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Il settore finanziario sta cambiando (per fortuna)

Investire

Fintech, la rivoluzione disruptive sul mercato finanziario.

Forse non è ben chiara ancora quale sarà la velocità con la quale la tecnologia applicata al settore finanziario acquisirà le dimensioni di un fenomeno disruptive ma è oltremodo evidente come la spirale innovativa sia partita e come non si potrà tornare indietro.

Il fenomeno Fintech è destinato a cambiare un mercato che in questo ultimo anno è stato, oltretutto, interessato da una serie di interventi normativi, da parte del legislatore, che ne stanno ridefinendo la complessiva fisionomia. Si vedano, ad esempio, gli interventi legislativi che hanno interessato soggetti bancari (Banche Popolari, Banche di Credito Cooperativo) e finanziari (finanziarie di marca, intermediari finanziari attivi nel credito al consumo, ecc…).

Tra spinte aggregative e selezione competitiva, il numero di soggetti è già di per sé destinato a ridursi notevolmente. Ma cosa succederà quando, ad esempio, le piattaforme tecnologiche riusciranno ad acquisire una rilevante fetta di mercato?

Ovvio che sia difficile predirlo con esattezza, ma non è difficile ipotizzare che eserciteranno una spinta molto forte sugli operatori tradizionali, puntando su costi inferiori e tempi di erogazione del servizio minori, grazie all’utilizzo di evolute tecniche di elaborazione ed analisi dei dati.

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Risultano già operative, ad esempio, piattaforme focalizzate sull’erogazione di crediti che utilizzano modelli di scoring su base Big Data. Si tratta di aziende dalla fortissima connotazione tecnologica che stanno introducendo in questo segmento di mercato nuovi ed evoluti modelli di business, rompendo i canoni tradizionali di un settore, che forse, per qualche tempo è rimasto piuttosto ancorato a vecchi modi di concepire la distribuzione di attività finanziarie, distaccatamente lontano dalle logiche più spinte con le quali la rete (internet) ed i suoi utenti si muovono. Una testimonianza ne è l’attività di erogazione di prestiti in logica puramente peer-to-peer e peer-to-business.

Senza tralasciare chi, invece, insidia gli operatori più tradizionali nei servizi di pagamento, nell’acquisto di crediti d’impresa (piattaforma di invoice trading), nel fundraising (piattaforma di crowdfunding ed equity crowdfunding), nell’offerta di consulenza in materia di investimento (mai sentito parlare di robo-advisor? https://blog.moneyfarm.com/it/finanza-personale/5-vantaggi-affidarsi-un-robo-advisor/).

Il mercato degli operatori tradizionali, si trova, di fronte ora ad una grande sfida dalla quale, non solo, non potrà sottrarsi ma soprattutto che dovrà affrontare in tempi brevi e con altrettanto rapidi tempi di reazione, per colmare con estrema velocità un gap che già in questo momento appare essere decisamente marcato.

Due le possibili strade da percorrere: investire per creare al proprio interno la professionalità e la tecnologia necessaria a misurarsi con questo nuovo scenario di mercato o cercare di aggiudicarsi sul mercato start up già attive nel Fintech, portandosi all’interno competenze e strumenti utili per guardare al futuro.

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