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“Parliamo di performance”: lettera agli investitori del Chief Investment Officer

Cara investitrice, caro investitore,

parliamo di performance. Nei miei sette anni da Chief Investment Officer di Moneyfarm, ho parlato con tanti di voi e proprio la performance è sempre tra i temi delle nostre conversazioni. Non la gestione del rischio, non le politiche monetarie delle banche centrali, non l’inflazione.

Ed è giusto che sia così: vedere il tuo capitale investito crescere nel tempo vuol dire fare un passo avanti verso la realizzazione dei tuoi obiettivi finanziari. Meglio: dei tuoi obiettivi di vita. Pagare gli studi ai tuoi figli, affrontare con più serenità la pensione, oppure comprare una seconda casa al mare per la famiglia.

Cosa fa il nostro team di Asset Allocation, in Moneyfarm, per aiutarti a raggiungere questi obiettivi? Progettiamo, monitoriamo e gestiamo il tuo portafoglio di investimento per generare ritorni solidi nel lungo termine, con una forte gestione del rischio. Nel farlo, ci guidano alcuni principi: ci concentriamo sui fondamentali macroeconomici. Riteniamo che l’orizzonte temporale sia un vantaggio chiave da sfruttare. Diamo importanza massima alla diversificazione. Pensiamo che i costi siano l’unico fattore davvero controllabile. E infine, pensiamo che gestire il rischio sia importante almeno quanto generare ritorni, se non di più.

Negli anni ho notato che sebbene sia molto facile parlare di performance – alla fine è soltanto un numero, no? – è molto più difficile parlare di performance nel più ampio contesto delineato dai principi menzionati sopra. Ma ha senso guardare alla performance senza considerare il grado di diversificazione con cui è stata conseguita? O l’orizzonte temporale considerato? O i costi pagati? O i rischi presi? E infine, senza valutare il contesto macro? Temo la risposta sia negativa.

Questo non vuol dire però che non possiamo parlare “solo” di performance, anche se è “solo un numero”, perché è comunque il numero più importante per i nostri clienti. Quindi, guardiamo alle nostre gestioni patrimoniali italiane. L’analisi indipendente su dati Morningstar dimostra che la nostra performance nel lungo termine è eccellente: sei dei nostri sette portafogli sono nel primo quartile della rispettiva categoria su un orizzonte di cinque anni. E al netto dei costi, i nostri portafogli sovraperformano la media delle alternative su tutti i livelli di rischio.

Rischio. Aggiungiamo questo pezzo alla nostra analisi. Tutti i nostri mandati includono obiettivi massimi di VaR, Value at Risk: vale a dire la perdita massima probabile – con un certo livello di confidenza statistica – su un determinato orizzonte temporale. Sei dei nostri sette portafogli sono ben al di sotto di tali obiettivi, con solo un portafoglio che è stato colpito di recente dalla forte volatilità del segmento obbligazionario. Questo vuol dire che stabiliamo un livello massimo di perdita probabile per il tuo portafoglio. E lo rispettiamo.

È molto facile scordarsi dei rischi quando non si realizzano, anche se poi quando effettivamente lo fanno, costituiscono motivo di grandi preoccupazioni. Per questo le analisi ex post della performance spesso non sono affidabili: i rischi si sono risolti, in un modo o nell’altro, e si guarda a quel numero, il numero positivo o negativo che mostra quanto è cresciuto (o quanto si è ridotto) il tuo capitale, come se questi rischi non fossero mai esistiti.

Ma parlavamo di performance. La performance di lungo termine dei portafogli Moneyfarm è molto buona, come detto sopra e come dimostrato da Morningstar. Ma se guardiamo al breve termine?

In effetti, noi gestori di portafoglio possiamo guardare a periodi di tre, cinque, dieci o persino trenta anni, valutando portafogli modello o effettuando backtest. Ma per molti clienti la performance di breve termine è la “sola” performance mai vista. Semplicemente, hanno iniziato a investire da poco. E a nessuno piace iniziare un viaggio finanziario di lungo termine con il segno meno. In questo senso, il 2022 è stato un anno complesso per tutti: pensa che il mercato azionario e il mercato obbligazionario statunitensi hanno dato contemporaneamente ritorni negativi solo quattro volte negli ultimi 90 anni: nel 1931, nel 1941, nel 1969 e – sì, hai indovinato – lo scorso anno, nel 2022.

Come è stata la nostra performance nel 2022? Guardando alle gestioni patrimoniali italiane, ci siamo posizionati nel secondo quartile. Non la miglior performance di sempre, ma comunque un buon risultato, rispetto ai competitor, in un anno difficile. Questa è una buona occasione per approfondire meglio cosa abbiamo fatto nel 2022 per te e per tutti i nostri clienti.

In primis, abbiamo provato a gestire i rischi e proteggere i portafogli: in un contesto di tassi di interesse in aumento, abbiamo scelto di non detenere titoli di Stato a lunga scadenza, contribuendo alla miglior tenuta dei nostri portafogli a basso rischio in questo quadro. Allo stesso tempo, la nostra esposizione azionaria era abbastanza conservativa, proteggendo per un certo grado i portafogli dal calo dei listini.

Certamente ci sono cose che avremmo fatto diversamente, con il senno di poi. Sul fronte azionario, abbiamo ridotto l’esposizione all’azionario europeo, per gestire il rischio di una potenziale crisi energetica in scia alla guerra in Ucraina. Per fortuna, questo rischio non si è materializzato e l’azionario europeo ha avuto una buona performance relativa. Con il senno di poi, avremmo dovuto possedere più azioni europee in portafoglio. Fortunatamente, avevamo attuato un aggiustamento relativamente modesto, durante un mercato comunque in rally, con un risultato non particolarmente impattante sui nostri portafogli. Come detto, nel 2022 i nostri portafogli hanno realizzato in media una performance da secondo quartile: avremmo preferito ottenere una performance da primo quartile? Certamente. Avremmo assunto più rischi per farlo? Credo di no. I nostri portafogli sono stati concepiti per questo: gestire il tuo denaro a lungo termine con una forte gestione del rischio.

Tra l’altro, la storia suggerisce che la scelta del fondo con la performance migliore in un dato anno difficilmente genera un ottimo risultato nel lungo termine. In effetti, l’obiettivo di Moneyfarm non è mai stato quello di ottenere il miglior risultato nel breve termine. Il nostro obiettivo è produrre solidi rendimenti nel lungo periodo.

Per fortuna, non dobbiamo costruire portafogli per venderti un prodotto d’investimento da tenere per un anno, assumendoci molti rischi per generare performance e poi, se le cose vanno male, semplicemente liquidarlo e lanciarne un altro. E poi un altro ancora. Questa situazione è purtroppo comune nel mondo del risparmio gestito: secondo dati pubblicati da BCG, quasi l’80% di tutti gli ETF e circa il 60% di tutti i fondi comuni di investimento lanciati nel 2018 hanno chiuso entro il 2021, e questo numero è aumentato costantemente nell’ultimo decennio.

D’altra parte, noi di Moneyfarm dobbiamo costruire portafogli che possano accompagnarvi nel lungo periodo, verso i vostri obiettivi finanziari. Verso i vostri obiettivi di vita. Per esempio, verso la pensione o la casa delle vacanze al mare. Questo è uno dei motivi per cui sono orgoglioso di essere il CIO di Moneyfarm.

Richard Flax

*Gli investimenti in strumenti finanziari sono soggetti alla variabilità del mercato e possono determinare la perdita, in tutto o in parte, del capitale inizialmente investito.