Fondo Pensione: quanto pesano i costi in 35 anni?

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Chi sta leggendo questo articolo è un risparmiatore, un investitore o almeno un aspirante tale. Con ogni probabilità, quindi, è una persona sensibile ai costi. Se vi riconoscete in questa categoria, provate a rispondere a una domanda: quante volte, negli ultimi due mesi, avete sentito qualcuno lamentarsi del caro benzina o letto un articolo su questo fastidioso problema? Che il tema stia così a cuore a molti, magari anche a chi ci legge, non stupisce affatto, soprattutto in un contesto di inflazione generalizzata. Chi ha un’auto spende in media circa 1.900 euro l’anno per il carburante, e 10 centesimi in più al litro aggiungono al conto circa un centinaio di euro.

Se è vero che a nessuno piace pagare più del dovuto, quante volte avete sentito qualcuno lamentarsi del costo della propria pensione? Eppure chi ha un Piano Individuale Pensionistico (PIP) già avviato da qualche anno potrebbe spendere per la gestione una cifra simile a quella per il carburante, che, sommata anno dopo anno, può arrivare a pesare in modo importante sul capitale finale accumulato.

Il paragone è paradossale, ma solo in parte. È comprensibile che ciò che esce dalla tasca dia più fastidio di ciò che esce in silenzio dalla posizione individuale, anche se non è un modo di vedere le cose del tutto razionale. Ma fra 30 anni, quando si faranno i conti o ci si sarà stufati di lavorare, aver trascurato l’efficienza dei costi di gestione potrebbe diventare una preoccupazione molto più centrale. E chissà se ci saranno ancora le auto a benzina o quelle volanti.

La buona notizia è che, mentre sul prezzo dei carburanti possiamo fare poco, sulla gestione della propria pensione integrativa possiamo fare parecchio. Questo articolo è infatti pensato per chi è ancora lontano dalla fine della vita lavorativa e desidera valutare l’impatto dei costi sul proprio piano pensionistico, ad esempio un PIP o un fondo pensione sottoscritto in passato, ma non ha mai considerato l’impatto dei costi. Chi invece non ha ancora un piano di previdenza complementare può trovare l’articolo altrettanto interessante.

Nel mezzo del cammin di nostra vita

Per rappresentare il peso dei costi della pensione, abbiamo scelto una persona di 35 anni. Questa era l’età di Dante quando si ritrovò in una selva oscura, a metà di una vita che i Salmi misuravano in 70 anni. Non è un cattivo metro nemmeno oggi: per molti i 35 anni sono l’effettivo spartiacque tra la giovinezza allargata e la vita adulta, quando si cominciano a valutare più seriamente le proprie opportunità e responsabilità. 

Tra 35 anni, con ogni probabilità, il nostro 35enne andrà in pensione, o qualsiasi cosa allora si intenderà per pensione, in un mondo in cui il passaggio lineare carriera-pensionamento, che già oggi ha sempre meno senso, probabilmente ne avrà ancora di meno. Diciamo che intorno ai 70 anni si potrà (forse) accedere alla pensione pubblica. Restano dunque 35 anni di contributi, e poi, se la sorte è benigna, altri venti da godersi (un problema che Dante non si poneva).

Partire da qui per la nostra simulazione mette in luce l’aspetto più importante della pianificazione previdenziale, ovvero il tempo. La previdenza complementare è per definizione, un investimento di lungo periodo, il che aiuta ad avvantaggiarsi della composizione degli interessi: i rendimenti reinvestiti generano a loro volta rendimenti, nel lungo periodo il capitale cresce in modo esponenziale (i rendimenti, naturalmente, non sono garantiti). Il meccanismo però funziona anche al contrario. Ciò che si paga ogni anno in costi non riduce soltanto il capitale di quell’anno: riduce anche i potenziali rendimenti che quella somma avrebbe potuto generare nei decenni successivi.

La selva oscura delle commissioni

Per visualizzare quanto questo possa pesare, facciamo una piccola simulazione. Come spesso capita per i prodotti finanziari, i costi possono avere molte forme e non sono sempre facili da individuare. Spesso si paga una spesa di adesione; un costo di caricamento, cioè una percentuale trattenuta su ogni versamento; qualche piano prevede una quota fissa annua per coprire i costi amministrativi; mentre tutti richiedono una commissione di gestione, una percentuale del patrimonio prelevata ogni anno. 

