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Gli ETF continuano a battere i fondi attivi, in Italia fondi tra i più cari d’Europa

Il regolatore europeo (ESMA) ha pubblicato il suo terzo rapporto su costi e performance degli strumenti di investimento al dettaglio nell’Unione Europea (UE). Come ogni anno questa pubblicazione fa il punto sullo stato dell’arte per quanto riguarda i rendimenti e i costi degli strumenti finanziari più diffusi come i fondi attivi.

Nel rapporto, relativo all’anno 2019, ESMA ha confermato che i costi di prodotti finanziari chiave come i fondi attivi restano elevati e hanno un impatto significativo sul rendimento finale dell’investimento. Questo è soprattutto vero per gli investitori al dettaglio, che pagano in media circa il 40% in più rispetto agli investitori istituzionali.

Quanto pesano i costi sul rendimento? Una simulazione

Per comprendere l’impatto dei costi sull’andamento di un investimento, ESMA ha simulato un portafoglio composto da azioni (40%), obbligazioni (30%) e fondi misti (30%). La performance annuale lorda nell’orizzonte decennale (2010-2019) è stata, per un investitore al dettaglio, dell’11%, 5% e 6% per le tipologie di fondo sopracitate. Questo vuol dire che un investimento di 10.000 euro avrebbe portato un valore di circa 21.800 euro dopo dieci anni.

Tenendo conto dei costi (basandosi sui valori medi europei), il valore di questo investimento decennale scenderebbe a 18.600 euro. Circa 3.200 euro (il 27% della performance totale) sarebbero state sacrificate in costi di gestione. Questa analisi tiene solamente in considerazione i costi di gestione dei fondi, senza contare eventuali costi e oneri ulteriori (come le commissioni in ingresso, in uscita o legate alla performance). Questo vuol dire che l’impatto reale dei costi per l’investitore sarebbe probabilmente più alto (e più alto ancora in paesi come l’Italia, dove le commissioni sono superiore alla media).

Fondi attivi vs ETF

La ricerca Esma offre anche un ulteriore spunto nel confronto tra fondi attivi ed ETF, andando ad analizzare le performance nette e lorde di queste due famiglie di fondi. Proprio come lo scorso anno, i risultati premiano ETF e fondi passivi. I costi di gestione sono rimasti stabili tra il 2018 al 2019, come si può notare dalla tabella. I fondi attivi in Europa hanno in media costi di gestione fino a cinque volte superiori degli ETF, senza contare eventuali commissioni di performance, di ingresso e di uscita.

*Costi di gestione di fondi attivi, passivi ed ETF

I maggiori costi, almeno per quanto riguarda i risultati medi stimati sul campione di fondi preso in considerazione da ESMA, fanno pendere il risultato della performance netta in favore dei fondi passivi ed ETF. Per quanto riguarda i fondi azionari, come si nota dal grafico sottostante, anche negli orizzonti temporali in cui i fondi attivi avrebbero fatto meglio dei fondi passivi ed ETF come quello di 10 anni, la sovraperfromance sarebbe stata erosa dai maggiori costi.

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*Performance lorda di vari tipi di fondi su diversi orizzonti temporali.

Se i risultati medi non raccontano tutta la verità, anche andando ad analizzare il risultato del 25% dei fondi top performer, i rendimenti al netto dei costi premiano gli ETF. Questi dati confermano quanto è limitata la capacità dei fondi attivi di generare extra rendimento al netto dei costi, soprattutto alla luce di costi più elevati. Senza poi considerare il problema della selezione di questi fondi top performer, che comunque una volta scontati i costi difficilmente riescono a confermare la sovraperformance (soprattutto su orizzonti lunghi, dove le commissioni creano un effetto di composizione). Il fatto che un fondo sia nel miglior 25% non è necessariamente un predittore della futura sovraperformance. La coorte dei fondi con performance migliori non resta costante nel tempo, diminuendo le possibilità che un investitore riesca a selezionare in modo continuativo un fondo in grado di sovraperformare. Ad esempio, solo un fondo azionario su 5 tra quelli che hanno ottenuto le migliori performance a fine del 2019 è stato nel top 25% anche l’anno precedente. Anche per questo motivo, per il momento, continuiamo a preferire gli strumenti passivi, in particolare gli ETF, per la composizione del portafoglio dei nostri clienti.

In Italia ancora fondi tra i più cari d’europa

Per quanto riguarda la comparazione dei costi di gestione in base al domicilio dei fondi, l’Italia si conferma uno dei paesi con le commissioni più alte, con i fondi azionari che restano i più cari in Europa.

I fondi bilanciati si trovano sempre nelle parti alte della classifica dei costi gestione insieme a Francia, Finlandia, Lussemburgo e Irlanda (bisogna ricordare che questi ultimi due Paesi sono degli hub internazionali dell’industria dei fondi e molti dei fondi lì domiciliati sono commercializzati anche in Italia).

I dati raccolti da ESMA sulle commissioni di gestione non includono molte voci di costo a cui normalmente gli investitori vanno incontro (come i costi d’ingresso, di uscita e di transazione). Questo vuol dire che molto probabilmente l’investitore finale alla fine si trova a pagare commissioni ancora più alte. Inoltre le differenze tra le legislazioni nazionali su come calcolare alcune voci di costo (come i costi di distribuzione) rendono complesso il confronto. Tuttavia crediamo che la graduatoria ESMA offra uno spaccato molto interessante dei costi che gli investitori mediamente pagano per la gestione dei propri investimenti. Qui è possibile leggere il report completo.

A Moneyfarm siamo pienamente consapevoli che i servizi finanziari e d’investimento debbano essere remunerati. Ma siamo anche fermamente convinti che il controllo dei costi sia un aspetto fondamentale per la gestione di un portafoglio di investimento e per questo è necessario che vi sia assoluta trasparenza nei confronti degli investitori. La normativa MIFiD II, come abbiamo avuto modo di spiegare, ha portato dei vantaggi concreti, ma c’è ancora molta strada da fare.

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