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Sky TG24 intervista Paolo Galvani – Banche tradizionali e Fintech

Qualche numero sulla crisi delle banche

UniCredit ha recentemente annunciato il taglio di 8 mila dipendenti in Europa occidentale, di cui 6 mila in Italia. Dal 2007 al 2018 i tagli nel settore bancario sono stati in totale di 74 mila addetti. Nello stesso arco di tempo le filiali sono calate del 22,5%. Nei prossimi cinque anni si prevede un taglio dei costi da 5 miliardi, con 70 mila addetti e 7 mila filiali in meno; oltre il 45% dei dipendenti che resteranno in banca dovranno acquisire nuove competenze dice l’ultimo rapporto di Oliver Wyman.

I dati sui risparmiatori italiani

L’ 80% dei risparmiatori ormai usa le filiali solo per operazioni a basso valore aggiunto. Oggi già 13,7 milioni di italiani usufruiscono dei servizi finanziari mediante il proprio smartphone (dato in crescita del 30% rispetto all’anno precedente) e il 35% dei clienti delle banche è pronto a considerare un’offerta senza filiali secondo Nielsen.

È vero che l’Italia è quint’ultima in Europa per digitalizzazione ma la strada che i risparmiatori stanno indicando è segnata e richiede agli operatori del settore un cambio di paradigma. Servono interventi radicali di cambiamento del modello tradizionale di fare banca e le Fintech, con le loro competenze digitali e la loro agilità, aprono agli operatori tradizionali, un’importante finestra sul futuro (si veda per esempio la partnership che abbiamo siglato di recente con Poste Italiane). I risparmiatori lo hanno capito e ne stanno già usufruendo, premiando la semplicità e la trasparenza di servizi di gestione digitale del risparmio come Moneyfarm.

L’indagine del Politecnico patrocinata da Moneyfarm

Nell’anno di MiFID II abbiamo patrocinato l’indagine della School of Management del Politecnico di Milano sull’adeguamento dell’industria italiana del risparmio a questa importante normativa europea che si propone di mettere i risparmiatori nelle condizioni di compiere decisioni d’investimento consapevoli attraverso disposizioni chiare in merito al modo in cui gli intermediari finanziari devono comunicare costi e oneri associati al servizio d’investimento, prima che si compia la scelta di investire (ex ante) e poi ovviamente anche a consuntivo dell’investimento (ex post).

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È finalmente disponibile la seconda parte di questo lavoro di ricerca, focalizzata sulle informative ex post inviate dai più importanti intermediari finanziari operanti in Italia ai propri clienti relativamente ai costi sostenuti per investire nel corso del 2018 (scaricala qui).

Speriamo che questa indagine, che ha avuto una buona risonanza mediatica (prima pagina del Sole 24 Ore), serva da stimolo a tutta l’industria italiana del risparmio per rivedere le proprie pratiche e orientarsi verso standard di trasparenza, a vantaggio dei risparmiatori.

Rendi(ti)conto

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