Settembre tende a essere il mese più debole dell’anno per Bitcoin; diversamente, la stagionalità è un fattore poco affidabile tra le diverse asset class.
Anche questa volta il mese era iniziato con diversi motivi di cautela: la Federal Reserve (Fed) si preparava ad alzare i tassi, i rendimenti dei Treasury statunitensi erano ai massimi da vent’anni e una proposta di legge sulle criptovalute si avviava verso un difficile voto al Senato. Nonostante ciò, Bitcoin ha chiuso settembre in rialzo del 6,4% circa, a quota 83.600 dollari, registrando il miglior terzo trimestre dal 2017.
L’inizio di ottobre è stato meno favorevole. Nella prima settimana Bitcoin non è riuscito a superare gli 87.000 dollari, per poi scendere verso gli 80.000 a metà mese, dopo dati sull’inflazione superiori alle attese. Da allora si è stabilizzato tra 82.000 e 83.000 dollari, con una flessione mensile di circa il 3% e un calo pari a circa il 7% dall’inizio dell’anno.

Più del livello raggiunto a fine mese, conta il percorso seguito da Bitcoin a settembre. Il 15 settembre la criptovaluta ha toccato il minimo mensile, intorno a 74.900 dollari: lo stesso giorno in cui il CLARITY Act – la proposta di legge statunitense pensata per definire regole più chiare per il mercato delle criptovalute – non ha superato il voto procedurale al Senato, alla vigilia della decisione della Fed sui tassi.
Nel giro di una settimana, Bitcoin ha raggiunto quota 87.400 dollari. Una parte del rialzo è stata ancora una volta alimentata dalla chiusura forzata delle posizioni ribassiste, aperte dagli investitori che avevano scommesso su un calo del prezzo: il 21 settembre sono state liquidate posizioni short per circa 650 milioni di dollari. Anche gli acquisti effettivi hanno contribuito alla ripresa, con gli ETF spot su Bitcoin – strumenti che investono direttamente nella criptovaluta – quotati negli Stati Uniti che hanno registrato afflussi per nove giorni consecutivi, dal 17 al 29 settembre.
All’interno del mercato crypto, settembre ha premiato gli asset più volatili. Ether è salito di circa il 9%, superando i 2.700 dollari per la prima volta da gennaio, mentre Solana ha guadagnato circa il 15%, raggiungendo i massimi da sette mesi. Gran parte dei rialzi si è concentrata su alcune storie specifiche, come i token legati all’intelligenza artificiale. A ottobre, in parte, il movimento si è invertito. Ether ha perso circa l’11% dall’inizio del mese e la quota di Bitcoin sul valore complessivo del mercato crypto è tornata vicino al 60%: un livello che spesso segnala un atteggiamento più prudente da parte degli investitori.
Il contesto macroeconomico
L’inflazione resta il tema dominante. Il 16 settembre la Fed ha aumentato i tassi di 25 punti base, portandoli al 3,75-4%: si è trattato del primo rialzo dal 2023. Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha dichiarato che l’inflazione “è troppo alta e lo è da troppo tempo”. Dai verbali della riunione è emerso che la maggior parte dei funzionari si aspetta un ulteriore rialzo entro la fine dell’anno.
I dati successivi hanno fornito indicazioni contrastanti. L’indicatore dell’inflazione di agosto preferito dalla Fed è risultato inferiore alle attese. A settembre, invece, i prezzi al consumo e alla produzione sono aumentati più del previsto, mentre le aspettative di inflazione delle famiglie per i dodici mesi successivi hanno raggiunto il 4,7%. I mercati ritengono ora più probabile un rialzo dei tassi a dicembre rispetto a una decisione in tal senso nella riunione del 27–28 ottobre. Anche il petrolio contribuisce alle pressioni, con il Brent vicino ai 110 dollari al barile dopo il riaccendersi delle tensioni nello Stretto di Hormuz.

