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Investire informati – Radio 24 intervista Giovanni Daprà

Trascriviamo per intero l’intervista a Giovanni Daprà, Co-fondatore e Ceo Moneyfarm, andata in onda il 23 luglio su Radio 24 la trasmissione Due di denari (che si può anche riascoltare qui a partire dal minuto 25:55).

Se le economie reali sono in difficoltà e c’è bisogno di piani di intervento massicci delle autorità sovranazionali e di Recovery fund, come mai i mercati sono così ottimisti?

Le ragioni sono da ricercarsi proprio nei grandi interventi delle banche centrali e dei governi, che paradossalmente hanno posto anche agli operatori come Moneyfarm il problema delle valutazioni nello scenario di estrema liquidità in cui ci troviamo. Da una parte, infatti, continuiamo a vedere dati negativi ma in miglioramento, dall’altra questi dati negativi vanno reinterpretati in un contesto in cui è molto difficile trovare alternative di rendimento. In sintesi: i prezzi di oggi non possono essere interpretati come i prezzi di ieri.

In questo periodo anche Moneyfarm ha osservato con un’attenzione speciale il comportamento dei risparmiatori. Anche se voi avete a che fare con un risparmiatore più attrezzato e corazzato della media per affrontare fasi di mercato più complesse, ci siamo trovati comunque un po’ tutti di fronte a un mercato molto difficile da interpretare e seguire: voi cosa avete notato?

Siamo stati positivamente sorpresi dalla capacità dei nostri clienti di seguire le indicazioni che gli abbiamo dato, quindi di non farsi prendere dal panico e rimanere investiti. I dati lo dimostrano: anche a marzo abbiamo registrato raccolta positiva, che significa che l’ammontare degli investimenti di vecchi e nuovi clienti è stato superiore ai disinvestimenti. È chiaro che a prescindere da quanto una persona sia informata, la cosiddetta loss aversion (l’avversione alla perdita, che è sempre maggiore della prospettiva di guadagno) ci riguarda tutti. Qui il ruolo di Moneyfarm, e in generale quello dei consulenti finanziari, è proprio quello di spiegare come gestire l’emotività. Io dico sempre che se uno vende e poi compra deve azzeccare due scelte giuste; se non fa niente ne deve fare una sola, riducendo sensibilmente il margine di errore. Prima del Covid avevamo paragonato le performance dei clienti che in un momento di alta volatilità avevano deciso di disinvestire alle performance dei clienti che invece erano rimasti investiti. Soprattutto quando l’orizzonte dell’investimento è medio-lungo rimanere investiti è sempre la scelta giusta: i clienti che sono rimasti investiti hanno infatti generato un rendimento superiore del 2,5%. Segnalo anche un interessante studio di Vanguard che calcola un valore aggiunto dell’ 1,5% all’anno, in termini di performance, per chi è seguito da un consulente finanziario. Insomma, quando si riesce a gestire l’emotività i rendimenti del proprio investimento sono superiori.

Riorganizzare il portafoglio: da qui in avanti come bisognerà guardare ai mercati? Cosa vi chiedono le persone che si rivolgono a voi per investire?

Noi teniamo sotto osservazione principalmente tre aspetti. I dati macroeconomici e quindi quanto effettivamente la ripresa si traduca in un miglioramento dell’economia reale. Poi i prezzi nel contesto attuale, caratterizzato da tassi di interesse molto bassi se non negativi e da una notevole iniezione di liquidità da parte dello Stato. La complessità oggi sta nel riuscire a ragionare su questi fattori in una situazione storicamente unica. Il nostro Comitato Investimenti ha cautamente aumentato l’esposizione all’azionario dei portafogli, chiaramente in modo proporzionato al profilo di rischio-rendimento e all’orizzonte temporale di ogni cliente. Era molto facile prevedere che il mercato scendesse tanto a marzo ma era anche molto difficile prevedere che si riprendesse così rapidamente. Chi ha degli obiettivi di lungo periodo, come quelli previdenziali per esempio, non deve sottovalutare il rischio di rimanere fuori dal mercato.

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Quindi anche orizzonti lunghissimi come quello previdenziale possono essere interessanti in un momento di forte volatilità?

L’orizzonte temporale va a braccetto con il rischio. Più è lungo l’orizzonte temporale e meno bisogna preoccuparsi delle oscillazioni di breve termine dei mercati. In momenti come questo la preoccupazione dell’investitore lungimirante deve essere piuttosto quella di non perdere rendimenti fondamentali per il raggiungimento dell’obiettivo del proprio investimento. Più puoi permetterti di guardare avanti e più dovresti fare tesoro del tempo di cui hai a disposizione per investire e non lasciarne i benefici sul tavolo.

Domanda da un’ascoltatrice: “I miei investimenti sono distribuiti in due prodotti, è una diversificazione sufficiente?”

Bisogna vedere cosa c’è dentro quei prodotti, come sono stati costruiti per avvantaggiarsi di tutti i mercati. In un contesto come questo credo che la diversificazione diventi ancor più la regola numero uno negli investimenti perché è l’unica certezza che abbiamo sui mercati. Due prodotti mi sembrano un po’ pochi a meno che non si tratti di fondi multi-asset. In un mondo incerto diversificare dà la certezza che qualcosa andrà bene e in Italia questo non è un concetto scontato: gli italiani hanno sempre fatto fatica a vedere la diversificazione come una delle chiavi di successo della loro strategia d’investimento e questo messaggio dovrebbe essere trasmesso con maggior forza oggi.

Ma se proprio in momenti come questo si assottigliano i guadagni come si fa a risparmiare anche per la pensione?

Rispondo con una domanda retorica: se non si risparmia per la pensione per cosa bisognerebbe risparmiare esattamente? In fondo questo è l’obiettivo più importante, tutto il resto viene dopo.

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