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La differenza tra risparmio gestito e amministrato

Tassazione - investimenti

Se hai deciso di investire devi essere ben consapevole di costi e rischi, ma un altro aspetto da tenere in considerazione è quanto andrai a pagare di tasse. Esistono tre tipi di regimi fiscali (regime amministrato, regime gestito e regime di dichiarazione) sugli investimenti, ognuno caratterizzato da un diverso rapporto tra il risparmiatore e il gestore.

I tre regimi hanno caratteristiche e vantaggi diversi, similitudini e differenze. La Gestione Patrimoniale Moneyfarm (la gestione indipendente più apprezzata dai risparmiatori italiani) tra gli altri vantaggi garantisce all’investitore il regime gestito, a nostro avviso il più vantaggioso. Questo regime permette infatti di compensare eventuali minusvalenze maturate entro la fine dell’anno: questo vuol dire che qualora il rendimento del portafoglio toccasse il punto di minima prima delal fine dell’anno la perdita sarebbe in parte compensata attraverso un credito d’imposta valido per i quattro anni successivi. Se vuoi scoprire senza impegno la strategia più adeguata alle tue esigenze, ti basterà completare in pochi minuti il processo di sottoscrizione.

Diverse tipologie di trattamento fiscale: risparmio gestito e amministrato a confronto

Ma andiamo a confrontare le diverse tipologie di regime fiscale:

Regime della dichiarazione

In questo regime è l’investitore ad avere il controllo totale della decisione di acquisto. Chi scegliesse questa via (sono i rarissimi casi di investitori molto esperti o che possono assumere dei professionisti per occuparsi della fiscalità) deve svolgere gli adempimenti fiscali riportando plusvalenze e minusvalenze nella propria dichiarazione dei redditi.

Regime amministrato

Nel regime fiscale amministrato invece si delegano gli adempimenti fiscali al proprio intermediario finanziario (che svolge il ruolo di sostituto di imposta), ma si resta in controllo della decisione sui propri investimenti. Questo regime è tipico delle soluzioni di investimento che lasciano all’invetitore la libertà di scegliere e selezionare gli strumenti. I punti chiave per quanto riguarda la fiscalità sono i seguenti:

  •  La tassazione è al momento del realizzo, ovvero della ventdita dei singoli strumenti che compongono la gestione. Immaginiamo di acquistare attraverso una piattaforma online alcune azioni Apple e dei titoli di Stato americani. Al momento della vendita di uno di questi strumenti, in presenza di una plusvalenza, interverrebbe il prelievo fiscale sul realizzo della posizione relativa al singolo strumento.
  • L’aliquota dell’imposta sostitutiva è del 26% per tutte le plusvalenze a eccezione di quelle sugli interessi derivanti da titoli di stato di paesi appartenenti alla cosiddetta “White list” per i quali è del 12,5%.
  • In questo regime le plusvalenze e le minusvalenze derivanti da ETF, Fondi Comuni d’investimento, Sicav e OICR di vario tipo, non sono compensabili. Tuttavia vi è la possibilità di riporto a nuovo delle minusvalenze eccedenti fino al quarto periodo d’imposta successivo per eventuali compensazioni con plusvalenze derivanti da azioni, obbligazioni ed ETC.

Regime gestito

Nel regime fiscale gestito il cliente delega all’intermediario abilitato la decisione sulla strategia d’investimento. Anche gli adempimenti fiscali relativi ai suoi investimenti restano in capo allo stesso intermediario presso cui i suoi investimenti sono depositati. In questo caso la base imponibile sarà determinata sia dai redditi di capitale che dai redditi diversi:

  • La peculiarità di questo regime è che si possono compensare le componenti positive (redditi di capitale, plusvalenze e altri redditi diversi) e quelle negative (minusvalenze e spese) nell’ambito della gestione. La compensazione si effettua l’ultimo giorno di ogni anno. Questo vuol dire che, qualora il tuo portafoglio fosse positivo nel suo insieme ma alcuni degli investimenti che fanno parte della gestione fossero andati in negativo, minusvalenze e plusvalenze si compenserebbero, andando a ridurre il tuo carico fiscale.
  • Se il risultato della gestione fosse negativo nel suo complesso alla fine dell’anno, la perdita potrà essere riportata a nuovo negli esercizi successivi fino al quarto periodo d’imposta. Questo vuol dire che la gestione avrebbe l’effetto di un credito fiscale in caso di risultato negativo.
  • L’aliquota dell’imposta sostitutiva è del 26% per tutte le plusvalenze ad eccezione di quelle sugli interessi derivanti da titoli di stato di paesi appartenenti alla cosiddetta “White list” per i quali è del 12,5%.