Non tutti i piani prevedono tutti i costi, ma è importante conoscerli e capire il diverso effetto di ciascuno di essi. Per supportare l’investitore in questa selva oscura di commissioni, la COVIP, l’autorità di vigilanza, ha imposto a tutti un indicatore comune, l’Indicatore Sintetico dei Costi (ISC), che riassume tutte le voci in un’unica percentuale annua, calcolata sulla base di ipotesi standard definite dalla COVIP.

Ai fini di questo articolo mettiamo a confronto tre piani: il Fondo Pensione Moneyfarm, un PIP medio e il piano di un primario gruppo bancario italiano:

  • Fondo Pensione Moneyfarm: commissione di gestione dell’1% annua su tutte le linee, zero spese amministrative, senza alcuna spesa di adesione e di caricamento. ISC a 35 anni: 1,02%. 
  • PIP medio di mercato: usiamo l’ISC medio a 35 anni, pari all’1,82% annuo (fonte COVIP, Relazione per l’anno 2024).
  • PIP di mercato con costi di caricamento, comparto azionario: commissione di gestione annua del 2,95%, più un caricamento dell’1% al versamento che può prevedere la restituzione a fine piano, con un rendimento aggiuntivo a determinate condizioni contrattuali. ISC a 35 anni 2.95% (Fonte: Nota Informativa – Sez. Scheda Costi – e Condizioni Generali di Contratto di un PIP tradizionale distribuito sul mercato italiano, dati aggiornati a marzo 2026). 

Facciamo i conti

Il nostro 35enne versa 4.200 euro l’anno per 35 anni (147.000 euro in tutto), pari a un versamento medio di 350 euro al mese che può essere rimodulato a seconda delle necessità, con un rendimento lordo costante del 6% (ipotesi di calcolo pura e a scopo esclusivamente illustrativo; i rendimenti passati non sono indicativi dei risultati futuri e non costituiscono una garanzia di rendimento). Non esistono rendimenti garantiti in questo caso; il rendimento ci serve per paragonare i costi.

Per il PIP Moneyfarm e per quello della banca applichiamo direttamente i costi del prodotto (commissione di gestione, commissione di  caricamento e quota fissa), tenendo conto, per la banca, della restituzione del caricamento a fine piano; per il PIP medio, che non ha una struttura di costi propria, usiamo l’ISC.

4.200 € l’anno, 35 anniPIP MoneyfarmPIP medioPIP bancario/assicurativo con costi di caricamento
Costi applicati1% annuo ISC 1,82% annuo2,95% annuo + 1% sui versamenti (restituito a fine piano)
Costo annuo, 1º anno42 €76€165 €
Costo annuo, 10º anno528 €925 €1.451 €
Costo annuo, 20º anno1.389 €2.319 €3.355 €
Costo annuo, 30º anno2.790 €4.418 €5.925 €
Capitale finale398.313 €334.165 €266.555 €
Costi pagati in 35 anni50.263 €81.493 €113.729 €
I dati riportati hanno valore puramente esemplificativo ed educativo. La simulazione ipotizza un versamento costante e un tasso annuo di rendimento lordo presunto del 6% costante per 35 anni, al netto dell’imposta sostitutiva sui rendimenti e senza considerare l’impatto della fiscalità in fase di prestazione. Per un confronto personalizzato consultare la Scheda Costi e i Documenti Informativi di Ciascuna Forma Pensionistica su moneyfarm.com e sul sito COVIP.

All’inizio il capitale è piccolo e la differenza tra i piani vale una cena; alla fine il capitale è grande e il conto pure. Dopo 30 anni il PIP bancario/assicurativo con costi di caricamento costa 5.925 euro all’anno, mentre i costi totali pagati in 35 anni sono 63.466 euro superiori al costo del PIP Moneyfarm.

Tra il PIP Moneyfarm e quello del gruppo bancario/assicurativo con costi di caricamento ci sono circa 132.000 euro di differenza nel capitale finale: 63.466 euro derivano dalla maggiore quantità di costi pagati, mentre il resto è dovuto ai rendimenti che quei costi non hanno potuto generare nel tempo.

