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L’errore da evitare con i propri risparmi – Paolo Galvani su La7

I costi sono uno dei pochi fattori certi quando si costruisce un piano di investimento e sono spesso sottovalutati dagli investitori. Si pensi a una famiglia con 100 mila euro investiti in fondi comuni: può facilmente arrivare a spendere tra i 2 mila e i 3 mila euro all’anno. In molti casi il settore finanziario riesce a generare rendimento per l’investitore al netto di questa spesa, ma la trasparenza e la consapevolezza sono fondamentali per permettere di orientarsi verso servizi maggiormente in grado di generare valore.

Effettivamente alla luce della nuova normativa comunitaria (MiFID II) tutti gli investitori devono ricevere un documento riassuntivo dei costi prima di iniziare un investimento e un rendiconto contenente informazioni dettagliate riguardo a quanto speso alla fine dell’anno. I costi devono essere espressi sia in valore percentuale che assoluto. L’intermediario è dunque tenuto a fornire tutte le informazioni utili. Non solo: deve farlo in maniera semplice e con tempistiche adeguate, e non soltanto poco prima di sollecitare la sottoscrizione di un prodotto d’investimento.

Dalla ricerca che abbiamo condotto insieme al Politecnico sono emerse delle lacune nell’applicazione della normativa. Ad esempio nel 60% delle richieste relative alla consulenza finanziaria la documentazione è stata consegnata esclusivamente in forma verbale, anziché scritta. In alcuni casi le informative sono apparse carenti relativamente ai costi delle operazioni, alle spese per i servizi accessori e alle commissioni di performance. Va un po’ meglio, ma senza raggiungere la piena trasparenza, per le spese correnti e quelle una tantum, mentre in quasi un caso su due i costi della consulenza vengono esplicitati solo in termini percentuali.

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L’obiettivo di questa ricerca è di agire da stimolo per valorizzare le buone pratiche. Fare comunicazione su questi aspetti è fondamentale affinché i risparmiatori possano effettuare scelte di investimento consapevoli, adeguate al proprio profilo di rischio e in linea con i propri progetti di vita. Spesso le informazioni finanziarie appaiono ostiche per i non addetti ai lavori. E allora è il caso di dedicare un po’ di tempo per informarsi adeguatamente, e prima di scegliere.

Il professionista deve essere chiaro sulla tipologia di servizio offerta: consulenza? gestione? collocamento? E poi è importante che venga chiarito se il servizio è fornito su base indipendente o se invece il consulente ottiene delle retrocessioni dalle società di gestione. Quindi si dovrebbe poi capire se i prodotti, i servizi e i relativi costi sono adeguati al proprio profilo di rischio. Il costo deve essere, infatti,  giustificato alla luce di quanto l’investitore ottiene. Occorre capire se si sta effettivamente pagando per ricevere un valore. Un confronto con altre soluzioni sul mercato può aiutare a farsi un’idea più precisa.

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