Conta fino a 10: l’ansia per i figli

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Qualcuno disse una volta che non sono gli adulti a mettere al mondo i figli, ma i figli a mettere al mondo gli adulti. Chi ha l’onore e l’onere di essere genitore capisce meglio di altri questo paradosso: prendersi cura dei figli è un obbligo morale più imperioso di qualunque riguardo per sé stessi. 

La piccola persona che abita in casa vostra ha magari sei anni e ignora beatamente che cosa siano un mutuo, un affitto, un contratto a tempo determinato. Ed è giusto così: il privilegio dell’infanzia è proprio non essere tenuti a sapere queste cose. Ma ogni beata ignoranza ha bisogno di qualcuno che la finanzi con la propria premura. Il problema è che la premura ha un costo e, spesso e volentieri, a essere sacrificata è una parte della propria serenità.

Dell’età adulta, del resto, l’ansia è forse il tratto più democratico. Le cose di cui preoccuparsi non mancano mai e riguardano tutti; i soldi, però, presidiano spesso la cima della lista, tanto più quando le dimensioni da governare si moltiplicano, e all’orizzonte del proprio equilibrio economico se ne aggiunge uno ulteriore e ben più complesso: l’affrancamento dei figli in un mondo che cambia in fretta. 

Qui ci occuperemo proprio di loro, con una premessa consolante: questa ansia, anche se per molti è più soverchiante e intrisa di senso di colpa, non è diversa da molte altre che riguardano la vita finanziaria e che abbiamo ripercorso nel corso di questa serie dal titolo “Conta fino a 10”. Con un po’ di metodo e pianificazione, si possono ridurre le preoccupazioni e i sacrifici e aumentare le probabilità di raggiungere i propri obiettivi.

Al centro delle preoccupazioni dei genitori

Secondo l’Osservatorio Parents di Eumetra, il 74% dei genitori italiani si dichiara molto o abbastanza preoccupato per il proprio futuro e per quello dei figli. E l’apprensione, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si attenua man mano che i figli crescono. Al contrario, si intensifica proprio quando si avvicinano all’età adulta.

Il Censis, nel rapporto Essere genitori oggi, aggiunge un altro dettaglio importante: il 79,2% degli italiani ritiene che oggi fare il genitore sia più difficile che in passato. Fin qui, niente di nuovo: ogni generazione lo ha pensato. Ma se nel 2002 la prima causa erano le richieste eccessive dei figli, oggi, per il 35,7% dei genitori, la difficoltà numero uno è rappresentata dai costi necessari alla loro crescita. Coloro che lo pensavano all’inizio dello scorso millennio erano il 22,5%. 

Nel corso di una generazione, il denaro ha scalato la classifica delle paure fino al primo posto. E alla domanda su cosa avrebbe reso più facile il loro compito, il 77% delle madri risponde senza esitazione: più risorse economiche.

Il rovescio della medaglia è la crisi demografica che stiamo vivendo. L’Istat conta 10,5 milioni di persone che non prevedono di avere figli né ora né in futuro e, tra chi ha rinunciato, i motivi economici sono la ragione in circa un terzo dei casi. In un sondaggio europeo, il 78% dei giovani italiani indica il costo complessivo di crescere un figlio tra i fattori che pesano sulla decisione di non averne: 20 punti percentuali in più rispetto ai francesi, tedeschi e spagnoli.

Più livelli dello stesso problema: le spese

Nei dati appena citati si intravede la natura ambivalente del problema. Da una parte ci sono le spese, sempre più fuori dalla portata di molte famiglie. Dall’altra ci sono le risorse da accantonare per aiutare i figli ad affrancarsi, raggiungendo gli obiettivi finanziari primari che lo stipendio di un giovane, sempre più difficilmente, riesce a coprire. Tenere insieme le due dimensioni e conciliarle, per giunta, con le proprie ambizioni finanziarie, è un esercizio di equilibrio piuttosto complesso.

Per quanto riguarda i costi, la stima più accreditata proviene proprio da uno degli osservatori di Moneyfarm. Secondo una nostra recente ricerca, crescere un figlio in Italia da 0 a 18 anni richiede, ai prezzi attuali, tra 107.000 e 205.000 euro, con una media di circa 156.000 euro: più di 8.500 euro l’anno per 18 anni, tra vitto, beni, servizi ed esperienze. Si tratta di una cifra senza dubbio importante che, se vista tutta in un colpo, può certamente spaventare. Ma non bisogna dimenticare che essa si distribuisce nel corso degli anni. E ciò offre alla famiglia con figli ancora piccoli un margine non trascurabile per organizzare le risorse, risparmiare e investire quanto necessario.

