioco rischioso del tipo 50 e 50 (come ad esempio nel lancio di una moneta con testa o croce) ci sono le stesse probabilità di guadagno e di perdita ma molti individui attribuiscono maggiore importanza a una perdita di X euro piuttosto che a un guadagno della stessa entità. È stato dimostrato come gli individui avversi alle perdite abbiano infatti una percezione due volte e mezzo più acuta della perdita rispetto al guadagno.

Inoltre, relativamente agli imprenditori, è stato constato che l’avversione alla perdita può causare un’avversione a contrarre debiti, anche quando questi potrebbero avere effetti collaterali finanziari positivi per l’azienda.

Dal punto di vista umano è comprensibile che la perdita abbia un peso emotivo diverso rispetto al guadagno ma da un punto di vista razionale non si può dire altrettanto.

Cosa fare quindi per evitare di cadere nei tranelli dell’irrazionalità? Procedere con cautela, informarsi e tenersi lontani dal fai da te, perché come dimostrato dalla finanza comportamentale, potremmo essere noi stessi il peggior nemico dei nostri investimenti.

Affidarsi a figure esperte che, lungi da condizionamenti emotivi, sono in grado di ponderare e suggerire il miglior investimento, non è più un lusso di pochi. Il nostro team è a disposizione per qualsiasi informazione in merito e per aiutarti a capire quale soluzione di investimento meglio si coniuga con le tue esigenze.

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