Il momento di accesso alla pensione si sposta sempre più in avanti, con un progressivo innalzamento dell’età richiesta per raggiungere l’agognato obiettivo. Al requisito dell’età si aggiunge anche quello dei contributi versati, complicando ulteriormente la situazione per gli aspiranti pensionati.
Questa dinamica riguarda soprattutto paesi come l’Italia, dove a causa dell’elevato invecchiamento della popolazione, di un’aspettativa di vita tra le più alte al mondo e di una forte denatalità, i requisiti per il pensionamento sono sempre più penalizzanti. Esistono però dei trucchi per andare in pensione prima, grazie alle opportunità introdotte dalle ultime riforme previdenziali.
In questa guida abbiamo selezionato 8 soluzioni per andare prima in pensione, spiegando nel dettaglio come funzionano e chi può accedere a queste opzioni per la pensione anticipata, con le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026. Ecco tutto quello che bisogna sapere a riguardo, con tutte le possibilità disponibili nel 2026 per uscire prima dal mercato del lavoro e godersi il meritato relax.
| Chi può andare in pensione prima? | Chi ha i requisiti previsti dalle varie formule previdenziali o ha capitali sufficienti |
| Si può andare in pensione 5 anni prima? | Si può fare grazie ai fondi di solidarietà bilaterali, ai contratti di espansione e alla RITA |
| Si può andare in pensione 7 anni prima? | Sì, grazie alla isopensione |
| Come pianificare gli anni della pensione? | Gli strumenti migliori sono il PAC e i fondi pensione |
Trucchi per andare prima in pensione: cosa sapere
Prima di vedere da vicino tutte le opzioni possibili per andare prima in pensione, bisogna ricordare che il sistema italiano normalmente prevede un cumulo contributivo e un’età prestabilita per accedere alla pensione. Si può generalmente uscire dal lavoro seguendo la Legge Fornero a 67 anni di età nel 2026, ma bisogna aver versato almeno 20 anni di contributi.
Questo vuol dire che, per conoscere la propria situazione specifica, è possibile consultare l’INPS per richiedere il proprio estratto conto contributivo, al fine di sapere con esattezza qual è il periodo di tempo in cui sono stati versati contributi e quale sarà la pensione. L’età di accesso però si sta allungando, per cui si prevede che dal 2027 sarà fissata almeno a 67 anni e 1 mese e che questi numeri saranno destinati a salire. Vediamo qui di seguito cosa fare per poter accedere prima alla pensione.
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Opzione |
Caratteristiche |
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Ape Sociale |
Almeno 63 anni di età e 30 anni di contributi versati, ristretta ad alcune categorie di persone |
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Pensione anticipata ordinaria |
Non c’è requisito di età, servono 42 anni e 10 mesi di contributi versati per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne |
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Lavoratori precoci |
Opzione per chi ha iniziato presto a lavorare, servono 41 anni di contributi versati e condizioni specifiche |
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Misura per gli addetti ai lavori usuranti |
Bisogna avere almeno 61 anni e 7 mesi per i lavoratori dipendenti e 62 anni e 7 mesi per gli autonomi, con 35 anni di contributi versati, riservato ad alcune categorie di persone |
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Fondi di solidarietà bilaterali |
In accordo con sindacati e azienda, si attivano come sostegno ai lavoratori sospesi o con diminuzione delle ore lavorative, se vicini alla pensione |
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Pensione anticipata contributiva |
Bisogna avere almeno 64 anni di età, aver versato almeno 20 anni di contributi, a partire dal 1996 |
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Isopensione |
Indennità che richiede accordi sindacali con l’azienda, applicabile 7 anni prima rispetto all’accesso alla pensione. Bisogna avere almeno 60 anni e 4 mesi di età |
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Rendita integrativa temporanea anticipata (RITA) |
Disponibile tramite il proprio fondo pensione complementare, 5 anni prima dell’accesso alla normale pensione (oppure 10 in caso di disoccupazione prolungata) |
1. APE Sociale
L’APE Sociale è stata confermata per il 2026 dalla manovra, come principale forma di pre-pensionamento a cui è possibile accedere. Le categorie di lavoratori che possono beneficiare dell’APE Sociale restano quelle precedentemente stabilite:
- lavoratori dipendenti che svolgono mansioni gravose (le attività gravose devono essere state svolte per almeno 6 degli ultimi 7 anni o per almeno 7 degli ultimi 10 anni al momento della richiesta);
- invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 74%;
- caregivers che assistono familiari in condizioni di grave disabilità da almeno 6 mesi;
- lavoratori disoccupati che hanno esaurito l’indennità di disoccupazione (Naspi o equivalente), con almeno 30 anni di anzianità contributiva.