La seconda dimensione riguarda invece quanto occorre per sostenere i figli nel loro percorso verso l’età adulta e l’indipendenza finanziaria. È una spesa dal perimetro assai più labile, che, a seconda delle possibilità e delle inclinazioni, può includere l’università, la prima casa, l’aiuto alla giovane coppia e poi ai nipoti, fino, in certi casi, a sostenere figli adulti alle prese con la discontinuità lavorativa.

Qui si impone una riflessione, più morale che giuridica. Supportare finanziariamente i figli quando sono giovani adulti non è un precetto universale. In diversi Paesi, dal mondo anglosassone alla Scandinavia, le responsabilità dei genitori si esauriscono di fatto con il sostentamento fino alla maggiore età: il giovane che vuole proseguire gli studi si indebita, oppure entra direttamente nel mercato del lavoro. Nei Paesi nordici, la maggior parte dei ragazzi lascia casa poco dopo i 20 anni con l’obiettivo di sostentarsi da soli. In Italia abbiamo una versione piuttosto estensiva degli obblighi genitoriali. Il patto sociale prevede che i genitori accompagnino i figli verso la stabilità e che i figli si occupino dei genitori nella vecchiaia. La legge stessa ha recepito questo principio, imponendo il mantenimento anche fino all’indipendenza economica, e la giurisprudenza, negli anni, ha dovuto porre limiti a tale principio, tracciando i confini che il buon senso da solo non bastava più a definire. L’autoresponsabilità prevede che il figlio adulto si attivi per acquisire autonomia e che il mantenimento non consista in una rendita a vita. 

Ma la sostanza rimane: nella pratica, il genitore resta al fianco del figlio ben oltre la soglia dell’età adulta. Il punto è che in passato questo patto richiedeva sforzi molto più contenuti, sia sul piano economico sia su quello della comprensione del presente. Oggi, in una società in cui affrancarsi è più costoso, più complesso e più lento, lo stesso precetto culturale rischia di imporre ai genitori una responsabilità sproporzionata.

Da qui, due suggerimenti. Il primo: non sentirsi obbligati. Ogni famiglia è diversa, ed è del tutto legittimo lasciare che i ragazzi conquistino l’indipendenza con le proprie forze. Il secondo: individuare il perimetro della propria azione, in base alle inclinazioni e alle possibilità di ciascuno. E comunicarlo ai figli, prima che siano le circostanze a farlo.

Istruzione e casa, senza impazzire

Ma in quali ambiti lo sforzo generazionale può fare la differenza? Quando si prova a definire un perimetro comune, le voci che ricorrono più spesso sono due: l’istruzione e la casa.

Sull’istruzione, in Italia, quella primaria e secondaria può essere sostanzialmente gratuita. Non è così ovunque. Un genitore inglese o americano inizia a pagare rette fin dall’asilo. I costi veri si concentrano altrove e, a misurarli, è ancora una volta un Osservatorio Moneyfarm: quello sul costo dell’educazione, che monitora un paniere di circa 160 attività educative. Un percorso interamente pubblico, dalla scuola dell’infanzia all’università, con poche attività extracurriculari, richiede complessivamente circa 57.000 euro. Si tratta di una cifra importante, ma può lievitare ulteriormente se si considerano risorse per esperienze extra come l’anno all’estero, le lingue, il master o la specializzazione. La pianificazione, dunque, per la maggior parte delle tasche, anziché essere una scelta opzionale, è uno strumento capace di sbloccare opportunità ed esperienze.

Per quanto riguarda la casa, a cui abbiamo dedicato un approfondimento in cui parliamo anche delle numerose agevolazioni a disposizione dei più giovani, i numeri mostrano quanto il contributo familiare sia ormai strutturale. Secondo il Cisf Family Report, tra chi ha acquistato casa in Italia, il 52,3% ha ricevuto sostegno da parte dei genitori o di altri familiari; tra i giovani sotto i 35 anni la percentuale supera il 70%. Quanto serve, concretamente? Per un immobile da 300.000 euro, senza contare gli aiuti disponibili, un anticipo del 20% vale 60.000 euro, a cui vanno aggiunte imposte e spese accessorie: una cifra che uno stipendio base, da solo, impiega molti anni a produrre. 

