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Azionario, quando tornerà il bull market?

Quest’anno è stato particolarmente turbolento per gli investitori. I mercati azionari statunitensi hanno avuto un periodo particolarmente difficile. Al momento in cui scriviamo, i dati da inizio anno (YTD) mostrano che il Nasdaq Composite è in calo del 28,72%, mentre l’S&P 500 è in calo del 16,04%.

Dopo una performance molto negativa, i mercati sembrano essersi stabilizzati nelle ultime settimane. La domanda che tutti gli investitori si stanno ponendo è se l’attuale fase negativa di mercato continuerà o se siamo arrivati alla fine del ciclo di ribassi. Rispondere a questa domanda non è affatto semplice e nessuno sa con certezza quando il mercato rialzista tornerà. In questo articolo proveremo a offrire agli investitori una serie di spunti per orientarsi nei prossimi mesi cercando di analizzare i fattori che potrebbero giocare in favore di una ripresa e i rischi.

 Siamo al fine del mercato ribassista?

Per prima cosa potrebbe essere utile mettere l’attuale bear market in contesto con quelli passati. Quella che è iniziata nel 2022 è stata una correzione in termini di azionario globale relativamente prolungata.

Se guardiamo al passato, solamente in tre casi (il 2000, la grande crisi finanziaria del 2007 e il 1973) i mercati hanno proseguito nel generare ulteriore perdite dopo i 200 giorni di ribasso e solo in altri 5 casi il mercato ribassista è durato più di 200 giorni. 

Guardare a questi numeri non ci offre indicazioni specifiche su quella che potrebbe essere la dinamica dei prossimi mesi, ma ci ricorda che la dinamica di mercato a cui abbiamo assistito quest’anno, che aveva stupito per la sua violenza nei primi 100 giorni, rientra per adesso all’interno di un andamento in linea con quanto siamo stati abituati a vedere in passato.

L’analisi del grafico ci ricorda inoltre che i mercati ribassisti dopo un periodo di circa un anno tendono nella maggior parte dei casi a iniziare un periodo di assesstamento o di correzione. 

I fattori sotto la lente?

Per capire se anche questa volta si ripeterà la medesima dinamica in questo caso, senza avere la pretesa di poter prevedere il futuro, può essere utile capire quali sono i principali fattori che oggi sono in grado di condizionare il mercato e quale sia lo stato attuale per offrire una bussola con cui navigare i prossimi mesi:

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  • Inflazione e politica monetaria:  l’inflazione continuerà a essere al centro dell’attenzione degli investitori anche nei prossimi mesi. Un’inflazione ancora in crescita avrebbe due effetti negativi: il primo sarebbe quello di danneggiare seriamente i consumi e il contesto economico e il secondo quello di forzare le banche centrali ad agire in maniera pro-ciclica, ovvero alzando i tassi di interesse in un periodo di rallentamento economico. Per vedere una ripresa decisa dei listini azionari sarà necessario che l’inflazione dia segnali di rallentamento, ma la buona notizia è che non bisognerà aspettare che essa torni totalmente sotto controllo. Negli Stati Uniti ci sono già segnali più incoraggianti sul fatto che l’inflazione abbia raggiunto il picco mentre in Europa e nel Regno Unito è ancora presto per vedere se le mosse delle banche centrali abbiano avuto degli effetti. Sicuramente la normalizzazione dei prezzi energetici e il graduale efficientamento delle catene di approvvigionamento potrebbero aiutare in senso positivo. Per quanto riguarda le banche centrali, la loro politica dovrà allinearsi alla situazione economica per posizionarsi almeno in una condizione di rallentamento della stretta monetaria. Per arrivare a questo punto serviranno ancora segnali più decisi di rallentamento dell’inflazione.

 

  • La crescita economica: il rimbalzo dei mercati solitamente anticipa la crescita economica. In questo caso ci troviamo in una situazione particolare, perché in molte geografie – inclusi gli Stati Uniti – troviamo ancora dati economici positivi, mentre le principali previsioni per l’anno prossimo ci parlano di una crescita piatta o di una lieve contrazione. Anche in questo caso il contesto paga l’onda lunga della pandemia e della mega espansione monetaria che ha creato degli sbilanciamenti che nascondendo sotto il tappeto alcuni trend fondamentali. 

 

  • I periodi di crescita azionaria sono solitamente preceduti da un ridimensionamento della volatilità. I livelli di volatilità attuali sono alti rispetto alla storia ma non sono a un livello di guardia, soprattutto se paragonati a quelli delle obbligazioni.

  • Valutazioni: i mercati azionari tendono a rimbalzare quando le valutazioni sono basse.    

 I rischi

 Se i fattori fondamentali sembrano in assesstamento, bisogna poi tenere in considerazione i rischi. Potremmo, ad esempio, assistere ancora a crisi di liquidità di Paesi o grandi aziende. Ci sono preoccupazioni per la situazione Cina poiché il suo settore dello sviluppo immobiliare ha incontrato diversi problemi a causa dei ritardi nella costruzione, che sono in parte dovuti ai severi blocchi di Covid e all’elevato debito. 

 C’è ancora preoccupazione per la guerra in Ucraina e Russia. Anche se molti analisti puntano a un raffreddamento del conflitto e si aprono spiragli per un negoziato, la situazione resta fluida. Ulteriori shock sui prezzi dell’energia, i continui problemi della catena di approvvigionamento e i rischi per la sicurezza informatica potrebbero causare ulteriori turbolenze nei mercati.

 Insomma, a fronte di segnali incoraggianti, ci sono alcuni tasselli del puzzle che devono andare a posto e nei prossimi mesi valuteremo quando sarà il momento di incrementare la nostra esposizione all’asset class azionaria. 

 Rendimenti attesi in miglioramento

La buona notizia per gli investitori è che, come la storia ci insegna, il mercato prima o poi si riprenderà. Un’analisi preliminare dei rendimenti attesi di lungo termine ci restituisce un quadro in miglioramento, con le prospettive stimate di redditività per gli investitori di lungo termine in netto miglioramento. Ciò ci spinge a guardare il futuro con ottimismo, pur consci delle numerose sfide che riguardano i mercati nei prossimi mesi.

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