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Le nostre scelte strategiche per il 2020

L’elaborazione dell’asset allocation strategica è un momento prezioso per distaccarci dal flusso di notizie che condiziona i mercati e la politica e concentrarci sulle tendenze di lungo termine.

Quello che si è appena concluso è stato un anno straordinario per i mercati finanziari, giunto a conclusione di un decennio che ha visto i mercati azionari globali più che raddoppiare il proprio valore. Da un punto di vista macroeconomico il 2020 sembra caratterizzato dalle stesse dinamiche che hanno influenzato gli ultimi anni (inflazione bassa, crescita moderata, politica economica accomodante). Questo scenario di grande moderazione, potrebbe farci cadere nell’illusione che i mercati finanziari vivano in una sorta di limbo perpetuo. Sarebbe un grave errore: la storia corre veloce, più veloce che nel recente passato. Non possiamo immaginare che i grandi cambiamenti di cui siamo testimoni, dalla politica all’emergenza ambientale, non si rifletteranno sui mercati nei prossimi anni.

I rendimenti attesi delle varie asset class, ci indicano chiaramente che mantenere una componente azionaria nel proprio portafoglio è la soluzione ideale per generare rendimento nel lungo termine. I titoli a rendimento fisso, infatti, godono di livelli di redditività bassissimi e i tassi di interesse al minimo penalizzano liquidità e depositi.

Alle soglie degli anni Venti, dunque, più che mai è necessario individuare l’asset allocation ideale per le proprie aspettative di rischio e rendimento. Investire resta ancora la strada migliore per proteggere il capitale. Quanto segue è un riassunto del documento di asset allocation strategica, che delinea i portafogli modello per tutti i profili rischio-rendimento offerti da Moneyfarm.

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Rendimenti attesi 2020-2030

Il grafico riporta i rendimenti attesi annualizzati stimati per i prossimi dieci anni. Come si può notare, i rendimenti attesi sono positivi per quasi tutte le asset class. Dato il livello estremamente basso dei tassi d’interesse, le asset class obbligazionarie partono svantaggiate, mentre gli investimenti più volatili come l’azionario saranno in grado di fornire rendimenti reali positivi e un marginale premio per il rischio. I tassi governativi scontano una politica monetaria ancora espansiva, offrendo quindi rendimenti non particolarmente allettanti. 

Questo scenario impone al gestore di operare un’accurata selezione delle asset class, per sfruttare al meglio le opportunità di rendimento presenti sui mercati globali, investendo in strumenti che, nello scenario attuale, riescono a offrire il miglior profilo rischio-rendimento. 

A emergere sono le obbligazioni governative dei Paesi Emergenti che, partendo da cedole più elevate, saranno in grado di offrire rendimenti positivi nonostante un contesto di tassi d’interesse in crescita, offrendo allo stesso tempo uno spunto di diversificazione al portafoglio.

Cosa sono i rendimenti attesi?

I rendimenti attesi sono una stima probabilistica dei rendimenti futuri delle asset class entro un determinato periodo. Il rendimento di una asset class è dato dalla media aritmetica dei rendimenti calcolati ex post sul periodo di osservazione. 

Il rendimento atteso esprime una probabilità di rendimento futuro, considerando il punto di partenza e i dati del passato. Esso non rappresenta quindi una garanzia per il futuro. La stima dei rendimenti attesi ci aiuta, insieme alla volatilità attesa e alle correlazioni, a comporre i portafogli strategici.

Riteniamo comunque importante continuare a investire anche nelle asset class conservative che, pur offrendo rendimenti attesi contenuti (ma comunque superiori ai tassi di deposito e ai conti correnti), servono a mitigare la volatilità del portafoglio. 

Tra i bond governativi, in Europa, prediligiamo quelli indicizzati all’inflazione, che da un lato hanno valutazioni più appetibili e dall’altro possono offrire protezione da spinte inflazionistiche impreviste.

I tassi negativi hanno già cominciato a pesare sulle tasche di chi ha scelto strumenti di deposito per il proprio risparmio. In un contesto di inflazione sofferente ma positiva (in Italia il Fondo Monetario Internazionale stima un 1,5% medio per i prossimi cinque anni), ricordiamo quanto sia indispensabile investire il proprio patrimonio in asset in grado di generare rendimenti reali positivi, accettando un certo grado di rischio e costruendo un asset allocation adeguata al proprio profilo. Anche in un contesto di rendimenti attesi minori che in passato, avere un piano di investimento, lasciandosi peraltro aperta la possibilità di approfittare di rendimenti migliori in futuro, resta l’unico modo per non condannare il proprio risparmio alla svalutazione: questa regola d’oro resterà valida anche negli anni Venti.

Il contesto macroeconomico e inflazione

Per quanto riguarda la crescita, nel medio-lungo termine lo scenario base rimane quello di una normalizzazione della crescita economica. Alcuni dei Paesi Emergenti (specialmente in America Latina e in Europa) che hanno faticato negli ultimi anni torneranno a trainare l’economia globale; per quei Paesi che invece hanno fatto registrare tassi di crescita significativamente maggiori degli altri negli anni passati, quali Usa e Germania, stimiamo una rincorsa più moderata.