In concreto? Più di 5 anni di integrazione da 2.000 euro al mese, cioè la possibilità di smettere di lavorare prima. O circa 26 viaggi da 5.000 euro, uno l’anno fino ai 96 anni, ottimismo incluso. Oppure oltre il 40% del prezzo di una casa da 300.000 euro. Bisogna tenere presente che si tratta di soldi futuri: l’inflazione ne ridurrà il potere d’acquisto, ma questo vale per tutte le colonne.

Cosa fare, quindi?

Se hai già un Fondo Pensione, controlla subito quanto costa. Cerca la scheda dei costi o usa il comparatore gratuito della COVIP (oppure contatta uno dei nostri consulenti), bastano 10 minuti. Cambiare è un tuo diritto: dopo due anni puoi trasferire la posizione senza perdere anzianità né vantaggi fiscali (controlla le eventuali spese nella scheda dei costi).

Se non hai un Piano Individuale Pensionistico, valuta di iniziare a pianificare. Affidare il proprio futuro finanziario alla sola pensione pubblica è un rischio che si prende sul proprio futuro, e se oggi sei lontano dal traguardo è una scelta da valutare per tempo. Non solo, potresti rinunciare a significativi benefici fiscali. Prima si comincia, meglio è.

Scopri le novità del Fondo Pensione Moneyfarm

Da oggi il Fondo Pensione Moneyfarm (fondo istituito da Allianz Global Life ma gestito e distribuito da MFM Future) si rinnova per valorizzare ancora di più i tuoi risparmi per il futuro.

Ecco cosa cambia:

  • Costi annui ridotti: non paghi più i 10 €/anno di spese amministrative e la commissione di gestione è ridotta all’1%, con un Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) a 10 anni che scende all’1,02%, posizionando il Fondo Pensione Moneyfarm tra le soluzioni più competitive nei comparti bilanciati e azionari, come rilevabile dalle comparazioni COVIP.
  • 3 nuovi fondi con stile d’investimento Classico (MFM Linea Bilanciata Classica, MFM Linea Ambiziosa Classica, MFM Linea Intraprendente Classica): abbiamo ampliato le tue opzioni d’investimento per permetterti di personalizzare ancora di più la tua strategia in base ai tuoi obiettivi e ai tuoi interessi.

Con il PIP Moneyfarm puoi anche mettere a frutto il tuo Trattamento di fine rapporto (TFR) grazie a diverse linee di investimento, di cui due 100% azionarie, con l’obiettivo di far crescere il capitale nel tempo e approfittando dei benefici fiscali previsti dalla legge.

Il nostro Fondo Pensione è totalmente digitale (tutto gestibile online) e, a seconda del tuo livello Wealth, puoi usufruire del supporto o della consulenza previdenziale del nostro team.

Comunicazione di marketing. Ricorda che la previdenza complementare è soggetta a rischi di mercato e il capitale non è garantito. Il valore del tuo piano pensionistico con Moneyfarm può diminuire così come aumentare e potresti ricevere meno di quanto versato. Il trattamento fiscale dipende dalle circostanze individuali di ciascun aderente e potrebbe essere soggetto a modifiche in futuro. Le simulazioni e le proiezioni di rendimento o di costo non costituiscono una garanzia né un indicatore affidabile delle performance future. Prima dell’adesione o del trasferimento della posizione individuale, leggere attentamente la Scheda Costi e i Documenti Informativi (KID e Nota Informativa) disponibili su moneyfarm.com e sul sito COVIP.  Le opinioni espresse qui non costituiscono una raccomandazione o consulenza personalizzata. Se non sei sicuro che la previdenza integrativa sia la scelta giusta per te, ti consigliamo di rivolgerti ad un consulente finanziario.

Il Fondo Pensione Moneyfarm è un Piano Individuale Pensionistico (PIP) distribuito da MFM Future S.r.l., broker assicurativo del Gruppo Moneyfarm, iscritto alla Sezione B del Registro Unico degli Intermediari Assicurativi tenuto dall’IVASS al n. B000637784.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.