Cosa ha spinto il rimbalzo di Bitcoin?

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A metà agosto, Bitcoin sembrava un asset che nessuno voleva. Era scambiato intorno ai 63.500 dollari, circa il 49% al di sotto del picco raggiunto nell’ottobre 2025, dopo dieci mesi di ribasso. La volatilità registrata nei trenta giorni precedenti era scesa al 27% su base annua, molto al di sotto della sua media storica. Anche gli scambi diretti di Bitcoin erano particolarmente ridotti, tra i livelli più bassi mai registrati. In altre parole, sul mercato si comprava e vendeva poco e i prezzi oscillavano meno del solito. Gli investitori erano disposti a pagare di più per proteggersi da ulteriori ribassi anziché scommettere su una ripresa, mentre alcuni detentori di lungo corso stavano vendendo.

Questo posizionamento spiega la violenza di ciò che è accaduto in seguito. Nell’arco di quattro sedute a partire dal 17 agosto, Bitcoin è passato da circa 62.800 dollari a un massimo di 79.241 dollari. Nel mercato delle criptovalute sono state liquidate posizioni corte per circa 3 miliardi di dollari, di cui approssimativamente 1,7 miliardi su Bitcoin. Il dato più importante è che, durante il movimento, l’open interest, cioè il totale delle posizioni in derivati ancora aperte, misurato in Bitcoin è diminuito di quasi il 9%. 

Si è trattato quindi di venditori allo scoperto costretti a chiudere le proprie posizioni, non di nuova leva finanziaria in ingresso; parallelamente, è arrivata anche una domanda spot effettiva. Gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno registrato afflussi per 517 milioni di dollari il 19 agosto e per 606 milioni il giorno successivo, per poi chiudere con nove giornate consecutive di raccolta positiva fino al 27 agosto.

All’interno del mercato delle criptovalute, il rimbalzo si è esteso prima agli asset che tendono ad amplificare i movimenti di Bitcoin, per poi acquistare ancora più forza.

Ether è salito di circa un terzo ad agosto, sovraperformando Bitcoin. Solana ha guadagnato circa il 61,8% entro la fine di settembre; agosto è stato il suo primo mese positivo dopo dieci cali mensili consecutivi. XRP è cresciuto di oltre il 45% nel periodo compreso tra l’inizio di agosto e la fine di settembre.

Il contesto macroeconomico

Anche le condizioni macroeconomiche hanno contribuito. Sullo sfondo c’è un problema di inflazione di cui la Federal Reserve (Fed) deve ora farsi carico. I dati estivi sull’inflazione hanno offerto poche indicazioni chiare, mantenendo i rischi decisamente orientati al rialzo. Lo staff della banca centrale Usa ha attribuito le pressioni ai dazi, all’aumento dei costi energetici dovuto al conflitto in Medio Oriente e alla crescita degli investimenti in conto capitale legati all’Intelligenza Artificiale.

Durante la riunione di luglio del comitato della Fed responsabile delle decisioni sui tassi d’interesse (FOMC), la banca centrale ha mantenuto i tassi al 3,50–3,75%, ma tre membri – Hammack, Kashkari e Logan – hanno votato a favore di un rialzo. Nel frattempo, i rendimenti dei Treasury a 10 e 30 anni hanno raggiunto livelli che non si vedevano da circa vent’anni, con il trentennale sopra il 5,25%.

A Jackson Hole, il 28 agosto, il presidente Warsh ha definito i tassi d’interesse lo “strumento predominante” della Fed e ha affermato che la banca centrale deve essere certa che l’inflazione stia tornando verso l’obiettivo “in modo chiaro e a una velocità sufficiente. In caso contrario, abbiamo ancora del lavoro da fare”.

Il 16 settembre, la Fed ha effettuato il primo rialzo dei tassi in oltre tre anni, aumentandoli di 25 punti base al 3,75–4%. La decisione è stata unanime e le proiezioni indicavano un ulteriore aumento. Bitcoin ha reagito appena, passando da circa 75.400 a 76.300 dollari, perché il rialzo era già stato ampiamente incorporato nei prezzi da circa due settimane.

Le comunicazioni della Fed hanno assunto un tono nettamente più restrittivo rispetto a qualsiasi altro momento dal 2023, irrigidendosi progressivamente anche se i dati sull’occupazione e le pressioni sui prezzi giustificano solo in parte questo cambiamento. 

Il grafico seguente mette a confronto il tono delle dichiarazioni pubbliche dei membri del FOMC con le sorprese macroeconomiche relative a mercato del lavoro e inflazione. In genere, la relazione è coerente: i banchieri centrali tendono ad adottare un tono più restrittivo nei periodi caratterizzati da piena occupazione e inflazione elevata. L’ultima impennata della retorica restrittiva, tuttavia, emerge in modo particolarmente netto.

La Fed rappresenta soltanto metà della storia. La variabile più interessante è l’interazione tra la Fed e il Tesoro, non l’azione della sola banca centrale. Il 19 agosto, il Tesoro ha annunciato che avrebbe almeno raddoppiato i riacquisti di titoli con scadenza compresa tra 10 e 30 anni, portandoli da 2 a 4 miliardi di dollari per operazione tra il 9 settembre e il 4 novembre. Il segretario Bessent ha dichiarato che i rendimenti “non riflettono i fondamentali sottostanti” e ha fatto riferimento a una gamma più ampia di strumenti a disposizione.

