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Smettere di lavorare e pagare contributi volontari: la guida per il 2022

smettere di lavorare e pagare contributi volontari


Per raggiungere in anticipo il traguardo della pensione dopo anni di lavoro, in alcuni casi è possibile smettere di lavorare e pagare i contributi volontari. Si tratta di una scelta praticabile solo se l’aspirante pensionato è in possesso di determinati requisiti.

Oltre alla possibilità di pagare contributi volontari INPS, si deve valutare anche la convenienza economica di questa scelta, che può essere anche molto onerosa. In genere i contributi volontari vengono presi in considerazione quando una persona perde il lavoro a pochi mesi dalla pensione oppure quando si vuole incrementare l’importo della futura pensione INPS (anche se in quest’ultima ipotesi non mancano delle soluzioni più convenienti).

Fare una corretta valutazione non è sempre così semplice, infatti è bene avere le idee chiare sul funzionamento di questi contributi, come richiederli, quali sono i vantaggi fiscali e quando sono convenienti.

Contributi volontari: tabella iniziale

👨‍🦳 Chi può versare i contributi volontari?Solo i lavoratori in possesso di alcuni requisiti o chi non lavora e vuole garantirsi una pensione
📝 Qual è la procedura per versare i contributi volontari?Si invia la domanda all’INPS e si attende l’autorizzazione
💰 I contributi volontari si possono dedurre?Sì, anche se si tratta dei contributi di un familiare a carico
💸 Convengono sempre?In alcuni casi è più conveniente scegliere la previdenza complementare

Contributi volontari INPS: cosa sono e come funzionano?

Per anticipare la pensione e smettere di lavorare, si possono pagare i contributi volontari INPS se il lavoratore non ha ancora raggiunto i requisiti contributivi previsti dalla legge. Se ad esempio mancano ancora 6 mesi per il pensionamento, ma si perde il lavoro, il lavoratore può pagare di tasca propria i contributi corrispondenti a 6 mesi di lavoro, così da raggiungere i requisiti contributivi.

I contributi volontari INPS sono quindi dei contributi pensionistici che vengono pagati all’ente dal lavoratore anziché dal datore di lavoro. Per l’INPS non fa differenza se questi contributi vengano pagati dal datore di lavoro o dal lavoratore, ma solo che si raggiungano i requisiti contributivi previsti per i pensionamento.

Un’altra ipotesi in cui può essere utile pagare i contributi volontari è quella del lavoratore part-time o del lavoratore stagionale che vuole ottenere una pensione più alta. Infatti, versando più contributi oltre a quelli pagati dal datore di lavoro, si può conseguire un assegno pensionistico più alto.

Anche chi si vuole garantire una pensione, ma non lavora, può scegliere di pagare i contributi volontari INPS. Si tratta però di un impegno che può essere molto oneroso, quindi si deve valutare bene il da farsi, magari con l’aiuto di un consulente, che potrebbe consigliare altre soluzioni alternative.

Quali sono i costi e come si calcolano?

Per calcolare quanto versare a titolo di contributi volontari, si deve prendere in considerazione le ultime 52 settimane di retribuzione e moltiplicare il reddito per l’aliquota vigente. Questa aliquota cambia a seconda della categoria di cui fa parte il lavoratore e ad esempio per i dipendenti è pari al 33%.

Se il reddito delle ultime 52 settimane di lavoro supera i 47.143 euro, bisognerà aggiungere un’ulteriore 1% all’aliquota prevista. Nel caso dei lavoratori dipendenti, l’aliquota diventa quindi del 34%. Una volta in possesso di questi dati, è possibile procedere ad una simulazione.

Ipotizziamo che il reddito delle ultime 52 settimane di lavoro sia di 30.000 euro e che il lavoratore perda il lavoro a soli 6 mesi dal pensionamento. Il calcolo da fare per ottenere i contributi volontari da versare è il seguente:

30.000/12 = 2.500 euro (imponibile INPS su base mensile)

33% di 2.500 euro = 825 euro x 6 mesi = 4.950 euro

Nell’esempio che abbiamo preso in considerazione, il lavoratore per smettere di lavorare e pagare i contributi volontari, dovrà versare all’INPS 4.950 euro.

Come fare richiesta per pagare contributi volontari?

Se dalla simulazione il lavoratore capisce che gli conviene versare i contributi volontari, deve presentare un’apposita domanda all’INPS. Infatti, l’ente previdenziale deve autorizzare il versamento dei contributi, quindi dopo aver inviato la domanda, bisogna attendere l’autorizzazione dell’INPS.

L’INPS rilascia l’autorizzazione solo se tutti i requisiti sono stati rispettati. Ad esempio è importante che il rapporto di lavoro si sia interrotto (tranne che si tratti di lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS, per i quali si applicano delle regole diverse). Inoltre il richiedente non dev’essere già titolare di una pensione.

I contributi volontari si possono pagare solo in riferimento al periodo in corso e non si possono versare per coprire gli anni precedenti duranti i quali non sono stati versati contributi. Non è prevista quindi alcuna retroattività.

Come versare i contributi volontari?

