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Is this the way? Chi ha vinto la scommessa GameStop

La settimana scorsa ho riflettuto molto sul caso GameStop, che è stato al centro del dibattito degli investitori e degli addetti finanziari. Per chi non avesse seguito, l’azione di GameStop è stata al centro di una battaglia tra piccoli scommettitori (retail) e alcuni Hedge Fund, nata dall’iniziativa di un gruppo di trader che si scambiano informazioni su Reddit r/WallstreetBets.

GameStop era una delle aziende più shortate su Wall Street e un gruppo di astuti WallStreetBetters ha messo in piedi una manovra di short squeeze pubblicizzandola sul forum e smuovendo così una mole importante di capitali per acquistare in massa il titolo, lanciando le valutazioni alle stelle. La crescita del prezzo dell’azione, unita a una retorica da lotta di classe (X vs Boomers), ha attivato un numero sempre maggiore di followers, rincuorati da uno storytelling “value” basato sulla possibilità di un’improbabile rilancio digitale di questa azienda che vende videogiochi e altri prodotti attraverso una rete di negozi fisici.

Si è creata una vera e propria bolla che ha portato il valore della società a passare da $300M a $27 miliardi, per poi tornare a $6 miliardi, in un paio di settimane. Gli Hedge Fund, e non solo, hanno perso decine di miliardi di dollari. La complessità nella gestione di questi volumi ha costretto inoltre Robinhood, broker che ha popolarizzato il trading senza commissioni, a raccogliere 3.2 miliardi di dollari di capitale per non rischiare di “saltare”, bloccando d’urgenza il trading del titolo con svariate migliaia di clienti ancora impegnati nel trade.

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Al di là del fatto che alcuni HF abbiano effettivamente perso qualche miliardo, non mi sembra appropriato celebrare la vittoria dei piccoli investitori contro i fondi speculativi. Al contrario la vicenda evidenzia un attitudine pericolosa e una percezione distorta della realtà, che mette a rischio i soldi di moltissime persone che negli ultimi anni si sono affacciate al trading online, come succede sempre in periodi prolungati di bull market.

Tra le molte sfaccettature della vicenda ci tengo a sottolinearne tre in particolare.

  • Investire, speculare e scommettere sono tre cose diverse. Capisco i fondi e alcuni dei trader professionisti sul forum che avevano piena coscienza di quello che stavano facendo, ma la stragrande maggioranza delle persone sul forum sono state coinvolte con le stesse dinamiche di manipolazione dello storytelling che vediamo in altri settori (come la politica) e spesso hanno fatto delle scelte assolutamente sbagliate scommettendo gran parte dei propri risparmi a leva senza capirne il rischio. Investire una parte significative dei propri risparmi in questo tipo di azioni speculative è la ricetta provata per arrivare senza soldi alla pensione.
  • Il mercato è un gioco a somma zero: per ogni euro guadagnato da qualcuno esce un euro dalle tasche di qualcun’altro. Per una volta dalla parte degli sconfitti ci sono anche dei fondi e non solo gli investitori retail, ma siamo sicuri di poter accettare una narrativa così semplicistica? Quanti redditors sono saliti sul carro del vincitore in ritardo quando l’azione valeva $350 prima di tornare a $90? Tra 350 miliardi di dollari e 90 miliardi di dollari sono stati bruciati circa 20 miliardi di dollari di valore, magari una parte di essi sono stati guadagni non realizzati, ma a perdere sono stati anche quei piccoli investitori che oggi vengono celebrati come i vincitori di questa vicenda. Sono pochissime le persone che hanno le capacità per poter competere con i grandi investitori con molte meno risorse a disposizione, ancora meno quelli che riescono a generare profitto in modo sistematico. Questa è una lezione che ogni bear market insegna e non sarà la speculazione sull’azione di Tesla a cambiare la dinamica di un’industria da 400.000 miliardi di dollari: pensare che questa volta o che in questo caso particolare ci sia qualcosa di diverso è un’illusione causata dai nostri bias cognitivi. Le ricerche mostrano che solo l’1% dei trader giornalieri sono in grado di generare profitto nel medio termine. Tra tutti i trader giornalieri circa il 40% abbandona dopo un mese e dopo tre anni solo il 13% continua la propria attività. Questi dati sono ben noti alle aziende che operano nel settore, che costruiscono il loro modello di business intorno a pochi clienti che investono con regolarità e moltissimi che vengono attratti dal trading per brevi periodi per poi smettere l’attività una volta registrate le prime perdite significative. Ci sono sufficienti dati e evidenze storiche per trarre le dovute lezioni dal passato.
  • Il terzo punto riguarda il ruolo dei social media. Nell’ultimo anno abbiamo notato una crescita della domanda di “informazioni finanziarie” online che si è accompagnata a un proliferare di presunti esperti sui social media il cui miglior consiglio è “buy low, sell high”. Il risultato è stata una popolarizzazione del trading come una delle soluzione ai problemi della nostra generazione, purtroppo decisamente maltrattata economicamente. Quando vedo i miei conoscenti sui social media, persone che reputo intelligenti, che si fanno domande se ha senso fare trading di crypto per pagare il mutuo, sono costretto a pensare che non sia sufficiente l’educazione finanziaria ad aiutare le persone a non commettere grossi errori, ma che serva una responsabilizzazione e una regolamentazione delle piattaforme per ridurre il loro indubbio potere di persuasione. Inoltre le istituzioni finanziarie (e le aziende fintech) devono agire in modo più responsabile nei confronti dei risparmi dei loro utenti (non clienti, attenzione, perché come evidenzia il caso di Robinhood il business di queste piattaforme non viene remunerato da chi investe, creando un potenziale cortocircuito di interessi).

In sostanza, cari coetanei e non, non credo che l’investimento speculativo sia la soluzione per pagare il mutuo e neanche per mantenere e crescere il valore reale del vostro patrimonio nel tempo. Forse solo per divertirsi un po’ quando le cose vanno bene, ma il mio consiglio è di non scommettere mai una parte sostanziale dei vostri risparmi e fare molta attenzione agli interessi che sono alla base delle informazioni a cui siete esposti quotidianamente online.

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