Come ogni mese, il nostro Senior Portfolio Manager e Head of Research Roberto Rossignoli fa il punto della situazione sul mercato delle criptovalute. Nelle ultime settimane, Bitcoin registrato la migliore performance da un anno grazie alla ripresa dei flussi istituzionali, mentre gli investitori guardano oltre le tensioni geopolitiche.
Aprile ha portato i risultati che il mercato delle criptovalute stava aspettando: Bitcoin ha guadagnato il 12%, chiudendo il mese intorno ai 76.300 dollari, la migliore performance mensile da aprile 2025 e il secondo mese consecutivo in territorio positivo dopo cinque ribassi consecutivi. Ethereum è salito di circa l’8% nello stesso periodo, registrando anch’esso il miglior mese da agosto 2025. La capitalizzazione complessiva del mercato crypto è cresciuta di circa il 10%, raggiungendo i 2.700 miliardi di dollari, estendendo il recupero iniziato con il cessate il fuoco di marzo.
All’inizio di maggio il quadro è ulteriormente migliorato. Bitcoin ha superato con decisione gli 80.000 dollari nella prima settimana del mese, toccando gli 82.400 dollari, il livello più alto dalla fine di gennaio. L’11 maggio ha aperto a 82.164 dollari, il miglior livello di apertura dal 31 gennaio. Ethereum ha invece scambiato intorno ai 2.370 dollari.

Macro
Lo scenario macroeconomico è rimasto ostaggio dello shock energetico legato al conflitto in Iran, che ha mantenuto elevati i prezzi del petrolio e alimentato le aspettative di inflazione. Anche la politica monetaria ha aggiunto un ulteriore livello di incertezza: la transizione della Federal Reserve verso Kevin Warsh come nuovo presidente sta complicando la forward guidance (la comunicazione con cui la banca centrale cerca di orientare le aspettative dei mercati sul futuro della politica monetaria, soprattutto riguardo ai tassi di interesse), proprio mentre la divisione interna emersa nella riunione di aprile, conclusasi con una votazione di 8-4, ha evidenziato profonde divergenze sul percorso dei tassi.

Il conflitto in Medio Oriente è rimasto la principale forza macro. I prezzi del petrolio sono rimasti elevati, oscillando intorno ai 103 dollari al barile a fine aprile e registrando picchi in corrispondenza di notizie come il sequestro da parte degli Stati Uniti di tre petroliere iraniane. Il cessate il fuoco annunciato il 7 aprile ha fornito un sollievo temporaneo, rivelatosi però fragile già all’inizio di maggio, quando il presidente statunitense Donald Trump ha definito “totalmente inaccettabile” l’ultima proposta di pace iraniana. Il conflitto è così tornato a rappresentare una fonte persistente di inflazione energetica e compressione del rischio.
Il dollaro si è rafforzato grazie ai flussi verso beni rifugio, i rendimenti dei Treasury sono saliti e si è riaffermato uno schema ormai familiare: ogni rialzo del petrolio ha penalizzato gli asset rischiosi, mentre ogni segnale diplomatico di de-escalation ha innescato rally di sollievo. Bitcoin e mercati azionari sono rimasti fortemente sensibili al ciclo delle notizie geopolitiche.
Il quadro cross-asset di aprile è stato quindi più costruttivo rispetto a marzo, e Bitcoin ne ha beneficiato insieme agli altri asset rischiosi. Gli indici S&P 500 e Nasdaq hanno recuperato dai minimi di marzo, ma il rialzo del 12,7% di Bitcoin ha nettamente sovraperformato i mercati azionari.
L’oro è invece rimasto sotto pressione, poiché la maggiore volatilità sui tassi si è riflessa direttamente sull’asset class. Lo stesso shock inflazionistico che avrebbe dovuto sostenere i metalli preziosi ha invece rafforzato le aspettative di una politica monetaria restrittiva più prolungata, lasciando l’oro intrappolato tra il suo ruolo di bene rifugio e la sensibilità ai tassi reali.

