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COP 27: è tempo di puntare sui green bond dei mercati emergenti?

L’ultima edizione della conferenza globale per combattere gli effetti del cambiamento climatico, COP27, conclusasi da poco al Cairo, è stata caratterizzata dal dibattito sul tema dei risarcimenti ai paesi emergenti (EM).

I paesi in via di sviluppo sono i più colpiti dai cambiamenti ambientali ed è stato stimato che i paesi sviluppati e le istituzioni internazionali devono aumentare i loro finanziamenti a essi di 1 trilione di dollari all’anno per aiutarli a ridurre le proprie emissioni. La loro cooperazione alla riduzione delle emissioni è cruciale per raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’agenda globale.

Ci sono diversi modi in cui questo enorme investimento può essere finanziato: c’è la via delle donazioni dirette da parte dei paesi più sviluppati, i prestiti, gli investimenti privati ​​e gli strumenti finanziari specifici come i green bond. Ogni opzione di finanziamento ha i suoi pro e i suoi contro.

Finanziare la transizione verso net-zero attraverso i prestiti (incluse le normali emissioni obbligazionarie) sta diventando estremamente costoso per i paesi emergenti in un contesto di inasprimento monetario, in cui i tassi di interesse e gli spread sono in aumento e le valute d si stanno deprezzando rispetto al dollaro.

Per quanto riguarda gli investimenti privati (veicolati in gran parte dai fondi ESG), gli attuali veicoli di investimento non sono ancora sufficientemente strutturati per attirare abbastanza fondi. Essi si basano su rating ESG, che solitamente si concentrano oltre che sui rischi climatici, anche su parametri sociali che spesso sono la causa dell’esclusione di molti paesi emergenti dai portafogli.

Quindi a dispetto dei molti limiti, strumenti di finanziamento specifici come i green bond e i sustainability-linked bond restano ancora l’opzione migliore per affrontare questo problema.

Cos’è un green bond?

I green bond sono strumenti di debito che aiutano a raccogliere fondi specificamente per progetti legati alla transizione energetica. Sotto questa definizione possono rientrare molte iniziative diverse, da investimenti in energie rinnovabili, a trasporti green, alla promozione della sostenibilità nella conservazione. Nei paesi sviluppati gli investitori possono accedere a questi strumenti che solitamente sono accompagnati da qualche sorta di garanzia pubblica.

Anche molti paesi in via di sviluppo stanno iniziando a prendere in considerazione le proprie versioni dei green bond, ma non è sempre facile soddisfare i rigorosi criteri degli investitori istituzionali. Questi criteri variano notevolmente di caso in caso in quanto attualmente non esiste alcuna standardizzazione.

Un altro limite è che il tasso di interesse dei green bond è generalmente allineato alle obbligazioni classiche, quindi essi risentono della ciclicità già presente nel mercato.

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Cosa sono gli SLB bond

Gli SLB sono obbligazioni in cui i proventi non sono riservati in modo specifico a progetti verdi o sostenibili. Il ricavato potrebbe essere utilizzato per qualsiasi attività.

Tuttavia, gli SLB dispongono di indicatori chiave di prestazione (Kpi) collegati a obiettivi ambientali, sociali e di governance predefiniti (come per esempio la riduzione delle emissioni di CO2). Se il paese che emette il bond raggiunge gli obiettivi, riceve uno sconto sugli interessi che deve pagare sull’obbligazione.

Gli SLB potrebbero consentire ai mercati emergenti di beneficiare di tassi di interesse più bassi. In sostanza, gli SLB non sono così severi con i loro mandati verdi come le obbligazioni verdi e aprono il mercato a più emittenti. Lo svantaggio degli SLB è che non tutti gli investitori privati sono interessati a ridurre i loro rendimenti per finanziare il clima o la transizione sociale e quindi potrebbero restare una soluzione marginale.

Dove investire?

Come gestori e investitori ESG siamo ben consapevoli che quando si tratta di debito dei mercati emergenti è molto difficile applicare i soliti criteri ESG (ambientali, sociali e di governance). Questo perché il progetto sostenuto dall’obbligazione potrebbe essere nobile nelle sue intenzioni, ma potrebbero esserci altri motivi (sottostanti o esterni) che potrebbero scoraggiare l’investimento. Ad esempio, si potrebbe creare un green bond per finanziare un progetto di energia rinnovabile in diverse fattorie in un villaggio in Pakistan. Tuttavia, gli investitori potrebbero non voler esporre i loro soldi in quel paese a causa delle sue politiche di crescita poco convincenti.

Ci sono anche altri parametri che dovrebbero dover essere presi in considerazione, come l’esclusione dei grandi produttori di CO2. Le società che emettono pesantemente, come le imprese petrolifere e aeronautiche, sono state tradizionalmente escluse dal mercato dei green bond, ma alcuni stanno riconsiderando questa posizione poiché molti di questi grandi inquinatori cercano denaro per finanziare i loro piani di “transizione verde”.

Transizione verso net 0

Se sia giusto finanziare le società e i mercati emergenti nella loro sfida verso net 0 è una questione ancora aperta nel mondo della gestione dei portafogli ESG. Questo perché alcuni grandi paesi o aziende che inquinano molto (e magari hanno delle pratiche non ottimali in termini di diritti umani) vogliono diminuire le loro emissioni, ma non possono farlo senza le risorse adeguate.

La domanda per gli investitori è: bisogna sostenere finanziariamente questi paesi o aziende, o bisogna astenersi ostinatamente dall’investire in essi fino a quando non saranno completamente conformi ai criteri ESG? Ciò che è auspicabile è che venga trovato un equilibrio. Da una parte legare gli investimenti a parametri stringenti costituisce un incentivo molto importante. Dall’altra, come potrebbero le aziende o paesi emergenti raggiungere i propri obiettivi di sostenibilità se non hanno i soldi per farlo?

C’è una sempre maggiore disponibilità a finanziare piani di transizione climatica. Come investitori, l’idea di focalizzarci sulle ambizioni dei mercati emergenti piuttosto che sulle loro attuali metriche sociali e ambientali è sicuramente suggestiva. È un importante cambio di paradigma, ma è una tendenza in crescita e non dovrebbe essere ignorata, soprattutto se offre valore ai nostri clienti.

Ma c’è ancora molto da fare. Le strategie ESG in azioni e obbligazioni a reddito fisso sono oggi più avanzate e complete, mentre i governi dei mercati emergenti sono ancora in ritardo nella produzione di veicoli di investimento affidabili. Ciò significa che i problemi di qualità relativi a eventuali green bond o SLB lanciati potrebbero disincentivare l’uso di questi strumenti ancora per qualche tempo. Ma è sicuramente uno spazio da tenere sotto osservazione.

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