Il mercato delle criptovalute ha reagito immediatamente: l’annuncio ha coinciso con l’inizio della sequenza di afflussi negli ETF. Ne deriva una combinazione di politiche piuttosto insolita. La Fed sta restringendo le condizioni finanziarie sul tratto breve della curva, mentre Warsh ha segnalato che un’espansione del bilancio appare improbabile, salvo come intervento straordinario in risposta a un malfunzionamento del mercato. Il Tesoro, nel frattempo, sta cercando di contenere il tratto lungo della curva attraverso i propri strumenti.

Anche le correlazioni tra le diverse asset class confermano questo contesto. La correlazione tra Bitcoin e oro è salita ai massimi dall’inizio dell’anno, mentre il legame con il dollaro statunitense resta orientato in senso negativo. 

Nel frattempo, la relazione con le attese sulle future decisioni della Federal Reserve si è invertita: un numero più basso di tagli dei tassi attesi rappresenta ora un segnale favorevole per Bitcoin. Nel complesso, queste dinamiche rafforzano la reazione positiva dell’asset alle crescenti preoccupazioni macroeconomiche legate all’equilibrio dei conti pubblici statunitensi.

Resta valida la consueta avvertenza: i fattori macroeconomici spiegano soltanto una parte limitata dell’andamento di Bitcoin, poiché le misure complessive di correlazione rimangono contenute. Di conseguenza, le dinamiche specifiche dell’asset continuano a determinare una quota significativa del suo comportamento di mercato.

Sul fronte normativo, per quest’anno la strada legislativa si è chiusa. Al rientro del Senato dalla pausa, il disegno di legge CLARITY sulla struttura del mercato è stato sottoposto a un voto procedurale il 15 settembre, ma non ha raggiunto la maggioranza qualificata necessaria: il risultato di 50 voti contro 49 è rimasto ben al di sotto dei 60 richiesti.

I negoziati sono proseguiti fino al momento del voto. I repubblicani avevano pubblicato un testo rivisto di 630 pagine, nel quale erano confluite alcune proposte democratiche. Molti democratici, tuttavia, ritenevano ancora troppo deboli le norme etiche relative agli interessi personali in criptovalute dei funzionari pubblici, compresi quelli del Presidente. Nemmeno la controversia sul rendimento delle stablecoin tra banche e piattaforme di criptovalute è stata pienamente risolta.

Il fallimento del provvedimento conta più per il medio periodo che per l’andamento dei prezzi di questo mese. In assenza di una legge, il quadro normativo statunitense continua a poggiare sull’azione delle autorità di vigilanza. Tra gli interventi già adottati figurano l’interpretazione congiunta SEC–CFTC di marzo, secondo cui la maggior parte delle cripto-attività non costituisce un titolo finanziario, la proposta della SEC di un regime di offerta denominato Regulation Crypto Assets e la prosecuzione delle approvazioni degli ETF.

Entrambe le autorità hanno dichiarato che continueranno ad agire anche senza l’intervento del Congresso. Le norme emanate dalle agenzie possono procedere più rapidamente rispetto alla legislazione, ma sono anche meno durature: una futura amministrazione potrebbe modificarle molto più facilmente di quanto potrebbe abrogare una legge. Poiché dopo novembre il controllo del Congresso sarà probabilmente diviso, la prossima finestra realistica si aprirà con il nuovo Congresso. Le conseguenze per i prezzi degli asset digitali restano incerte.

I flussi

Come evidenziato in precedenza, durante il mese di agosto i flussi di capitale sono tornati decisamente in territorio positivo, rendendolo il mese più forte per le allocazioni statunitensi da gennaio. Anche gli investitori europei hanno mostrato un rinnovato interesse, sebbene i volumi complessivi della regione continuino a rappresentare una quota ridotta dell’attività globale.

Nel complesso, il periodo mostra un netto cambiamento: a un posizionamento molto depresso si sono aggiunti alcuni fattori macroeconomici favorevoli (in particolare l’intervento del Tesoro e la debolezza del dollaro) insieme all’ingresso di nuovi capitali negli ETF, utilizzati per acquistare Bitcoin sul mercato. Il rialzo è stato quindi sostenuto da una domanda effettiva, più che dal ricorso a nuova leva speculativa.

È ancora troppo presto per parlare di un cambiamento strutturale di regime e questa asset class conserva una natura fortemente idiosincratica. Bitcoin continua tuttavia a comportarsi come un asset in larga parte decorrelato, in una fase in cui il rischio macroeconomico si concentra soprattutto nella crescente dipendenza del mercato azionario dal tema dell’Intelligenza Artificiale. Questo può renderlo un elemento interessante nella costruzione di portafoglio.

Investire in criptovalute comporta un livello di rischio elevato. Non dovresti investire se non sei disposto a perdere l’intero capitale investito. Il valore del tuo portafoglio Moneyfarm può diminuire così come aumentare e potresti ricevere un importo inferiore rispetto a quanto investito. Potresti non essere tutelato in caso di eventi avversi. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Le opinioni espresse non costituiscono una raccomandazione, consulenza o previsione. Se non sei sicuro che investire sia adatto a te, ti invitiamo a rivolgerti a un consulente finanziario indipendente.

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