Come gestire al meglio la volatilità nei portafogli?

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Quando ci imbarchiamo per un lungo viaggio, gli accidenti e incidenti di percorso trovano spesso posto tra le cose che vogliamo dimenticare in fretta. Una volta arrivati a destinazione, il nostro cervello tende a dimenticare questi dettagli: il traffico, il maltempo, i ritardi, le scomodità. Eppure, quando siamo bloccati in autostrada o ad aspettare la partenza di un aereo già in ritardo di qualche ora, sembra non ci sia altro problema degno della nostra attenzione. Per gli investitori, vale una logica analoga. In retrospettiva, il risultato finale di un piano di investimento è la cosa più importante, ma anche il percorso conta, soprattutto quando le cose non vanno per il verso giusto. 

Questo aspetto non sempre viene riconosciuto da chi investe. Se vi è capitato di chiedere a un conoscente come stanno andando i suoi investimenti, gli avrete probabilmente chiesto: “Quant’è cresciuto il tuo portafoglio?”. Concentrarsi sulle performance è del tutto logico, ma coglie solo metà della questione. L’altra metà della storia si chiama volatilità, un aspetto degli investimenti altrettanto importante ma la cui gestione viene spesso dimenticata o data per scontata, specialmente dagli investitori non professionali.

Tecnicamente, la volatilità è una misura statistica che indica quanto la performance di un portafoglio oscilla e si allontana dalla sua media nel corso del tempo. Dal punto di vista dell’investitore, è la misura del rischio percepito, di quanto la performance del portafoglio sia variabile. In altre parole, di quanto velocemente il portafoglio cresca nelle fasi positive e quanto velocemente perda valore in quelle negative.

In Moneyfarm, la volatilità è una delle variabili fondamentali attorno alla quale abbiamo costruito la nostra filosofia di consulenza. Le nostre linee di investimento sono progettate per rientrare, nel medio termine, entro precisi limiti di volatilità. Ogni linea viene poi proposta agli investitori il cui profilo e le cui esigenze sono in linea con quel determinato livello di oscillazioni. Siamo convinti che controllare la volatilità sia il modo più efficace per rispettare davvero l’appetito al rischio di ognuno. 

Ma i vantaggi di questo approccio vanno oltre la semplice riduzione del rischio reale e percepita: riguardano la performance dell’investimento nel tempo, la gestione psicologica nelle fasi difficili, e la libertà di accedere al proprio patrimonio quando se ne ha bisogno. In questo articolo, esploreremo alcuni di questi aspetti meno discussi della relazione tra volatilità e investimenti. 

Controllare la volatilità per tutelarsi da decisioni impulsive

Chi investe sa che le oscillazioni del portafoglio, soprattutto nelle fasi negative, possono diventare una fonte di stress e preoccupazione. Quando i mercati sono negativi, anche l’impatto sul valore del portafoglio può essere significativo. Chi investe sa anche che storicamente, nel lungo periodo, le fasi di mercato positive superano quelle negative e che restare investiti si è dimostrata molto spesso una strategia vincente per superare le fasi difficili.

Ma avere cognizione di queste regole non è sempre sufficiente a rassicurare l’investitore quando si vivono le correzioni di mercato sul proprio portafoglio, specialmente se si è investito con un timing sfortunato. Se nelle fasi negative la volatilità è percepita come troppo alta, lo stato di agitazione potrebbe portare a scelte emotive impulsive, come magari disinvestire, trasformando una perdita temporanea in una perdita permanente, o ridurre i futuri importi investiti.

Quando questo avviene, la scelta emotiva è spesso il frutto di una mancanza di una chiara strategia a monte: per esempio, investire in una strategia con un livello di volatilità superiore a quello che l’investitore si sente in grado di gestire. Il fenomeno ha un nome preciso: behavioural gap, il divario tra il rendimento teorico di un investimento e quello effettivamente incassato a causa delle decisioni emotive.

Secondo la ricerca Mind the Gap 2023 di Morningstar, che ha analizzato i comportamenti degli investitori in fondi, questo divario ha eroso tra il 18% e il 27% del rendimento totale nel decennio 2013-2023. Riteniamo che una gestione attenta della volatilità, insieme alla selezione di portafogli coerenti con il profilo di rischio dell’investitore, possa contribuire a ridurre il rischio di decisioni emotive, potenzialmente molto costose per l’investitore.

Minore volatilità vuol dire minore perdita massima

Un’altra metrica chiave, strettamente legata alla volatilità è quella di drawdown massimo. Questa è la misura dello scostamento massimo del valore del portafoglio dal picco al minimo in un determinato periodo. Per le strategie multi-asset, il drawdown massimo ha solitamente una relazione lineare con il livello di volatilità del portafoglio, con portafogli meno volatili che presentano drawdown minori. Mentre i portafogli ad alta volatilità tendono a produrre drawdown più profondi e più frequenti. 

Il grafico sotto mostra come, dal 1999 a oggi, un portafoglio multi-asset (in blu) ben costruito abbia prodotto rendimenti comparabili rispetto a un investimento puramente azionario (verde), con livelli di volatilità generalmente inferiori. In particolare, la differenza di drawdown massimo tra i due portafogli è notevole: anche se la soluzione azionaria ha registrato una migliore performance nel lungo periodo, nelle fasi di mercato negative la soluzione diversificata ha tenuto meglio, proteggendo il valore dell’investimento e riducendo il drawdown.