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Nel periodo recente le banche centrali sono riuscite a stimolare l’economia e a sostenere i mercati con misure senza precedenti, senza che l’inflazione subisse nessuna impennata. Si tratta di uno scenario estremamente favorevole per  gli investitori, ma questo delicato equilibrio potrebbe guastarsi se l’inflazione dovesse vivere un’impennata improvvisa.

Per quanto riguarda l’inflazione, lo scenario base è quello di una normalizzazione moderata e graduale. Determinare il corretto livello di inflazione è di fondamentale importanza per due motivi principali:

  • l’inflazione determina il livello di supporto della politica monetaria e un’impennata dell’inflazione potrebbe portare le banche centrali a rivedere la propria politica monetaria;
  • l’inflazione (insieme alla politica monetaria) determina il livello di correlazione tra azionario e obbligazionario, che riteniamo continuerà a restare negativo, come vedremo nel prossimo paragrafo.

Volatilità e correlazioni

Per stimare le volatilità e le correlazioni guardiamo a dati storici su una frequenza mensile e su un campione abbastanza lungo da garantire la copertura di un ciclo economico.

Quest’anno come campione storico di riferimento per il calcolo delle volatilità e delle correlazioni abbiamo scelto gli ultimi vent’anni. Nonostante l’ampia disponibilità dei dati storici, ci siamo comunque concentrati sugli ultimi vent’anni per due motivi:

  • il contesto finanziario che ha caratterizzato gli ultimi decenni continuerà a caratterizzare i mercati nel medio termine; crediamo che i trend di politica monetaria e di inflazione dell’ultimo decennio resteranno rilevanti anche nei prossimi anni.
  • La struttura del mercato, importante per definire la volatilità delle asset class, era completamente diversa prima degli ultimi due decenni.

Prevediamo quindi una volatilità leggermente in aumento rispetto a quella osservata nel corso dell’anno ma in linea con le previsioni dell’anno scorso.

Stesso discorso per le correlazioni, che si traduce in una correlazione più alta tra le asset class rischiose, ma anche in una maggiore capacità di diversificazione da parte della componente obbligazionaria.

Cos’è una correlazione?

Quando una correlazione tra due asset class è negativa vuol dire che in generale esse si muoveranno in direzioni diverse (all’aumento del valore dell’una corrisponde la diminuzione del valore dell’altra). Le correlazioni sono alla base dell’asset allocation perché includere nel portafoglio asset class correlate negativamente permette di ridurre le oscillazioni (la volatilità): questa è la base della diversificazione.

I Portafogli Strategici 2020

La fase finale del processo di asset allocation strategica è la creazione di sette portafogli che massimizzino l’utilità attesa di ciascun investitore. Una volta individuato lo spettro dei livelli di rischio dobbiamo dunque capire quale combinazione di asset class massimizza il rendimento atteso di ciascun portafoglio.

Ottenere la composizione ottimale significa considerare contemporaneamente la componente reddituale, la componente di rischio e le interdipendenze tra le asset class. Per considerare contemporaneamente queste tre componenti utilizziamo degli strumenti quantitativi, creati con presidi volti a evitare la sottostima del rischio. Ogni assunzione, dal livello di rischio delle asset class alla stima dei rendimenti attesi, ai benefici attesi dalla diversificazione, è oggetto di verifiche da parte dei membri del team di Asset Allocation e del Comitato Investimenti.

Ottimizzazione robusta

Oltre a porre vincoli di concentrazione su ciascuna asset class, nel processo di creazione dei portafogli effettuiamo delle simulazioni numeriche volte ad analizzare il comportamento dei portafogli in diversi scenari. Nonostante il rendimento atteso dell’azionario dei Paesi Emergenti sia inferiore a quello dei Paesi Sviluppati, per esempio, nella selezione dei pesi consideriamo anche scenari in cui i primi sovraperformino i secondi. Questo consente di stressare i nostri modelli e le nostre assunzioni e di ottenere dei portafogli robusti e pronti anche agli scenari avversi.

La combinazione di rischio, rendimento e diversificazione premia i bond indicizzati all’inflazione sui livelli di rischio medio-basso. Il rischio di tale asset class va a posizionarsi tra i bond governativi e quelli corporate, offrendo però un profilo rischio-rendimento molto maggiore dei primi. In quasi tutti i portafogli possiamo notare una persistenza della componente corporate sia ad alto rendimento che ad alto rating e delle obbligazioni governative emergenti, la cui esposizione raggiunge un massimo del 12%. 

L’esposizione verso l’azionario sviluppato rimane preponderante, essendo l’asset class in grado di offrire il rendimento atteso maggiore, mentre il profilo di rischio deludente dei paesi emergenti ne penalizza il peso anche nei portafogli più rischiosi.

Scarica il documento Portafogli Strategici 2020.

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