Oltre a far parte di una delle categorie indicate, questa soluzione per andare in pensione prima è accessibile a chi è in possesso dei seguenti requisiti entro il 31 dicembre 2026:
- almeno 63 anni e 5 mesi di età;
- almeno 30 anni di contributi per gli invalidi civili, i disoccupati e i caregivers, oppure almeno 36 anni di contributi per i lavoratori che svolgono mansioni gravose (le lavoratrici madri possono ridurre il requisito contributo di 1 anno per ogni figlio, fino a un massimo di 2 anni);
- non aver raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata.
Anche nel 2026 è rimasta in vigore la non cumulabilità del trattamento con i redditi da lavoro, sia dipendente sia autonomo, con l’eccezione dei redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro annui lordi.
2. Pensione anticipata ordinaria
Un’altra soluzione per uscire prima dal mercato del lavoro è rappresentata dalla pensione anticipata ordinaria. Nel 2026 sono rimasti invariati i requisiti per beneficiare di questa agevolazione previdenziale, infatti a prescindere dall’età anagrafica possono andare in pensione prima:
- le donne con almeno 41 anni e 10 mesi di contributi versati;
- gli uomini con almeno 42 anni e 10 mesi di contributi
Per la pensione anticipata ordinaria l’assegno previdenziale spetta dopo 3 mesi dalla decorrenza della pensione. Non viene invece richiesto un requisito di età specifico.
3. Lavoratori precoci
Esistono anche dei trucchi per andare in pensione prima per i lavoratori precoci, cioè coloro che hanno iniziato a lavorare (e quindi a versare contributi) prima del compimento dei 19 anni d’età. In particolare, per accedere alla pensione anticipata i lavoratori precoci devono:
- aver maturato almeno 12 mesi di contributi entro il compimento del 19° anno d’età;
- raggiungere 41 anni di contributi entro il 31 dicembre 2026.
Inoltre, per accedere alla pensione i lavoratori precoci devono trovarsi in una delle seguenti condizioni:
- essere disoccupati e aver concluso da almeno 3 mesi la fruizione dell’intera indennità di disoccupazione;
- occuparsi dell’assistenza di persone con handicap grave o ultrasettantenni con patologie invalidanti da almeno 6 mesi;
- avere una invalidità superiore o uguale al 74%;
- aver svolto dei lavori usuranti (ad esempio lavoratori notturni, come addetti alla linea di catena e conducenti di veicoli con capienza complessiva di almeno nove posti adibiti al trasporto collettivo);
- aver svolto dei lavori gravosi per un certo periodo di tempo, almeno 7 anni nell’ultimo decennio oppure per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni (ad esempio operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici, insegnanti della scuola dell’infanzia ed educatori degli asili nido, conduttori di mezzi pesanti e camion, operai dell’agricoltura, della zootecnia e della pesca).