Fonte: Moneyfarm research

Perché è importante? Quando si parla di drawdown massimo non bisogna fare confusione. Si tratta di una metrica che si riferisce alla performance passata del portafoglio e pertanto non agisce come garanzia futura della perdita minima. Si tratta tuttavia di una misura statistica, che può darci un’idea su come il portafoglio si comporterà nelle fasi di mercato turbolente (anche se dipende dalle caratteristiche della fase di turbolenza e dalla struttura del portafoglio). Per questo, si tratta anche di una delle metriche che consideriamo quando suggeriamo un portafoglio. In fase di consulenza, valutiamo la capacità di sopportare una perdita per ogni investitore e suggeriamo solo portafogli che, secondo le nostre stime, abbiano livelli di volatilità e drawdown coerenti capacità dell’investitore, anche in situazioni di mercato estreme. 

Il volatility drag: come un’eccessiva volatilità può influenzare negativamente la performance

La volatilità non è solo una misura di rischio, ma può avere un effetto negativo anche sul rendimento di lungo periodo. Questa evidenza non è del tutto intuitiva ed è frutto di quello che all’apparenza sembra un paradosso matematico. Una perdita del 10% seguita da un guadagno del 10% non porta il valore dell’investimento al punto di partenza. Questo perché la base su cui si calcola il 10% di crescita dopo una perdita è inferiore al valore totale iniziale dell’investimento, da cui si calcola il calo iniziale.

Per fare un esempio con numeri estremi ma facilmente comprensibili: per recuperare una perdita del 50%, serve un guadagno del 100%. Questo vuol dire, semplificando, che in presenza di performance negative, una parte del valore viene persa per strada a causa della volatilità. Questo effetto, noto come volatility drag, si accumula nel tempo, erodendo il valore finale del portafoglio in modo tanto più marcato quanto più alta è la volatilità.

Per avere un’idea di quanto questo effetto possa pesare nel lungo termine, consideriamo due portafogli di 100.000 euro con identico rendimento atteso del 5%, ma volatilità diverse. 

  • Il portafoglio A ha un rendimento atteso del 5% e una volatilità attesa del 7%
  • Nel portafoglio B il rendimento atteso è del 5% e la volatilità attesa è del 14%

Il grafico riporta la distribuzione del valore finale del patrimonio dopo 10 anni considerando diversi scenari di mercato: il valore mediano atteso del Portafoglio A è di circa 160.000 euro, mentre quello del Portafoglio B si ferma intorno a 150.000 euro. Una differenza di 10.000 euro (il 10% del capitale iniziale) attribuibile unicamente alla differenza nella volatilità dei due portafogli. Da un punto di vista della gestione, questo vuol dire che, a parità di rendimento atteso, scegliere una soluzione diversificata può portare a un migliore rendimento in condizioni di mercato mediane.

Fonte: Moneyfarm Research. Le simulazioni presentate sono basate su ipotesi e modelli statistici e hanno finalità puramente illustrative. Non costituiscono indicazione di risultati futuri.

Il timing di ingresso/uscita e il rischio di sequenza 

Un particolare rischio legato alla volatilità eccessiva è il rischio di sequenza che interessa chi deve prelevare denaro dal proprio investimento. Quando si disinveste da un portafoglio, non sono solo i rendimenti assoluti a determinare il valore di lungo termine di quanto rimane investito, ma anchela sequenza con cui i rendimenti si sono presentati nel tempo.

Un rendimento negativo prima di un prelievo può portare a una perdita di valore importante nel medio-lungo periodo; così come una fase negativa nei primi anni di un piano di decumulo ha conseguenze ben peggiori di una perdita equivalente nella fase finale. Questo perché il prelievo che segue un calo di valore del portafoglio cristallizza la perdita, non permettendo alla parte di investimento che viene ritirata di recuperare valore.

Questo emerge chiaramente dalla casistica che troviamo qui sotto. Il grafico mostra l’andamento di due portafogli nel tempo, da cui viene prelevata ogni anno una somma pari al 5% del totale iniziale. Il rendimento medio annuo cumulato delle due simulazioni è lo stesso, ma la sequenza dei risultati è diversa: nella linea rossa, che ricalca un piano di investimento reale iniziato nel 1999, durante lo scoppio della bolla dot-com, i risultati negativi si concentrano all’inizio; nella linea blu, l’ordine dei rendimenti è semplicemente invertito. Come si nota, dopo 25 anni, il valore del portafoglio blu è tre volte superiore a quello del portafoglio rosso, nonostante il rendimento medio delle due simulazioni sia il medesimo.

Fonte: Moneyfarm Research

Il rischio di sequenza si amplifica nei portafogli ad alta volatilità, e uno dei modi migliori per ridurlo è proprio tenere la volatilità sotto controllo. Questa informazione non è rilevante solo per chi accede regolarmente al proprio investimento. Tutti potremmo avere bisogno di attingere ai nostri risparmi investiti per un imprevisto o una spesa necessaria. Tenere la volatilità sotto controllo riduce la probabilità che un prelievo possa compromettere il valore di lungo termine del portafoglio, offrendo maggiore fiducia nel poter accedere ai propri risparmi quando serve.

Non esiste volatilità buona o cattiva: l’importante è controllarla

La volatilità, di per sé, non va considerata nemica degli investimenti. Nei periodi di mercato positivi, infatti, è proprio la volatilità a generare i rendimenti. Ma ignorarla può costare molto caro, non solo in termini di performance, ma di decisioni sbagliate prese sotto pressione, di libertà finanziaria ridotta, di percorsi che si interrompono prima di arrivare a destinazione. 

In Moneyfarm, gestire la volatilità è uno degli obiettivi principali del nostro processo e della nostra filosofia di investimento. Lo facciamo attraverso la costruzione di portafogli con un livello di volatilità controllato e pensato per rientrare entro precisi limiti nel medio termine, mantenendo la coerenza tra quel livello di volatilità e il profilo dell’investitore.

Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri. Queste informazioni hanno uno scopo puramente educativo e non devono essere considerate una consulenza d’investimento personalizzata.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.