Micro
La narrativa regolamentare ha accelerato nel corso di aprile e nelle prime settimane di maggio. La Securities and Exchange Commission (SEC) ha formalmente abbandonato l’approccio basato sulla “regulation by enforcement” nei confronti del settore crypto, confermando un cambio di filosofia verso il contrasto a frodi e manipolazioni piuttosto che rivendicare un’ampia giurisdizione sui token.
Il CLARITY Act ha proseguito il proprio iter al Congresso. Il primo maggio è emersa una bozza che ha chiarito il compromesso raggiunto sul tema delle stablecoin: le società crypto potranno offrire ricompense legate alle stablecoin, ma non rendimenti assimilabili agli interessi sui depositi bancari. Nonostante ciò, le probabilità di approvazione nel 2026 stimate da Polymarket sono scese al 62%, rispetto a quasi l’80% registrato dopo l’accordo sulle stablecoin, anche a causa del ritorno delle pressioni lobbistiche del settore bancario e delle divisioni interne al fronte repubblicano.
Sul fronte on-chain, il periodo è stato caratterizzato da un forte contrasto tra la crescente maturità istituzionale e persistenti vulnerabilità sul fronte della sicurezza. I Treasury statunitensi tokenizzati hanno continuato a crescere, raggiungendo i livelli più elevati di sempre ad aprile.
Meritano attenzione anche due sviluppi dal significato più negativo. Hacker affiliati alla Corea del Nord hanno condotto una serie di attacchi particolarmente aggressivi nel mese di aprile, sottraendo 285 milioni di dollari a Drift Protocol e 292 milioni a KelpDAO nell’arco di appena 18 giorni, pari al 76% di tutte le perdite da hack crypto registrate nel 2026. Parallelamente, il gruppo Quantum AI di Google ha pubblicato un paper secondo cui violare la crittografia a curva ellittica di Bitcoin potrebbe richiedere circa 20 volte meno risorse rispetto alle stime precedenti, accorciando la timeline di una minaccia quantistica credibile. Nessuno dei due eventi rappresenta un driver immediato per i prezzi, ma entrambi ricordano come le assunzioni di sicurezza del settore, sia on-chain sia crittografiche, siano sotto crescente pressione.
I flussi
Il quadro dei flussi ad aprile è stato relativamente solido, poiché l’attività di acquisto osservata a marzo è proseguita; insieme ai prezzi degli asset, anche il sentiment sta migliorando. Gli afflussi netti verso gli ETF spot su Bitcoin hanno superato circa 1,9 miliardi di dollari nel mese.
IBIT di BlackRock ha raccolto da solo 1,7 miliardi di dollari di flussi ad aprile, rappresentando circa il 70% degli afflussi complessivi verso gli ETF spot su Bitcoin e rafforzando il proprio ruolo dominante come veicolo istituzionale di riferimento.
MSBT di Morgan Stanley è stato invece il nuovo protagonista del mercato. Nel suo primo mese di negoziazione (dall’8 aprile al 7 maggio), il fondo ha accumulato 193,6 milioni di dollari di afflussi netti cumulati e 239,6 milioni di patrimonio netto, senza registrare nemmeno una giornata di deflussi.

Gli asset netti complessivi degli ETF spot su Bitcoin hanno superato nuovamente i 100 miliardi di dollari per la prima volta da febbraio 2025, mentre gli afflussi da inizio anno hanno raggiunto circa 4,9 miliardi di dollari.
Gli ETF stavano assorbendo tra 4.500 e 5.000 BTC al giorno, mentre il mining ne produceva soltanto circa 450: un rapporto domanda/offerta di 10 a 1 che, se mantenuto, crea una compressione strutturale dell’offerta e contribuisce ulteriormente alla performance positiva del mercato.

Investire in criptovalute comporta un livello di rischio elevato. Non dovresti investire se non sei disposto a perdere l’intero capitale investito. Il valore del tuo portafoglio Moneyfarm può diminuire così come aumentare e potresti ricevere un importo inferiore rispetto a quanto investito. Potresti non essere tutelato in caso di eventi avversi. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Le opinioni espresse non costituiscono una raccomandazione, consulenza o previsione. Se non sei sicuro che investire sia adatto a te, ti invitiamo a rivolgerti a un consulente finanziario indipendente.
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