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Banche: sempre più limiti alla liquidità sui conti

Chi si ricorda gli interessi sui conti correnti? Sembra ormai una vita fa quando per il solo fatto di depositare i soldi in banca si potevano maturare dei guadagni. D’altra parte non ci sarebbe nulla di strano, chi deposita soldi in banca sta di fatto prestando i propri risparmi a un istituto di credito e per questo dovrebbe essere compensato. Purtroppo tutti sappiamo che non è più così.

Da anni ormai le banche tendono a non offrire interessi sui conti correnti e anche gli strumenti di deposito offrono rendimenti molto limitati. In questo grafico abbiamo stimato il rendimento del conto deposito attraverso l’indice MIR: si evince la forte correlazione col livello dei tassi (linea tratteggiata) e quanto questo rendimento sia costantemente calato negli ultimi 20 anni. Il rendimento reale, ovvero quello che considera l’aumento dei prezzi e dunque aggiustato per il potere d’acquisto, è stato estremamente limitato (barre grigio chiaro) per la maggior parte del periodo considerato (2000-2020). Questo vuol dire che l’investimento in un conto deposito, con rendimento analogo a quello qui stimato, sarebbe stato solo parzialmente sufficiente a proteggere il capitale dall’effetto dell’inflazione, che erode il valore reale del capitale.

Ma le cattive notizie per coloro che hanno depositate grosse cifre sui conti correnti non finiscono qui. Le banche stanno cominciando a prendere delle misure drastiche per rendere sempre meno conveniente mantenere i soldi sul conto corrente. Nelle ultime settimane ha fatto scalpore la notizia che Fineco si riserva il diritto di chiudere tutti i conti correnti dai 100.000€ in su e nessun investimento attivo. La motivazione? Mantenere la liquidità dei clienti è diventato troppo costoso.

La scelta di Fineco, che presumibilmente verrà presto eguagliata da altri istituti finanziari in Italia, è simile a quella di molte altre banche in Europa che stanno sviluppando piani per convincere i clienti a mobilitare la liquidità, in alcuni casi anche applicando nuovi costi ai risparmiatori. Tra le grandi banche italiane, Unicredit per ora ha annunciato una commissione dello 0,5% sulle giacenze maggiori di 100mila euro sui conti intestati ad aziende e partite Iva. Bper dal 5 febbraio ha introdotto sui nuovi conti la commissione di liquidità rilevante (Clr), per i clienti non consumatori con giacenza superiore a 100mila euro. Bnl addebiterà 1.000€ alle giacenze medie trimestrali superiori a un milione di euro delle aziende.

Ma quali sono le ragioni di questa tendenza? Purtroppo il fatto che la liquidità non venga più remunerata dipende da fattori al di fuori del controllo delle banche. La spiegazione di questo fenomeno è stata espressa molto chiaramente proprio da Fineco nella lettera che ha inviato agli investitori per spiegare la sua decisione: “Nel 2020, al fine di sostenere e fornire il giusto stimolo all’economia, la Bce ha adottato una politica monetaria espansiva ricorrendo a un ampio pacchetto di misure di politica economica che hanno prodotto un incremento della liquidità, con conseguente aumento dei livelli di giacenza in conto corrente – siamo oltre i 1.740 miliardi secondo ABI – e un’ulteriore riduzione dei tassi di interesse interbancari come l’Euribor, il tasso utilizzato dalle banche nelle proprie operazioni di finanziamento”.

Tassi negativi significa che la banca paga uno 0,5% sulle giacenze. Con sempre più liquidità bloccata sui conti correnti, questo costo sta diventando sempre più difficile da sostenere e alcune banche potrebbero decidere di scaricarlo sui clienti. Il sostegno delle banche centrali all’economia, tramite l’abbassamento dei tassi, tende a penalizzare chi ha investimenti e favorire al contrario i depositi. Come spiegato da Fineco, questa situazione non dipende dalle banche ed è destinata a perdurare almeno per i prossimi anni: un ritorno alla redditività dei conti correnti non sembra proprio essere in vista.

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Per queste ragioni se hai un eccesso di liquidità nel tuo conto corrente (che non pensi di dover spendere subito) ti consigliamo di metterla a rendimento anziché esporla a costi e svalutazioni. Moneyfarm ti offre questa possibilità. Se hai liquidità in eccesso sul conto corrente valuta la nostra proposta di investimento.

Mantenere la liquidità sul conto corrente ha infatti tre tipi di costo per te:

  • Un costo diretto, relativo al mantenimento del conto corrente, all’imposta di bollo e a eventuali tassi. Può diventare anche molto significativo in termini assoluti. Secondo Altroconsumo, dal 2019 al 2020, la media dei costi dei 10 conti correnti più convenienti per le famiglie è salita del 22%.
  • Il costo-opportunità: ovvero quanto si perde rinunciando a generare rendimenti di lungo periodo. Più aumenta l’orizzonte temporale, infatti, più aumenta l’opportunità che questa tipologia di costo sia molto salata. 
  • Il costo della svalutazione del capitale, per effetto dell’inflazione. 

A questi costi va aggiunto anche un rischio non irrilevante: in caso di problemi di liquidità della tua banca, i depositi sopra i 100.000 euro non sono garantiti dal Fondo Interbancario.

Quindi come si deve comportare l’investitore?

I rendimenti degli investimenti tendono ad accumularsi nel lungo termine, grazie all’extra rendimento generato dall’investimento dei profitti: proviamo a comparare la performance di vari investimenti da 100.000€ negli ultimi 10 anni.

Come si può vedere gli strumenti di liquidità hanno generato rendimenti piuttosto ridotti rispetto ad altri tipi di rendimenti finanziari: se nessuno può prevedere le performance future dei mercati ciò che possiamo dire è che nei prossimi anni il cash continuerà a generare rendimenti ridotti. Se hai scelto di non investire parte della tua liquidità non stai perdendo occasioni di mercato nel breve (dove i mercati possono andare sia in positivo che in negativo), quanto soprattutto la potenzialità di sfruttare a tuo vantaggio l’effetto di composizione degli interessi nel lungo periodo e questo può avere delle conseguenze molti rilevanti sulla costruzione della tua ricchezza.

Bisogna chiarire: nessuno può prevedere l’andamento dei mercati (che possono crescere o generare perdite, anche se nel lungo periodo generalmente crescono) e sapere con esattezza quanto renderà un investimento, ma ciò che è certo è che in uno scenario di tassi negativi i conti correnti continueranno a non generare rendimenti.

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