4. Misure per gli addetti ai lavori usuranti
Come fare per andare in pensione prima se si svolgono dei lavori usuranti? Chi ha svolto da lavoratore dipendente attività usuranti per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni o per almeno metà della vita lavorativa, può accedere al pensionamento anticipato, ma solo se in possesso di alcuni requisiti tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026:
- aver maturato almeno 35 anni di contributi;
- avere un’età di almeno 61 anni e 7 mesi in caso di lavoratori dipendenti (bisogna comunque aver raggiunto una quota minima di 97,6 cumulando l’età anagrafica e l’anzianità contributiva), oppure un’età di almeno 62 anni e 7 mesi per i lavoratori autonomi (in questo caso la quota deve essere pari almeno a 98,6).
Ma quali sono i lavori considerati usuranti? Sono tutte le attività lavorative particolarmente faticose e pesanti, per cui vengono svolte mansioni come:
- lavoratori notturni;
- operai di catena di montaggio;
- conducenti del trasporto pubblico di mezzi con una capacità complessiva di almeno 9 posti;
- lavori ad alte temperature, in galleria, nelle cave, in cassoni ad aria compressa o in spazi ristretti.
La domanda per la pensione va presentata all’INPS in modalità telematica in anticipo rispetto al raggiungimento dei requisiti. Ad esempio era da presentare entro il 1° maggio 2025 per le richieste inerenti al 2026, mentre quelle per la pensione nel 2027 si possono presentare entro il 1° maggio 2026.
5. Fondi di solidarietà bilaterali
I fondi di solidarietà bilaterali sono degli strumenti pensati appositamente per quei settori che non sono coperti dalla cassa integrazione salariale. Rappresentano una misura di sostegno al reddito, mediante assegno straordinario, rivolta ai lavoratori che maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata entro 5 anni.
Nel 2026 i fondi di solidarietà bilaterali rimangono operativi, fornendo assegni di integrazione salariale a lavoratori in sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, in linea con le disposizioni sull’integrazione salariale ordinaria o straordinaria.
In base a quanto indicato nella circolare 5 del 20 gennaio 2025 dell’INPS, che viene confermato per il 2026, è in vigore la riduzione del 40% del contributo per i datori di lavoro fino a 5 dipendenti al FIS (Fondo di integrazione salariale), dunque l’aliquota è scesa dallo 0,50% allo 0,30%, ma non devono aver richiesto integrazioni salariali negli ultimi 24 mesi. Al contrario, è rimasta invariata l’aliquota dello 0,80% per i datori di lavoro con oltre 5 dipendenti.
Viene ridotta anche l’aliquota di contribuzione al Fondo di solidarietà bilaterale per le attività professionali, con una diminuzione del 40% che porta dallo 0,50% allo 0,30% l’aliquota per i datori di lavoro fino a 5 dipendenti, purché non abbiano presentato domanda di integrazione salariale per almeno 24 mesi. Sono rimaste invariate le altre aliquote, ovvero quella dello 0,80% per i datori di lavoro oltre 5 e fino a 15 dipendenti e quella dell’1% per i datori di lavoro con oltre 15 dipendenti.
Inoltre, il contributo addizionale per i datori di lavoro che non hanno usufruire di trattamenti salariali per almeno 24 mesi è pari a:
- 6% fino a 52 settimane;
- 9% tra 52 e 104 settimane.
6. Pensione anticipata contributiva
Un altro modo per andare prima in pensione consiste nella pensione anticipata contributiva, un’agevolazione previdenziale riservata a chi ha iniziato a versare i contributi dal 1996.
Per usufruire di questa opzione è necessario possedere alcuni requisiti:
- almeno 64 anni d’età;
- almeno 20 anni di contributi versati;
- aver versato il primo contributo dopo il 1° gennaio 1996.
Chi beneficia della pensione anticipata contributiva può ricevere un assegno pensionistico di importo fino a 5 volte il trattamento minimo INPS (è pari a 611,85 euro per il 2026), dunque fino a un massimo di 3.059,25 euro lordi mensili.
La Legge di Bilancio 2026 ha eliminato il cumulo dei contributi versati all’INPS per il pensionamento anticipato con quelli della previdenza complementare, per cui il conteggio si basa solo sui contributi versati all’ente pubblico.