Gli obiettivi finanziari di questo tipo hanno tuttavia una caratteristica comune: sono obiettivi patrimoniali con una data di scadenza lontana; sono gli obiettivi classici che si possono raggiungere attraverso un piano di investimento di lungo termine, e cominciare a ragionare e a porsi degli orizzonti, magari con l’aiuto di un consulente, può essere fondamentale per non vederli naufragare tra le necessità di spesa.

Un euro oggi, un euro domani

Quando si pianifica, bisogna ricordare che un euro destinato a un figlio adulto, nella maggior parte dei casi, vale più dello stesso euro speso per un bambino. I momenti in cui un investimento puramente economico può fare davvero la differenza arrivano solitamente dopo la maggiore età. È sicuramente bello fare felici i ragazzi, così come è importante investire nelle esperienze formative in giovane età (solitamente più alla portata di mano). Ma vale la pena essere consapevoli che alcune di queste spese hanno un orizzonte breve o brevissimo. Per esempio, il valore emotivo e funzionale di 1.000 euro spesi per un  telefono a 12 anni si esaurisce nel giro di pochi mesi. Se invece la stessa cifra viene investita, quindici anni dopo può aumentare notevolmente il suo valore. L’invito qui non è a imporre uno stile austero, ma magari a ponderare le spese e a ragionare sul fatto che la costruzione di un piano d’investimento può diventare il regalo più utile e di certo apprezzato un domani, a scapito di qualche rinuncia in più oggi.

Facciamo due conti

Non vogliamo predicare l’ovvio né peccare di paternalismo; la maggior parte dei genitori ha ben chiari questi concetti. Il problema è spesso il metodo. In moltissimi casi, si risparmia in modo episodico. Ciò rischia di far svanire opportunità in grado di avere effetti trasformativi sulla vita delle figlie e dei figli.

Per rendere l’idea, immaginiamo un investimento iniziale di 10.000 euro, con un piano di accumulo mensile avviato alla nascita del figlio o della figlia, con versamenti costanti fino ai 18 anni. Qui di seguito simuliamo tre livelli di versamento e due scenari di rendimento netto.

Si tratta di simulazioni teoriche e i rendimenti non sono mai garantiti quando si investe, quindi questi numeri restano un riferimento puramente indicativo. 

Ma su un orizzonte così lungo, un rendimento annuo del 6-8% è anche una stima cauta, in linea con la storia di lungo periodo dei mercati azionari globali. Il senso, comunque, è chiaro: con 300 euro investiti al mese un 18enne, proprio all’età in cui si inizia un percorso universitario, può contare su un capitale a sei cifre proprio nel momento in cui serve.

Se poi si aspettano altri 12 anni, spostando la soglia ai 30 anni, quando magari si acquista una casa o si avvia un’attività d’impresa, e smettendo di investire ai 18 anni del figlio (se si intende, a un certo punto, fermarsi), il capitale, con rendimenti dell’8%, sfiora il mezzo milione. Una cifra che può cambiare la prospettiva finanziaria di un’intera vita.

Spiccare il volo

Chiudiamo dove abbiamo aperto: essere genitori è complesso e non bisogna stressarsi se non si ritiene di poter fare abbastanza, dal punto di vista finanziario, per i propri figli. Allo stesso tempo, però, non bisogna porsi limiti artificiali o abbandonarsi al disfattismo: con una buona pianificazione, gli obiettivi finanziari che magari sembrano fuori portata possono essere raggiunti, soprattutto se ci si dà abbastanza tempo per concentrare gli sforzi quando contano veramente.

Per chi ha obiettivi di lungo periodo come il sostegno futuro ai figli per l’istruzione o l’acquisto di una casa, un Piano di accumulo del capitale (PAC) in ETF può essere uno strumento adatto a costruire un patrimonio nel tempo.

Ricorda che, quando investi, il tuo capitale è a rischio. Il valore del tuo portafoglio con Moneyfarm può diminuire così come aumentare e potresti ricevere meno di quanto investito. Il trattamento fiscale dipende dalle tue circostanze individuali e potrebbe essere soggetto a modifiche in futuro. Le proiezioni di rendimento non sono un indicatore affidabile delle performance future. Le opinioni espresse qui non devono essere interpretate come raccomandazioni, consigli o previsioni. Se non sei sicuro che investire sia la scelta giusta per te, ti consigliamo di consultare un consulente finanziario.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.