Il grafico mette a confronto tre indicatori dal 2009 a oggi: il prezzo del petrolio (linea arancione), la probabilità stimata dalla Fed di St. Louis che l’inflazione americana superi il 2,5% nei prossimi dodici mesi (linea nera) e il “tono” delle comunicazioni della Federal Reserve misurato da Bloomberg (linea azzurra; valori più alti indicano un atteggiamento più restrittivo). Le tre linee si muovono in modo simile. Come nel 2021-2022, anche nel 2026 il rialzo del petrolio, oggi vicino ai 100 dollari al barile, si accompagna a un aumento delle pressioni sui prezzi: secondo l’indicatore della Fed di St. Louis la probabilità che l’inflazione resti sopra il 2,5% è ormai prossima al 100%. Parallelamente il linguaggio della Fed è tornato più orientato a contrastare l’inflazione, pur senza raggiungere i livelli del 2022.
Come nei mesi precedenti, una delle variabili da osservare è l’azione combinata di Fed e Tesoro statunitense nel contenere le tensioni sul mercato obbligazionario. Mentre la Fed agisce principalmente attraverso i tassi di interesse, il Tesoro può intervenire direttamente sul mercato dei titoli di Stato. Dall’inizio di settembre ha effettuato tre riacquisti di titoli a lunga scadenza, di dimensioni superiori al consueto: acquistando questi titoli, ne sostiene la domanda e può contribuire a limitarne l’aumento dei rendimenti. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha inoltre dichiarato che interverrà se i rendimenti continueranno a salire. I mercati hanno iniziato a definire questa sorta di “rete di protezione” Bessent put.
Finora, tuttavia, l’effetto è stato limitato. All’inizio di ottobre, il rendimento dei Treasury decennali ha raggiunto circa il 5,37%, il livello più alto dal 2002. Gli stessi verbali della Fed hanno evidenziato che l’incertezza sul programma di riacquisto ha aumentato il rendimento aggiuntivo richiesto dagli investitori per detenere obbligazioni a lunga scadenza.
Nel frattempo, a settembre la Fed ha sospeso gli acquisti regolari di Treasury Bill, titoli del Tesoro statunitense a breve termine. Il risultato è una combinazione di fattori: la Fed sta adottando una politica più restrittiva e non acquista più questi titoli, mentre il Tesoro ne emette di più per finanziare i propri riacquisti. Questo meccanismo sottrae una parte della liquidità al sistema finanziario, creando un contesto meno favorevole per Bitcoin.
Lo scenario cambierebbe se il Tesoro utilizzasse le proprie riserve di liquidità per finanziare riacquisti più consistenti oppure se la Fed riprendesse ad acquistare Treasury Bill: entrambe le misure immetterebbero liquidità nel sistema. Al contrario, un nuovo rialzo dei tassi e un dollaro più forte manterrebbero elevati i rendimenti reali, aumentando il costo opportunità di detenere un asset che non genera reddito.
Anche le correlazioni di Bitcoin con le altre asset class sono cambiate. Ad agosto, Bitcoin si era mosso in stretta sintonia con l’oro, nell’ambito di una strategia volta a proteggersi dai rischi legati alla situazione fiscale statunitense. A settembre i due asset hanno preso direzioni diverse: l’oro ha perso oltre il 6%, mentre Bitcoin è salito. Nello stesso mese, la correlazione tra Bitcoin e azionario statunitense è passata da valori prossimi allo zero a circa 0,5. A metà ottobre, Bitcoin è sceso verso gli 80.000 dollari nella stessa settimana in cui l’indice Nasdaq ha perso il 4,5%, tra i dubbi sulla sostenibilità nel tempo degli investimenti nell’Intelligenza Artificiale. La flessione di Bitcoin è stata comunque molto più contenuta.
Resta valida una precisazione: i fattori macroeconomici spiegano solo una parte dei movimenti di Bitcoin. Tuttavia, una correlazione più stretta con i mercati azionari merita attenzione, perché riduce il potenziale ruolo di Bitcoin come strumento di diversificazione.

La regolamentazione
Sul fronte normativo, il 15 settembre il CLARITY Act non ha superato un voto procedurale al Senato, fermandosi ben al di sotto dei 60 voti necessari. Quel giorno Bitcoin ha perso circa il 4%, recuperando però le perdite nel giro di una settimana. Il Congresso resterà in pausa fino a dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre: l’ultima occasione per approvare il provvedimento sarà quindi la breve sessione prima dell’insediamento del nuovo Congresso.
Nel frattempo, le autorità di vigilanza hanno proseguito il proprio lavoro. La SEC, l’autorità statunitense che vigila sui mercati finanziari, ha proposto nuove regole per le offerte di criptovalute e la custodia degli asset digitali, oltre a un’esenzione quinquennale per le piattaforme che negoziano titoli tokenizzati.
Al di fuori degli Stati Uniti, il Regno Unito ha aperto le candidature per il proprio nuovo regime normativo sulle criptovalute, mentre l’Unione europea ha rafforzato la vigilanza sulle stablecoin.
Un rischio più immediato riguarda le società che detengono Bitcoin nei propri bilanci. MSCI, uno dei principali fornitori globali di indici, ha definito nuove regole che potrebbero escludere dai propri indici le società la cui attività principale consiste nel detenere asset digitali. L’elenco è atteso per l’11 novembre. Tra le società potenzialmente interessate c’è Strategy, il maggiore detentore aziendale di Bitcoin, la cui eventuale esclusione potrebbe generare deflussi dai fondi che replicano gli indici per un valore stimato fino a 2,8 miliardi di dollari.
I flussi di investimento
A settembre, gli afflussi negli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti sono rimasti consistenti, attestandosi intorno a 2,65 miliardi di dollari, dopo i 3,5 miliardi registrati ad agosto. Il saldo da inizio anno è così tornato positivo. Gli ETF su Ether hanno raccolto altri 832 milioni di dollari.
A ottobre, invece, il quadro è peggiorato. Gli ETF su Bitcoin sono sostanzialmente stabili nel mese, dopo una serie di deflussi, mentre quelli su Ether hanno perso circa 1,1 miliardi di dollari: il peggior risultato mensile dell’anno.

Nel complesso, il periodo mostra come Bitcoin sia riuscito a salire nonostante un rialzo dei tassi, il mancato avanzamento di una legge sulle criptovalute e rendimenti obbligazionari più elevati, sostenuto da acquisti costanti attraverso gli ETF. L’inizio di ottobre ha però messo in luce i limiti di questa tenuta, con il rafforzamento del dollaro, dati sull’inflazione superiori alle attese e oscillazioni dei mercati azionari.
Ora si concentrano diversi appuntamenti importanti, tra cui le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti del 3 novembre e la pubblicazione dell’elenco MSCI l’11 novembre. È ancora presto per stabilire se il recupero estivo rappresenti un cambiamento duraturo. Per capire come potrebbe evolvere il mercato, sarà probabilmente decisivo osservare come Fed e Tesoro gestiranno i rendimenti obbligazionari a lungo termine.
Investire in criptovalute comporta un livello di rischio elevato. Non dovresti investire se non sei disposto a perdere l’intero capitale investito. Il valore degli investimenti può diminuire così come aumentare e potresti ricevere un importo inferiore rispetto a quanto investito. Potresti non essere tutelato in caso di eventi avversi. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Le opinioni espresse non costituiscono una raccomandazione, consulenza o previsione. Se non sei sicuro che investire sia adatto a te, ti invitiamo a rivolgerti a un consulente finanziario indipendente.
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