Una volta che l’INPS ha autorizzato il versamento dei contributi volontari, si può procedere al pagamento secondo le tempistiche indicate dall’ente previdenziale. L’INPS provvede a inviare al richiedente i bollettini di pagamento, così da facilitare l’operazione.

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Non è possibile versare i contributi in unica soluzione, ma secondo degli scaglioni trimestrali che hanno delle precise scadenze:

  • Il primo trimestre si paga entro il 30 giugno;
  • Il secondo trimestre si paga entro 30 settembre;
  • Il terzo trimestre si paga entro il 31 dicembre;
  • Il quarto e ultimo trimestre si paga entro 31 marzo dell’anno successivo.

Detrazione

Per i contributi volontari sono previsti dei benefici fiscali, infatti i pagamenti si possono dedurre dal reddito dichiarato annualmente tramite modello 730 o modello Unico. Bisogna individuare nel modulo le righe corrispondenti ai “contributi previdenziali e assistenziali”. Qui bisogna inserire non solo i contributi previdenziali obbligatori, ma anche quelli volontari.

Chi non è pratico nella compilazione della dichiarazione dei redditi, può farsi aiutare dal commercialista o dagli esperti del CAF. In ogni caso è ben sapere che oltre ai contributi volontari propri, si possono dedurre anche quelli dei familiari a carico.

Il valore ai fini pensionistici

Chi sceglie di smettere di lavorare e pagare i contributi volontari, può contare sulla totale parificazione di questi contributi a quelli obbligatori ai fini pensionistici. Affinché i contributi volontari siano validamente conteggiati dall’ente previdenziale, è importante pagare con puntualità e versare i contributi di ciascun trimestre entro il trimestre successivo, come indicato a proposito delle scadenze.

La contribuzione volontaria non è valida ai fini pensionistici solo nel caso in cui il lavoratore non abbia raggiunto i requisiti contributivi entro il 31 dicembre 1995.

Con quanti anni di contributi si può smettere di lavorare?

Oggi per raggiungere il pensionamento occorre un periodo di contribuzione di 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Per andare in pensione in anticipo non occorre raggiungere un’età precisa, ma basta raggiungere i requisiti contributivi.

Si deve tenere conto che la legislazione è in costante aggiornamento e le regole vigenti oggi potrebbero essere diverse da quelle previste dal legislatore tra qualche mese. In caso di dubbi è possibile consultare il portale web dell’INPS, che viene costantemente aggiornato con tutte le novità.

Conviene smettere di lavorare e versare contributi volontari nel 2022?

Per valutare la convenienza della contribuzione volontaria è necessario procedere innanzitutto ad una simulazione, per calcolare i contributi che si dovrebbero versare volontariamente. In base al calcolo si potrebbe scoprire che il versamento è troppo oneroso oppure che risulta conveniente per ottenere una pensione più alta.

A questo proposito può essere utile effettuare un calcolo affidabile della pensione, servendosi dell’apposito calcolatore messo a disposizione proprio dall’INPS. In questo modo si può ottenere una stima delle pensione ed effettuare così tutte le valutazioni del caso.

Se i contributi volontari possono diventare un valido strumento per chi non ha ancora raggiunto i requisiti contributivi, potrebbero invece esserci delle soluzioni più convenienti per chi vuole ottenere un assegno pensionistico più alto. Si potrebbe valutare ad esempio un piano pensione ottimizzato e scegliere la previdenza complementare. Infatti, mentre i contributi INPS vengono rivalutati in modo penalizzante, i versamenti che alimentano il piano pensione vengono investiti in modo da generare una rendita costante.

Conclusioni

Andare in pensione in anticipo è il sogno di molti lavoratori, ma si deve valutare bene la convenienza di versare i contributi volontari. È una scelta che non conviene a tutti i lavoratori, ma bisogna valutare caso per caso.

La previdenza complementare potrebbe risultare più conveniente, se l’obiettivo del lavoratore è quello di garantirsi una vecchiaia più serena con un assegno pensionistico più corposo. La pensione integrativa gode di un regime fiscale agevolato e offre al lavoratore la massima flessibilità ed efficienza.

Domande frequenti

Si può smettere di lavorare e pagare i contributi volontari?

È una possibilità che l’INPS offre solo se il lavoratore è in possesso di determinati requisiti. Si tratta di una soluzione praticabile per chi perde il lavoro e non ha ancora raggiunto i requisiti contributivi o per chi vuole ottenere una pensione più alta.

Come si calcolano i contributi volontari?

Si prendono in considerazione le retribuzioni degli ultimi 12 mesi, si dividono per 12 e poi si moltiplicano per l’aliquota prevista dalla legge, pari al 33% per i lavoratori dipendenti. L’importo ottenuto si moltiplica per i mesi che separano il lavoratore dalla pensione.

Conviene pagare i contributi volontari?

La convenienza va valutata caso per caso, perché in alcuni casi può risultare troppo onerosa. Per avere le idee più chiare si può procedere ad una semplice simulazione per capire a quanto ammontano i versamenti. Quando l’obiettivo è ottenere una pensione più alta, può risultare più conveniente un piano pensionistico ottimizzato.

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