Cosa conviene?

Non esiste una risposta univoca a questa domanda, molto dipende dagli strumenti che avete in portafoglio e dal risultato dei vostri investimenti. La Gestione Patrimoniale ti dà il vantaggio di avere un esperto che si occupa delle scelte per te. Questo servizio, una volta dedicati ai possessori dei grandi capitali, è oggi alla portata di tutti grazie alle ultime innovazioni tecnologiche che permettono un processo più efficiente e meno costoso per il cliente.

Quando abbiamo lanciato la nostra Gestione Patrimoniale (che non ha nessun sovrapprezzo rispetto al nostro servizio in amministrato e nessuna barriera di ingresso), abbiamo condotto un test comparando la tassazione fiscale a cui negli anni è stato sottoposto il nostro servizio in amministrato con l’imposizione a cui sarebbe andata incontro la gestione.

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Alla luce dell’ultimo trimestre del 2018 che ha visto i mercati finanziari registrare performance fortemente negative, la riduzione dell’impatto fiscale sui rendimenti in Gestione Patrimoniale è stata molto significativa. Veniamo quindi a descrivere nel dettaglio questa recente simulazione.

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Il portafoglio cha abbiamo preso in considerazione è un bilanciato con un investimento complessivo di 100.000€, composto per un 60% da un ETF sull’azionario globale dei paesi sviluppati (Msci World Index) e per un 40% da un ETF obbligazionario governativo europeo (Bloomberg Barclays Euro Aggregate Treasuries Tr Index). Il periodo preso in considerazione per la nostra analisi va dal primo gennaio del 2018 e si sviluppa prospetticamente nei successivi 4 anni.

Per quanto riguarda il primo anno di investimento, viene considerato il rendimento storico nel 2018 dei due ETF. La performance complessiva del portafoglio a fine anno è del -2,81%. Per stimare il rendimento negli anni successivi si utilizza come rendimento atteso la media ponderata dei rendimenti attesi a 10 anni delle rispettive asset class: 5,45% e 0,30% al netto dei costi di gestione dei 2 ETF (TER 0,45% per l’azionario e 0,20% per l’obbligazionario). La simulazione considera una liquidazione completa del portafoglio dopo 3, 4 e 5 anni per valutare l’impatto del beneficio fiscale su diversi orizzonti temporali.

L’impatto del credito d’imposta

La prima ipotesi è quella di una liquidazione del portafoglio dopo 3 anni dall’inizio dell’investimento. Durante il primo anno, con risultato negativo, l’imposizione fiscale risulta nulla e il risultato di gestione ha generato un credito di imposta di 579,68€.

Il credito viene portato in compensazione all’anno successivo permettendo di ridurre l’imposta lorda del 2019 da 663,18€ a 83,50€.

Per quanto concerne il portafoglio in Amministrato, l’imposta sul capital gain viene pagata al momento del realizzo ovvero alla vendita del portafoglio nel 2020.

I risultati in tabella, dimostrano come la possibilità di compensare la minusvalenza del 2018 per la Gestione Patrimoniale riduca l’imposta netta alla fine del terzo anno del 14% circa rispetto al portafoglio in Amministrato.

Estendendo la ricerca su orizzonti temporali più lunghi, si nota come i risultati non cambino, nonostante negli anni successivi non sia stato possibile usufruire della compensazione fiscale. In altre parole, il credito accumulato nel primo anno ed esaurito nel secondo, permette comunque di avere un carico fiscale inferiore nel tempo. Al quarto e al quinto anno l’imposizione fiscale della Gestione Patrimoniale risulta essere inferiore al portafoglio in amministrato rispettivamente del 17% circa e 18,2% al termine del periodo di riferimento.

Le ipotesi non considerano casi in cui il vantaggio potrebbe essere addirittura superiore. In caso di ribilanciamenti, e quindi delle possibili vendite parziali, gli oneri per il regime amministrato sarebbero aumentati così come la “forbice” tra le due opzioni. 

Su tutti e tre gli orizzonti considerati la gestione patrimoniale ha fornito un risparmio fiscale crescente e superiore al 14%. Considerati i rendimenti attesi sul medio-lungo termine, un trimestre negativo in prossimità della fine dell’anno può considerarsi in qualche modo mitigato dall’efficienza fiscale della gestione patrimoniale.

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