7. Isopensione
L’isopensione è una novità introdotta dalla legge Fornero, confermata dal Decreto Milleproroghe n. 198/2022 fino al 31 dicembre 2026, quindi valida anche per l’anno in corso, che permette di andare in pensione 7 anni prima. Anche in questo caso è necessario il raggiungimento di un accordo sindacale ad hoc, visto che si tratta di una misura pensata per agevolare le imprese che affrontano il problema degli esuberi di personale.
In particolare, con l’isopensione il lavoratore nei 7 anni che lo separano dalla pensione riceve una rendita di importo pari alla futura pensione. L’esodo volontario del dipendente è possibile solo se mancano non più di 7 anni dal raggiungimento dei requisiti per ottenere la pensione di vecchiaia o la pensione anticipata.
Questa misura, rivolta alle aziende con più di 15 dipendenti, non prevede una vera e propria pensione, ma una sorta di indennità che consente alle imprese in difficoltà di mandare un lavoratore in pensione prima invece di licenziarlo. La richiesta deve essere presentata da parte del datore di lavoro, previo accordo con i sindacati, erogando un assegno pari a 13 mensilità di importo leggermente inferiore rispetto a quello della pensione.
I lavoratori, invece, devono accettare l’isopensione in modo volontario. Possono rientrare in questa misura i lavoratori che nel 2026 hanno raggiunto i 60 anni e 4 mesi di età. Una volta siglato l’accordo l’azienda deve depositarlo all’INPS, inoltre deve attivare una fideiussione bancaria da presentare all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale per garantire la copertura del pagamento degli assegni ai dipendenti per i 7 anni previsti dall’isopensione.
8. Rendita integrativa temporanea anticipata (RITA)
La Rendita integrativa temporanea anticipata o RITA è una soluzione offerta ai lavoratori iscritti alla previdenza integrativa, i quali possono ottenere in anticipo una rendita temporanea dal proprio fondo pensione in attesa di maturare i requisiti per la pensione obbligatoria.
Di fatto, chi accede a questa possibilità può smettere di lavorare già a 57 anni nel caso in cui abbia perso il posto di lavoro da oltre 24 mesi. Infatti, la RITA si può richiedere quando mancano non più di 5 anni dal raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia (che attualmente è di 67 anni), oppure quando mancano 10 anni dal raggiungimento dell’età pensionabile se si è disoccupati da 2 anni (in quest’ultimo caso non serve neppure il requisito dei 20 anni di contribuzione previdenziale).
Misure di prepensionamento non più disponibili nel 2026
Con la manovra 2026 il governo ha deciso di restringere le possibilità di accesso anticipato alla pensione, lasciando le misure che abbiamo visto sopra ma eliminandone altre.
Una di queste è Quota 103, che permetteva l’uscita dal lavoro a 62 anni di età con 41 di contributi versati, che non è più disponibile, a seguito delle decisioni prese con la Legge di Bilancio di quest’anno. Nella pratica, da gennaio 2026 non è più possibile utilizzare questo sistema.
Anche Opzione Donna, con agevolazione all’accesso specifica per le lavoratrici, non è più disponibile da gennaio 2026. La misura permetteva di andare in pensione a 61 anni di età (che poteva ancora essere ridotta in base ai figli) con almeno 35 anni di contributi versati. Potevano usufruire di questa possibilità i soggetti caregivers, invalide civili per almeno il 74% e le dipendenti o licenziate da imprese con un tavolo di crisi aperto.
Quanti soldi servono per andare in pensione prima?
Finora abbiamo esplorato tutte le possibilità per andare in pensione prima offerte da leggi e decreti, che offrono varie scappatoie ai lavoratori che vogliono anticipare il momento della pensione. Esiste però anche un’altra possibilità che permette ai lavoratori di abbandonare in anticipo il posto di lavoro.
