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Quale futuro per le obbligazioni?

Non ci sono dubbi che il 2022 rimarrà nella storia come un anno unico dal punto di vista della politica monetaria e degli investimenti. Sull’onda di un’inflazione crescente, che in pochi avevano previsto, le Banche Centrali di tutto il mondo sono corse ai ripari, instaurando politiche restrittive e rialzando i tassi. Il movimento dei tassi è stato repentino e ha scombussolato la geografia degli asset finanziari. Ciò non stupisce, soprattutto per il fatto che venivamo da oltre 10 anni di inflazione bassa o negativa e politiche monetarie molto espansive per aiutare l’economia dopo la Crisi Finanziaria e il Covid.

Per fornire un dato, abbiamo appena assistito al più veloce rialzo tassi della Banca Centrale Americana dagli inizi degli anni ‘80, con i tassi che sono passati da 0.25% al 4% da inizio anno. Naturalmente, tale rialzo ha avuto un impatto particolarmente negativo sui  titoli obbligazionari governativi, generando un’alta volatilità e la peggior performance dal 1949. La situazione non è certamente stata migliore in Europa, dove, per esempio, l’indice sui Btp italiani a 10 anni ha perso il 20% da gennaio.

Alla luce dei livelli che le cedole hanno raggiunto tuttavia, sembra essenziale fare il punto su quanto il ruolo dei bond sia cambiato e su come gli investitori debbano, a nostro parere, approcciare questa asset class dopo quest’anno. In un mondo dove l’inflazione potrebbe restare sostenuta almeno nel medio termine e dove lo spazio fiscale per mantenere le politiche monetarie super espansive sembra si stia chiudendo, è lecito aspettarsi che la componente obbligazionaria dei portafogli possa giocare un ruolo diverso nel prossimo futuro rispetto a quello al quale ci aveva abituato negli ultimi anni.

Ritorno alla rendita

Certamente, è indiscutibile che i bond, soprattutto quelli governativi dei paesi sviluppati, siano tornati ad offrire rendimenti interessanti, dopo anni in cui l’unico vantaggio offerto è stato invece sul lato diversificazione. Se guardiamo ai rendimenti attesi a 10 anni, una metrica di lungo periodo che utilizziamo per stimare la redditività delle asset class, ci rendiamo conto, sia per quanto riguarda i bond governativi, sia per quanto riguarda le obbligazioni corporate, che i rendimenti attesi sono tra i più alti degli ultimi 10 anni. 

In questo contesto è lecito attendersi che la normalizzazione del ciclo dei tassi e dell’inflazione, quando arriverà, potrebbe finalmente portare questa asset class verso un trend di rimbalzo. 

Per adesso la situazione sembra indirizzata meglio negli Stati Uniti, dove la dinamica di crescita dei prezzi sta cominciando a rispondere alla politica monetaria, mentre in Europa e nel Regno Unito il processo di rialzo dei tassi è ancora indietro.

Come approcciarsi all’investimento in bond?

Certo gli investitori devono stare attenti a non farsi abbagliare. Le cedole invitanti che si trovano oggi sul mercato potrebbero invitare gli investitori a puntare in obbligazioni una parte del proprio patrimonio superiore a quanto sarebbe ottimale. Un altro rischio, che riscontriamo nel comportamento di molti investitori, è quello di concentrare l’investimento su poche emissioni, magari Btp. 

A nostro avviso ci sono diverse ragioni per cui continuare a preferire l’investimento su indici diversificati di bond attraverso ETF e, soprattutto, riteniamo tuttora che i titoli obbligazionari possano offrire più vantaggi in un contesto multi-asset.

I vantaggi di investire in ETFs piuttosto che in singole emissioni

Per prima cosa, investire in una singola emissione ha degli svantaggi che gli investitori tendono a sottostimare. Per esempio, seppure sia vero che acquistare un Btp oggi renderebbe intorno al 4% all’anno, ciò presuppone che l’investitore blocchi i propri risparmi per i prossimi 10 anni. Se volesse vendere prima infatti, subirebbe un guadagno o una perdita a seconda dell’andamento dei tassi. 

Se questi dovessero salire infatti, questo bond varrebbe meno per i mercati, che ora potrebbero comprare una nuova emissione ad un tasso più alto, e ciò porterebbe a una perdita in conto capitale. Il concetto di “duration” cattura questo effetto. Se un bond ha duration 7 (simile a un Btp Italia), ciò significa che un 1% di aumento nel tasso di riferimento comporterebbe una perdita in conto capitale del 7%. 

Investendo in ETF di bond diversificati sia il guadagno in conto capitale, sia il rendimento cedolare, sono espressi direttamente dal valore dello strumento stesso. L’Etf traccia quindi il rendimento complessivo, detto anche yield to maturity, dando un’immediata esposizione al rendimento effettivo a mercato. 

