Questa settimana ci siamo soffermati su alcuni fatti apparentemente scollegati tra loro.
Il primo riguarda il dibattito in corso sulla decisione del Tesoro americano di aumentare gli acquisti di titoli di stato a lunga scadenza. Il secondo è l’annuncio di un accordo da 16,7 miliardi di dollari tra Meta e diversi stati USA sul tema dei danni causati dai social media. Infine, Bill Gates ha pubblicato un saggio che mette in luce i rischi e le opportunità significative dell’intelligenza artificiale (IA), sottolineando, a suo avviso, la necessità di rivedere in modo sostanziale i regimi fiscali in tutto il mondo.
Abbiamo voluto capire come questi diversi elementi potessero essere collegati tra loro e cosa potrebbero significare per i portafogli.
Ci sono alcuni punti che vale la pena sottolineare. Il primo è che il quadro fiscale di Europa e Stati Uniti resta piuttosto complesso. Il rapporto debito/PIL è generalmente in aumento, in particolare negli Stati Uniti, mentre le popolazioni continuano a invecchiare. Come abbiamo visto la settimana scorsa, questo potrebbe spiegare in parte perché i rendimenti dei titoli USA a lunga scadenza siano saliti, spingendo il Tesoro a intervenire. Il consensus attuale è che intervenire direttamente sul mercato dei Treasury non rappresenti una soluzione di lungo periodo al rialzo dei tassi. La maggior parte degli investitori ritiene che la risposta corretta sia ridurre il deficit fiscale, ma al momento manca la volontà politica per farlo, sia negli Stati Uniti sia altrove.
L’aumento dei rendimenti obbligazionari offre un contesto importante al dibattito in corso sul futuro del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale. In molti ritengono che l’IA porterà a un livello di disoccupazione strutturalmente più elevato, riducendo potenzialmente il gettito fiscale e aumentando la spesa pubblica. Per dare un’idea del contesto, in Italia l’IRPEF, insieme ai contributi previdenziali INPS versati da lavoratori e datori di lavoro, rappresenta la quota più consistente delle entrate pubbliche, a cui si aggiunge l’IVA, l’imposta su come le persone spendono ciò che guadagnano. Una parte importante del gettito arriva quindi, in un modo o nell’altro, dal lavoro e dai consumi. Se l’occupazione, e forse anche la spesa delle famiglie, dovesse ridursi in modo strutturale (resta un’ipotesi tutta da verificare), i governi dovranno individuare fonti di gettito alternative: alzare ulteriormente le tasse su famiglie e imprese, probabilmente, non basterà.
Arriviamo così all’accordo tra Meta e gli stati americani. Al di là dei meriti del caso specifico, oggi chi cerca liquidità la trova nelle grandi aziende tecnologiche statunitensi, o meglio, la trovava, prima che iniziassero a spendere gran parte dei loro profitti in data center e chip. I profitti aziendali USA, in rapporto al PIL, sono ai massimi degli ultimi settant’anni, mentre il peso di salari e stipendi sul PIL, partito da un livello ben più alto rispetto ai profitti, è sceso costantemente dagli anni Settanta a oggi.
Cosa significa tutto questo per i mercati e per i portafogli? Alcune riflessioni. Innanzitutto, conferma ancora una volta quanto sia complesso il contesto attuale, con imprese, governi e lavoratori che cercano di orientarsi tra i possibili cambiamenti portati dall’intelligenza artificiale. Sono interrogativi che non troveranno risposta in un mese o in un trimestre: si tratta di considerazioni di lungo periodo.
Se l’intelligenza artificiale dovesse effettivamente danneggiare l’occupazione, l’impatto sulla base imponibile di molti governi potrebbe essere rilevante. In questo senso, l’IA non riguarda soltanto l’azionario, i mercati privati o il credito privato: può avere conseguenze anche sui mercati obbligazionari governativi, e questo potrebbe spostare l’attenzione sui possibili vincitori della rivoluzione IA. Così come dopo la crisi finanziaria globale abbiamo visto l’introduzione di imposte mirate sulle banche, in futuro potremmo assistere a prelievi mirati sui beneficiari dell’efficienza generata dall’IA, non solo le aziende tecnologiche. Non sarebbe necessariamente un esito negativo per gli investitori: rifletterebbe probabilmente uno scenario in cui l’intelligenza artificiale ha contribuito a una crescita più solida della produttività. Crediamo che questo sia un periodo di grande potenziale ma anche di notevole incertezza, ed è proprio per questo che riteniamo ancora più valida la scelta di mantenere un portafoglio ben diversificato.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.