Per smettere di lavorare prima senza attendere la pensione serve un capitale, che deve essere sufficientemente grande a garantire il tenore di vita desiderato. Per calcolare quanti soldi servono per anticipare la pensione, si deve aggiungere al proprio fabbisogno economico un 25%.
Ad esempio, chi ha bisogno di 2.000 euro al mese per vivere secondo i propri standard, dovrebbe avere da parte almeno 500.000 euro, una somma che garantirebbe circa 25 anni di autonomia. Chi invece si accontenta di 1.000 euro al mese per vivere, avrebbe bisogno di un capitale di 375.000 euro.
Cosa succede invece quando si investe il capitale? Questo cresce nel tempo, anche in modo esponenziale sfruttando il meccanismo dell’interesse composto, in questo modo permette di avere un tenore di vita più alto o di anticipare ancora il momento di dire addio al lavoro.
L’importanza della pianificazione
La regola del 25% che abbiamo visto è un mezzo rudimentale per capire il potenziale che può avere un capitale per garantire un pensionamento anticipato. Esistono però degli strumenti ad hoc per raggiungere obiettivi ambiziosi come il prepensionamento.
Uno di questi strumenti è il Piano di Accumulo di Capitale, una strategia che aiuta il lavoratore a mettere da parte il capitale che gli serve per andare in pensione prima. Grazie al PAC si costruisce una solida disciplina al risparmio e si fanno crescere le rendite in modo graduale e senza troppa fatica.
Un’altra possibilità da esplorare è il fondo pensione, uno strumento che permette di pianificare il futuro economico negli anni della vecchiaia con una strategia flessibile, trasparente e sicura. È meglio il PAC o il fondo pensione? Non bisogna per forza scegliere, perché le due soluzioni possono anche coesistere.
Come andare in pensione prima: alcune riflessioni
Le soluzioni per andare in pensione in anticipo non mancano di certo al giorno d’oggi, quindi chi aspira a raggiungere questo traguardo deve solo capire qual è l’opzione più adatta alle proprie esigenze. Anche quando non si è ancora raggiunta l’età pensionabile o i requisiti contributivi, infatti, si possono sempre usare le scappatoie messe a disposizione dalla legge o investire per tempo i propri risparmi in vista.
D’altra parte, non è mai troppo presto per pianificare gli anni della pensione e, visto che leggi previdenziali cambiano di continuo e ci sono poche certezze sul futuro, è bene pensare al risparmio e dare la giusta priorità al piano pensione.
Domande frequenti
Il requisito dell’età anagrafica per andare in pensione va sempre incrociato con gli anni di contribuzione previdenziale, ma ci sono formule legislative che permettono di anticipare il pensionamento anche senza i requisiti contributivi, come accade per i lavoratori precoci o usurati.
Sì, questa possibilità è offerta dall’isopensione prevista dalla legge Fornero.
Dipende dal tenore di vita che si vuole avere: è più facile pianificare questa strategia quando si sceglie un Piano di Accumulo di Capitale o una pensione integrativa.
Per andare in pensione il prima possibile è necessario investire fin da subito i propri risparmi, oppure rientrare in una delle pensioni anticipate previste dalla legge: nel 2026 alcune opzioni l’Ape Sociale, la pensione anticipata ordinaria e la pensione anticipata contributiva.
Per andare in pensione anticipata nel 2026 le donne devono avere un’anzianità contributiva di almeno 41 anni e 10 mesi, mentre gli uomini di 42 anni e 10 mesi.
Non è possibile andare in pensione subito pagando i contributi in anticipo, infatti l’INPS consente di versare i contributi mancanti in modo volontario, ma non per accedere alla pensione anticipata.
L’INPS prevede la possibilità di ridurre l’età anagrafica necessaria per accedere alla pensione di vecchiaia di 6 anni per gli uomini e di 11 anni per le donne in caso di malattie croniche invalidanti, tra cui cecità completa o parziale, patologie renali, diabete mellito, sindrome di Down e alcune malattie rare come la fibrosi cistica.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.