Inoltre, gli emittenti di bond ETF, tracciando indici di mercato, sostituiscono automaticamente titoli a scadenza con nuove emissioni, catturando trend nell’aumento tassi con la loro performance.  In aggiunta a ciò, acquistando un prodotto indicizzato, gli investitori godrebbero della diversificazione insita in investire in diverse aree geografiche, scadenze e livelli di rischio di credito.

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Le considerazioni fin qui fatte possono tra l’altro anche essere applicate al mondo obbligazionario societario. Diversificazione, sensibilità ai tassi di interesse e rischio dell’emittente rimangono infatti dei rischi importanti quando si investe in singoli titoli in generale. I risparmiatori devono inoltre verificare la presenza di possibili commissioni di collocamento, la tipologia di obbligazione e la liquidità dello strumento in caso servisse vendere. Prodotti che vengono quindi normalmente offerti al mercato, come obbligazioni strutturate o titoli subordinati richiedono un’attenta valutazione sia per quanto riguarda i possibili rischi, sia per quanto riguarda i possibili rendimenti attesi. 

La scelta migliore: investire in bonds in un portafoglio multi-asset

La discussione diventa più interessante quando si aggiunge la componente di gestione multi-asset, nella quale esperti di settore possono ottimizzare la quantità di fondi allocata alle obbligazioni per massimizzare il ritorno atteso per unità di rischio. 

In questo senso, è importante tenere a mente che la performance dei mercati da inizio anno ha migliorato le attese di ritorni non solo per il segmento obbligazionario, ma anche di altri segmenti di investimenti, quello azionario in particolare. 

Di conseguenza, acquistando titoli singoli o anche indici di bond governativi, gli investitori rischiano di generare, nel lungo termine, una performance significativamente inferiore e sub-ottimale rispetto ad investire in un portafoglio multi-asset.

Investimenti sicuri?

Questa conclusione è ancor più valida se si considera la volatilità dei titoli obbligazionari governativi da inizio anno e le prospettive nel breve e medio termine.

Per prima cosa infatti, è essenziale evidenziare quando i tassi (e quindi il ritorno dei bond) sia stato incredibilmente volatile da inizio anno.  Un’evidenza che ci ricorda come nello scenario attuale sovraesporsi alla componente obbligazionaria, potrebbe non ridurre la volatilità generale dell’investimento.

Grafico – volatilità US bond vs equity da inizio anno (volatilità dei tassi in nero, volatilità azionario in verde)

Inoltre, il contesto macroeconomico, inflazione in particolare, potrebbe ancora spingere i tassi al rialzo, generando perdite in conto capitale per i possessori di bond. Nonostante i dati sull’aumento dei prezzi negli Stati Uniti per ottobre sia stato sotto le attese, questo infatti rimane sopra il 7% e i banchieri americani hanno ribadito che la battaglia contro l’inflazione non è ancora finita. Le prospettive per l’Europa sono ancora meno chiare, dato che la BCE ha iniziato ad alzare i tassi in ritardo e l’inflazione non ha ancora dato segni di aver raggiunto un picco. Inoltre, il Vecchio Continente presenta un rischio maggiore per i Paesi Periferici, Italia fra tutti, legato al famoso spread contro i titoli tedeschi. Se il rischio politico nell’Eurozona dovesse aumentare questo potrebbe pesare ancor più sul rialzo tassi (come nel 2011), aumentando le perdite in conto capitale per gli investitori in titoli di stato.

Conclusioni

Insomma, sebbene gli investitori possano essere tentati ad investire in singole emissioni, dato il livello di cedole, è importante tenere a mente i rischi e le opportunità mancate legate a questa strategia.

Certamente, per la maggior parte degli investitori rimane essenziale adottare un approccio diversificato per evitare rischi specifici e sfruttare opportunità di sovraperformance in specifiche geografiche e settori del mercato obbligazionario.

Inoltre, è importante non dimenticarsi che la performance attesa di portafogli multi-asset rimane più alta, anche grazie alla componente azionaria, soprattutto considerando che le Banche Centrali mantengono un tono molto conservativo e dato il livello di volatilità dei tassi nel 2022.

Come Moneyfarm, manteniamo un profilo sul lato obbligazionario conservativo, con una duration (e quindi un’esposizione alla volatilità dei tassi) relativamente bassa per il momento e continuando a ricercare opportunità di mercato come quella sui Bond Governativi Cinesi, o puntando su specifici sub-segmenti, come i  bond indicizzati all’inflazione americana. Inoltre, manteniamo una metodologia di costruzione portafogli robusta e ottimizzata costantemente alla luce dei movimenti di mercato, finalizzata a massimizzare il ritorno atteso per unità di rischio e idonea alle condizioni specifiche di ogni cliente.

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